Sai che gli alberi parlano?

settembre 20, 2017 by

Tratto da “Sai che gli alberi parlano?”di Rechels e Bydlinski

Il cacciatore si rivolge al cervo che ha abbattuto

Mi dispiace di averti dovuto uccidere,
piccolo fratello
Ma io ho bisogno della tua carne,
perchè i miei figli soffrono la fame.
Perdonami ,piccolo fratello.
Io voglio onorare il tuo coraggio,la tua forza
e la tua bellezza-guarda!
Io appendo le tue corna a questo albero;
ogni volta che vi passerò davanti,
penserò a te
e renderò onore al tuo spirito
Mi dispiace di averti dovuto uccidere;
perdonami,piccolo fratello.
Guarda ,in tua memoria
io fumo la pipa,
io brucio questo tabacco.

Jimalee Burton-indiana Cherokee

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Il Punto

settembre 19, 2017 by

de lorenzosegni

Nel nostro paese i tentativi eversivi che si sono succeduti dal dopo guerra e per tutto il novecento,fanno pensare alle malattie infantili,che si devono fare perchè ci si vaccina  con il potenziamento degli anticorpi,ma a differenza di quelle che sono un numero limitato,questi sembrano non finire mai e dunque forse non producono gli anticorpi necessari.
Va notato che spesso tali tentativi hanno accompagnato la storia della Repubblica nei momenti di più fragile presenza politica.
Nel 1964 ci fu il tentativo del Comandante Generale dei Carabinieri Gen.De Lorenzo,che prese il nome di”Piano Solo”;prevedeva il controllo militare dello Stato attraverso l’occupazione dei centri nevralgici e il prelevamento di 731 persone del mondo della politica e del sindacato;l’utilizzo a questo fine di navi da guerra fu previsto.
A giugno avvennero le dimissioni di Aldo Moro e del primo governo di centrosinistra,che poi si ripropose con Andreotti ma con i socialisti che ridimensionarono le loro velleità riformiste.
Il caso fu svelato dall’Espresso di Eugenio Scalfari,anche se ancora non  tutto è chiarito di quel triste episodio italiano.
In Italia era operante l’organizzazione Gladio,nata dall’accordo tra il Sifar e la Cia e che aveva l’obiettivo di reclutare ed addestrare nuclei operativi che agissero in caso di aggressione sovietica ;in realtà si specializzò come baluardo contro l’affermazione del partito Comunista in Italia.
Nel 1974 venne sventato un pronunciamento militare che secondo Edgardo Sogno doveva rappresentare”l’accantonamento temporaneo della rissa dei partiti sulle riforme”.
Nel 1978 il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro da parte delle Br,alla vigilia della leggittimazione del Pci a governare il nostro paese insieme alle forze cattoliche moderate.
E poi lo scandalo Ior,che fu di carattere finanziario,il Vaticano versò 406 milioni di dollari come risarcimento ai vari soggetti coinvolti,ma poi assunse carattere politico con il crack dell’Ambrosiano e il coinvolgimento di personaggi politici di primo piano.
E poi la P2 che assunse forma deviante rispetto agli statuti della massoneria ed eversivi nei confronti dell’ordinamento giuridico italiano.
E molti altri ancora,comprese stragi mai spiegate,colpevoli mai trovati,responsabilità sempre evitate.
Oggi,è dei nostri giorni,lo scandalo Consip,che sembra di più modeste dimensioni,tuttavia se la procuratrice di Modena Lucia Musti,confermerà alla Procura di Roma quanto affermato al Csm,verrà alla luce un conflitto tra la Procura di Napoli,che ha difeso il pm Woodcock,e quella di Roma che proprio su Woodcock ha aperto una inchiesta,non solo ma anche nell’arma dei carabinieri si dovrà chiarire la posizione di Scafarto e del colonnello “Ultimo”nei confronti dei vertici dell’arma mai informati.
Ma soprattutto ci dovranno spiegare,ma certamente diverrà l’ennesimo mistero italiano,il significato del coinvolgimento dell’ex premier Matteo Renzi,che la testimonianza della pm Musti rende l’obiettivo primario di tutta questa sporca storia,tra intercettazioni manipolate e mazzette corruttive confessate in Consip,che tra parentesi è il centro acquisti della Pubblica Amministrazione.
Perchè e, soprattutto, chi vuole azzoppare definitivamente il segretario del Partito Democratico?
Non vi pare che le istituzioni democratiche italiane ne escono ancora una volta con le ossa rotte?
Che diranno i bersanian-dalemiani di questa manina caritatevole nei confronti di aspirazioni di rivalsa del tutto immotivate?
Umberto C

Sai che gli alberi parlano?

settembre 19, 2017 by

Immagine correlata

 

Da “sai che gli alberi parlano?”di Rechels e Bydlinski
Quando togliamo qualcosa alla terra ,dobbiamo anche restituirle qualcosa.Noi e la terra dovremmo essere compagni con uguali diritti.Quello che noi rendiamo alla terra può essere una cosa così semplice e allo stesso modo così difficile come il rispetto.
La ricerca di petrolio,carbone,uranio ha già recato grossi danni alla Terra,ma questi danni possono ancora essere riparati,se lo vogliamo.Con l’estrazione delle ricchezze del sottosuolo,le piante vengono abbattute.Sarebbe cosa giusta e ragionevole offrire alla Terra semi e germogli,e con questo sostituire di nuovo quello che abbiamo distrutto.Dobbiamo imparare una cosa :non possiamo sempre prendere,senza dare qualcosa di persona.E dobbiamo dare a nostra Madre,la Terra,sempre tanto quanto le abbiamo tolto.
Jimmie C.Begay,indiano Navajo

Oggi accadeva

settembre 19, 2017 by

 

A cura di Ennio Boccanera

1783         19           settembre           Francia

Joseph Michel Montgolfier

 

Alla presenza del re Luigi XVI i fratelli Montgolfier fanno innalzare l’aerostato detto <ad aria calda> nei giardini di Versailles. L’aerostato prenderà il nome di <mongolfiera>.

Da Tele-sette n° 38 del 21/09/2010

La storia

I fratelli Joseph Michel Montgolfier (Annonay, 26 agosto 1740Balaruc-les-Bains, 26 giugno 1810) e Jacques Étienne Montgolfier (Annonay, 6 gennaio 1745Serrières, 2 agosto 1799) sono stati gli inventori della mongolfiera, il pallone aerostatico che funziona con aria calda.

La loro invenzione fu il primo aeromobile a portare un essere umano in cielo. In seguito al successo dei loro esperimenti, furono nominati membri straordinari dell’Accademia delle scienze di Parigi ed il padre Pierre ricevette, come riconoscimento, il titolo nobiliare ereditario de Montgolfier dal re Luigi XVI nel 1783.

Il poeta neoclassico Vincenzo Monti scrisse in onore dei fratelli un’ode, paragonando la loro impresa a quella mitica degli argonauti.

I due fratelli nascono in una famiglia di ricchi fabbricanti di carta ad Annonay, un paese a sud di Lione (Francia). La mentalità di Joseph era tipica dell’inventore: geniale e sognatore, ma poco pratico negli affari e nelle faccende personali. Intelligente e creativo per natura, si ribellava all’istruzione rigida e formale—per due volte fuggì dalla scuola. Ciononostante, la sua spontanea curiosità gli permise da autodidatta di raggiungere un’eccellente formazione nelle allora emergenti scienze fisiche. Tornato infine in famiglia rimase comunque solo marginalmente coinvolto nelle attività industriali della cartiera.

Etienne (con questo nome Jacques-Etienne fu sempre più comunemente noto) aveva un carattere più regolare ed orientato agli affari di Joseph. Mandato inizialmente a Parigi perché si dedicasse agli studi di architettura, fu richiamato ad Annonay per prendere in mano gli affari di famiglia dopo l’improvvisa morte di Raymond nel 1772. Nei successivi 10 anni Etienne si dedicò ad introdurre delle innovazioni tecnologiche nell’industria familiare (la produzione della carta era un’attività ad alto contenuto tecnico nel XVII secolo), riuscendo a portare le più recenti novità nelle proprie fabbriche. Il suo operato gli meritò il riconoscimento da parte del governo francese, a cui seguì un finanziamento perché la fabbrica Montgolfier potesse essere presa a modello per le altre fabbriche di carta della nazione.

I primi esperimenti

Dei due fratelli, Joseph fu il primo a considerare la possibilità di costruire una macchina volante. Si ipotizza che un giorno osservando i panni posti ad asciugare sopra un fuoco notò che alcune parti ripetutamente si sollevavano verso l’alto.

Joseph iniziò a svolgere degli esperimenti specifici nel novembre del 1782, quando viveva ad Avignone. Come egli stesso riportò pochi anni più tardi, stava una sera davanti a un fuoco mentre rifletteva su una questione militare di attualità: un attacco alla fortezza di Gibilterra, che si era dimostrata imprendibile sia da terra che da mare. Joseph iniziò a pensare alla possibilità di un attacco dall’alto, con truppe sollevate in aria dalla stessa forza che innalzava le scintille del falò. Egli ipotizzava che all’interno del fumo vi fosse una qualche sostanza, un gas speciale (il “gas di Montgolfier”), dotato di una speciale proprietà che definì “lievità”.

Sulla base di questi ragionamenti, Joseph costruì un contenitore a forma di scatola (delle dimensioni di 1 x 1 x 1,3 metri) usando un sottile foglio di legno per i lati e un rivestimento superiore in tessuto leggero di taffettà. Sotto il contenitore accese un falò di carta. L’oggetto si sollevò rapidamente dal suo supporto fino a urtare il soffitto.

Joseph convinse poi il fratello a costruire un primo aerostato ad aria calda scrivendogli le seguenti poche, profetiche parole: “Presto, procurati una buona dose di taffettà e di corde, e ti mostrerò uno dei più sbalorditivi fenomeni al mondo!”. Da quel momento in poi i due fratelli lavorarono assieme al progetto.

I due fratelli costruirono un nuovo apparecchio, in scala, tre volte più grande (27 volte in volume). Nel suo primo volo,[1] il 14 dicembre del 1782, la spinta di sollevamento fu così forte che essi ne persero il controllo. L’aerostato volò per circa 2.000 metri. Dopo l’atterraggio, l’oggetto venne distrutto da quella che Etienne definì l’indiscrezione dei passanti.

Dimostrazioni pubbliche

Prima dimostrazione pubblica ad Annonay, 4 giugno 1783.

Stanti questi successi, i fratelli Montgolfier decisero di svolgere una dimostrazione pubblica del funzionamento dell’aerostato ad aria calda, e stabilire così la paternità dell’invenzione. Realizzarono quindi un apparecchio a forma di pallone sferico, realizzato con tela di sacco e tre strati interni di carta sottile. L’involucro sviluppava un volume interno di quasi 790 m3 d’aria e pesava 225 kg. Era composto da quattro parti (la cupola e tre segmenti laterali) tenute assieme da 1.800 bottoni. Una “rete da pesca” in cordame applicata all’esterno fungeva da rinforzo della struttura.

Il 5 giugno del 1783 l’aerostato fu fatto volare nella prima dimostrazione pubblica ad Annonay, di fronte a un gruppo di notabili degli “etats particulars”. Il volo coprì circa 2 km, durò 10 minuti e raggiunse l’altitudine stimata di 1.600-2.000 metri.

La notizia del successo raggiunse rapidamente Parigi. Etienne si recò nella capitale per tenere ulteriori dimostrazioni e per assicurare ai due fratelli la paternità dell’invenzione del volo. Etienne, avendo studiato a Parigi, aveva più familiarità con le abitudini e i costumi della città. Joseph, considerati i suoi modi originali e la sua timidezza, rimase presso la famiglia.

Vi era qualche preoccupazione sui possibili effetti di un volo in alta quota su degli esseri viventi. Esistono dei riferimenti a un bando emanato dal Re, Luigi XVI, che proibiva qualsiasi volo da parte di persone finché gli eventuali effetti sugli animali non fossero stati valutati (anche se non vi è evidenza diretta di un tale editto). È più probabile che fossero gli stessi inventori, prudentemente, a decidere di sperimentare il volo inizialmente solo su degli animali.

Il 19 settembre del 1783 l'”Aerostate Révellion” (come lo chiamò Etienne) fu fatto volare con a bordo i primi aeronauti viventi: una pecora, un’oca ed un gallo, collocati in un cesto appeso alle corde del pallone. Questa dimostrazione ebbe luogo di fronte a un’immensa folla raccolta nel palazzo reale di Versailles, presenti il Re Luigi XVI e la Regina Maria Antonietta. Il volo durò circa 8 minuti, coprì circa 3 km e raggiunse un’altezza di circa 500 metri; sarebbe potuto durare di più, ma l’aerostato era instabile, e perciò subito dopo il decollo si inclinò vistosamente su un lato, lasciando fuoriuscire dall’imboccatura una notevole quantità dell’aria calda contenuta all’interno. Gli animali, comunque, completarono il volo senza conseguenze.

Fra i primi a sopraggiungere sul punto di atterraggio vi fu Pilâtre de Rozier, che si era già candidato ad essere fra i primi aeronauti quando si fosse tentato il volo con uomini a bordo. (Pierre Montgolfier, padre degli inventori, aveva acconsentito che i figli lavorassero alla realizzazione degli aerostati invece di dedicarsi all’amministrazione delle cartiere di famiglia, a condizione che nessuno dei due tentasse di volare di persona).

Il volo con equipaggio umano

Un modello del pallone dei fratelli Montgolfier al London Science Museum.

A seguito del successo dell’esperimento di Versailles, e sempre in collaborazione con Réveillon, Etienne iniziò la costruzione di un aerostato da 1.700 m3, che potesse consentire il volo con un equipaggio. Il 21 novembre del 1783 Pilâtre de Rozier e il marchese d’Arlandes realizzarono il primo volo libero umano su un aerostato intitolato alla Regina Maria Antonietta (che tanto si era entusiasmata e prodigata a tale evento), coprendo in 25 minuti una distanza di circa 9 km a una quota variabile intorno ai 100 m di altezza, sui tetti di Parigi. La trasvolata fece notevole scalpore. Numerose iscrizioni celebrarono lo storico evento. Si produssero sedie con lo schienale a forma di aerostato, e orologi da tasca in smalto e bronzo con il quadrante iscritto in un pallone. I francesi meno benestanti potevano acquistare stoviglie decorate con immagini del volo. Solo uno dei fratelli Montgolfier (probabilmente Etienne) ebbe modo di volare su un aerostato, e solo una volta.

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Un pensiero al giorno

settembre 18, 2017 by

 

”                                                  12/09/1927

Carissima Tania,

ho ricevuto le tue due lettere; ricevo ogni giorno

la frutta che mi mandi. Sono molto contento di averti visto

e di aver potuto scambiare qualche parola con te.

 

Antonio Gramsci

(lettere dal carcere)

 

 

Oggi accadeva

settembre 18, 2017 by

 

A cura di Ennio Boccanera

324        18         settembre            Asia Minore

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Costantino I

 

Nella battaglia di Crisopoli, Asia Minore, le truppe di Licinio vengono distrutte da quelle di Costantino I che resterà unico imperatore, ponendo fine alla tetrarchia e alla guerra civile.

Da Tele-sette n° 38 del 20/09/16

La storia

Flavio Valerio Aurelio Costantino, conosciuto anche come Costantino il Grande e Costantino I (in latino: Flavius Valerius Aurelius Constantinus; in greco antico: Κωνσταντίνος ο Μέγας, Konstantínos o Mégas; Naissus, 27 febbraio 274Nicomedia, 22 maggio 337), è stato un imperatore romano dal 306 alla sua morte.

Costantino è una delle figure più importanti dell’Impero romano che riformò largamente e nel quale favorì la diffusione del cristianesimo. Tra i suoi interventi più significativi, la riorganizzazione dell’amministrazione e dell’esercito, la creazione di una nuova capitale a oriente (Costantinopoli) e la promulgazione dell’Editto di Milano sulla libertà religiosa.

È considerato santo e “simile agli apostoli” dalla Chiesa ortodossa, da alcune Chiese ortodosse orientali e dalla Chiesa cattolica. Il suo nome non è però presente nel Martirologio Romano, il catalogo ufficiale dei santi riconosciuti dalla Chiesa cattolica.

Fonti

Le fonti primarie sulla vita di Costantino e sulle relative vicende da imperatore devono essere prese con le dovute cautele. La principale fonte contemporanea è costituita da Eusebio di Cesarea, autore di una Storia Ecclesiastica che non manca di esaltare la gloria e la nobiltà di Costantino in quanto imperatore cristiano, a cui fece seguito una Vita di Costantino che ne costituisce una vera e propria agiografia. Anche Lattanzio, nel suo De mortibus persecutorum, delinea in modo netto la distinzione fra il pio Costantino e il perverso Diocleziano. Distinzione forse non del tutto disinteressata, visto che Lattanzio, nato in Nordafrica da famiglia pagana e convertitosi al cristianesimo, dovette fuggire precipitosamente da Nicomedia, sede imperiale di Diocleziano, all’alba dell’ultima persecuzione contro i cristiani, nel 303. La stessa cautela deve valere per la Storia Nuova di Zosimo, pagano e anticristiano, che mostra evidenti pregiudizi in senso opposto. Infine, l’appendice alla storia di Ottato di Milevi sullo scisma donatista racchiude alcune lettere che Costantino avrebbe inviato ai cristiani del Nordafrica e che, se autentiche, potrebbero rivelare alcuni tratti del pensiero dell’imperatore riguardo alla questione cristiana.

La proclamazione di Costantino ad augusto era avvenuta secondo un principio dinastico, invece del sistema di successione per cooptazione che aveva cercato di instaurare Diocleziano. La crisi del sistema tetrarchico portò a una lunga serie di guerre civili. Si ebbero inizialmente quattro augusti (Galerio e Massimino Daia in Oriente, Licinio in Illirico e Costantino, nelle province galliche e ispaniche, mentre Massenzio, il figlio dell’antico collega di Diocleziano, Massimiano, restava come usurpatore a Roma, in Italia e in Africa).

Inizialmente Costantino si alleò con Massimiano, di cui aveva sposato la figlia Fausta e che era ansioso di recuperare un ruolo nella politica imperiale, in antagonismo con il figlio Massenzio. Tuttavia, grazie alla stessa moglie Fausta, Costantino scoprì il piano di Massimiano di ucciderlo alla prima occasione e lo costrinse a fuggire a Marsiglia dove il suocero si tolse la vita nel 310.

Alla morte di Galerio nel 311, Costantino si alleò con Licinio, mentre Massenzio con Massimino Daia. Costantino, ormai sospettoso nei confronti di Massenzio, riunito un grande esercito formato anche da barbari catturati in guerra, oltre a Germani, popolazioni celtiche e provenienti dalla Britannia, mosse alla volta dell’Italia attraverso le Alpi, forte di 90.000 fanti e 8.000 cavalieri. Lungo la strada, Costantino lasciò intatte tutte le città che gli aprirono le porte, mentre assediò e distrusse quante si opposero alla sua avanzata. Egli, dopo aver battuto due volte Massenzio prima presso Torino e poi presso Verona, lo sconfisse definitivamente nella battaglia di Ponte Milvio, presso i Saxa Rubra sulla via Flaminia, alle porte di Roma, il 28 ottobre del 312. Con la morte di Massenzio, tutta l’Italia passò sotto il controllo di Costantino.

Durante questa campagna sarebbe avvenuta la celebre e leggendaria apparizione della croce sovrastata dalla scritta In hoc signo vinces che avrebbe avvicinato Costantino al cristianesimo. Secondo Eusebio di Cesarea questa apparizione avrebbe avuto luogo proprio nei pressi di Torino.

 

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Sai che gli alberi parlano?

settembre 18, 2017 by

Pubblichiamo i pensieri degli indiani d’America,tratti dal libro”sai che gli alberi parlano?”di Rechels e Bydlinski,ed.”il punto di incontro”;questa rubrica sarà giornaliera e si esaurirà quando finirà il libro.
La pubblichiamo perchè ci siamo domandati:ma alla fine chi è il selvaggio e chi il  progredito?

Sai che anche gli alberi parlano?Si,parlano.Parlano gli uni con l’altro,e parlano a te se li sai ascoltare.
Ma gli uomini bianchi non ascoltano.Non hanno mai pensato che valga la pena di ascoltare noi indiani,e temo che non ascolteranno nemmeno le altre voci della Natura.Io stesso ho imparato molto dagli alberi:talvolta qualcosa sul tempo,talvolta qualcosa sugli animali,talvolta qualcosa sul Grande Spirito.
Bisonte che cammina,della tribù Stoney del Canadà

Il Punto

settembre 17, 2017 by

Consiglio-europeo

Il Presidente della Commissione di Bruxelles Jean Claude Juncker ha delineato l’Europa che lui auspica nel futuro davanti al Parlamento europeo.
Di tale discorso la stampa ha dato ampio conto in modo dettagliato in alcuni casi con l’entusiasmo della condivisione del progetto,che potremmo chiamare di Juncker,in altri casi più tiepidamente,in altri ancora quasi in silenzio.
Juncker pensa ad una Europa con un Presidente eletto direttamente dal popolo sovrano europeo,un Ministero delle Finanze,ed una polizia comune e servizi investigativi collegati;meno sovranismo nazionale;una politica dell’accoglienza comune e condivisa sulla linea Gentiloni-Minniti;scambi commerciali liberi con realtà diverse come l’America del sud,l’Australia,il Giappone etc.
Questo disegno ricorda la carta costituente dei padri dell’Europa unita,di Spinelli e di Ventotene;carta da sempre onorata dalla nostra classe dirigente più illuminata da Prodi a Renzi fino a Draghi.
Ma non vi è tra noi chi non sappia che questa è l’unica strada possibile per il nostro paese,l’unica strada che ci permettera’ di uscire dalle sanguinose ,periodiche crisi economiche ,politiche e direi anche sociali che devastano spesso il nostro paese e ci consegnano a periodi di difficili prospettive di sviluppo.
L’Italia ha bisogno di regole e di chi le faccia rispettare,ha bisogno di una coscienza civica che anteponga il bene del paese alle piccole furberie personali,che spesso ne ostacolano il cammino e ne disperdono lo slancio;che annullano le capacità,davvero rilevanti,che  consentono in altri paesi di legare importanti scoperte a nostri connazionali,che costringono ingegni straordinari all’espatrio ,privando noi delle loro intelligenze.
Allora è essenziale per il nostro futuro riuscire a distinguere nei partiti o nelle coalizioni che si disputeranno il governo del paese il grado di europeismo che li caratterizza,la volontà di condivisione di un progetto politico continentale,una visione più ampia della storia del nostro futuro.
Non i 5Stelle,che indecisi a tutto,ci contrabbandano i risultati della loro piattaforma Rousseau,che tra l’altro fa acqua da tutte le parti,facilmente permeata da hackers della cui azione si tace per vero pudore.
No i 5 Stelle che a giorni dispari sollecitano l’uscita dall’euro e a giorni pari pensano al baratto come forma di commercio.
Non i 5Stelle perchè sognano un referendum di popolo,sul modello della Brexit,che sull’argomento tolga loro le castagne dal fuoco,non sapendo essi da che parte prendere l’argomento senza scontentare i loro sostenitori,sparsi su tutto l’arco costituzionale.
Ma soprattutto non la destra,confusa,mischiata con l’oltranzismo ottuso della Lega,con i conti correnti bloccati dalla Magistratura per i continui imbrogli,chiusa tra il  suo disperato isolazionismo lepenista e un liberismo parolaio,che è costato al paese qualche anno fa il default economico.
Non la destra di Salvini e Moroni,delle cui prese di posizioni tra il ridicolo e l’insulso,abbiamo oramai perso ogni interesse anche di carattere esclusivamente dialettico.
Qualche tempo fa si poteva sentire tra la gente comune,preoccupata del suo futuro,una domanda disperata “Chi ci porterà in Europa?”,ricorderete i nostri conti pubblici sballati,i nostri immani debiti,i nostri scandali che dispersero una intera classe politica.
Ebbene in Europa ci confermerà la classe dirigente la cui provenienza è la stessa di quel tempo:siatene certi.
Umberto C

Un pensiero al giorno

settembre 17, 2017 by

 

 

” Canto la vita che ride, felice

   d’un giorno di nebbia, di sole, se cade la

    neve

    canto la sorpresa nei gesti dell’amore. “

 

Giovanni Lindo Ferretti

Oggi accadeva

settembre 17, 2017 by

 

A cura di Ennio Boccanera

2013         17         settembre          Toscana

Risultati immaginiCosta Concordia

 

 

La nave da crociera Costa Concordia, naufragata e incagliata sull’Isola del Giglio (GR) nel gennaio 2012, viene completamente raddrizzata dopo 19 ore di lavori.

Da Tele-sette n° 37 del 16/09/14

La storia

Costa Concordia è stata una nave da crociera della compagnia di navigazione Costa Crociere, naufragata il 13 gennaio 2012 all’Isola del Giglio.

Costruita dai cantieri navali della Fincantieri di Genova Sestri Ponente, fu varata il 2 settembre 2005.

La crociera di vernissage, di sei giorni e cinque notti, iniziò il 9 luglio 2006 dal medesimo scalo laziale e vide la nave salpare alla volta di Tunisi, proseguendo poi per La Valletta (Malta), Tripoli (Libia), Civitavecchia e giungendo infine nello scalo ligure di Savona, base operativa della compagnia crocieristica.

La “Grande crociera inaugurale” partì da quest’ultimo porto il 15 luglio alla volta di Barcellona, toccando successivamente Alicante, Gibilterra, Lisbona, Cadice, Malaga e Civitavecchia, attraccando di nuovo nel porto di Savona il 24 luglio, da dove iniziò il suo regolare servizio di crociere.

Il nome Concordia fa riferimento all’unità e alla pace fra le nazioni europee. I suoi tredici ponti avevano i nomi di altrettanti Stati europei (Olanda, Svezia, Belgio, Grecia, Italia, Gran Bretagna, Irlanda, Portogallo, Francia, Germania, Spagna, Austria e Polonia).

È uscita dal regolare servizio di navigazione dopo il naufragio subìto la sera del 13 gennaio 2012 presso l’Isola del Giglio, che ne ha causato la parziale sommersione. È poi stata smantellata a Genova.

La Concordia risulta essere la nave passeggeri di più grosso tonnellaggio mai naufragata.

2012

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Naufragio della Costa Concordia.

Luogo dell’incagliamento sull’Isola del Giglio42°21′53.5″N 10°55′16.46″E

La sera del 13 gennaio 2012 alle 21:45:05, la nave, in navigazione da Civitavecchia a Savona per una crociera nel Mediterraneo con partenza da Civitavecchia e scali previsti a Savona, Marsiglia, Barcellona, Palma di Maiorca, Cagliari, Palermo, urtò il più piccolo degli scogli de Le Scole, situato a circa 500 metri dal porto dell’Isola del Giglio: l’incidente provocò uno squarcio di 70 metri nello scafo.

A seguito del danno, Costa Concordia sbandò progressivamente sul lato di dritta (ovvero di destra), sino a sommergersi abbattendosi sul lato dritto, appoggiandosi al fondale e restando in larga parte emergente. Mentre 4200 persone furono tratte in salvo (in prevalenza mediante le lance di salvataggio, e alcune centinaia, rimaste bloccate a bordo dopo il rovesciamento, mediante motovedette ed elicotteri). Vi furono 32 morti, dei quali 30 corpi furono recuperati tra il momento del naufragio e la fine del marzo 2012; i resti degli ultimi 2 dispersi furono rinvenuti rispettivamente uno nell’ottobre 2013, dopo le operazioni di raddrizzamento per la rimozione della nave, l’altro il 3 novembre 2014, durante le operazioni di smantellamento della nave nel porto di Genova.

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