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Oggi accadeva

agosto 3, 2017

 

A cura di Ennio Boccanera

1993         3          agosto          Lazio

Sergio Mattarella

Il Parlamento vara la nuova legge elettorale, maggioritaria per il 75% dei seggi, proporzionale per il restante 25%.

Giorni di storia

 

La Storia

Per legge Mattarella, dal nome del suo relatore, Sergio Mattarella, si intende una riforma della legge elettorale della Repubblica italiana, attuata in seguito al referendum del 18 aprile 1993, con l’approvazione delle leggi 4 agosto 1993 n. 276 e n. 277, che introdussero in Italia, per l’elezione del Senato e della Camera dei deputati, un sistema elettorale misto così composto:

  • maggioritario a turno unico per la ripartizione del 75% dei seggi parlamentari;
  • recupero proporzionale dei più votati non eletti per il Senato attraverso un meccanismo di calcolo denominato “scorporo” per il rimanente 25% dei seggi assegnati al Senato;
  • proporzionale con liste bloccate per il rimanente 25% dei seggi assegnati alla Camera;
  • sbarramento del 4% alla Camera.

Il sistema così concepito riunì pertanto tre diverse modalità di ripartizione dei seggi (quota maggioritaria di Camera e Senato, recupero proporzionale al Senato, quota proporzionale alla Camera) e per tale ragione venne anche chiamato “Minotauro” in reminiscenza del nome del mostruoso essere parte uomo e parte toro presente nella mitologia greca.

La legge sostituì il precedente sistema proporzionale in vigore dal 1946 al 1953 e dal 1954 al 1994 ed è rimasta in vigore fino al 2005 quando venne sostituita dalla legge Calderoli.

La legge regolò le elezioni politiche italiane del:

Il politologo Giovanni Sartori coniò per la legge l’ulteriore soprannome di Mattarellum in riferimento al nome del relatore e ritenne a suo giudizio illusorio il tentativo di creare un sistema prevalentemente maggioritario all’italiana attraverso il “Minotauro”

La legge Mattarella configurava un sistema elettorale maggioritario, corretto da una sensibile quota proporzionale pari ad un quarto dei seggi di ciascuna assemblea legislativa o camera.

In prima istanza, il territorio nazionale era suddiviso in 475 collegi uninominali per la Camera, e in 232 per il Senato. L’attribuzione di questo primo gruppo di seggi avveniva molto semplicemente in base ad un sistema maggioritario a turno unico plurality: veniva eletto parlamentare il candidato che avesse riportato la maggioranza relativa dei suffragi nel collegio. Nessun candidato poteva presentarsi in più di un collegio. I rimanenti seggi erano invece assegnati con un metodo tendenzialmente proporzionale, funzionante però con meccanismi differenziati fra le due assemblee. Per quanto riguarda la Camera, l’elettore godeva di una scheda elettorale separata per l’attribuzione dei 155 seggi residui, cui accedevano solo i partiti che avessero superato la soglia di sbarramento nazionale del 4%.

Il calcolo dei seggi spettanti a ciascuna lista veniva effettuata nel collegio unico nazionale mediante il metodo Hare dei quozienti naturali e dei più alti resti; tali seggi venivano poi ripartiti, in ragione delle percentuali delle singole liste a livello locale, fra le 26 circoscrizioni plurinominali in cui era suddiviso il territorio nazionale, e all’interno delle quali i singoli candidati — che potevano corrispondere a quelli presentatisi nei collegi uninominali — venivano proposti in un sistema di liste bloccate senza possibilità di preferenze. Il meccanismo era però integrato dal metodo dello scorporo, volto a dar compensazione ai partiti minori fortemente danneggiati dall’uninominale: successivamente alla determinazione della soglia di sbarramento, ma antecedentemente al riparto dei seggi, alle singole liste venivano decurtati tanti voti quanti ne erano serviti a far eleggere i vincitori nell’uninominale — cioè i voti di scarto tra i primo classificato e il secondo — i quali erano obbligati a collegarsi ad una lista circoscrizionale.

Per quanto riguarda il Senato, gli 83 seggi proporzionali venivano assegnati, secondo il dettato costituzionale, su base regionale. In ogni Regione venivano assommati i voti di tutti i candidati uninominali perdenti che si fossero collegati in un gruppo regionale, ed i seggi venivano assegnati utilizzando il metodo D’Hondt delle migliori medie: gli scranni così ottenuti da ciascun gruppo venivano assegnati, all’interno di essa, ai candidati perdenti che avessero ottenuto le migliori percentuali elettorali. Ancor più che alla Camera, ove lo scorporo era parziale, lo scorporo totale previsto per il Senato faceva funzionare la quota proporzionale di fatto come una strana quota minoritaria, in aperto contrasto con l’impianto generale della legge elettorale.

Effetti e obiettivi

Il già descritto aspetto compensativo della quota proporzionale poteva venire eluso dall’uso delle cosiddette liste civetta, per scaricare su queste, anziché nel reale partito di riferimento di un candidato uninominale, i voti da scomputarsi per ogni collegio in cui si era risultati vincenti: bastava che il candidato dichiarasse di essere legato a una lista che veniva appositamente creata per questo scopo. Il trucco, congegnato per la prima volta durante le elezioni del 2001, fu attuato sia dalle forze di centrosinistra sia da quelle di centrodestra, creando le une una lista chiamata Paese Nuovo, e collegandosi le altre alla lista Abolizione Scorporo.

La personalizzazione dell’elezione era una delle caratteristiche colte dal legislatore istituendo i collegi uninominali i quali, essendo ristretti in un territorio limitato geograficamente e per numero di elettori, avrebbero dovuto favorire l’instaurarsi di un rapporto più diretto fra rappresentati e rappresentante.

Ai tempi in cui era in vigore, molti commentatori sostenevano che questo tipo di sistema elettorale incoraggiasse i partiti ad apparentarsi e presentarsi in coalizioni per superare gli avversari in numero di voti e vincere il collegio uninominale. Benché questo effettivamente accadesse, bisogna tenere presente che, una volta eletti, i candidati d’una coalizione o d’un partito potevano dar vita a nuove formazioni politiche, come di fatto numerose volte avvenne nel caso italiano: va, però, tenuto a mente come il dato numerico mostri una riduzione dei gruppi parlamentari (dai 14 dell’XI legislatura, l’ultima prima dell’approvazione delle leggi qui in esame, ai 10 della Legislatura successiva, fino agli 8 della XIV legislatura, l’ultima sotto la vigenza del mattarellum, per poi tornare a 14 nel corso della XV legislatura, la prima a seguito dell’approvazione della riforma Calderoli) dimostrando, quindi, l’efficacia della normativa da questo punto di vista. Visto che esisteva spesso il rischio che l’assegnazione di un seggio dipendesse da poche manciate di voti, scaturiva la possibilità che un partito anche di piccole dimensioni potesse far leva sulla sua importanza, reale o presunta, per vedersi maggiormente riconoscere le proprie richieste in termini di programma e di candidati nei seggi uninominali da farsi assegnare dal capo della coalizione. Giovanni Sartori conclude quindi che l’effetto della legge fu semmai quello di aumentare i partiti, intesi come forze politiche autonome con concrete possibilità di influire sulla maggioranza.

Wikipedia

Ripartizione dei seggi

Camera dei deputati

Circoscrizione Proporzionale Maggioritario Totale
I – Piemonte 1 6 19 25
II – Piemonte 2 6 17 23
III – Lombardia 1 10 31 41
IV – Lombardia 2 11 32 43
V – Lombardia 3 4 11 15
VI – Trentino-Alto Adige 2 8 10
VII – Veneto 1 8 22 30
VIII – Veneto 2 5 15 20
IX – Friuli-Venezia Giulia 3 10 13
X – Liguria 6 14 20
XI – Emilia-Romagna 9 32 41
XII – Toscana 10 29 39
XIII – Umbria 2 7 9
XIV – Marche 4 12 16
XV – Lazio 1 10 32 42
XVI – Lazio 2 4 11 15
XVII – Abruzzo 3 11 14
XVIII – Molise 1 3 4
XIX – Campania 1 8 25 33
XX – Campania 2 7 22 29
XXI – Puglia 10 34 44
XXII – Basilicata 2 5 7
XXIII – Calabria 6 17 23
XXIV – Sicilia 1 7 20 27
XXV – Sicilia 2 7 21 28
XXVI – Sardegna 4 14 18
XXVII – Valle d’Aosta 1 1
TOTALE 155 475 630

Fonte: Camera dei deputati

Senato della Repubblica

Circoscrizione Proporzionale Maggioritario Totale
Piemonte 6 17 23
Valle d’Aosta 1 1
Lombardia 12 35 47
Trentino-Alto Adige 1 6 7
Veneto 6 17 23
Friuli-Venezia Giulia 2 5 7
Liguria 3 6 9
Emilia-Romagna 6 15 21
Toscana 5 14 19
Umbria 2 5 7
Marche 2 6 8
Lazio 7 21 28
Abruzzo 2 5 7
Molise 2 2
Campania 8 22 30
Puglia 6 16 22
Basilicata 2 5 7
Calabria 3 8 11
Sicilia 7 20 27
Sardegna 3 6 9
TOTALE 83 232 315
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