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Un pensiero al giorno

luglio 7, 2017

 

” Amare non significa

   guardarsi negli occhi,

   ma guardare insieme

   verso la stessa meta. “

 

( Antoine De Saint )

Oggi accadeva

luglio 7, 2017

 

A cura di Ennio Boccanera

1849         7           luglio            Lazio

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Goffredo Mameli

 

A Roma muore il ventiduenne Goffredo Mameli, autore del nostro inno nazionale. Genovese, ha combattuto nelle 5 giornate di Milano. Poi accorre a combattere a Roma, volontario con Garibaldi sul Gianicolo, contro i francesi del generale Oudinot. Il 3 giugno è colpito da una pallottola alla gamba e la ferita va in cancrena. Nominato capitano sul campo, dopo giorni di sofferenze all’ospedale dei Pellegrini, muore da eroe come è vissuto.

 

Messaggero 7/7/2008

 

La storia

Goffredo Mameli dei Mannelli, meglio noto semplicemente come Goffredo Mameli (Genova, 5 settembre 1827Roma, 6 luglio 1849), è stato un poeta, patriota e scrittore italiano nato nel Regno di Sardegna.

Annoverato tra le figure più famose del Risorgimento italiano, morì a soli 21 anni a seguito di una ferita infetta che si procurò durante la difesa della seconda Repubblica Romana. È l’autore delle parole dell’inno italiano.

Nato nell’allora Regno di Sardegna, Goffredo Mameli, istruito nelle Scuole Pie di Genova, doc nel collegio di Carcare in provincia di Savona, fu autore, all’età di quasi 20 anni, delle parole del Canto degl’Italiani (1847), più noto in seguito come Inno di Mameli, adottato un secolo dopo come inno nazionale provvisorio della Repubblica Italiana nel 1946, musicato da Michele Novaro. Ma già ai tempi della scuola dimostrò il suo talento letterario componendo versi d’ispirazione romantica, intitolati Il giovane crociato, L’ultimo canto, Le vergine e l’amante di cui però non si conoscono recensioni come opere d’arte.

La lapide dedicata a Mameli alla Trinità dei Pellegrini

Mameli venne presto conquistato dallo spirito patriottico e, durante i pochi anni della sua giovinezza, riuscì a far parte attiva in alcune memorabili gesta che ancor oggi vengono ricordate, come ad esempio l’esposizione del tricolore per festeggiare la cacciata da Genova degli Austriaci del 1746. Nel marzo 1848 organizzò una spedizione di trecento volontari per andare in aiuto a Nino Bixio durante i moti di Milano e, in virtù di questa impresa coronata da successo, venne arruolato nell’esercito di Giuseppe Garibaldi con il grado di capitano.

Il giornale Diario del Popolo diretto da Mameli

In questo periodo compose un secondo canto patriottico, intitolato l’Inno militare musicato da Giuseppe Verdi.[2] Dopo l’armistizio, tornato a Genova riuscì a dedicarsi alla composizione musicale diventando contemporaneamente direttore del giornale Diario del Popolo e senza dimenticare di pubblicizzare le sue idee irredentiste nei confronti dell’Austria.

La sua opera di patriota venne anche svolta: a Roma, nell’aiuto a Pellegrino Rossi e per la proclamazione del 9 febbraio 1849 della Repubblica romana di Mazzini, Armellini e Saffi; e in una campagna, svolta a Firenze, per la fondazione di uno stato unitario tra Lazio e Toscana.

Nel suo continuo vagabondaggio si trovò nuovamente a Genova, sempre al fianco di Nino Bixio nel movimento irredentista fronteggiato dal generale Alberto La Marmora, quindi nuovamente a Roma nella lotta contro le truppe francesi venute in soccorso di Papa Pio IX (che nel frattempo aveva lasciato la città).

Goffredo Mameli fu membro della Gran Loggia d’Italia[3].

La morte

La sua morte avvenne durante l’assedio di Roma, l’ultimo atto della breve Repubblica romana del 1849: tornato nuovamente capitano nell’esercito di Garibaldi, combatté al suo fianco nella difesa della Villa del Vascello sul colle del Gianicolo. Fu ferito alla gamba sinistra durante l’ultimo assalto del 3 giugno a Villa Corsini, occupata dai francesi.

Di questo episodio sono note due versioni, una secondo la quale sia stato ferito per sbaglio dalla baionetta di un commilitone, l’altra, più diffusa e accreditata, sostiene invece che sia stato raggiunto da una fucilata francese. In ogni caso, fu trasportato dai compagni all’ospizio di Trinità dei Pellegrini, dove venne visitato e curato dal medico Pietro Maestri. Le condizioni apparvero immediatamente molto gravi, come si capisce dalle parole di Maestri ad Agostino Bertani, che visitò Mameli alcuni giorni dopo:

« Io lo vidi dopo 3 ore circa in uno stato quasi di stupefazione. Non era bene in sé stesso e cadeva in gravi e frequenti deliqui. Pallido e sparuto nel volto, quasi avesse sofferto più mesi di malattia: nei pochi momenti in cui non gli mancava la coscienza di sé accusava dolori spasmodici in conseguenza della ferita »

Il vero problema fu però la cancrena, che Maestri osservò dopo quattro giorni. Quando Bertani vide per la prima volta la gamba di Goffredo Mameli era il 19 giugno e la cancrena era arrivata a quattro dita sotto al ginocchio, e dopo un consulto con Maestri e altri medici si decise di amputare. L’intervento fu eseguito dal chirurgo Paolo Maria Raffaello Baroni e giudicato positivamente da Bertani data la modesta perdita di sangue e la corretta chiusura del moncone.

Nulla si poté fare comunque contro la sopravvenuta infezione, che peggiorò gradualmente fino a causare la morte per setticemia del Mameli Goffredo, il 6 luglio 1849, alle 7.30 del mattino, a 21 anni, nell’ospizio di Trinità dei Pellegrini[4].

Wikipedia