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Un pensiero al giorno

agosto 18, 2017

 

”  Talvolta è meglio

    perdersi sulla strada di un

   viaggio impossibile che

   non partire mai. ” 

 

( Giorgio Faletti )

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Oggi accadeva

agosto 18, 2017

 

A cura di Ennio Boccanera

1889          18        agosto          Puglie

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Starace Achille

 

Starace Achille nato a Sannicola (Gallipoli) morto a Milano nel’1945. Politico italiano capo dello squadrismo nel trentino, fu deputato, vicesegretario del Partito nazionale fascista nel 1926 e segretario dal 1931 al 1939; tra 1939 e 1941 diresse la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale. Arrestato a Musso, nei pressi di Dongo ( Como), con Mussolini e altri gerarchi fascisti, fu fucilato dai partigiani a Milano.

Giorni di storia

La storia

Achille Starace (Sannicola, 18 agosto 1889Milano, 29 aprile 1945) è stato un militare, politico e dirigente sportivo italiano.

È stato per otto anni (dal 1931 al 1939) segretario del Partito Nazionale Fascista, presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, commissario straordinario della Lega navale italiana, luogotenente generale della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale.

Biografia

Nato a Sannicola (LE), all’epoca frazione di Gallipoli, da una storica famiglia di armatori e commercianti napoletani trapiantati a Gallipoli. Il padre possedeva un palazzo in via canonico Carmine Fontò a Gallipoli (Italia); Antonio Spinosa nella sua biografia di Starace scrisse:” Bastava un fischio per raccogliere intorno a sé, sul sagrato della cattedrale barocca di Sant’Agata, una masnada di ragazzacci pronti a menar le mani. Torace e muscoli d’acciaio, li vinceva tutti nella corsa intorno ai bastioni, era chiamato il “pieveloce”, li batteva nella lotta e nel braccio di ferro. Era un discolo che amava più la strada e il mare che le ombrose stanze del palazzo paterno di via Fontò o i banchi della scuola. Buttava i libri in un angolo della sua cameretta, lasciava il ginnasio per la ginnastica, cui si dedicava con tutta l’anima.. Rinunciò agli studi a Venezia per intraprendere la carriera militare raggiungendo in breve il grado di sottotenente.

L’episodio del Caffè Biffi e la grande guerra

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Il giovane Starace già nell’agosto 1914, mentre era seduto al caffè Biffi di Milano, ingaggiò una rissa contro manifestanti pacifisti, che portando al collo dei fazzoletti rossi e sventolando bandiere rosse, sfilavano nella Galleria gridando slogan contro la guerra. Starace, da solo, li aggredì gridando loro: “Traditori d’Italia, non permetteremo che facciate dell’Italia una Svizzera di albergatori e di camerieri”. Afferrata l’asta di una bandiera la spezzò e con quella affrontò coloro che gli venivano incontro. L’azione di Starace suscitò l’ammirazione degli altri avventori e i giornali diedero ampio risalto alla notizia.

Coerentemente partecipò alla prima guerra mondiale, comandato dal colonnello (poi generale) Sante Ceccherini. Nel corso del conflitto ottenne la promozione a ufficiale dei bersaglieri oltre a una medaglia d’argento, quattro di bronzo, due croci al valor militare, oltre a numerosi riconoscimenti anche dall’esercito francese. Il colonnello Ceccherini chiese per Starace un’altra medaglia d’argento, nonché la promozione a maggiore per merito di guerra, ma le sue richieste non furono accolte.

Caduto il regime, un sedicente vecchio commilitone (che rimase anonimo) il 25 settembre 1943 consegnò un memoriale a un fiduciario della polizia politica contestando la legittimità della concessione della medaglia d’argento. Tuttavia, per la tempistica e la modalità di tale consegna esistono diversi dubbi su questa vicenda. Inoltre (come rileva Antonio Spinosa nella sua biografia) Starace ottenne la medaglia d’argento non per l’episodio ricordato dall’informatore, bensì per una azione di portaordini sul Veliki.

L’appartenenza alla massoneria del suo comandante, il generale Ceccherini, alimentò il dubbio che lo stesso Starace fosse affiliato alla Massoneria, alla quale venne effettivamente affiliato il 15 marzo 1917 nella Loggia “La Vedetta” di Udine, venendo promosso compagno d’arte e maestro il 6 agosto 1917, come ricorda Vittorio Gnocchini nella voce dedicata a Starace in L’Italia dei Liberi Muratori[5]. È comunque da rilevare che Padre Pietro Tacchi-Venturi, esponente dell’alto clero Vaticano, ancora nel 1938 fosse convinto dell’affiliazione di Starace alla Massoneria.

Si sposò presto, lasciando la moglie sempre a Gallipoli per il seguito della carriera.

Il dopoguerra – gli scontri in Alto Adige

Nel primo dopoguerra Starace divenne un fedelissimo di Benito Mussolini, dal quale ricevette l’incarico di radicare il fascismo nel Trentino-Alto Adige e nelle Venezie, dove si trovava anche Farinacci. Negli anni del primo dopoguerra (1920) fu perciò fondatore del Fascio di Trento. Il programma politico di Starace a Trento e Bolzano prevedeva una forte italianizzazione dei nuovi territori acquisiti all’Italia e la destituzione di tutti i sindaci eletti sotto il precedente governo asburgico. Irriducibile avversario di Starace fu il borgomastro di Bolzano Julius Perathoner, il quale non nascondeva i suoi sentimenti pangermanisti e il desiderio di ricongiungere l’Alto Adige al Tirolo austriaco. Più volte Perathoner si rifiutò di esporre il tricolore italiano sugli edifici pubblici e per contrastare l’entrata in circolazione della Lira italiana fece stampare banconote con il valore espresso in Corone, in modo da richiamare la Corona austro-ungarica.

Il 24 aprile 1921, in occasione della Fiera campionaria di Bolzano, avvennero scontri tra sud-tirolesi e fascisti nel corso dei quali morì un maestro elementare che accompagnava i suoi scolari durante una processione tradizionale in occasione della fiera; ci furono 66 feriti. Due fascisti furono tratti in arresto, ma mai processati: anche il tentativo della vedova di avere giustizia o almeno il pagamento dei danni dopo la caduta del fascismo e la fine della guerra non ebbe alcun esito, perché a suo tempo la pratica era stata “insabbiata”, come riporta Romano Bracalini. Questi scontri passarono alla storia come “Domenica di sangue“.

Il 2 ottobre 1921 le squadre di Starace occuparono il municipio di Bolzano imponendo l’affissione di un ritratto di re Vittorio Emanuele III. Il giorno dopo occuparono anche il palazzo della Provincia obbligando il governatore Luigi Credaro alle dimissioni. Dopo due giorni di occupazione i fascisti consegnarono l’edificio alle autorità italiane con una cerimonia che prevedeva gli onori ai gagliardetti fascisti da parte dei militari. Sempre nell’ottobre 1921, al Congresso di Roma, Starace fu nominato vicesegretario del Partito Nazionale Fascista, carica che mantenne fino all’ottobre del 1923.

La marcia su Roma

Starace partecipò alla marcia su Roma stabilendo il proprio quartier generale a Verona dove aveva il compito di occupare tutti i principali centri di potere della città (questura, prefettura, poste, telegrafo e la sede del quotidiano Corriere del Mattino). Dopo la buona riuscita del piano gli squadristi di Starace si diressero a Milano.

Il fascismo al potere

Nel 1923 a Starace viene affidato l’incarico di creare la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (MVSN) di cui Starace sarebbe divenuto luogotenente generale. Nell’ottobre 1923 lasciò l’incarico di vicesegretario nazionale del partito per assumere quello di comandante della Milizia di Trieste. Alle elezioni politiche italiane del 1924 fu eletto deputato nel collegio di Sannicola, ma compresso nella sua regione d’origine da Caradonna e Crollalanza, aveva perso alla lunga la sua base locale e non era più molto radicato sul territorio.

Inoltre la costituzione (1923 e 1927) delle due nuove province di Taranto e Brindisi, a danno della Lecce di Starace, era un fattore di un suo ulteriore indebolimento politico. Starace ritornò alla vicesegreteria del partito nel 1926. Il 18 dicembre 1928 Starace fu inviato a Milano per controllarne la federazione, sospettata di illeciti. In seguito alle indagini emersero precise responsabilità del podestà di Milano Ernesto Belloni che fu inizialmente sospeso a tempo indeterminato dal partito, poi fu espulso e condannato a cinque anni di confino. Lo scandalo travolse anche il federale di Milano Mario Giampaoli che fu destituito. Il 19 maggio 1929 Starace comunicò a Mussolini il buon esito delle indagini e l’avvenuta destituzione di tutti i colpevoli.

« Dopo cinque mesi di lavoro durante i quali ho compiuto ogni sforzo per corrisponder sia pure in parte alla fiducia che in me avete riposto vi garantisco che il fascismo milanese riordinato nella sua organizzazione e rinsaldato nello spirito è più che mai sensibile all’onore di ricevere vostri ordini. Starace »
(Dalla lettera inviata da Starace al Duce, al termine delle indagini svolte a Milano 19 maggio 1929)

Segretario del PNF

Starace (al centro) e Italo Balbo (primo da destra) all’Alfa Romeo.

La sua fedele acquiescenza nei confronti di Mussolini gli consentì di fare carriera: il 7 dicembre 1931 fu nominato segretario nazionale del partito fascista, sostituendo Giovanni Battista Giuriati anche se ciò comportò obiezioni.

In questa veste operò per diffondere una capillare presenza del partito nella vita della società, coinvolgendo nella fascistizzazione le masse, in organizzazioni ed in manifestazioni che includevano ed inquadravano «fascistamente» i cittadini, dalla scuola elementare all’università, al dopolavoro.

Starace ottenne meno successo di quanto ne ottenne Goebbels in Germania. In particolare il suo insistere sulla continua esibizione di uniformi e sulla pratica callistenica e ginnica (viste come fondamento del motto latino mens sana in corpore sano) fecero assumere a certe manifestazioni della “vita pubblica” fascista ritmi e aspetti teatrali.

Al fine di fascistizzare anche le organizzazioni giovanili, Starace portò sotto il controllo diretto del PNF sia l’Opera nazionale balilla che era diretta da Renato Ricci; sia i fasci giovanili che furono sciolti e fatti confluire nella nuova Gioventù italiana del littorio (GIL) intorno alla quale si stringevano i figli della lupa e le giovani italiane.

Alla fine di agosto 1932, Starace a bordo di un’auto raggiunse la residenza di Mussolini a Villa Carpegna senza essere identificato dal servizio di sicurezza. Il fatto rimarcò un dissidio fra Starace e l’Arma dei carabinieri. Fu anche presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, dal 1933 al 1939, in un periodo in cui il movimento sportivo era utilizzato dal regime per fini propagandistici.

Un autorevole storico come Renzo De Felice ha valutato con severità il ruolo storico di Starace quale segretario del PNF:

« Che Starace fosse un uomo di scarsa intelligenza, animato da una mentalità grettamente militaresca e niente affatto politica, che lo portava a scambiare la forma esteriore, l’apparenza delle cose con la loro sostanza è pacifico. Da qui il suo appagarsi ed entusiasmarsi per risultati apparentemente grandiosi ma in realtà effimeri, quali un inquadramento di masse di anno in anno sempre più numerose ma organizzate con criteri esclusivamente burocratici, una partecipazione di esse alla vita del regime solo su basi emotive e coreografiche (in parte coattive), uno “stile di vita” che – mancando di contenuti veramente sentiti ed espressi dall’intima consapevolezza di operare per una società nuova e di poter contribuire al suo formarsi con un proprio apporto creativo – era quasi sempre il frutto solo di un generico adattamento, esteriore, superficiale e spesso opportunistico, ad un rituale, ad una retorica, ad una pianificazione dall’alto dei successivi gradi del cursus fascista, che, pertanto, erano sentiti come qualcosa di estraneo e di imposto e suscitavano, a seconda dei casi, noia, insofferenza, scetticismo, irrisione. Ugualmente, è fuori dubbio che la presenza di un tale uomo a capo del PNF incise alla lunga su tutto il tessuto morale del regime ed ebbe su di esso una influenza indubbiamente negativa. Su questo tipo di valutazione non è possibile non concordare con i critici anche più radicali di Starace. »
(Renzo De Felice)

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