Le vie della Democrazia

luglio 10, 2019 by

La democrazia esiste in un paese quando alcuni parametri di giudizio ci sono? Per esempio se si votano i rappresentanti al Parlamento ed esiste una costituzione. La risposta è purtroppo negativa perché la democrazia non solo vive di altri fattori come la libertà, una giustizia indipendente e non corrotta, un tentativo di giustizia sociale e un rispetto verso tutti i cittadini, ma si può dire che esiste ed è una realtà della comunità quando è presente nel comportamento di ogni cittadino, quando nel paese i diritti sono equiparati ai doveri e si rispettano, quando le scorciatoie per arrivare al potere da parte di alcuni capi popolo sono neutralizzate sempre dallo stesso popolo a prescindere da ideologie e idee di parte.

La via della democrazia è una via difficile e lunga, richiede una profonda maturazione sociale e la diffusione di una cultura del rispetto, della solidarietà, del partecipare per l’interesse di tutti nella coscienza che l’interesse di tutti è anche l’interesse di ognuno.

Il nostro paese dopo la fine della dittatura fascista che ha portato ad una guerra sfortunata con la sconfitta e la distruzione del paese non solo da un punto di vista materiale, non ha avuto governi che hanno favorito la nascita e lo sviluppo della democrazia. È vero che hanno consentito la libertà e che sono stati concessi alcuni diritti nel campo del lavoro, ma non si è operato per lo sviluppo della scuola e della cultura, non si è operato per lo sviluppo dei diritti umani, si è consentito nel senso di tollerato la nascita di gruppi di potere che hanno condizionato la vita della nazione, si è mantenuta una struttura economica basata sulla distinzione di ceti sociali precisi, quelli che una volta si chiamavano corporazioni, non si è fatto molto per estirpare la nascita e lo sviluppo di organizzazioni criminali e, soprattutto, non si è fatto niente per unificare il paese.

Quello che oggi dunque succede è la conseguenza del nostro recente passato, del periodo che abbiamo vissuto dalla fine della seconda guerra mondiale e che chiamiamo di democrazia, mentre è solo di democrazia apparente, non completa, zoppa, insomma ognuno può trovare l’aggettivo qualificativo che preferisce in base ai propri pensieri. È inutile oggi dare la colpa ai partiti che hanno dominato e influenzato il periodo, anche se la storia certamente farà giustizia. Oggi è il momento della responsabilità, della serietà, della solidarietà, abbattere l’avversario di corrente o di partito per sostituirsi a lui o per sostituirlo con gli amici è un delitto, è una colpa morale prima di tutto.

La via della democrazia passa inevitabilmente attraverso la maturazione culturale di un popolo, solo attraverso di essa ci si può arrivare. Oggi gruppi e uomini spregiudicati approfittano delle carenze del paese per prendere il potere. Le alternative a questa situazione sono per forza a lunga scadenza, passano attraverso la formazione e il lancio di leader coraggiosi e capaci, attraverso un’azione capillare fatta di incontri, di semi gettati piano piano e non abbandonati. Un lavoro lungo, faticoso, difficile, pieno di sacrificio e di impegno, perché la via della democrazia è così e cioè è lastricata di sacrifici e non è una cosa da salotto come molti italiani forse pensano.

Gianni Di Quattro

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Il Rispetto per i Cittadini

luglio 7, 2019 by

Se avesse un minimo di dignità qull’incapace dell’Avvocato dei romani si dovrebbe dimettere per la vergogna.Capisco che in questi tempi tumultuosi la vergogna è diventata una rarità, sostituita dall’arroganza e dalla presunzione, ma a tutto c’è un limite.In occasione della visita dello Zar Putin come un incantesimo il centro di Roma è diventato pulitissimo, niente più erbacce sui marciapiedi. prati diventati così rasati da poterli paragonare ai campi da tennis di Wimbledon, chi sa il prossimo anno la nostra sindaca potrà organizzarci il grande Slem e farci giocare Federer e Nadal. Niente più mondezza per le strade,cassonetti svuotati, puliti e rimessi a nuovo. Come dire, si ripulisce a fondo la casa in attesa del grande ospite, quando gli abitanti di quella casa hanno vissuto per anni in mezzo ai rifiuti, dove va a finire tutta quella sporcizia? chi non è abituato alla pulizia e a vivere nel degrado la scarica sotto il tappeto per dare un aspetto decente temporaneo in onore del gradito ospite.Ma in tutta questa vicenda il fatto che emerge con forza è che si ha rispetto per l’ospite, come è sacrosanto, ma non si ha rispetto per i propri cittadini, che si lasciano vivere da anni nel degrado e nell’incuria più totale, dove Roma ormai è diventata Caput-mundizie e la sua immagine di Capitale mondiale  fortemente ridimensionata, ne riceve un ulteriore colpo annoverandola tra le Città  peggio governate dell’occidente.

Giancarlo Garro

Salvini : Battuto due volte

luglio 4, 2019 by

Nell’articolo che ci ha inviato Gianni Di Quattro qualche tempo fa, che evidenziava la scomparsa di statisti nella conduzione politica di un Paese, calza a pennello con la politica del risentimento espressa dal Salvini pensiero. Sparla di “dittatura delle maggioranze”senza rendersi conto, il nostro ministro dell’interno che lui fa parte di un Governo  con il 17% dei voti che non è maggioranza nel Paese e la sua allora che cosa è una dittatura delle minoranze?A mio modo di vedere l’arroganza di certi politici non ha limiti e il livello del senso delle istituzione e dello stato ha raggiunto uno dei livelli più bassi degli ultimi venti anni.L’elezione di Sassoli alla presidenza del parlamento Europeo è l’espressione di una maggioranza espressa da tutti gli elettori Europei, che per nostra fortuna non hanno fatto prevalere le posizioni dei sovranisti nazionali dei Salvini,dei Di Maio e di quella compagine dei paesi dell’est che forse sarebbe stato meglio non avere nella comunità Europea. L’altro cruccio per il nostro ministro viaggiante è stata la sentenza del Gip nei confronti della capitana della Sea-Watch Carola Rackete, dove il fatto di salvare persone non costituisce reato, quindi niente processo.Per questo il poliziotto ministro si scaglia contro i giudici, minacciando riforme della giustizia, per fare cosa, per asservire la magistratura al potere centrale come era ai tempi della famigerata buonanima?Caro ministro, comprendo che per lei la democrazia è complicata, con divisione dei poteri,con pluralità di interventi, autonomie degli organi istituzionali dello stato, dove i contrappesi impediscono un uomo solo al comando, e come Lei ben sa per arrivare a questo ci sono voluti milioni di morti che forse Lei dimentica visto che il 25 Aprile se nè andato a spasso per l’Italia.

Giancarlo Garro

procedura di infrazione

giugno 27, 2019 by

Il Punto

giugno 21, 2019 by

istatIl rapporto annuale dell’Istat ci consegna un ritratto dell’Italia nel 2019 assolutamente contraddittorio e sorprendente per alcuni versi.
Per quanto riguarda il consumo di risorse naturali  il nostro paese l’ha ridotto del 50% negli ultimi 10 anni, mentre il consumo energetico da fonti rinnovabili ha raggiunto il 17%superando tutti i paesi più avanzati dell’Europa.
Tutto ciò nel disinteresse più assoluto dei Governi dell’ultimo periodo se si eccettua la legge 394 del 1991 con la quale si codificavano le aree naturali protette per  conservare il patrimonio naturale del nostro paese mettendo in salvo sei milioni di ettari del nostro territorio; e il Conto Energia varato dal governo Prodi che ha prodotto dal 2005 al 2013 cinque piani di energia attraverso ristrutturazioni ecocompatibili e produzione di elettricità da fonte solare con impianti fotovoltaici connessi sempre alla rete elettrica.
I governi di centrosinistra dedicarono l’80% degli investimenti previsti allo sviluppo delle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica.
Questo e’ tutto, il resto è dovuto allo spontaneismo di questo paese, al paese reale che sembra fortunatamente  disinteressarsi alle pretese assistenzialistiche pentastellate e ai furori salviniani anti immigrati.
A proposito dei quali il rapporto afferma che sono l’8,7% della popolazione totale e che rappresentano un formidabile patrimonio su cui investire; intanto per i loro figli nati in questo paese che hanno arrestato una recessione demografica pari a quella della prima guerra mondiale e poi perchè senza di loro potrebbero verificarsi delle ricadute negative sulla nostra crescita economica.
Negli ultimi dieci anni 420 mila italiani super scolarizzati hanno scelto l’estero e quindi le 320 mila aziende guidate da stranieri hanno ben bilanciato questa grave tendenza oltre il fatto che queste aziende occupano 700 mila lavoratori.
Il quadro del rapporto Istat inoltre ci conferma che il mercato del lavoro è ben diviso tra italiani e stranieri con caratteristiche di qualità completamente a favore degli italiani; infatti nel marcato del lavoro non qualificato un occupato su tre è straniero e quindi le emergenze di assistenza\ ad anziani, di mano d’opera a basso costo nell’agricoltura e nell’edilizia ce le risolvono quelli che Salvini dice di voler cacciare fuori.
Purtroppo l’Istat ci conferma ancora che la crescita è a zero e che la forbice tra nord e sud si va allargando e che la disoccupazione al sud è in aumento del 4% e che purtroppo il sud potrebbe andare in recessione fin dal prossimo anno ; la conclusione amara del presidente dell’Istat è che l’Italia è un paese bellissimo pieno di tesori ma contraddittorio ed eterogeneo, con un problema grave ed irrisolto: il debito pubblico.
Ma cosa se sanno DiMaio e Salvini.
Umberto C

Resistere

giugno 21, 2019 by

Resistere, resistere, resistere.

 

 

Quando il Giappone si è arreso nella seconda guerra mondiale dopo le due bombe atomiche scagliate dagli americani a Hiroshima e Nagasaki, l’imperatore, considerato un essere divino, ha parlato al popolo, ha dovuto farlo per comunicare appunto la firma dell’armistizio e la conseguente fine della guerra. Ma il linguaggio dell’imperatore era molto più ricco rispetto a quello di tanta gente del popolo, al punto tale che molti non capirono quello che stava dicendo, capirono dei frammenti del suo discorso, ma non capirono che il paese si era arreso.

Tra quelli che non capirono c’erano gruppi di soldati dislocati in punti isolati e che forse neanche avevano ascoltato il discorso triste dell’imperatore e che sparavano dalle loro postazioni su chiunque osava avvicinarsi. Ma anche quelli che avevano ascoltato il discorso e che in qualche modo lo avevano capito pensarono che avevano forse addirittura catturato l’imperatore costringendolo a dire cose che non voleva dire e che non avrebbe sua sponte mai detto. E a maggior ragione costoro, fedeli alla fierezza del giapponese, decisero di non arrendersi mai e di non cedere a qualsiasi costo. In altri termini ci vollero anni per stanare e fare scomparire questi rigurgiti di resistenza spontanea e non organizzata, mentre il paese si disarmava e accettava il ruolo dello sconfitto.

Questi episodi sono sempre riportati ad esempio quando si vuole dimostrare che non ci deve arrendere di fronte alla sconfitta, al crollo di tutto ciò in cui si crede, all’invasore che prende le posizioni di comando con la volgarità e la grossolanità tipica di qualunque invasore.

Così interpretò qualche anno fa la situazione il procuratore di Milano Borrelli, capo del team famoso di mani pulite, quando pronunciò la frase anche essa rimasta famosa di resistere, resistere, resistere. Intendeva dire che gli attacchi che arrivavano dal potere politico per mettere a tacere tutto il polverone che si stava sollevando bisognava respingerli e fare il proprio dovere. Ed ebbe la adesione e il supporto morale di tante persone il procuratore, persone che furono d’accordo con lui a prescindere dalla condivisione dei metodi che alcuni giudici, particolarmente spericolati, usavano adottare non sempre in coerenza con la nostra civiltà giuridica e con lo spirito del nostro diritto.

In fondo il resistere, resistere, resistere del procuratore Borrelli corrispondeva al famoso “a’ da passà a nuttata” di Eduardo De Filippo, quindi, in qualche modo alla profonda umanità di un uomo che non vuole perdere la speranza anche di fronte a qualsiasi avversità.

Viene da pensare a tutto ciò, viene di fermarsi a riflettere su questi pensieri che possono affollare la mente di chi, a torto o a ragione, ritiene di trovarsi in un momento difficile, ritiene di essere in una situazione in cui valori, principi, idee in cui ha sempre creduto, sembrano calpestate e minacciate da chi si è impadronito del potere e ha deciso di esercitarlo fino in fondo e nel modo più protervo.

Viene di pensare che bisogna cedere, farsene una ragione, cercare la nicchia in cui rifugiarsi per difendersi. E poi viene anche da pensare che è meglio prendere ad esempio il vecchio fiero giapponese che non accettava la sconfitta, di adottare il pensiero di Borrelli per far capire che non avrebbe calato il capo di fronte a qualunque ricatto.

Quando il paese va verso una deriva sociale che diventa anche morale, culturale e umana il dovere di ogni persona di buona volontà è quello di resistere, ad ogni costo e in tutti i modi. Perché è importante farlo per la propria dignità e la propria umanità.

Certo si deve sperare che si formi un gruppo politico capace di difendere il paese. Un gruppo politico che sia progressista socialmente, liberale nel senso che ami la libertà e il merito, che creda nella serietà delle istituzioni, nella nostra storia politica, che abbandoni colori e vecchie posizioni a favore della costruzione di una nuova modernità e della difesa della umanità, dei valori dello stare assieme. E che creda nella cultura e nel futuro che va costruito e non solo atteso.

Gianni Di Quattro

Il Punto

giugno 19, 2019 by

lotti

“I partiti  hanno idee,programmi, ideali pochi e vaghi, sentimenti e passioni civili, zero; gestiscono interessi, i più disparati i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza\alcun rapporto con il bisogno e l’esigenze umani e emergenti, oppure distorcendoli senza perseguire il bene comune.
partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, hanno occupato le banche, le aziende pubbliche, la Rai, gli ospedali, le università.”
Questo è uno stralcio dell’intervista che Berlinguer dette a Scalfari nel 1984 e che tanto scalpore suscitò nell’Italia del Caf; poi sarebbe venuta otto anni dopo “mani pulite” a scoprire il vaso di pandora della corruzione italiana e a certificare il nostro dispregio per ogni forma di vivere civile.
Oggi c’è qualcosa di nuovo di più inquietante forse di più irreparabile; c’è l’abitudine senza vergogna, il considerare la scorciatoia morale come la normalità, c’è che ciò che non incappa nel codice penale è  ammesso non richiede il pudore di domandarsi se è più grave la corruzione penale della corruzione morale e come quella sia figlia di questa; Berlinguer in quella intervista l’aveva previsto,ma non aveva previsto che  si dovesse addirittura chiedere scusa , che si dovesse in nome di una unità fasulla ingoiare la solidarietà a dei mascalzoni.
L’Unità ha un senso se\si basa su principi condivisi, su regole rispettate; nel Partito Comunista i dibattiti erano continui e spesso violenti; le tesi argomentate e apparentemente inconciliabili, ma la sintesi avveniva sempre ed al segretario veniva affidata la linea politica nella quale si riconoscevano tutti.
Se i valori sono diversi, se\le sensibilità stridenti perchè continuare insieme facendo finta che ci si divide su più liberismo o più statalismo, su ciò che è più di sinistra, su se sia opportuno strizzare l’occhio ai moderati o invece recuperare il novecentismo, mentre in realtà si subisce solo il fascino del potere?
Come è possibile stare nello stesso partito con coloro che mentre Sagunto viene espugnata da\Salvini e dai  suoi sovranisti antieuropeisti trovano l’animo di affermare in televisione che il segretario appena eletto dal settanta per cento dei votanti non ha la leadership per guidare il partito con una ostinazione che non ha nulla a che vedere con l’autocannibalismo solito della sinistra ma con una forma di stupidità politica che  autorizza  l’orgoglio renziano ad Assisi a minacciare l’addio .
Allora forse è meglio prendere atto che la fusione delle due culture che dette origine al Pd non ha funzionato, che non stia funzionando e che forse è impossibile che funzioni, che la strada dei Luca Lotti e delle Maria Elena Boschi sia diversa dalla cultura socialdemocratica che deve essere alla base di ogni forza  politica di sinistra, che accusare Zingaretti di voler fare piazza pulita stride terribilmente con chi ha il copyrite della rottamazione.
Umberto C

 

Non ce lo possiamo permettere.

giugno 19, 2019 by

nuovo segretariodel riocalenda

Da molti anni mi occupo di politica, sono un semplice militante, non ho mai ambito ad avere cariche istituzionali,ho dato una parte del mio tempo all’impegno politico del tutto volontario, come spesso si dice, faccio parte di quella base del partito che non sempre, in questi ultimi anni è stata ascoltata. Il partito ha intrapreso una strada diversa, ed è l’unica alternativa vera che esiste in questo paese, attenzione però, l’elettorato ancora non ha chiaro se questa alternativa sia veramente praticabile, visti gli ultimi risultati elettorali che ancora, malgrado l’incongruenza di questo governo risentono dell’effetto domino del Salvini pensiero. Le ultime vicende per la formazione della segreteria non hanno certo dato una mano al nostro elettorato per comprendere meglio dove stiamo andando,Il confronto di idee è sacrosanto, è l’anima stessa della democrazia,ma quando tutto questo si trasforma in mediazioni defatiganti di bilanciamento di poteri correntizi, allora ancora una volta alcune lezioni del recente passato non ci hanno insegnato nulla. Cari amici e Compagni è bene che ci rendiamo conto a tutti i livelli del partito, dai militanti di base, ai parlamentari, alle cariche istituzionali e alla dirigenza che guida l’unico Partito in grado di creare una vera alternativa nel Paese, che non ci possiamo più permettere situazioni del genere, l’unità, nella situazione attuale non è solo necessaria ma diventa condizione essenziale per la sopravvivenza dell’intera sinistra.

Giancarlo Garro

Riflessioni:(Aveva Ragione)

giugno 16, 2019 by

Aveva ragione Adriano Olivetti, aveva ragione quando pensava che la cultura, la conoscenza è un elemento importante per portare al successo qualsiasi attività umana soprattutto se proiettata nel lungo periodo. Un attività umana che può essere un’azienda e da questa considerazione è nata la esperienza Olivetti, un unicum nel panorama imprenditoriale italiano del secolo passato con riflessi internazionali molto ampi e diffusi. Ma, diceva Adriano, che la cosa vale per un paese a maggior ragione, per un territorio, per una famiglia persino.

In altri termini, tutto può vivere senza cultura, ma lo fa nel modo più primitivo, lo fa senza alcuna attenzione all’uomo e alla sua umanità, può farlo in un sistema rigido di ruoli fissi dove non sono possibili travasi, dove si può raggiungere anche una efficienza operativa naturalmente senza libertà, senza democrazia considerata questa una conquista appunto culturale e civile dell’uomo, senza ancora rispetto.

La cultura, e solo la cultura consente il raggiungimento di risultati di grande respiro umano, soprattutto consente la possibilità di congiungere la efficienza di qualunque cosa con la umanità. La umanità una espressione che vuole indicare gli aspetti più alti della natura umana, quelli che sono direttamente influenzati dalla intelligenza e dalla maturazione sociale conseguenza di una qualsiasi cultura. Senza cultura non ci può essere umanità, lo sviluppo dell’egoismo, del cinismo e di altri sentimenti brutti lo impediscono.

La situazione del momento che sta attraversando il nostro paese, e non solo il nostro paese dato che si tratta di fenomeni ormai globali come è la finanza o come è il mondo del business in un sistema di fatto cambiato e vicino grazie alla tecnologia, è il frutto che si raccoglie dopo quello che si è seminato nella seconda parte del secolo passato.

La pace dopo la seconda guerra mondiale, lo sviluppo economico che ha consentito l’acquisizione da parte del nostro paese di tenori di vita molto più alti del passato, l’ebbrezza della libertà che abbiamo respirato dopo la fine delle grandi dittature europee e non solo, lo sviluppo di processi come il consumismo conseguenza di nuove e maggiori disponibilità economiche, hanno fatto passare in seconda linea, hanno impedito di porre attenzione ai problemi della formazione, della educazione civile, della cultura nel suo complesso. Tutti distratti dal piacere di vivere, di avere, di usare, di vedere, di dimenticare, di vincere, di conquistare. Pasolini scrisse delle pagine memorabili quando si cominciarono a diffondere i supermercati nel nostro paese, quando il consumismo cominciava ad esplodere e cercò di dire che tutto quello che stava succedendo lo avremmo pagato, perché quando si sprofonda nella vita più primitiva, anche se apparentemente elegante e profumata, l’essere umano tende a scomparire.

Ecco, oggi abbiamo governanti che sono figli di questa mancanza di cultura, di questa disattenzione sociale, della volgarità formale e sostanziale che ha sostituito un modo di avere attenzione verso gli altri, in particolare verso le persone con le quali si condivide una comunità, un paese. È importante capire perché siamo arrivati così in basso e soprattutto capire che non ci siamo arrivati per caso e che coloro che hanno diretto il paese negli ultimi decenni portano nelle loro biografie e nelle loro valutazioni la responsabilità di non avere capito e comunque di avere anteposto i loro problemi di potere al progresso umano, alla giustizia sociale, alla evoluzione della cultura e della civiltà intellettuale.

Questo ci fa anche capire che non sarà facile uscire dal tunnel in cui ci siamo imbucati e ci fa capire soprattutto che possiamo uscirne contando solo sulla cultura. La cultura può fare maturare le persone, la società, può consentire di far convivere l’umanità con il progresso tecnologico e con l’efficienza, può cancellare sentimenti brutti a favore della solidarietà e del rispetto.

Chi vuole una società diversa, diversi governanti, un regime diverso da quello che questi vogliono realizzare, deve promuovere la cultura, il laicismo, la conoscenza. Aveva ragione Adriano Olivetti, facciamocene una ragione e non dimentichiamolo!

Gianni Di Quattro

Il Punto

giugno 13, 2019 by

difesasalvinijus soli

Tutto il mondo politico è ammirato o atterrito o preoccupato dal fulmineo e consistente gradimento di cui l’on Salvini gode presso il popolo italiano e tutto in tempi molto brevi e tutto lascia credere soprattutto a lungo.
Premesso che in Parlamento dopo il voto di marzo la Lega è ancora il terzo partito con il 17%dei voti e tutto l’aumento di consenso si riferisce ai più disparati sondaggi e al voto europeo, che prima di lui aveva premiato Renzi e prima ancora Berlusconi, non c’è niente di miracoloso e di irresistibile nell’ascesa salviniana; egli si è eretto un altarino al sommo del quale ha deposto il pericolo dell’immigrazione e ha detto con chiarezza come intende risolverlo; tutta la sua azione politica ha preso le mosse da questa premessa e ne è stata condizionata, compreso il decreto sicurezza 1 e 2 e la legittima difesa.
La flat tax, le pensioni, l’economia sono riferimenti del tutto irrilevanti per il suo successo, lui si avvale ancora del fatto che secondo Swg 7 italiani su 10 considerano l’immigrazione un problema esistenziale.
Sarebbe sufficiente che la sinistra lo capisse, affrontasse l’argomento con serietà e con chiarezza ma soprattutto con realismo e il fenomeno Lega sarebbe bello che sgonfiato.
Intanto mi pare inutile continuare a dire che gli sbarchi sono diminuiti, che quel pericolo non esiste più, che la destra monta sulla paura per farsi i propri affari elettorali; il problema non sono gli sbarchi, la gente non è atterrita da questi, non premia chi chiude i porti o chi dice di voler rimpatriare i clandestini; la gente è atterrita dal tipo di inclusione, da come procede l’inserimento nel territorio dell’immigrazione regolare.
Roma ad esempio, ha, si rileva da un articolo del Corriere della sera,circa 960 mila persone che vivono in zone di disagio mentre ha 360 mila immigrati regolari che vengono spinti proprio su quelle zone.
Dunque si creano due netti stati d’animo: quello di coloro che risiedono nelle Ztl, che non avvertono disagi se non di risacca; insomma dal divano di casa osservano il fenomeno, ragionandone con il distacco del caso, e, se costretti votano a sinistra, e coloro invece che sofferenti, privi di servizi, magari senza abitazione, si vedono invasi da questo esercito di immigrati privi di qualsiasi programmazione, senza nessun criterio, costretti dalla più totale improvvisazione a difendere la propria emarginazione da emarginati più di loro; insomma gli stracci volano e gli avventurieri li cavalcano.
Il problema non è di facile soluzione, ma il nodo sta qui; gli sbarchi li aveva ridotti il ministro degli Interni del precedente Governo, Marco Minniti, erano il 17% dell’anno prima , ma questo sul piano elettorale non ha pagato, perchè ha prevalso la narrazione di neri sfaccendati, nelle baraccopoli, magari costretti a deliquere o a prostituirsi, o al meglio costituenti mano d’opera più sfruttabile e più disponobile.
Ora che il Capitano farfuglia di 90 mila irregolari, quando si era impegnato a rinviarne 600 mila non appena eletto, ora è necessario un programma coraggioso della sinistra che affronti con chiarezza il problema, che dia speranza di soluzione al vero problema che crea l’immigrazione cioè :l’integrazione.
Non si possono lasciare sole le periferie, occorre parlarne, trovare soluzioni, dare speranze, incalzare i governi locali; il problema non si risolve quando si dovesse ottenere dall’Europa una revisione dei trattati internazionali che regolano la distribuzione dei richiedenti asilo, ma piuttosto studiando quali supporti sia possibile utilizzare per ottenere l’inserimento di costoro nei paesi occidentali senza riversarne l’onere sulle spalle delle periferie.
Forza Zingaretti, non si ottiene nulla di buono senza sporcarsi, si proprio sporcarsi, con la realtà, e tu che stai governando la Regione Lazio lo sai bene.
Umberto C