Il Punto

febbraio 25, 2018 by

Oggi è bene riflettere su quella che Gentiloni, nella bella intervista su Repubblica, chiama una scelta di campo: il voto del 4 marzo è una scelta di campo, forse definitiva, certamente drammatica come mai prima d’ora.
La scelta tra la democrazia, con tutte le sue imperfezioni, i ritardi, le risposte spesso insoddisfacenti, tra la libertà e la giustizia sociale, valori fondanti della nostra Carta Costituzionale e il sovranismo, il populismo che sa di chiuso, oscuro, illiberale, meschino; non ci sono distinguo da fare, non c’è spazio per l’altezzosità del pensiero alternativo, lo scontento un pò snobbistico dell’uomo di sinistra critico e nostalgico; c’è lo scontro tra un futuro di civiltà e una deriva barbarica, punto.
Chi si astiene dal voto o chi lo spreca con un atto di sfregio, si farà complice di un arretramento della nostra civiltà di cinquanta anni.
Queste affermazioni fanno da prologo inevitabile ad una riflessione sul nostro partito, il Partito democratico, sulle tracce lasciate in questi 5 anni di Governo da un ceto politico rivelatesi di primissimo piano, del quale, io credo, qualunque sia l’esito del voto, il paese non potrà ignorare la presenza; le discese in campo, le prese di posizione dei padri nobili del partito, lo dico prima della manifestazione di oggi all’Eliseo, da Napolitano a Prodi e forse, lo leggeremo domani, anche da Veltroni, sembra virino tutte verso la candidatura a leader del centro sinistra  di Paolo Gentiloni.
Le dichiarazioni di coloro che hanno dato vita al partito Democratico sembra facciano spazio intorno al presidente uscente, lo innalzino  a candidato unico, l’unico intorno al quale possa rinascere la speranza dell’Ulivo, l’unico che possa alimentare e dare corpo alla speranza di una  continuità certa nel cammino riformatore del paese, l’unico che sia in grado di saldare l’Italia con gli altri paesi fondatori dell’Europa con lo stesso diritto.
Cammino riformatore intrapreso nel 2013 con una maggioranza esigua e spesso sorretta da pattuglie fuoriuscenti dal Popolo delle libertà,da Alfano a Verdini, passando attraverso l’appoggio diretto, sia pure per brevi periodi, di tutto il Pdl; perchè Berlusconi sarà tutto, tranne che sciocco, e a quel tempo e, forse anche ora, si rese conto che l’unica speranza per il paese era costituita dal Pd; quello fu un caso utile del conflitto d’interessi.
La capacità politica, l’ acume, con cui  i nostri padri nobili preparano la separazione tra la segreteria del partito e la presidenza del consiglio, correggendone lo Statuto, stride con la rozzezza degli scissionisti, con il loro egoismo, la loro miopia, il loro astio per una rottamazione ritenuta ingiusta;con la loro indifferenza alle sorti del paese, al loro spirito di rivalsa meschino e autolesionista.
Il terrore di D’Alema di sprofondare nei risultati elettorali  con un leader mandato allo sbaraglio, con dei manifesti grigi e inefficaci, con una campagna elettorale sbagliata su toni scolastici e senza nessuno entusiasmo, potranno essere mitigati solo dalla sconfitta del suo avversario irriducibile, il segretario del Partito Democratico.
Sono convinto che resterà deluso su tutta la linea.
Umberto C

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Un pensiero al giorno

febbraio 24, 2018 by

 

” L’amore guarda non

   con gli occhi ma con

   l’anima.”

 

William Shakespeare

Oggi accadeva

febbraio 24, 2018 by

A cuea di Rnnio Boccanera

1966        24          febbraio          Lazio

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Aldo Moro

 

 

Moro vara il suo terzo governo, formato da un quatripartito: DC, Psi, Psdi e Pri.

 

Giorni di storia

La storia

Il Governo Moro III è stato il ventunesimo governo della Repubblica Italiana, il quarto e ultimo della IV legislatura.

È rimasto in carica dal 24 febbraio 1966 al 25 giugno 1968 per un totale di 852 giorni, ovvero 2 anni, 4 mesi e 1 giorno.

Wikipedia

Il Punto

febbraio 23, 2018 by
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Il ministro Calenda

 

Il piano impresa 4.0, voluto dal governo Renzi e realizzato dal ministro Calenda è un piano che prevede per tutte le imprese del territorio nazionale alcuni benefici che si articolano in 3 macropunti:
– Iper ammortamento al 250%.Le spese saranno ammortizzate negli anni per un totale del 250%del loro valore.Si acquista a 1000 euro e si ammortizza a 2500 euro.
-Credito di imposta per sostenere gli investimenti in attività di R&S
-Abbattimento del tasso di interesse per sostenere gli investimenti e assistenza del Fondo Garanzia per acquistare materiali e impianti in leasing.
Questa è tra le riforme più importanti e efficaci volute dal governo di centro sinistra che ha portato un aumento di fatturato per il 2017 di 5,1% in più, in particolare nel settore tessile, estrattivo, metallurgico, elettronico e, quello che più conta, un aumento di ordini in portafoglio del 6,5%e un aumento di posti di lavoro nel 2017 sull’anno precedente di 488 mila unità.
Questo esito ha permesso all’Italia di agganciare la ripresa in tutto il mondo, ma soprattutto di superare per l’export, i paesi più economicamente floridi dell’Europa.
I tassi di interessi sul debito sono fermi a 64 mld per anno  e lo spred con i bund tedeschi nelle giornate più calde si ferma a 135 punti.
Questi, amici miei, sono i dati: per chi non dovesse fidarsi potrebbe accertarsene sul sito dell’Istat.
Tuttavia al nord, secondo i sondaggi, prevale la formula Salvini-Berlusconi, cioè fuori gli immigrati e via le tasse,o comunque le tasse pagate dal nord restino al nord; al sud prevalgono i 5Stelle con la loro carica, precampagna elettorale,anti politica e anti sistema, ora non più perchè nel sistema vogliono inserirsi eccome!
Al centro prevale il Partito Democratico, grazie alla sua capacità amministrativa e al suo senso del sociale, alla sua eccellente organizzazione dei servizi, sia pubblici che privati.

La politica comunque, ed in particolare i governi di centro sinistra, poichè il governo degli ultimi 5 anni è stato di loro appannaggio, portano la responsabilità delle condizioni del sud per l’abbandono di intere aree alla criminalità organizzata, per il distacco delle istituzioni verso i cittadini, per l’assenza di un piano di diffusione della cultura attraverso le scuole di ogni ordine e grado; lo sviluppo economico ancora a macchia di leopardo, spinge verso un’alternativa allo Stato e ai suoi organismi, che spesso sfocia nell’adesione alla proposta criminale; tutto ciò non è nuovo, anzi è possibile datarlo dalla nascita dell’unità di Italia, data dalla quale, con qualche rara eccezione, l’unica risposta che lo Stato Centrale è stato capace di fornire al Sud è stato un’assistenzialismo misero e peloso.
Non desta meraviglia dunque che i 5Stelle siano apprezzati in queste regioni soprattutto per la proposta del reddito di cittadinanza, una degna continuità dell’assistenzialismo più cialtrone e per  la denuncia più chiara dell’incapacità dello Stato di rispondere con l’offerta di una dignità ad una terra sempre depredata per gli interessi del Nord.
Questo è l’impegno che la sinistra, ove fosse chiamata a continuare a governare, deve assumersi, lasciandosi dietro le divisioni suicide su problemi che interessano solo alcuni cacicchi e la loro voglia di mantenere le loro poltrone.
Al paese che ha bisogno dell’opera dei Calenda e dei Padoan, interessa poco se a D’Alema il Partito Democratico  pare poco democratico,quindi lui se ne va, interessa ancor meno assistere alle sue ironie da miglior fico del bigoncio(Cossiga), ai suoi acidi sarcasmi.
Se la sinistra non capisce che il tempo delle divisioni bizantine, dei capricci intellettuali, delle ideologie novecentesche è finito, porterà la responsabilità storica di un paese sgovernato dal Berlusconi pluricondannato, pluriinquisito, pluriprocessato, ovvero da una banda di ragazzi confusi, improvvisati, inadeguati che allegramente e inconsapevolmente butteranno al macero quanto di buono è stato fatto negli ultimi 5 anni.
Umberto C

 

Che l’Europa salvi l’Italia

febbraio 23, 2018 by

 

Genova (luglio 2001)

[…] Due mesi dopo le elezioni di cui il risultato, G8 a Genova.  L’Italia, nella persona del suo capo, dichiara la propria abbedienza assoluta all’America di Bush, che invia in Europa, lo sappiamo edesso, le sue truppe poliziesche piùferoci contro i manifestanto pacifisti. Mentre il governo, da parte sua, mette in atto una violenza che da sola batererebbe a giustificare le accuse di “fascismo” […]

 

Jacqueline Risset

Non siamo in vendita

 

(e.b.)

Unpensiero al giorno

febbraio 23, 2018 by

 

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Oggi accadeva

febbraio 23, 2018 by

 

A cura di Ennio Boccanera

1965        23         febbraio        Stati Uniti

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Stan Laurel

 

Muore a Santa Monica, all’eta di 74 anni, Stan Laurel, l’attore inglese che in coppia con Oliver Hardy aveva formato il duocomico più acclamato della storia del cinena.

 

Da Tele-sette n° 8 del 14/02/17

La storia

Stan Laurel, pseudonimo di Arthur Stanley Jefferson (Ulverston, 16 giugno 1890Santa Monica, 23 febbraio 1965), è stato un attore, comico, regista, produttore cinematografico e sceneggiatore britannico.

Stan Laurel, meglio conosciuto per il ruolo di Stanlio del duo comico Stanlio e Ollio (Laurel & Hardy), «è considerato uno dei più grandi attori comici di tutti i tempi; agilissimo nella sua fisicità e geniale nell’invenzione comica, ha innovato profondamente il modo di recitare la comicità per le sue capacità di rendere ricco di particolari intriganti un individuo “apparentemente stupido”.»[1] I suoi giochi di parole molto spesso erano frasi semplici, ma venivano espresse con variopinte e bizzarre combinazioni.

Wikipedia

Il Punto

febbraio 22, 2018 by

 

Risultati immagini per La dottoressa Fornero che piange

Elsa Fornero

 

Sempre, quando si riflette sul famoso ventennio berlusconiano, concordiamo sui guasti che l’ex cavaliere ha prodotto nella nostra economia e sulla situazione di banca rotta nella quale ha consegnato il paese all’impietoso bisturi del duo Monti/Fornero; per correttezza va qui ricordato che gli azionisti di riferimento del governo Monti, per un periodo, sono stati sia il Pd di Bersani che FI di Berlusconi, i quali concordarono che le misure che il governo tecnico aveva in animo di realizzare, erano necessarie per bloccare la deriva fallimentare del paese.
Mai, o quasi mai, riflettiamo sui  guasti prodotti dai governi a guida berlusconiana sulla nostra cultura, sulla nostra deriva morale, sui nostri rapporti con le istituzioni democratiche, insomma sull’imbarbarimento che il nostro senso civico andava progressivamente assumendo, sotto i colpi dei continui esempi negativi che la classe politica al governo infliggeva ai cittadini.
La concezione di vita diffusa e reclamizzata dalle televisioni di proprietà del nostro tycoon si basava essenzialmente sul dispregio delle regole formali e sostanziali, il perseguimento di un edonismo a tutti i costi, che vedeva la donna come l’oggetto desiderato sul quale sfogare le insane voglie dell’uomo perennemente infoiato e dominante, il sostanziale disinteresse per qualsiasi istituzione democratica, quando, come per esempio con la Magistratura, non si dichiarava addirittura la guerra santa.
Il dispreggio del Parlamento, quando costrinse la maggioranza a votare sulla parentela di una minorenne da lui corrotta con nientemeno che Moubarach, il presidente egiziano, oppure le centinaia di leggi a suo esclusivo interesse o per eludere le sue innumerevoli responsabilità; la sua vita border-line è stata di esempio per il suo popolo, che di tutti i suoi atavici difetti non si è mai mondato, anzi, grazie al monarca di Arcore,  ne ha fatto il suo tratto distintivo vantandosene con la solita sfacciataggine levantina.
E’ nata lì l’idea che della politica se ne può fare a meno, che dei partiti non ve n’è bisogno, che la loro intermediazione rallenta e offusca il contatto con il sole del potere, lì è nato il bisogno di emulazione del ricco che assoggettava ai suoi capricci tutte le regole di una democrazia che viceversa andava difesa con azioni quotidiane, delicata e preziosa come un fiore raro.
Da lì  si è rafforzato il discrimine verso il nemico politico, non più visto come un avversario che merita il rispetto per le sue idee e per il suo progetto di società alternativo, da lì l’insofferenza verso la cultura e l’esperienza della politica, sostituita dall’ambizione e dalla rapacità dell’imprenditore, dall’improvvisazione  dalla faciloneria del dilettante.
Da lì il dileggio per la pesantezza e l’inutilità della  moralità pubblica e privata e dunque il disprezzo per chi ne faceva uso, il compatimento per coloro che ancora se ne fregiavano e la  andavano pretendendo.
Il grande cinema italiano, culla della più straordinaria cultura sociopolitica del ‘900, instancabile nel denunciare e predire, disegnare l’avvenire, rinfocolare sentimenti e passioni, stella distintiva della cultura italica, ridotto ad una sguaiata passerella del più tristo avanspettacolo, con cosce e tette rigidamente in mostra e volgarità a tonnellate.
Nemmeno lo sport si è salvato, il calcio infiltratto dai miliardi della pubblicità ha rapidamente sostituito le bandiere, la passione del campanile, il sapore della sana festa paesana, con i contratti miliardari, il proliferare degli intermediari e dei procuratori, la corruzione per aumentare i guadagni, un richiamo per petrodollari e petrolieri.
Non è stata solo una parentesi di cattiva amministrazione, ma una coperta di barbarie sotto la quale siamo impazienti di rifuggiarci ancora.
Umberto C

Lettere dal carcere

febbraio 22, 2018 by

 

26 dicembre 1927

 

Carissimo Beri,

ho ricevuto con un certo ritardo la tua lettera del 25 novembre, sapevo che un gruppo di confinati era stato inviato a Palermo in carcere. ma ignoravo l’imputazione precisa; credevo si trattasse di un processo disciplinare dinanzi al pretore, trasportato a Palermo solo per la scarsa capacità del carcere isolano. Beh! pazienza, caro Berti!

Avvocati ne conosco, su per giù, come te. Penso che avrai tempo per pensarci, se l’istruttoria andrà fino in fondo e ti imballeranno per Roma. Io, personalmente, non ho ancora pensato al grave problema, che mi fa alquanto ridere. Su per giù, farei anche meno dell’avvocato,[…]

 

Antonio Gramsci

 

(e.b.)

Un pensiero al giorno

febbraio 22, 2018 by

 

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Anonimo