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Oggi accadeva

agosto 29, 2017

 

A cura di Ennio Boccanera

1923         29          agosto        Grecia

Mappa di: Corfù

Isola Corfù

 

Mussolini, fermo nella sua convinzione che la questione sarebbe stata limitata ai due stati, ordino che la flotta occupasse Corfù. Il 29 agosto, una squadra navale, al comando dell’ammiraglio Soleri, si presentava davanti all’isola dando inizio al bombardamento e all’immediata occupazione dell’isola.

 

Come non vincemmo pag, 67

La Storia

La crisi di Corfù, (in greco κατάληψη της Κέρκυρας Katàlipsi tis Kèrkyras), fu un breve conflitto militare che vide contrapposte Italia e Grecia agli inizi degli anni ’20 del XX secolo.

L’eccidio di Giannina

La crisi di Corfù venne innescata dall’uccisione dei membri di una missione militare italiana in territorio greco, episodio altrimenti noto come eccidio di Giannina. La mattina del 27 agosto 1923 a Zepi, lungo la strada tra Giannina e Kakavia, nei pressi del confine tra Grecia e Albania, venne, infatti, trucidata una delegazione militare italiana, guidata dal generale Enrico Tellini.

L’Italia era stata indicata nel 1921 dalla Conferenza degli Ambasciatori (organismo del Consiglio Supremo Alleato) a far parte della commissione per la delimitazione dei confini albanesi, all’epoca oggetto di contenzioso. Al generale Tellini era stato affidato il delicato compito di stabilire la linea di confine tra la Grecia e l’Albania e tra quest’ultima e la Iugoslavia.

Oltre a Tellini, gli altri membri della delegazione italiana assassinati furono: il maggiore medico Luigi Corti; il tenente Mario Bonacini, assistente di campo del generale; il conducente Remigio Farnetti; l’interprete albanese Thanassi Gheziri, di Leskovik. Il fatto che nulla venisse rubato fece pensare che l’azione non fosse stata eseguita da comuni banditi di strada.

La crisi

Mussolini, nel condannare l’eccidio, inviò un ultimatum al Governo greco pretendendo da esso, oltre alle scuse formali, l’istituzione di una commissione d’inchiesta che individuasse i colpevoli, la pena capitale per questi ultimi, un risarcimento economico di 50 milioni di lire e che la flotta greca rendesse gli onori alla bandiera italiana con un’apposita cerimonia. La proposta venne accolta dal Governo greco solo in parte e Mussolini replicò schierando nel mar Ionio una squadra navale composta dalle corazzate Conte di Cavour, Giulio Cesare, Andrea Doria e Caio Duilio.

L’Italia occupò, quindi, Corfù dopo aver bombardato dal mare il 29 agosto il vecchio forte dell’isola, innescando la crisi. Atene chiese allora l’intervento della Società delle Nazioni, trovandovi l’appoggio di Londra, mentre Parigi accoglieva l’eccezione italiana che ne disconosceva la competenza e che chiedeva che l’arbitrato fosse affidato alla Conferenza degli Ambasciatori.

Il 27 settembre Corfù fu evacuata dalle truppe italiane dopo che la Conferenza degli Ambasciatori ebbe riconosciuto come legittime le richieste dell’Italia alla Grecia. Il Governo greco dovette, quindi, accettare di pagare i 50 milioni richiesti e di tributare gli onori alla bandiera italiana che la squadra navale ricevette al Falero, uno dei porti di Atene, per far poi definitivamente ritorno a Taranto il 30 settembre 1923.

Il contesto politico e diplomatico

La reazione di Mussolini, certamente sperequata e forse dettata anche dall’ambizione di annettere stabilmente Corfù all’Italia, era comunque in linea con la condotta anti-greca assunta da tempo dalla politica estera italiana sia per quanto riguardava l’Albania meridionale, rivendicata dalla Grecia, sia per la questione del Dodecanneso. L’accordo segreto italo-greco siglato a Parigi il 29 luglio 1919 prevedeva infatti la cessione, con l’esclusione di Rodi, del Dodecanneso alla Grecia, mentre all’Italia sarebbe spettato il mandato sull’Albania centrale e su una zona meridionale dell’Asia minore.

La crisi di Corfù offrì dunque al governo italiano l’occasione di non dare alcun seguito ai patti convenuti con quello greco riguardo al Dodecanneso, tanto più che le ambizioni espansionistiche italiane sull’Albania erano fortemente contrastate in seno alla Società delle Nazioni e quelle sull’Asia minore erano irrimediabilmente compromesse dall’esito ormai assunto dalla guerra greco-turca allora in corso. La prova di forza che vide protagonista l’Italia, servì inoltre a convincere la Iugoslavia ad aprire quelle trattative diplomatiche che avrebbero portato, di li a poco, alla stipula del trattato di Roma col riconoscimento della sovranità italiana sulla città di Fiume.

Wikipedia

 

 

 

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