Il Punto

febbraio 18, 2019 by

Va in scena, con la regia di un governo cabarettistico, la commedia sull’autorizzazione a procedere contro il Ministro dell’Interno Matteo Salvini che la Giunta per le immunità parlamentari del Senato dovrebbe concedere, in quanto accusato dalla Procura di Catania di sequestro di persona a scopo di coazione, omissione di atti d’ufficio e arresto illegale per il caso della nave Diciotti( l’accusa di arresto illegale è decaduta in quanto in contraddizione con il sequestro).
La definizione dell’accusa la sua plausibilità non ci compete, quello che vorremmo sottolineare e provare a chiarire è la manifesta labilità dei principi di cui si è sempre (tra)vestito il MoVimento 5Stelle.
Facciamo due premesse che ci sembrano definitive.
La prima è che secondo la legge internazionale uno Stato ha l’obbligo di salvare dal mare vite umane;  è un suo preciso dovere e ciò prevale su qualunque accordo e qualunque norma; quindi è impossibile impedire il soccorso e lo sbarco.
La seconda è lo stralcio dello Statuto pentastellato che afferma: niente immunità, niente insindacabilità, nessuna protezione per i politici, che debbono rispondere delle loro azioni individuali.
Ora i giudici accusano Salvini di aver abusato della sua funzione amministrativa per perseguire una illeggittima privazione delle libertà personale al di fuori dei casi consentiti dalla legge e inoltre di aver agito per motivi politici, infatti doveva attendere l’esito della riunione europea del 24 agosto circa la redistribuzione dei migranti.
Il MoVimento dovrebbe votare in Giunta per l’autorizzazione a procedere in modo inequivocabile secondo i fatti e secondo la sua impostazione statutaria, ma ecco la solita furbizia sciancata: la decisione la voteranno gli iscritti attraverso la piattaforma Russeau rispondendo ai seguenti quesiti:
Si è avvenuto per la tutela dell’interesse dello Stato quindi deve essere negata l’autorizzazione a procedere
Oppure il suo contrario.
Cioè non se Salvini è colpevole ma se ha ragione oppure no.
Come dice lo stesso Grillo:”
Se voti Si vuol dire No
Se voti No vuol dire Si
Siamo tra il comma 22 e la sindrome di Procuste
Ecco il frutto della democrazia diretta, ecco la sua falsa democraticità ecco l’imbroglio: il quesito si può manomettere le coscienze addomesticare le menti portare a spasso: la democrazia diretta serve per raggirare il famoso popolo e fargli imboccare le pietanze che vengono cucinate secondo gli interessi dei cuochi.
Ancora non sappiamo l’esito del voto, perchè tra le altre cose la piattaforma Russeau è andata in tilt, ma volete scommettere sull’esito?
Umberto C

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Il Punto

febbraio 15, 2019 by

autonomiecostituzione

A osservare le iniziative delle due forze di governo sembra di assistere ad una partita di tennis solo che i due avversari-giocatori anzichè scambiarsi la pallina si scambiano fesserie, improvvisazioni, furberie di basso conio per lucrare delle rendite di posizione, costi quel che costi a questo povero paese.
L’ultimo caso, ma purtroppo temo non l’ultimo, è la famigerata autonomia regionale che Veneto, Lombardia, Emilia Romagna pretenderebbero mediante le competenze da loro richieste dalla gestione centralistica dello Stato.
Nel 2001 al tramonto del secondo Prodi, il governo di centro sinistra approvò una affrettata revisione dell’articolo Quinto della Costituzione italiana creando così molte competenze “concorrenti”,così vennero definite quelle competenze la cui attribuzione non era chiara.
Il referendum del 2016, con il quale gli italiani così improvvidamente scelsero di non approvare la revisione costituzionale già licenziata dai due rami del Parlamento, tra le altre riforme costituzionali prevedeva il riappropriarsi da parte dello Stato di molte di quelle competenze di dubbia attribuzione, anche per la moltitudine di casi di malaffare di cui approfittarono alcuni amministratori locali.
Ora la Lega di Salvini sarebbe per assegnare al Veneto e alla Lombardia  l’autonomia su 23 materie richieste, mentre all’Emilia Romagna “solo”15, materie di importanza assoluta come Istruzione, Ambiente, Sanità, Ricerca, Energia, Infrastrutture, Beni culturali; su ciò niente che violi la carta costituzionale che anzi prevede e incoraggia la delega alle Regioni di competenze statali.
Ma ecco la furbata salviniana che già il Senatur aveva adombrato ai tempi dell’alleanza cabarettistica con l’ex Cavaliere di nuovo in campo, immarcessibile: IL RESIDUO FISCALE.
Che cosa è il residuo fiscale e che cosa significa che le tre Regioni penserebbero di trattenerlo?
Il residuo fiscale è la differenza tra tutte le entrate( fiscali, vendita di beni patrimoniali pubblici, trasferimenti) e tutte le spese  che in quella Regione vengono effettuate, come ad esempio i servizi pubblici,l’edilizia scolastica etc.
Luca Ricolfi in un suo saggio del 2001 indica che la differenza per le Regioni del Nord tra le entrate e le uscite oscilla tra i 50 e gli 80 miliardi in attivo, mentre per le Regioni del Sud il bilancio varia tra i 41 e 79 miliardi in passivo, mentre la variazione del Pil è altrettanto netta così per conseguenza i consumi.
Questo cavallo di Troia scardinerebbe senza possibilità di ritorno l’Unità del paese, questa sì pretesa dalla Carta Costituzionale, e di fatto proclamerebbe l’abbandono del Sud ad un destino di miseria e di isolamento, mentre libererebbe le Regioni del Nord( anche il Piemonte ha chiesto l’autonomia sia pure con materie più limitate) dal dovere della solidarietà e dell’equilibrio.
Per il momento i 5Stelle si sono opposti a questa scellerata pretesa ma del tutto incapaci a immaginare una alternativa che ricomponga quanto alterato con la riforma del 2001 dell’art Quinto, ci lasciano con il fiato sospeso nel timore che per ottenere la bocciatura dell’autonomia regionale siano pronti al voto contrario all’autorizzazione a procedere contro Salvini per l’accusa di sequestro aggravato della Diciotto.
Come dire “incapaci a tutto ma pronti a tutto”.
Umberto C

Il Punto

febbraio 11, 2019 by

seggijpg

I risultati delle elezioni regionali in Abruzzo nascondono alcune verità , certamente forti speranze e autorizzano a riflessioni politiche non di poco conto.
Intanto il patto post elettorale tra Lega e 5Stelle o il contratto, come insistono i contraenti, non regge se un contraente rinnega i suoi principi, sarebbe meglio dire la sua strategia elettorale, e si appiattisce sull’altro; se 5Stelle si trasforma da un movimento minimalista, assistenzialista, ecologista, sia pure con esiti ottusi per lo sviluppo del paese, insomma populista, in un movimento para razzista e sovranista con venature di destra pura, vince l’originale, cioè la Lega di Salvini che nelle precedenti regionali non c’era e ora conta sul 27,5%.
La Lega di Salvini che si appresta ad avere la maggioranza nel paese fagocitando i resti di Forza Italia e svuotando appunto i 5Stelle, costituisce il polo di destra che è sempre stato maggioranza nel paese ora come Democrazia Cristiana, ora come Forza Italia, ma sempre maggioranza conservatrice e antirivoluzionaria; dunque in futuro è probabile una sostanziale correzione di rotta della Lega in questo senso.
I 5Stelle restano quello che sono sempre stati e cioè un contenitore di rabbia e di scontento che si trasforma in anticasta e anti elite senza alcuna strategia, senza capacità politica ed amministrativa, con un elettorato destinato ad essere attratto nel tempo o dalla destra salviniana o dalla sinistra antagonista e radicale, in qualche caso anche dalla sinistra riformista.
Ecco appunto la sinistra riformista in queste elezioni ha dato il segnale più chiaro che più chiaro non si può; il movimento di sinistra può contare nel paese su una forza del 30-40%, ma che non si riconosce più in un partito organizzato per correnti che non è stato capace di produrre politica ma solo a distribuire caselle per autoriprodursi.
Questo è la sfida che attende la sinistra, ovvero ricollegare queste straordinarie energie con la politica, farle sentire “fondatrici” di una nuova esperienza.
Le elezioni d’Abruzzo hanno detto con chiarezza che per contrastare la Destra xenofoba, darwiniana, sovranista, la sinistra ha un ampio perimetro a condizione che comprenda che nessuno tornerà indietro da ciò da cui si è staccato anche emotivamente.
Un ultimo accenno alla affluenza che è stata del 53,11%.
In fondo a questo dato nessuno potra’ esultare perchè dentro c’è l’indifferenza, la sfiducia del popolo verso la sua classe dirigente; tutti, anche i vincitori, è contro questo muro che si dovranno misurare, nella consapevolezza che una classe dirigente che ha la fiducia di appena la metà del suo popolo, è bene che si allarmi.
Umberto C

I Progressi della medicina

febbraio 11, 2019 by

 

di Peppino Perrotta

Schierarsi contro l’istinto dell’animale uomo ad usare il cervello per inventare, affrontando con coraggio le incognite del nuovo, è una disdicevole battaglia che è bene che facciano le religioni obbligate a combatterla per sopravvivere.

Un laico però ha il dovere di non chiudere gli occhi sui danni collaterali di questa pur lodevole prerogativa della nostra specie.

Per quanto riguarda la medicina, il suo progresso è privo di ombre eccezion fatta per la cura delle malattie infantili che, doverosamente trasferita dai paesi ricchi a quelli poveri, sta generando un pauroso squilibrio demografico.

La pratica delle vaccinazioni generalizzate ha sostanzialmente azzerato da noi negli scorsi decenni la mortalità infantile, combattuta prima con un adeguato numero di nascite nell’istintuale coscienza dei genitori che solo alcuni dei figli fossero destinati a diventare adulti. L’attività della Organizzazione Mondiale della Sanità, volta a vaccinare a tappeto le popolazioni povere, comporta, insieme alla salvaguardia di milioni di vite ciascuna delle quali, ricordiamolo, è un meraviglioso magico miracolo, problemi non marginali. Probabilmente anche in quelle zone si svilupperà in futuro una coscienza genitoriale diversa, ma ci vorranno generazioni.

Per l’intanto il fenomeno comporta dimensioni numeriche difficilmente gestibili.

Questo, fino a qualche giorno fa, era l’unico danno collaterale che avevo rilevato nei progressi della medicina. L’intervista fatta da Piero Angela a un luminare della neurologia ha messo in luce un altro neo demografico, non meno preoccupante di quello dei vaccini.

Parlava questo signore della statistica sui soggetti affetti da malattie degenerative del cervello (Alzheimer, demenza senile, Parkinson e quant’altro); nel mondo sono tantissimi, in Italia sono un milione, cioè uno su 60 se si fa riferimento all’intera popolazione, il 12% se si guarda solo agli ultra ottantenni. L’esperto asseriva che queste cifre sono destinate ad aumentare esponenzialmente a ritmi assai elevati e spiegava perché.

La lotta alle malattie è basata sulla ricerca, che richiede grandi investimenti messi in moto solo dalle industrie del farmaco. Questo sforzo perciò non può non obbedire che alle leggi del capitale. Esso si concentra quindi sulle malattie che rispondono a due fattori: la diffusione del morbo che assicuri l’ampiezza della futura clientela, e l’alta probabilità di avere un ritorno dell’investimento in tempi coerenti con le dinamiche aziendali. Si comprende quindi che si ricerca poco sulle malattie rare, e su quelle nelle quali il campo di conoscenza degli organi del corpo umano non è avanzato abbastanza da poter far cassa nell’arco del planning quinquennale.

Si spiega così lo sviluppo dei nuovi medicamenti antitumorali, della diagnostica, della chirurgia vascolare e cardiaca, e dei trapianti, che ha consentito a tanti il superamento degli ottanta anni.

Per converso la ricerca non si concentra sulle degenerazioni cerebrali; troppo poco si conosce di questo organo per impegnare risorse con ritorni indefinibili. Purtroppo le malattie degenerative del cervello si sviluppano massimamente dopo gli ottanta anni e quindi l’aumento percentuale di questi malanni è destinato a salire molto presto in Italia a due o tre milioni di individui.

Economicamente ciò comporta che i costi della sanità pubblica o privata che sia vadano alle stelle perché alla diminuzione di quelli relativi alle altre malattie fa riscontro quello esponenziale per i mali cerebrali dal momento che il peso economico di un malato demente, che dura nella sua malattia spesso a lungo, è assai più elevato di quello per i tumori.

La società futura quindi dovrà farsi sempre di più carico di uno sterminato esercito di dementi, spesso incoscienti, longevi e costosissimi. A queste considerazioni sociali, sulle quali devono riflettere i giovani, vanno aggiunte quelle personali di noi vecchi, che ci diamo un gran daffare per allungarci gli anni con analisi, pillole, ecografie e quant’altro, ma con la crescente probabilità di ingrossare le fila di quell’esercito di zombi.

Dibattiti (Un Cul de sac)

febbraio 10, 2019 by

Una espressione francese per dire che abbiamo la testa nel sacco e la nostra visuale su tutto, futuro incluso, è praticamente nulla e significa anche che uscire dalla situazione, districarsi per acquisire visibilità, è difficile, faticoso, forse impossibile, comunque non veloce.

Ecco, non c’è migliore espressione per indicare la situazione del nostro paese (purtroppo) e la situazione in cui si trovano i due partiti che costituiscono la maggioranza parlamentare e la compagine governativa.

I due partiti (diversi tra loro ma con lo stesso amore per il potere) sinora hanno agito come se non esistesse una opposizione, come se tutto il paese fosse d’accordo con loro (qualche mese fa Salvini a Roma ebbe a dire che parlava non solo come papà ma a nome di 60 milioni di italiani e cioè a nome di tutto il popolo) ed hanno preso decisioni in politica economica, in politica estera, nelle relazioni con il mondo istituzionale, imprenditoriale e con l’estero, Unione Europea inclusa della quale facciamo parte dalla sua fondazione, nelle politiche verso l’immigrazione come se il nostro paese non avesse un passato, una cultura, una umanità, come se loro soprattutto avessero un potere assoluto scavalcando parlamento ed altre forme di controllo, in una parola umiliando la democrazia e in qualche modo annunciandone la sua fine ( come quando Casaleggio, il patron di uno dei due partiti al potere, disse che ormai il Parlamento era del tutto inutile).

I due partiti sono riusciti nell’intento (se questo era un loro intento) di inimicarsi tutti nel paese dal sindacato agli imprenditori, dal sistema bancario alle principali istituzioni (Presidenza della Repubblica, magistratura, alta burocrazia statale). Sono riusciti altresì ad isolarsi all’interno della Unione Europea e a livello internazionale. In compenso possono vantare un continuo aumento dei consensi di intere masse popolari che li colloca al 60% e più nei sondaggi specializzati e possono vantare in una rincorsa verso il potere (in questo caso verso di loro) da parte della maggior parte dei media del paese che così continuano una loro tradizione di cialtronaggine e di nessuna indipendenza cominciata e rafforzatasi durante il periodo fascista (meglio dire mussoliniano perché la parola fascista potrebbe non essere tra poco una esclusiva per indicare quel periodo politico del nostro paese).

I due partiti non hanno un piano e una visione del futuro, non sanno cosa vogliono, hanno sinora sostenuto provvedimenti sgangherati al solo scopo di rispettare promesse fatte in campagna elettorale e quindi mantenere e aumentare i consensi, questo a prescindere dall’interesse verso il paese cosa che dimostrano di non tenere in alta considerazione. Hanno peraltro valori diversi (la parola valori è abusata, meglio sarebbe dire pensieri diversi) come ad esempio l’antimodernismo dei 5 stelle e il sovranismo della Lega (cose che non hanno relazioni tra loro ed anzi).

A questo punto della storia i due partiti sono isolati, hanno preso decisioni stupide che potrebbero avere a breve un effetto boomerang, non sanno cosa fare e si inventano giorno per giorno decisioni eclatanti e popolari come farebbe qualsiasi Giufà in qualsiasi bar del Giambellino. Intanto il paese va indietro a giudicare dai dati che lo riguardano che sono studiati e presentati da organismi nazionali ed internazionali. I loro elettori e seguaci persistono nel sostenerli un po’ dicono per coerenza (che cosa stupida la coerenza), un po’ perché dicono che il tempo di osservazione di come lavorano è poco (come se sei mesi non fossero sufficienti a capire), un po’ forse perché molti di loro anche si vergognano, un po’ perché (la maggior parte) non capisce quello che sta succedendo e non ha idea di cosa potrebbe succedergli).

Ecco perchè il paese è in un cul de sac. Ed ecco perché la strada verso la speranza, come direbbe Pietro Germi, è difficile e certamente molto lunga. Il rischio è che si possa tornare a rivedere la luce tra diversi anni.

Gianni Di Quattro

Il Punto

febbraio 8, 2019 by

salvinibenitodimaioprimario

La dissennata politica di 5Stelle e Lega, il loro disprezzo per le libertà democratiche, la loro sistematica insofferenza verso le istituzioni politiche, il loro insistente richiamo al rapporto diretto con il popolo, ricorda ad alcuni commentatori politici il triste esordio del fascismo italiano e la sua irresistibile affermazione.
Alcune considerazioni.
Al fascismo va dato atto che riuscì ad attrarre magneticamente la grande borghesia latifondista e industriale e il proletariato, i reduci della Grande Guerra e gli scontenti per la vittoria mutilata, che divenne un mito politico per la capacità immaginifica di D’annunzio, gli intellettuali tra i quali facevano spicco Gentile e Croce, che poi si sarebbe staccato dal fascismo nel ’25, dopo l’assassinio di Matteotti; insomma l’originalità del fascismo, la sua violenza, il suo illiberalismo, la sua progressiva infiltrazione nei gangli vitali di una democrazia malata  incompiuta ed indecisa, il pericolo del bolscevismo opportunamente alimentato, decisero il popolo italiano ad affidare le sorti del paese all’Uomo della Provvidenza come lo defini’ il Santo Padre e alle sue milizie armate: come andò a finire lo sappiamo tutti.
L’attuale governo italiano vive, al contrario del passato, in una bolla irreale, vive una vita che si è opportunamente creata assolutamente fantastica, piena di teche con dentro la prima carta magnetica che abbatterà la povertà, con  annunci di prossimi boom economici, gradassate contro un centinaio di immigrati, fatti passare come il nostro terribile nemico, apertura irresponsabile di contese internazionali in un delirio da grand nation, dalle quali ci si infila in un isolamento mortale, il tutto con una dichiarazione di guerra alla realtà.
Che invece è ben diversa: dallo spread a 280 punti, l’economia in recessione, il calo degli investimenti industriali, le debolezze strutturali, il pericolo di un debito pubblico tra i più alti del mondo e le riforme tutte tendenti ad aumentarlo e a carico del ceto medio che si troverà a dover onorare le sciocchezze degli improvvisati governanti.
Tra il fascismo e questi nostri autodefiniti uomini di Stato passa la differenza che c’è tra il neorealismo e i film dei fratelli Vanzina.
Una cosa però appare chiara all’orizzonte: il nostro paese tra un delirio sovranista e una orrenda decrescita felice si avvia sconsideratamente verso un precipizio dal quale è difficile immaginare come e chi lo potrà cavare; la fiducia dell’opinione pubblica, stando ai sondaggi, non avverte questo pericolo, fa piuttosto pensare a dei passeggeri di una nave che sta affondando e che invece di provare a turare le falle, disperando di riuscirvi, strappano brandelli dallo scafo per poterne fare una scialuppa e così salvarsi da sè.
Questi lasceranno la nostra democrazia sfigurata forse in modo irreversibile, senza alternative, i pozzi avvelenati, le professionalità avvilite , le strutture dello Stato disarticolate, la borghesia produttiva abbattuta e dispersa, l’economia compromessa, il paese incattivito e rancoroso; forse il reddito di 750 euro e la pensione a 38 anni di contributi e a 62 anni di età non sono sufficienti per ripagarci da questo disastro, o no?
Umberto C

Il Punto

febbraio 5, 2019 by

congresso pdIl Partito Democratico si appresta al Congresso, tra i più importanti della sua storia, forse l’ultimo, e alle  primarie che si svolgeranno il tre marzo e che  sceglieranno il nuovo leader; è bizzarro che tutto ciò riguarderà circa 200 mila iscritti, mentre si va formando in Italia una nuova middle class di professionisti, artigiani, piccoli imprenditori, pensionati, lavoratori, vasta  qualche decina di milioni che condivide un arco di valori della tradizione italiana socialista cristiana e liberale e che non si riconosce più nella struttura organizzata ed è portata fuori dai partiti a militare in realtà civiche ed associative.
Ciò trova una spiegazione precisa nella completa trasformazione che ha flaggellato la sinistra in Italia ed in Europa e forse nel Mondo, nel completo suo appiattimento alle regole del mercato globalizzato e all’economia aperta.
Ma quale è la funzione che la sinistra ha svolto nel secolo scorso e che nel terzo millennio non riesce più a svolgere?
Tra il 2006 e il 2015 la ricchezza in miliardi è cresciuta del 13% all’anno, sei volte più velocemente dell’incremento annuo salariale, di appena il 2% che ha riguardato i comuni lavoratori.
Nel 20016 l’Italia occupava  la ventesima
posizione su 28 paesi della UE per disuguaglianza di reddito disponibile.
A metà 2017 in pieno governo Gentiloni il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% delle ricchezze nazionali nette, il successivo 20% ne deteneva il 18%, lasciando al 60% più povero solo il 14,8%.
Dunque mentre i governi di sinistra vigilavano leggittimamente sulle compatibilità della economia nazionale, creavano posti di lavoro nuovi, rilanciavano il Pil verso valori vicini all’Europa, l’export  collocava l’Italia al terzo posto in Europa, la forbice della ingiustizia sociale aumentava irresponsabilmente; la differenza tra ricchi e poveri si allargava in modo insopportabile grazie alla forsennata corsa alla riduzione del costo del lavoro e alla colpevole negligenza verso i diritti dei lavoratori e alla drastica limitazione del loro potere di contrattazione nel mercato globale.
Se dunque la sinistra non opera nella ridistribuzione della ricchezza, nella riduzione della forbice delle ineguaglianze sociali, la sinistra non è, punto.
Le elezioni le abbiamo perse per questo: forse abbiamo ben governato ma abbiamo consentito che aumentasse il divario tra ricchi e poveri, lasciando alla concorrenza che ha completamente ignorato il concetto di compatibilità economica due capisaldo che pur con tutte le ambiguità realizzative vanno in quella direzione: il reddito di cittadinanza e l’obiettivo 100.
La sinistra nel mondo, non solo in Italia, ha lasciato che i cittadini autonomamente decidessero la quota parte di libertà democratica da sacrificare per conservare diritti e privilegi, non è stata  in grado, famoso è il caso di Hollande che aveva promesso una patrimoniale e poi non la fece, di governare le disparità, lo sviluppo possibile, lasciando al mercato e ai suoi meccanismi feroci un riassetto sociale i cui effetti vanno in un terreno incognito, per questo rischia la definitiva emarginazione.
Questi sono gli argomenti da Congresso non la conta delle correnti, le contrapposizioni per litigarsi uno strapuntino,  i settarismi che ci impediscono di liberare forze nuove, di aprirci alla società civile, l’immobilismo per non favorire l’avversario: dobbiamo ritrovare e aggiornare gli strumenti grazie ai quali nel secolo scorso la sinistra ha operato il riequilibrio delle differenze sociali prima che sia troppo tardi.
Umberto C

Il Punto

gennaio 31, 2019 by

jus soli

C’è oggi in Italia una realtà e una rappresentazione.
La realtà dura preoccupante è coperta dalla rappresentazione che con molto cinismo i nostri bravi governanti ci propinano quaotidianamente, ma il punto è che lo fanno con la complicità dell’informazione che dovrebbe avere, almeno in certi contesti storici, il dovere dell’obiettività e un aspetto costituente.
La realtà dice che nel 2017 il Pil italiano era a + 1,5%, gli investimenti crescevano al 3,8%, gli investimenti in impianti e macchinari al + 21%, la ricerca e sviluppo era al +18,1%ed infine la produzione industriale al +3,6%.
Questi sono dati Istat, facilmente controllabili. L’anno il 2017, il Governo era di centrosinistra, il premier Gentiloni, cioè la compagine governativa che secondo la narrazione gialloverde avrebbe rovinato l’Italia.
Nel secondo semestre 2018, nei fasti pentaleghisti, il Pil cresce dello 0,3, la domanda estera e gli investimenti sono a -0,2/0,4, le esportazioni sono in calo del 2,3%,in totale controtendenza rispetto ai due trimestri precedenti; gli ordinativi dell’industria sono in calo del 2%,in forte calo,2,2% , sono le attività finanziarie e assicurative.
Tutti gli indicatori economici stanno precipitando al punto che il premier Conte oggi ha dovuto ammettere che in attesa del sol dell’avvenire per il momento il paese è in recessione.
Ma in scena va la commedia dell’uomo ridicolo che nasconde ricopre falsifica la realtà con la complicità, ripeto, dell’informazione; dopo la Diciotti che non poteva attraccare in porti italiani con il suo carico di disperazione per disposizione del super ministro dell’interno ecco che tocca alla Sea Watch con i suoi 47 individui, ultime anime nel mondo, disperati che nessuno vuole, bagaglio di menefreghismo e di indifferenza.
La tragedia di qualche migrante, la dispersione di un centinaio di immigrati dal cara di Castelnuovo di Porto con pagine e pagine di giornali e telegiornali piene di commenti, pareri inutili, dibattiti, tiene lontana l’opinione pubblica dal baratro in cui la superficialità e l’inadeguatezza di questi dilettanti allo sbaraglio stanno per precipitare il paese.
La barzelletta del credito di cittadinanza e di quota cento, la nebulosa che li avvolge, la problematicità della loro piena e promessa attuazione, alimentata per mesi e mesi dalla stampa compiacente e da centinaia di talkshow becero-televisivi hanno nascosto dietro le quinte la vera tragedia che incombe sul nostro paese.
L’unica chance di aumentare i consumi interni e quindi dare il via ad una ripresa produttiva così come combattere la mancanza di posti di lavoro sono affidate dai boyscout pentaleghisti alle due loro promesse preelettorali per di più fatte in deficit.
La stampa avrebbe il dovere di precisare che nella legge economica non c’è un euro per gli investimenti produttivi, per la formazione, per la ricerca; dovrebbe denunciare che ad agosto il capo del governo sventolava il decreto per il rifacimento del ponte di Genova, annunciando che in un anno i genovesi avrebbero avuto di nuovo il ponte, mentre oggi è tutto fermo perchè non si riesce a tradurre dal tedesco il progetto; il fermo delle infrastrutture voluto dall’ineffabile Toninelli ci respinge verso un futuro di ripiegamento e ci confina a punto debole dell’economia europea.
Ma a Salvini non pare vero di intossicare gli Italiani con il rifiuto di 47 povere anime e confinarle tra le pieghe compiacenti dell’indifferenza poveraitaliota, non gli pare vero agitare lo spettro dell’invasione africana provocata da quei 47 sfiniti rifiuati esseri umani, non pare vero dichiarare guerra alla Magistratura come il suo maestro Berlusconi, agitando un simulacro di processo.
Insomma si usano senza vergogna le armi di distrazione di massa, con la compiacenza dell’informazione troppo debole per avere la schiena diritta, con la consapevolezza che la fine degli interventi della Bce a sostegno, con più di 50 miliardi di clusole di salvaguardia tra il ’20 e il ’21, con il Pil annunciato all’uno e mezzo per cento e fermo allo zero e qualcosa, la vera tragedia è da venire ma è certa.
Umberto C

Dibattiti (Uno sguardo al Futuro)

gennaio 30, 2019 by

Se andiamo a rivedere le analisi fatte sulla situazione italiana nell’ultimo anno da molti commentatori qualificati e anche quelle che abbiamo prodotto noi stessi, risulta evidente come la rapidità e la profondità dell’evoluzione abbia generato un futuro imprevisto; era oggettivamente difficile immaginare le mutazioni e i contorcimenti sia delle forze di governo che di quelle dell’opposizione. C’è da chiedersi quindi quanto sia utile in queste condizioni fare delle previsioni. Dai miei trascorsi aziendali ho imparato quanto comunque lo sia.

Anche se l’esperienza ci insegna che il futuro raramente combacia con le previsioni, traguardare il possibile evolversi degli eventi, soprattutto quelli relativi al breve e medio termine, ci aiuta a far luce non solo sulle opportunità, ma anche e soprattutto sulle derive più pericolose, spingendoci ad attrezzarci per contrastarle nel caso si verifichino realmente. Con questo spirito vi chiedo di seguirmi nell’immaginare il semestre che seguirà le elezioni europee.

Prima di inoltrarci nel futuro, vediamo di sintetizzare la situazione attuale. Noi siamo schierati nel campo di quelli che vogliono difendere i valori politici e sociali dell’illuminismo e che di conseguenza sono per la preminenza della cultura sull’ignoranza. Dall’altra parte della barricata c’è una dirigenza bifronte che, aiutata non poco da una epocale trasformazione dei media, mira al potere assoluto poggiandosi proprio sull’ignoranza di una vasta base dell’elettorato. Loro sono purtroppo molti di più dei nostri. Fuori, per ora, dal terreno di gioco c’è un numerosissimo popolo frastornato e confuso che, per dirla in estrema sintesi, non sa che pesci pigliare.

Lo scenario fino a qualche giorno fa presentava una sinistra in grande difficolta ed una destra “moderata“ occupata a tirare per la giacchetta Salvini, un tribuno assai efficace nel suo ruolo di difensore della sicurezza di un popolo che provvedeva con l’altra mano a spaventare, e i cinque stelle impantanati in una comunicazione confusa, spesso contraddittoria e talvolta ridicola.

La svolta c’è stata con la presentazione di Lino Banfi come ciliegina sulla torta di cartone del reddito di cittadinanza. La “cupola”, qualsiasi essa sia, del movimento ha trovato finalmente una comunicazione che può essere efficace quanto quella del competitore leghista: puntare non solo sulla promessa di soluzione dei problemi economici di chi ha di meno, ma anche sull’azzeramento del complesso di inferiorità che l’ignorante ha nei confronti dell’istruito. Gli strateghi hanno giudicato irrilevante, come lo è infatti a cortissimo termine, che la soluzione del problema economico sia affidata ad una sorta di improbabile “sarchiapone” assistenzial /lavorativo e che il messaggio a favore dell’ignoranza sia la peggior bestemmia laica: l’impatto psicologico su una larga fascia di elettorato che sarà a breve chiamato a votare è assicurato.

Vi chiedo scusa di questo preambolo un po’ scontato ma sentivo necessario riordinarmi le idee prima di infilarmi nel futuro.

Allora, siamo a giugno; le elezioni europee si sono celebrate. Mentre in Europa c’è confusione perché non si sa bene chi sta con chi, i due partiti italiani di governo hanno confermato, e probabilmente rafforzato la loro egemonia nel paese. Si è cominciato faticosamente ad erogare il reddito di cittadinanza attraverso il sarchiapone, la cui fragilità viene evidenziata da tanti giornalisti a caccia di scoop. Anche i più trinariciuti e i più ingenui aspiranti futuri percettori si rendono conto, mentre comincia a far caldo, che manca la capacità di far funzionare la macchina e soprattutto che mancano i soldi. Non pensate che si ricorderanno, sguaiatamente, che è stato detto dal governo che 780 euro sono un diritto per tutti?

Che farà la “ cupola” per evitare di essere sommersa dagli sputi e dalle pernacchie del suo popolo? Non credo che abbia altra scelta che far piovere polpette a pioggia, abbandonando ogni tentativo di premiare solo quelli passati al setaccio del diritto. I soldi per farlo, però, non ci sono ne è pensabile trovare ancora qualcuno che ce li presti: resta solo la soluzione di attingere a piene mani nel grosso dindarolo del “risparmio“ degli italiani, e non con una patrimoniale, che è troppo lunga da concepire e soprattutto da far approvare semplicemente prendendoli dai conti bancari.

Sarà al ritorno delle ferie o prima di Natale che si romperà il giocattolo? Non lo so, ma credo proprio che questo sarà il passaggio che farà saltare il banco. Una bella fetta del “risparmio” degli italiani è infatti sul conto in banca di chi in qualche modo fa impresa. Centinaia di migliaia di padroni e padroncini antropologicamente portati a sgomitare per farsi, legittimamente, un gruzzolo. Stanno in gran parte al nord e sono il nerbo dell’elettorato di Salvini al quale si rivolgeranno per essere difesi.

E qui è probabile che assisteremo ad un altro decisivo colpo di teatro. Salvini, che ha messo finora sotto naftalina i suoi piccoli e medi imprenditori, per concentrarsi sulle paure dei meno abbienti che sono a contatto diretto con gli immigrati, raddoppiando così i propri voti, potrebbe mutare totalmente personaggio: profittando del cambio di stagione potrebbe riporre la divisa da gendarme e vestirsi da promotore finanziario, non solo per difendere le “fabbrichette” del nord, ma una ben più ampia fascia di elettori.

Il risparmio che i cinque stelle si sentiranno costretti ad attaccare non è infatti solo quello degli imprenditori del nord, ma di un esercito di commercianti, professionisti, burocrati, dirigenti d’azienda e fancazzisti di varia natura sparsi in tutta Italia. Gran parte di loro fa parte di quella fetta importante di elettorato che all’inizio abbiamo definito come gente che sta in bilico fra i due fronti.

Ad un Salvini, più buonista per non urtare troppo i sentimenti di chi è ancora pervaso di umanità, si aprirà nella sua campagna elettorale di autunno una prateria. Parlerà in difesa del risparmio con i toni che usa il governatore della banca d’italia. E tutti tireranno un sospiro di sollievo.

Fermiamoci qui a riflettere con calma su dove ci ha portato la pericolosa tendenza ad inventare il futuro. Si tratta solo di scenari come quelli che fanno i generali quando poi constatano che sul campo è avvenuto tutto il contrario? Limitiamoci a fare solo due considerazioni.

La prima è che Salvini sa che per essere accettato come l’Erdogan italiano deve cambiar pelle. A noi spetta ricordare sempre che qualsiasi pelle si metta, egli ha le ”doti” necessarie per diventare, a tutti gli effetti, un dittatore: furbizia, mancanza di scrupoli e megalomania in testa. E giova anche ricordare il sanguinoso percorso che fanno tutte le dittature.

La seconda è che, chi lo vuol combattere nel momento decisivo nel quale lui darà la scalata al potere, si troverà probabilmente di fronte non uno spietato disumano persecutore dei diseredati, ma forse un difensore dei risparmi in doppiopetto. Chi prepara le armi per contrastarlo è bene che ne tenga conto.

Peppino Perrotta

Il Punto

gennaio 29, 2019 by

camussononcapiscelandisociale

L’elezione di Maurizio Landini alla segreteria della Cgil è passata quasi sotto silenzio, poco commentata, eppure il cambio della guida di un sindacato con 5 milioni di iscritti e con la storia della Cgil non dovrebbe essere cosa da poco, sia perchè esce una pallida, incolore, grillineggiante, antirenziana per costituzione come la Camusso, sia perchè il momento è gravido di premesse preoccupanti e un sindacato deve giocare la sua parte in simili congiunture.
Landini ha canalizzato molto bene il dissenso da segretario della Fiom, rappresentando l’anima fondamentalista e ortodossa del sindacato novecentesco, ora deve guidare e governare un organismo complesso in un momento complesso, smettendo i panni più semplici dell’oppositore.
Il suo compito non è certo agevole perchè deve colmare la marginalità a cui l’ha sospinto la vecchia dirigenza, deve capire che la centralità operaia non c’è più,che  ha lasciato il terreno  ad una precarietà senza speranza, ad aziende che delocalizzano, alla sparizione delle grandi industrie, all’ingresso nel nostro tessuto economico di compagnie razziatrici e senza scrupoli ed infine all’intreccio caotico dell’assistenza in aspettativa del lavoro voluta dal governo giallo verde.
E’ tempo per il  sindacato di smettere di occuparsi della politica, come quando la vecchia segreteria schierò tutta l’organizzazione contro il referendum Costituzionale, contrastando così la libera scelta dei suoi iscritti, e farsi carico della disperazione di una intera generazione che sta rischiando di sparire,affogata com’è tra precarietà e flessibilità, ridiventando il punto di riferimento del lavoro e della produzione, uscendo dal facile consenso dei soli pensionati.
E’ condivisibile quindi la riproposizione della contrattazione inclusiva cioè legare in un unico contratto tutti coloro che lavorano in un’unica filiera produttiva evitando così pericolosi e facili recinti di lavoratori di serie A e di serie B.
Ma non serve caro segretario annunciare di voler cambiare il paese, chi lo vuol cambiare non lo annuncia, lo fa e basta, poi lo annuncia.
Diceva Andreotti che i manicomi italiani erano pieni di due categorie di matti, quelli che si credevano Napoleone e quelli che volevano sanare le Ferrovie dello Stato; ora a quest’ultima categoria potremmo iscrivere tutti quelli che vogliono cambiare il nostro paese.
Una raccomandazione quindi a Landini: annunciare di voler cambiare un paese che non vuole cambiare perchè si sente divino , come sosteneva Tommasi di Lampedusa, si ottiene l’effetto di resistenza; è meglio, se ci si riesce, farlo in silenzio e a piccoli e costanti passi.
Umberto C