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Un pensiero al giorno

agosto 14, 2017

 

” A volte devi

   fingerti fesso

   per capire dove può

   arrivare la gente che

   pensa di essere furba. “

 

(A. Curnetta)

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Oggi accadeva

agosto 14, 2017

A cura di Ennio Boccanera

1943          14           agosto       Lazio

Giuseppe Castellano.jpg

Generale Giuseppe Castellano

 

l generale Castellano arriva nella penisola iberica per dare sostanza ai contatti diplomatici segreti intercorsi a partire dalla caduta  fascismo. Le timide e contraddittorie iniziative di < epurazione> avviate dall’esecutivo sono guardare con preoccupazione dal sovrano, il quale teme di perdere l’appoggio di quei fascisti su cui puntava per confermare le prerogative della corona. Roma viene dichiarata <città aperta>.

 

Giorni di Storia n° 1

La storia

Giuseppe Castellano (Prato, 12 settembre 1893Porretta Terme, 31 luglio 1977) è stato un generale italiano.

Firmò, a nome dell’Italia, l’Armistizio di Cassibile del 3 settembre 1943, che sancì la cessazione delle ostilità tra l’Italia e le potenze alleate.

L’armistizio con le forze alleate

Il generale Giuseppe Castellano firma l’armistizio a Cassibile per conto di Badoglio. In piedi Walter Bedell Smith (a destra) ed il funzionario del ministero degli esteri Franco Montanari (a sinistra)

Il 7 agosto 1943, a Roma, il Consiglio della Corona, un organismo di cui facevano parte, oltre al sovrano, il Maresciallo Badoglio ed altri militari influenti quali il Capo di Stato Maggiore Ambrosio, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Roatta e il comandante dei servizi segreti Giacomo Carboni, approvò, a maggioranza di due terzi, la decisione di uscire dalla guerra. Ambrosio propose Giuseppe Castellano quale rappresentante italiano per le trattative di pace con gli anglo-americani, pur non conoscendo minimamente, quest’ultimo, nemmeno una frase d’inglese. Il generale poté avvalersi in tutte le fasi delle trattative come traduttore e assistente di Franco Montanari, all’epoca console a Lisbona.

Le istruzioni che il Capo di Stato Maggiore dette al suo braccio destro, il 12 agosto 1943, furono di esporre la situazione militare, ascoltare le intenzioni degli alleati e, soprattutto “dire che noi non possiamo sganciarci dalla Germania senza il loro aiuto”. Il generale italiano, tuttavia, non poté attuare la missione con la speditezza che la drammaticità della situazione esigeva. Castellano, infatti, fu autorizzato a raggiungere il territorio neutrale soltanto in treno, e impiegò tre giorni per raggiungere Madrid e conferire con l’ambasciatore inglese Sir Samuel Hoare. Successivamente impiegò altri tre giorni per raggiungere Lisbona, ove, solo il 19 agosto, conferì con i rappresentanti del Comando Alleato. Ripartì in treno il giorno 23, giungendo finalmente a Roma il 27 agosto. La missione era durata quindici giorni.

Nel frattempo, per affiancare l’inviato italiano, furono mandati a Lisbona in aereo il generale Rossi ed il generale Zanussi, che si presentarono ai rappresentanti alleati appena ripartito Castellano per Roma. Questa scelta generò anche una certa confusione tra gli alleati, in particolare il generale Zanussi, già addetto militare a Berlino, non era ben visto dagli alleati peraltro confusi da l’invio di delegazioni così ravvicinate e senza coordinamento.

Il 27 agosto Castellano illustrò a Badoglio e al Ministro degli esteri Raffaele Guariglia le clausole imposte dagli anglo-americani: costoro avevano chiesto la resa senza condizioni, da attuarsi mediante la sottoscrizione di un accordo (cosiddetto “armistizio corto”) in dodici articoli; entro la data del 30 agosto doveva essere comunicata l’adesione o meno del governo italiano tramite un apparecchio radio di cui Castellano era stato dotato; in caso di risposta affermativa, le parti si sarebbero incontrate nuovamente in una località della Sicilia da definire. Dopo l’accettazione della resa incondizionata e la cessazione delle ostilità, le parti avrebbero sottoscritto un’intesa più dettagliata (cosiddetto “armistizio lungo”).

Il sovrano fu reso edotto delle clausole dell’armistizio solo due giorni dopo (29 agosto). Una prima risposta dell’Italia fu definita il 30 agosto, quando lo stesso Badoglio dette istruzioni al generale Castellano di tornare in Sicilia per esporre le tesi contenute in un memorandum redatto da Guariglia; secondo tale atto l’Italia non avrebbe potuto chiedere l’armistizio prima di ulteriori sbarchi alleati che mutassero le situazioni di forza a sfavore dei tedeschi. Il generale era inoltre munito di un appunto esplicativo del capo del Governo che precisava che gli sbarchi dovevano essere effettuati da almeno quindici divisioni tra La Spezia e Civitavecchia. Il giorno dopo, alle ore 9:00, in aereo, previa comunicazione tramite l’apparecchio radio di cui era stato munito, Castellano raggiunse di nuovo Termini Imerese e di lì fu portato nella località scelta per la firma dell’armistizio “corto”: Cassibile, presso Siracusa. Ivi, da Lisbona via Algeri, era stato trasportato anche il generale Zanussi, al quale – invece – erano state consegnate le clausole dell’armistizio “lungo”. Di fronte all’esposizione del rappresentante italiano, gli alleati furono irremovibili e confermarono le loro richieste. Di conseguenza, Castellano e Zanussi furono rimandati a Roma quella sera stessa, sempre per via aerea e vi arrivarono quando il maresciallo Badoglio era già andato a dormire.

Fu quindi il 1º settembre che avvenne la decisiva riunione al vertice, cui parteciparono il capo del Governo, il Ministro degli esteri Raffaele Guariglia, il Capo di Stato Maggiore Vittorio Ambrosio, il generale Castellano, il generale Mario Roatta, il generale Giacomo Carboni e il Ministro della Real Casa Pietro d’Acquarone, in rappresentanza del re, che, inspiegabilmente, era assente. L’unico al corrente delle condizioni dell’armistizio lungo era il generale Roatta, che era stato informato da Giacomo Zanussi, e non Castellano, né il maresciallo Badoglio. Nonostante le obiezioni del generale Carboni, l’armistizio “corto” fu formalmente accettato.

Il giorno dopo, Castellano fu riaccompagnato per via aerea in Sicilia privo, però, di una delega ufficiale alla sottoscrizione dell’accordo, richiesta dagli alleati. Tale circostanza comportò al generale un nuovo viaggio aereo di andata e ritorno. Finalmente, su delega del Re, il giorno 3 settembre 1943 alle ore 17:15, Giuseppe Castellano, sotto una tenda ombreggiata da un ulivo, pose la sua firma alla conclusione della guerra tra l’Italia e le potenze alleate.

Le vicende successive alla firma

Il generale Castellano (in borghese) ed il generale Eisenhower si stringono la mano dopo la firma dell’armistizio

Sottoscritto l’armistizio “corto”, gli alleati trattennero il generale Castellano a Cassibile; il 5 settembre, infatti, rimandarono a Roma solamente i suoi due accompagnatori, il Maggiore Marchesi e il pilota Vassallo, senza comunicare la data esatta in cui doveva essere reso noto l’armistizio medesimo. Il generale Eisenhower non comunicò a Castellano tale informazione nemmeno 24 ore prima della dichiarazione da Radio Algeri dell’8 settembre alle ore 18.30..

Castellano, tuttavia aveva dato a Marchesi e a Vassallo una lettera per il generale Ambrosio con l’erronea indicazione – da riferire a Badoglio – che tale data sarebbe caduta tra i giorni 10 e 15 settembre, probabilmente il 12. Tale forma di sfiducia fu una delle ragioni dell’impreparazione italiana al momento dell’annuncio dell’avvenuta firma dell’armistizio.

Castellano rimase ad Algeri come “Capo della missione italiana” presso il comando alleato del Mediterraneo in Africa, sin quando fu autorizzato a tornare in Italia.

Il 17 agosto 1944 fu ascoltato dall’apposita commissione d’inchiesta sulla mancata difesa di Roma. Collocato a riposo nel 1947, presiedette una catena di alberghi e di terme. Nel dopoguerra ha narrato in alcuni volumi le vicende di cui è stato protagonista nel 1943.

È scomparso a Porretta Terme nel 1977.

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