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Un pensiero al giorno

luglio 15, 2017

 

” Ricorda, la tempesta

   è una buona opportunità

   per il pino e il cipresso

   per mostrare la loro forza

   e la loro stabilità. “

 

( Ho Chi Minh )

Oggi accadeva

luglio 15, 2017

 

A cura di Ennio Boccanera

1917         15           luglio         Veneto

Fanteria - 141° e 142° reggimento, brigata Catanzaro

Fanteria – 141° e 142° reggimento, brigata Catanzaro

1 marzo 1915

 

Sul fronte italiano la brigata < Catanzaro > si ribella ai metodi repressivi usati dagli alti comandi per il mantenimento della disciplina. Nel mese di marzo era stato tenuto nascosto l’ammutinamento della brigata < Ravenna >. Fino a settembre  si verificano oltre cento episodi di < disfattismo >, diserzione, ammutinamento.

Giorni di Storia n° 14

La storia

La rivolta della brigata Catanzaro, avvenuta il 15 luglio 1917 a Santa Maria La Longa, fu il più grave episodio di ammutinamento all’interno del Regio Esercito durante la prima guerra mondiale e l’unico in cui sia avvenuta una vera e propria rivolta organizzata.

Antefatti

La brigata ”Catanzaro”, composta da due reggimenti, il 141° ed il 142°, era un’unità che si era distinta nei combattimenti dal suo dispiegamento nel luglio del 1915. Durante la terza battaglia dell’Isonzo, sul monte San Michele, tra il 17 ed il 26 ottobre 1915 perse quasi la metà degli effettivi.[2] impiegata duramente sul Carso, durante la Strafexpedition il 141º Reggimento, subì gravi perdite, ad esempio il 3 giugno 1916, perse, in un solo giorno, il 38% degli effettivi, con 333 morti.

La decimazione della Catanzaro

Il 26 maggio 1916 mentre due battaglioni del 141º reggimento tenevano la prima linea sul Monte Mosciagh sull’altopiano d’Asiago, gli altri due stavano nelle immediate retrovie, ai piedi del monte, pronte al rinforzo della linea, in caso di attacco.[4] Verso le sette di sera, in concomitanza con una forte grandinata, gli austriaci attaccarono la linea italiana, presi di sorpresa, i soldati si ritirarono verso le seconde linee, alcuni sbandarono nei boschi circostanti. La maggior parte fu radunata subito e spedita al contrattacco, ma alcuni tornarono al reggimento solo la mattina seguente. Tra gli 86 rientrati in ritardo furono fucilati, due giorni dopo, il 28 maggio, i quattro più alti in grado (un sottotenente e tre sergenti) e otto soldati estratti a sorte, su ordine del comandante del reggimento, il colonnello Attilio Thermes, gli altri furono sottoposti a corte marziale. I fucilati furono gettati in una foiba sulle pendici del monte Sprunk, dove il reggimento si era ritirato sotto la pressione dell’offensiva austriaca La corte ne assolse 7 poiché appurò che non avevano partecipato allo sbandamento, questi soldati erano tra quelli scampati al sorteggio.[4] Gli altri vennero condannati a due soli anni di reclusione, in quanto la corte marziale giudicò che avessero agito sotto momentanea infermità mentale.[6] Thermes fu il primo ufficiale a ricevere un encomio da parte di Cadorna, dall’inizio delle ostilità, pubblicato nell’Ordine del giorno del 22 giugno 1916.[7]

Le fucilazioni sommarie senza processo, frequenti durante la prima guerra mondiale all’interno del Regio esercito, furono scarsissime negli altri eserciti belligeranti (a parte gli imperi orientali, ottomano e russo, dove i dati relativi alle esecuzioni non sono disponibili), mentre le decimazioni furono una prerogativa solo italiana.[8] Dopo l’episodio della 141ª, Cadorna istituzionalizzò le decimazioni con una circolare del primo novembre 1916, prescrivendola per i reati più gravi, qualora non fosse stato possibile identificare i responsabili.[8] Almeno altri sette casi di decimazioni sono state accertate durante gli anni di guerra.[8]

Nell’inverno ’16-’17 la brigata assistette alla fucilazione sommaria di un soldato accusato di diserzione.[5] I primi di giugno, mentre il 142º reggimento della Catanzaro si accingeva a ripartire per la prima linea i soldati si ribellarono urlando e sparando in aria, l’immediato intervento degli ufficiali riportò immediatamente la calma.[9]Per questa breve rivolta, un soldato venne processato dalla corte marziale e condannato a morte, ma, in cambio dei nomi di presunti sobillatori, ottenne il rinvio della pena.[9] L’autorità militare, per individuare certamente i soldati che incitavano i compagni alla rivolta, inserì nella brigata carabinieri travestiti da soldati.[9]Il 14 luglio 1917, il giorno precedente alla rivolta, i carabinieri infiltrati nelle compagnie furono ritirati poiché era stata scoperta la loro vera identità, il comando di brigata affidò ai carabinieri con rinforzi di cavalleggeri il compito di effettuare nove arresti fra i soldati l’indomani mattina.[9]

La rivolta della Catanzaro

La sera del 15 luglio 1917, la brigata Catanzaro era di stanza a Santa Maria La Longa per un periodo di riposo dopo 40 giorni in prima linea sul fronte del Carso, contro le fortificazioni dell’Ermada.[2] Il 141º reggimento ed il 142° ricevettero, a sera, l’ordine che gli annunciava l’immediato ritorno in linea, i soldati, provati dalla durezza degli scontri, si ribellarono armati, sparando contro gli alloggiamenti degli ufficiali, uccidendone alcuni.[5]

I soldati ribelli si impossessarono di tre mitragliatrici, e solo l’intervento di ingenti forze, carabinieri, cavalleggeri e una sezione d’artiglieria mobile, riportarono l’ordine al mattino, arrestando i soldati ribelli.[5] Il bilancio della notte di rivolta ammonta 3 ufficiali e 4 carabinieri uccisi.[5][10] Durante la rivolta, alcuni soldati spararono contro la villa della famiglia Colloredo, che abitualmente ospitava Gabriele D’Annunzio, in quel momento assente, poiché presso un campo d’aviazione per preparare una nuova missione.[5]

La mattina dopo, 28 soldati, di cui 12 sorteggiati all’interno della 6ª compagnia del 142°, furono fucilati contro il muro del cimitero. La responsabilità per la decimazione della 6ª compagnia fu assunta direttamente dal comandante del VII corpo d’armata, il generale Adolfo Tettoni, mentre per quei soldati ribelli colti in flagrante, appartenenti ad entrambi reggimenti, 141° e 142°, l’ordine fu dato dal comandante della 45ª divisione, generale Galgani.[11] I superstiti furono tradotti in prima linea, sotto scorta armata ma, durante il tragitto, alcuni gettarono le munizioni, venendo puniti con altre 10 fucilazioni sommarie.

Dei superstiti, 132 soldati, vennero inviati successivamente a corte marziale, che comminò 4 condanne a morte, eseguite nel settembre dello stesso anno.

Le cause della rivolta, per il comandante della III° armata, il Duca D’Aosta, erano da ricercare nello scontento dei soldati della brigata Catanzaro per il prolungato impiego sul fronte del Carso e per la disparità di trattamento rispetto ad altre brigate che usufruivano di turni al fronte più agevoli, invece, il rapporto sugli stessi eventi del comandante del VII° corpo, generale Tettoni, imputava alla propaganda socialista ed ai giornali che riportavano le notizie dalla Russia le principali cause della rivolta.Entrambi consideravano una delle cause minori la soppressione delle licenze per i soldati siciliani, numerosi nella brigata, dovuta all’alto numero di disertori nell’isola.

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