Adriano Olivetti-una leggenda

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Cosa sono.cosa rappresantano i Centri Comunitari?
Si tratta in sostanza di portare gradatamente in tutti i piccoli villaggi-cioè nell’intera Comunità-il piano di assistenza sociale,culturale,educativa,ricreativa,più completo,quale si trova nelle nazioni più progredite.
Nel contempo,attraverso elezioni,dibattiti e numerose esperienze,rafforzare nelle loro radici i valori democratici che si fondano nei piccoli Centri sulla collaborazione di molteplici persone investite dai loro compagni di fiducia e di responsabilità.Poichè in ogni Centro si procede a libere elezioni di un presidene,di un addetto culturale,di un addetto ai servizi sociali,di un addetto ai servizi sportivi.
Col progresso delle Comunità e il perfezionamento di questi servizi si aggiungono le sezioni economiche,l’ufficio e le attività sindacali,un osservatorio urbanistico e ,per i piccoli Comuni,una sezione di collegamento e assistenza tecnica.
Noi siamo all’inizio di un esperimento di politica nuova,in cui le sane forze dell’autonomia si sostituiscono all’inerzia degli organi di amministrazione centrale per tentare di risolvere i problemi più gravi della collettività su scala comunitaria.E’ una politica sulla cui strada incontreremo non pochi ostacoli,ma che con lo sforzo consapevole dei nostri associati riusciremo a
realizzare.
Abbiamo portato in tutti i villaggi di campagna,in tutti i paesi della montagna,per la prima volta,quelle che io chiamavo un giorno le nostre armi segrete:i libri,i corsi culturali,le opere dell’ingegno e dell’arte.
Noi crediamo profondamente alla virtù rivoluzionaria della cultura che dà all’uomo il suo vero potere e la sua vera espressione,come il campo arato si distingue dal campo abbandonato e incolto.
Insieme ai Centri Comunitari,e strettamente a essi legati,sono intenti alacremente a dar vita alla Comunità del Canavese,come in un grande laboratorio sociale,gli altri strumenti d’azione:la Lega dei Comuni,la Lega delle Comunità di fabbrica,l’I-RUR,l’Istituto per il progresso economico,il Centro di Assistenza Sociale.
Noi non rinunceremo mai alla lotta contro la disoccupazione e la miseria.
Nel quadro di questa lotta è nato l’Istituto per il Rinnovamento Urbano e Eurale del Canavese con la collaborazione valida e disinteressata di tecnici amici.
E mentre i fiumi d’inchiostro degli articoli di pseudointellettuali non hanno ancora sottratto un solo uomo all’indigenza e alla tragica inquietudine di una vita senza lavoro,l’I-RUR perfeziona i suoi programmi,avvia i suoi studi e compie i suoi esperimenti,assume i suoi primi disoccupati.
Quello che è stato fatto in tre anni sinora con l’I-RUR Canavese,con lo sforzo tenace di uomini entusiasti.è un esperimento denso di soddisfazioni e una promessa piena di speranze.Ma soprattutto abbiamo una viva e concreta esperienza
sul modo di affrontare i problemi delle aree depresse,che è il problema del Sud,delle Valli Alpine,delle isole.
Nei comuni del Canavese ove sta maturando il nostro primo esperimento è dunque rinata pur ieri una nuova vita che è appena alla sua infanzia e questa nuova vita è un simbolo di qualcosa di più grande che si sta creando nell’intero territorio:la sua unità morale.O
gnuno lavorando per la Comunità di Fabbrica sa che il fine di ogni giorno è che sempre più la fabbrica si adoperi per l’avvenire della Comunità.
Le soluzioni su cui si sono appuntati finora i critici del sistema capitalista,le nazionalizzazioni,risolvono forse l’indispensabile fine di adeguare il lavoro ai complessi movimenti psicologici dell’uomo?la nostra risposta è negativa.
Perchè soltanto in un ordine nuovo ,inserito nel fraterno disegno della Comunità,il lavoro potrà trovare la sua luce e la sua ricompensa.
Il modello di industria autonoma è quello che fu realizzato e attuato nei grandi e avanzati stabilimenti Zeiss di Jena.Qui da anni vigeva,formidabile strumento di progresso tecnico e sociale,un potere comunitario secondo i nostri ideali,che abbiamo prima tracciato:democrazia,lavoro,cultura.
La città e la comunità di Jena vi rappresentavano il potere locale e l’ordine democratico:esse controllavano e l’università e la fabbrica,impedendo le cristallizzazioni e i particolarismi,dando luogo alla circolazioni degli uomini e delle idee.
Così la città si arricchiva per il lavoro della fabbrica,la fabbrica soccorreva l’università,e l’università aiutava la fabbrica.
I partiti procedono con i nomi dei grandi leaders invecchiati e stanchi e i più grandi problemi del nostro tempo,i problemi dell’economia e dello Stato,sono discussi nelle terze pagine dei quotidiani da letterati improvvisati,senza il serio soccorso di veri scienziati.
 Voi avete ormai capito il nostro disegno,i Centri Comunitari sono le cellule democratiche del nuovo Stato,i sindacati l’energia dinamica,i Centri Culturali la garanzia di capacità e competenza dei suoi quadri;
perciò la Comunità avrà vita quando tutti i suoi organi saranno creati,quando le fabbriche lavoreranno per la Comunità,per il suo piano economico e sociale,per la prosperità,per la sicurezza e l’ascesa di ognuno”.


dal “Cammino della Comunità”edizioni di comunità

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