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Un pensiero al giorno

agosto 11, 2017

 

” A me già solo a senti

   che il leone

   e ‘a gazzella

   ‘a mattina corrono

    me viè l’ansia. “

 

(aforismo romano)

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Oggi accadeva

agosto 11, 2017

 

A cura di Ennio Boccanera

1937         11           agosto         Spagna

Spanish War 1936-1938.gif

La Spagna nel 1936

 

Fu sciolto il Consiglio d’Aragona, dominato dagli anarchici, che era diventata una minaccia per il governo centrale. Per soffocare l’estremismo di sinistra, il disfattismo e l’esaltazione del regionalismo, a Barcellona furono vietati i comizi.

 

Giorni di Storia n° 22

La storia

La conquista dell’Aragona

La fertile provincia dell’Aragona era la personificazione vivente delle vittoriose lotte contro il fascismo. Era la sola provincia realmente occupata dai fascisti e poi riconquistata loro con le armi. Era l’orgoglio principale delle masse catalane, perché erano state loro a salvare l’Aragona. Dopo tre giorni dalla vittoria di Barcellona le milizie della CNT e del POUM si dirigevano da questa città verso l’Aragona. Il PSUC allora aveva pochi iscritti e era un partito di scarsa, se non nessuna, importanza. I nomi delle grandi battaglie in questa provincia — Monte Aragon, Estrecho Quinto, ecc. — erano unicamente legati agli eroi della CNT e del POUM che aveva conquistato queste località. Fu nella vittoriosa conquista dell’Aragona che Durruti acquistò la sua fama leggendaria di capo militare, e le forze che egli guidò alla difesa di Madrid nel novembre, erano le truppe scelte il cui morale era stato saldato con le vittorie aragonesi.

Una ragione non ultima del successo ottenuto nell’Aragona era stato il fatto che, sotto la guida di Durruti, le milizie marciavano come un esercito di liberazione sociale. Ogni villaggio strappato ai fascisti era trasformato in fortezza rivoluzionaria. Le milizie esortavano a eleggere i comitati di villaggio ai quali erano devolute tutte le grandi proprietà agricole e i loro attrezzi. I titoli di proprietà privata, le ipoteche ecc. vennero dati alle fiamme. Avendo in tal modo trasformato l’ambiente dei villaggi, le colonne del POUM-CNT potevano proseguire con la certezza che tutti i villaggi che si lasciavano alle spalle, avrebbero combattuto fino alla morte per le terre che ora appartenevano loro.

Forti del successo ottenuto con la liberazione dell’Aragona, gli anarchici incontrarono in questa provincia poca resistenza da parte del blocco borghese-comunista, durante i primi mesi. I consigli municipali dell’Aragona venivano eletti direttamente dalle comunità. Il consiglio aragonese ebbe in un primo momento una larga rappresentanza di anarchici. Quando fu costituito il governo Caballero, gli anarchici accettarono rappresentanti di altri gruppi antifascisti nel consiglio, ma fino all’ultimo giorno della sua esistenza le masse aragonesi furono raggruppate attorno alle organizzazioni libertarie. I comunisti erano presenti con un gruppo esiguo poco influente.

Almeno tre quarti delle terre erano coltivate dai collettivi. Su quattrocento collettivi solo dieci aderivano alla UGT. I contadini che desideravano lavorare la terra individualmente potevano fare, a condizione che non impiegassero lavoro salariato. Per i fabbisogni familiari era permesso il possesso di bestiame a titolo individuale. Le scuole erano finanziate dalle comunità. La produzione agricola della regione aumentò dal trenta al cinquanta per cento rispetto all’anno precedente, quale risultato del lavoro collettivizzato. Enormi quantità di prodotti in eccedenza vennero devoluti gratis al governo, perché fossero utilizzati al fronte.

Si tentò di mettere in atto principi libertari in campo monetario e salariale. I salari venivano corrisposti per mezzo di un sistema di buoni di scambio validi per le merci nelle cooperative. Ma tutto ciò non era altro che un mitico adattamento alla tradizione anarchica dal momento che i comitati, continuando a vendere e comprare prodotti e merci con il resto della Spagna, erano costretti ad usare la carta moneta in ogni transazione, così che i buoni non erano niente altro che un sistema economico interno basato sul denaro che era tenuto dai soli comitati. I salari erano pagati sulla base della unità familiare: un solo lavoratore era pagato con l’equivalente di 25 pesetas; una coppia di coniugi di cui uno solo lavorasse, 35 pesetas e quattro pesetas in più settimanali per ogni figlio. Questo sistema aveva una grave debolezza, specialmente per fatto che tutto il resto della Spagna pagava con salari differenziati di molto tra i manuali e i lavoratori professionali, a tal punto che proprio questa disparità di salario, spingeva molti tecnici specializzati ad emigrare dall’Aragona. Per il momento tuttavia, le convinzioni ideologiche dei tecnici e dei lavoratori professionali supplirono a questa debolezza in modo da ovviarla, tanto più che si aveva la garanzia che con la stabilizzazione della rivoluzione, si sarebbe dovuto istituire un periodo transitorio con salari più alti per i lavoratori specializzati e per i professionisti. Ma i comunisti che avevano la sfacciataggine di confrontare la situazione dell’Aragona con la mostruosa disparità di salari esistente nell’Unione Sovietica, sembravano aver completamente dimenticato che il salario familiare — che è l’essenza della dottrina di Marx « a ciascuno secondo i propri bisogni » — era un traguardo per il quale si doveva ancora lottare, e dal quale l’Unione Sovietica è infinitamente più lontana ora sotto Stalin che sotto Lenin e Trockij.

La maggioranza anarchica nel Consiglio dell’Aragona portò in pratica all’abbandono della teoria anarchica dell’autonomia dell’amministrazione economica. Il Consiglio agì come una agenzia di centralizzazione. L’opposizione era in una tale disperata minoranza in Aragona, e le masse erano così attaccate al nuovo ordine, che non risulta si siano avute riunioni comuniste a carattere di massa nell’Aragona in diretta opposizione al Consiglio. Molte riunioni, con la partecipazione comunista, furono organizzate unitariamente, una sin dal 7 luglio 1937. Né in questi raduni, né altrove in Aragona, i comunisti ripetevano le calunnie che la loro stampa diffondeva altrove, allo scopo di preparare il terreno ad una invasione.

Molti leaders operai all’estero visitarono l’Aragona e la elogiarono. Tra questi era Carlo Rosselli, il leader antifascista italiano che era comandante sul fronte Aragonese e che, in licenza a Parigi, venne assassinato dai fascisti italiani. L’eminente socialista francese Juin fece grandi elogi dell’Aragona nel « Le peuple ». Un importante organo antifascista italiano, « Giustizia e libertà » disse a proposito dei collettivi aragonesi: « I benefici evidenti del nuovo sistema sociale rafforzavano lo spirito di solidarietà tra i contadini, spingendoli verso maggiori sforzi e maggiori attività ».

Gli evidenti benefici della rivoluzione sociale, tuttavia, pesavano poco sulla bilancia contro la minacciosa necessità del programma dei borghesi-comunisti, che voleva la stabilizzazione di un regime borghese, e accattivarsi il favore degli imperialisti anglo-francesi. La condizione sine qua non per ottenere tale favore era la distruzione di ogni traccia di rivoluzione sociale. Ma le masse dell’Aragona erano unite e la loro distruzione doveva pertanto venire dall’esterno. Una volta che il governo Negrin era salito al potere, una terribile campagna propagandistica contro l’Aragona venne svolta nella stampa borghese e comunista e, dopo tre mesi di questa preparazione, fu lanciata l’invasione.

L’11 agosto il governo decretò lo scioglimento del Consiglio di Aragona. Al suo posto fu nominato un governatore generale « con le facoltà che la vigente legislazione accorda ai governatori civili » — legislazione in vigore dai giorni della reazione. Il governatole generale Mantecòn si dimostrò soltanto un uomo di paglia. Il vero lavoro era infatti compiuto delle forze militari sotto la guida del comunista Enrique Lister.

Lister, uno degli eroi prefabbricati dai comunisti (la CNT pubblicò il suo ritratto con il titolo « Eroe di molte battaglie. Lo sappiamo perché il partito comunista ce lo ha detto » — l’ironia era il solo modo per scavalcare la censura —), portò le sue truppe nelle retrovie aragonesi. I consigli municipali, eletti direttamente dalla popolazione vennero sciolti con la forza. I collettivi furono distrutti e i loro dirigenti gettati in prigione. Come avveniva per i prigionieri del POUM nella Catalogna, neppure il governatore generale era a conoscenza dei luoghi dove venivano condotti i membri dei Comitati regionali della CNT arrestati dalle bande di Lister. In realtà essi avevano ottenuto salvacondotti dal governatore generale, ma questi salvacondotti non li avevano salvati. Joaquin Ascaso, presidente del Consiglio di Aragona, fu imprigionato sotto la accusa … di aver rubato gioielli! La censura del governo proibì alla stampa della CNT di pubblicare la notizia dell’imprigionamento di Ascaso, si rifiutò di rendere noto il luogo dove era incarcerato e dal loro sudicio punto di vista reazionario avevano ragione. Infatti Ascaso era legato alle masse, come lo era stato il defunto Durruti, e le masse avrebbero abbattuto a mani nude la prigione dove si trovava.

Basti dire che la stampa ufficiale della CNT — affatto ansiosa di sollevare le masse — paragonò l’assalto all’Aragona con l’assoggettamento dell’Asturia da parte di Lopez Ochoa dell’ottobre del 1934.

Per giustificare il saccheggio dell’Aragona, la stampa comunista pubblicò storie fantastiche. « Frente rojo » scriveva:

 

« Sotto il regime del Consiglio di Aragona, ora sciolto, né i cittadini né le loro proprietà potevano fare affidamento sulla benché minima garanzia … Il governo troverà nell’Aragona giganteschi arsenali di armi e migliaia di bombe, centinaia degli ultimi modelli di mitragliatrici, cannoni e carri armati, tenuti di riserva, non per combattere il fascismo al fronte, ma come proprietà privata di coloro che desideravano fare dell’Aragona un bastione dal quale combattere il governo della repubblica . . . Non esiste un solo contadino che non sia stato costretto ad entrare nei collettivi. Chi osava opporre resistenza veniva sottoposto a sanzioni terroristiche che ne colpivano il corpo e le piccole proprietà.

« Migliaia di contadini sono emigrati da questa regione, preferendo lasciare le terre piuttosto che sopportare i mille metodi di tortura del Consiglio … Le terre venivano confiscate. Gli anelli, le medagliette e perfino le pentole di terracotta, venivano confiscate. Gli animali erano confiscati assieme al grano e perfino ai cibi cotti e al vino per uso familiare . . .

« Nei Consigli municipali si erano istallati molti fascisti noti e capi falangisti. Con le tessere dei sindacati essi agivano come sindaci e consiglieri, come agenti dell’ordine pubblico dell’Aragona, banditi dalla nascita che facevano del banditismo una professione e un regime governativo ».

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