Archivio dell'autore

Oggi accadeva

settembre 19, 2017

 

A cura di Ennio Boccanera

1783         19           settembre           Francia

Joseph Michel Montgolfier

 

Alla presenza del re Luigi XVI i fratelli Montgolfier fanno innalzare l’aerostato detto <ad aria calda> nei giardini di Versailles. L’aerostato prenderà il nome di <mongolfiera>.

Da Tele-sette n° 38 del 21/09/2010

La storia

I fratelli Joseph Michel Montgolfier (Annonay, 26 agosto 1740Balaruc-les-Bains, 26 giugno 1810) e Jacques Étienne Montgolfier (Annonay, 6 gennaio 1745Serrières, 2 agosto 1799) sono stati gli inventori della mongolfiera, il pallone aerostatico che funziona con aria calda.

La loro invenzione fu il primo aeromobile a portare un essere umano in cielo. In seguito al successo dei loro esperimenti, furono nominati membri straordinari dell’Accademia delle scienze di Parigi ed il padre Pierre ricevette, come riconoscimento, il titolo nobiliare ereditario de Montgolfier dal re Luigi XVI nel 1783.

Il poeta neoclassico Vincenzo Monti scrisse in onore dei fratelli un’ode, paragonando la loro impresa a quella mitica degli argonauti.

I due fratelli nascono in una famiglia di ricchi fabbricanti di carta ad Annonay, un paese a sud di Lione (Francia). La mentalità di Joseph era tipica dell’inventore: geniale e sognatore, ma poco pratico negli affari e nelle faccende personali. Intelligente e creativo per natura, si ribellava all’istruzione rigida e formale—per due volte fuggì dalla scuola. Ciononostante, la sua spontanea curiosità gli permise da autodidatta di raggiungere un’eccellente formazione nelle allora emergenti scienze fisiche. Tornato infine in famiglia rimase comunque solo marginalmente coinvolto nelle attività industriali della cartiera.

Etienne (con questo nome Jacques-Etienne fu sempre più comunemente noto) aveva un carattere più regolare ed orientato agli affari di Joseph. Mandato inizialmente a Parigi perché si dedicasse agli studi di architettura, fu richiamato ad Annonay per prendere in mano gli affari di famiglia dopo l’improvvisa morte di Raymond nel 1772. Nei successivi 10 anni Etienne si dedicò ad introdurre delle innovazioni tecnologiche nell’industria familiare (la produzione della carta era un’attività ad alto contenuto tecnico nel XVII secolo), riuscendo a portare le più recenti novità nelle proprie fabbriche. Il suo operato gli meritò il riconoscimento da parte del governo francese, a cui seguì un finanziamento perché la fabbrica Montgolfier potesse essere presa a modello per le altre fabbriche di carta della nazione.

I primi esperimenti

Dei due fratelli, Joseph fu il primo a considerare la possibilità di costruire una macchina volante. Si ipotizza che un giorno osservando i panni posti ad asciugare sopra un fuoco notò che alcune parti ripetutamente si sollevavano verso l’alto.

Joseph iniziò a svolgere degli esperimenti specifici nel novembre del 1782, quando viveva ad Avignone. Come egli stesso riportò pochi anni più tardi, stava una sera davanti a un fuoco mentre rifletteva su una questione militare di attualità: un attacco alla fortezza di Gibilterra, che si era dimostrata imprendibile sia da terra che da mare. Joseph iniziò a pensare alla possibilità di un attacco dall’alto, con truppe sollevate in aria dalla stessa forza che innalzava le scintille del falò. Egli ipotizzava che all’interno del fumo vi fosse una qualche sostanza, un gas speciale (il “gas di Montgolfier”), dotato di una speciale proprietà che definì “lievità”.

Sulla base di questi ragionamenti, Joseph costruì un contenitore a forma di scatola (delle dimensioni di 1 x 1 x 1,3 metri) usando un sottile foglio di legno per i lati e un rivestimento superiore in tessuto leggero di taffettà. Sotto il contenitore accese un falò di carta. L’oggetto si sollevò rapidamente dal suo supporto fino a urtare il soffitto.

Joseph convinse poi il fratello a costruire un primo aerostato ad aria calda scrivendogli le seguenti poche, profetiche parole: “Presto, procurati una buona dose di taffettà e di corde, e ti mostrerò uno dei più sbalorditivi fenomeni al mondo!”. Da quel momento in poi i due fratelli lavorarono assieme al progetto.

I due fratelli costruirono un nuovo apparecchio, in scala, tre volte più grande (27 volte in volume). Nel suo primo volo,[1] il 14 dicembre del 1782, la spinta di sollevamento fu così forte che essi ne persero il controllo. L’aerostato volò per circa 2.000 metri. Dopo l’atterraggio, l’oggetto venne distrutto da quella che Etienne definì l’indiscrezione dei passanti.

Dimostrazioni pubbliche

Prima dimostrazione pubblica ad Annonay, 4 giugno 1783.

Stanti questi successi, i fratelli Montgolfier decisero di svolgere una dimostrazione pubblica del funzionamento dell’aerostato ad aria calda, e stabilire così la paternità dell’invenzione. Realizzarono quindi un apparecchio a forma di pallone sferico, realizzato con tela di sacco e tre strati interni di carta sottile. L’involucro sviluppava un volume interno di quasi 790 m3 d’aria e pesava 225 kg. Era composto da quattro parti (la cupola e tre segmenti laterali) tenute assieme da 1.800 bottoni. Una “rete da pesca” in cordame applicata all’esterno fungeva da rinforzo della struttura.

Il 5 giugno del 1783 l’aerostato fu fatto volare nella prima dimostrazione pubblica ad Annonay, di fronte a un gruppo di notabili degli “etats particulars”. Il volo coprì circa 2 km, durò 10 minuti e raggiunse l’altitudine stimata di 1.600-2.000 metri.

La notizia del successo raggiunse rapidamente Parigi. Etienne si recò nella capitale per tenere ulteriori dimostrazioni e per assicurare ai due fratelli la paternità dell’invenzione del volo. Etienne, avendo studiato a Parigi, aveva più familiarità con le abitudini e i costumi della città. Joseph, considerati i suoi modi originali e la sua timidezza, rimase presso la famiglia.

Vi era qualche preoccupazione sui possibili effetti di un volo in alta quota su degli esseri viventi. Esistono dei riferimenti a un bando emanato dal Re, Luigi XVI, che proibiva qualsiasi volo da parte di persone finché gli eventuali effetti sugli animali non fossero stati valutati (anche se non vi è evidenza diretta di un tale editto). È più probabile che fossero gli stessi inventori, prudentemente, a decidere di sperimentare il volo inizialmente solo su degli animali.

Il 19 settembre del 1783 l'”Aerostate Révellion” (come lo chiamò Etienne) fu fatto volare con a bordo i primi aeronauti viventi: una pecora, un’oca ed un gallo, collocati in un cesto appeso alle corde del pallone. Questa dimostrazione ebbe luogo di fronte a un’immensa folla raccolta nel palazzo reale di Versailles, presenti il Re Luigi XVI e la Regina Maria Antonietta. Il volo durò circa 8 minuti, coprì circa 3 km e raggiunse un’altezza di circa 500 metri; sarebbe potuto durare di più, ma l’aerostato era instabile, e perciò subito dopo il decollo si inclinò vistosamente su un lato, lasciando fuoriuscire dall’imboccatura una notevole quantità dell’aria calda contenuta all’interno. Gli animali, comunque, completarono il volo senza conseguenze.

Fra i primi a sopraggiungere sul punto di atterraggio vi fu Pilâtre de Rozier, che si era già candidato ad essere fra i primi aeronauti quando si fosse tentato il volo con uomini a bordo. (Pierre Montgolfier, padre degli inventori, aveva acconsentito che i figli lavorassero alla realizzazione degli aerostati invece di dedicarsi all’amministrazione delle cartiere di famiglia, a condizione che nessuno dei due tentasse di volare di persona).

Il volo con equipaggio umano

Un modello del pallone dei fratelli Montgolfier al London Science Museum.

A seguito del successo dell’esperimento di Versailles, e sempre in collaborazione con Réveillon, Etienne iniziò la costruzione di un aerostato da 1.700 m3, che potesse consentire il volo con un equipaggio. Il 21 novembre del 1783 Pilâtre de Rozier e il marchese d’Arlandes realizzarono il primo volo libero umano su un aerostato intitolato alla Regina Maria Antonietta (che tanto si era entusiasmata e prodigata a tale evento), coprendo in 25 minuti una distanza di circa 9 km a una quota variabile intorno ai 100 m di altezza, sui tetti di Parigi. La trasvolata fece notevole scalpore. Numerose iscrizioni celebrarono lo storico evento. Si produssero sedie con lo schienale a forma di aerostato, e orologi da tasca in smalto e bronzo con il quadrante iscritto in un pallone. I francesi meno benestanti potevano acquistare stoviglie decorate con immagini del volo. Solo uno dei fratelli Montgolfier (probabilmente Etienne) ebbe modo di volare su un aerostato, e solo una volta.

Wikipedia

Annunci

Un pensiero al giorno

settembre 18, 2017

 

”                                                  12/09/1927

Carissima Tania,

ho ricevuto le tue due lettere; ricevo ogni giorno

la frutta che mi mandi. Sono molto contento di averti visto

e di aver potuto scambiare qualche parola con te.

 

Antonio Gramsci

(lettere dal carcere)

 

 

Oggi accadeva

settembre 18, 2017

 

A cura di Ennio Boccanera

324        18         settembre            Asia Minore

Risultati immagini

Costantino I

 

Nella battaglia di Crisopoli, Asia Minore, le truppe di Licinio vengono distrutte da quelle di Costantino I che resterà unico imperatore, ponendo fine alla tetrarchia e alla guerra civile.

Da Tele-sette n° 38 del 20/09/16

La storia

Flavio Valerio Aurelio Costantino, conosciuto anche come Costantino il Grande e Costantino I (in latino: Flavius Valerius Aurelius Constantinus; in greco antico: Κωνσταντίνος ο Μέγας, Konstantínos o Mégas; Naissus, 27 febbraio 274Nicomedia, 22 maggio 337), è stato un imperatore romano dal 306 alla sua morte.

Costantino è una delle figure più importanti dell’Impero romano che riformò largamente e nel quale favorì la diffusione del cristianesimo. Tra i suoi interventi più significativi, la riorganizzazione dell’amministrazione e dell’esercito, la creazione di una nuova capitale a oriente (Costantinopoli) e la promulgazione dell’Editto di Milano sulla libertà religiosa.

È considerato santo e “simile agli apostoli” dalla Chiesa ortodossa, da alcune Chiese ortodosse orientali e dalla Chiesa cattolica. Il suo nome non è però presente nel Martirologio Romano, il catalogo ufficiale dei santi riconosciuti dalla Chiesa cattolica.

Fonti

Le fonti primarie sulla vita di Costantino e sulle relative vicende da imperatore devono essere prese con le dovute cautele. La principale fonte contemporanea è costituita da Eusebio di Cesarea, autore di una Storia Ecclesiastica che non manca di esaltare la gloria e la nobiltà di Costantino in quanto imperatore cristiano, a cui fece seguito una Vita di Costantino che ne costituisce una vera e propria agiografia. Anche Lattanzio, nel suo De mortibus persecutorum, delinea in modo netto la distinzione fra il pio Costantino e il perverso Diocleziano. Distinzione forse non del tutto disinteressata, visto che Lattanzio, nato in Nordafrica da famiglia pagana e convertitosi al cristianesimo, dovette fuggire precipitosamente da Nicomedia, sede imperiale di Diocleziano, all’alba dell’ultima persecuzione contro i cristiani, nel 303. La stessa cautela deve valere per la Storia Nuova di Zosimo, pagano e anticristiano, che mostra evidenti pregiudizi in senso opposto. Infine, l’appendice alla storia di Ottato di Milevi sullo scisma donatista racchiude alcune lettere che Costantino avrebbe inviato ai cristiani del Nordafrica e che, se autentiche, potrebbero rivelare alcuni tratti del pensiero dell’imperatore riguardo alla questione cristiana.

La proclamazione di Costantino ad augusto era avvenuta secondo un principio dinastico, invece del sistema di successione per cooptazione che aveva cercato di instaurare Diocleziano. La crisi del sistema tetrarchico portò a una lunga serie di guerre civili. Si ebbero inizialmente quattro augusti (Galerio e Massimino Daia in Oriente, Licinio in Illirico e Costantino, nelle province galliche e ispaniche, mentre Massenzio, il figlio dell’antico collega di Diocleziano, Massimiano, restava come usurpatore a Roma, in Italia e in Africa).

Inizialmente Costantino si alleò con Massimiano, di cui aveva sposato la figlia Fausta e che era ansioso di recuperare un ruolo nella politica imperiale, in antagonismo con il figlio Massenzio. Tuttavia, grazie alla stessa moglie Fausta, Costantino scoprì il piano di Massimiano di ucciderlo alla prima occasione e lo costrinse a fuggire a Marsiglia dove il suocero si tolse la vita nel 310.

Alla morte di Galerio nel 311, Costantino si alleò con Licinio, mentre Massenzio con Massimino Daia. Costantino, ormai sospettoso nei confronti di Massenzio, riunito un grande esercito formato anche da barbari catturati in guerra, oltre a Germani, popolazioni celtiche e provenienti dalla Britannia, mosse alla volta dell’Italia attraverso le Alpi, forte di 90.000 fanti e 8.000 cavalieri. Lungo la strada, Costantino lasciò intatte tutte le città che gli aprirono le porte, mentre assediò e distrusse quante si opposero alla sua avanzata. Egli, dopo aver battuto due volte Massenzio prima presso Torino e poi presso Verona, lo sconfisse definitivamente nella battaglia di Ponte Milvio, presso i Saxa Rubra sulla via Flaminia, alle porte di Roma, il 28 ottobre del 312. Con la morte di Massenzio, tutta l’Italia passò sotto il controllo di Costantino.

Durante questa campagna sarebbe avvenuta la celebre e leggendaria apparizione della croce sovrastata dalla scritta In hoc signo vinces che avrebbe avvicinato Costantino al cristianesimo. Secondo Eusebio di Cesarea questa apparizione avrebbe avuto luogo proprio nei pressi di Torino.

 

Wikipedia

 

Un pensiero al giorno

settembre 17, 2017

 

 

” Canto la vita che ride, felice

   d’un giorno di nebbia, di sole, se cade la

    neve

    canto la sorpresa nei gesti dell’amore. “

 

Giovanni Lindo Ferretti

Oggi accadeva

settembre 17, 2017

 

A cura di Ennio Boccanera

2013         17         settembre          Toscana

Risultati immaginiCosta Concordia

 

 

La nave da crociera Costa Concordia, naufragata e incagliata sull’Isola del Giglio (GR) nel gennaio 2012, viene completamente raddrizzata dopo 19 ore di lavori.

Da Tele-sette n° 37 del 16/09/14

La storia

Costa Concordia è stata una nave da crociera della compagnia di navigazione Costa Crociere, naufragata il 13 gennaio 2012 all’Isola del Giglio.

Costruita dai cantieri navali della Fincantieri di Genova Sestri Ponente, fu varata il 2 settembre 2005.

La crociera di vernissage, di sei giorni e cinque notti, iniziò il 9 luglio 2006 dal medesimo scalo laziale e vide la nave salpare alla volta di Tunisi, proseguendo poi per La Valletta (Malta), Tripoli (Libia), Civitavecchia e giungendo infine nello scalo ligure di Savona, base operativa della compagnia crocieristica.

La “Grande crociera inaugurale” partì da quest’ultimo porto il 15 luglio alla volta di Barcellona, toccando successivamente Alicante, Gibilterra, Lisbona, Cadice, Malaga e Civitavecchia, attraccando di nuovo nel porto di Savona il 24 luglio, da dove iniziò il suo regolare servizio di crociere.

Il nome Concordia fa riferimento all’unità e alla pace fra le nazioni europee. I suoi tredici ponti avevano i nomi di altrettanti Stati europei (Olanda, Svezia, Belgio, Grecia, Italia, Gran Bretagna, Irlanda, Portogallo, Francia, Germania, Spagna, Austria e Polonia).

È uscita dal regolare servizio di navigazione dopo il naufragio subìto la sera del 13 gennaio 2012 presso l’Isola del Giglio, che ne ha causato la parziale sommersione. È poi stata smantellata a Genova.

La Concordia risulta essere la nave passeggeri di più grosso tonnellaggio mai naufragata.

2012

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Naufragio della Costa Concordia.

Luogo dell’incagliamento sull’Isola del Giglio42°21′53.5″N 10°55′16.46″E

La sera del 13 gennaio 2012 alle 21:45:05, la nave, in navigazione da Civitavecchia a Savona per una crociera nel Mediterraneo con partenza da Civitavecchia e scali previsti a Savona, Marsiglia, Barcellona, Palma di Maiorca, Cagliari, Palermo, urtò il più piccolo degli scogli de Le Scole, situato a circa 500 metri dal porto dell’Isola del Giglio: l’incidente provocò uno squarcio di 70 metri nello scafo.

A seguito del danno, Costa Concordia sbandò progressivamente sul lato di dritta (ovvero di destra), sino a sommergersi abbattendosi sul lato dritto, appoggiandosi al fondale e restando in larga parte emergente. Mentre 4200 persone furono tratte in salvo (in prevalenza mediante le lance di salvataggio, e alcune centinaia, rimaste bloccate a bordo dopo il rovesciamento, mediante motovedette ed elicotteri). Vi furono 32 morti, dei quali 30 corpi furono recuperati tra il momento del naufragio e la fine del marzo 2012; i resti degli ultimi 2 dispersi furono rinvenuti rispettivamente uno nell’ottobre 2013, dopo le operazioni di raddrizzamento per la rimozione della nave, l’altro il 3 novembre 2014, durante le operazioni di smantellamento della nave nel porto di Genova.

Wikipedia

Un pensiero al giorno

settembre 16, 2017

 

 

”  Per questo dubito che in una di queste mattine

    Non andando a scuola

     Qualcuno sia riuscito a spogliarne una

 

 

Andrea Di Consoli

Oggi accadeva

settembre 16, 2017

 

A cura di Ennio Bocanera

2009         16        settembre          Afghanistan

Emblem of Italy.svg

 

Kabul –  Colpiti due blindati, 6 paracadutisti della Folgore morti, feriti altri quattro militari. In seguito ad un attentato terroristico dei talebani con autobomba di 150 chili di tritolo.

Repubblica del 18/09/2009

La storia

17 settembre, Kabul, secondo una prima ricostruzione un’auto carica di esplosivo (150 kg) è riuscita ad infilarsi tra due mezzi Lince del 186º Reggimento della Brigata Folgore e detonare. Gli occupanti del primo mezzo sono morti sul colpo, mentre è deceduto anche un occupante del secondo mezzo. Erano quattro caporal maggiore, un sergente maggiore e il tenente che comandava i due Lince. Sono inoltre morti 4 poliziotti e 20 civili afghani:

  • Roberto Valente, sergente maggiore, 187º Reggimento della “Folgore”.
  • Matteo Mureddu, primo caporal maggiore, 186º Reggimento della “Folgore”.
  • Antonio Fortunato, tenente, 186º Reggimento della “Folgore”.
  • Davide Ricchiuto, primo caporal maggiore, 186º Reggimento della “Folgore”.
  • Giandomenico Pistonami, nato ad Orvieto il 15 maggio 1983, primo caporal maggiore del 186º Reggimento della “Folgore”.
  • Massimiliano Randino, primo caporal maggiore, 183º Reggimento “Nembo” della “Folgore”.

Il 21 settembre 2009, giornata di lutto nazionale, sono stati celebrati i solenni funerali di stato nella Basilica di San Paolo fuori le mura a Roma, che sono stati presieduti dall’ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi. Alle esequie solenni hanno partecipato anche i quattro militari rimasti feriti nell’attacco: il primo maresciallo dell’Aeronautica Felice Calandriello, i primi caporalmaggiori della Folgore Rocco Leo, Sergio Agostinelli e Ferdinando Buono.

Wikipedia

Una Costituente per Rifondare La Capitale

settembre 15, 2017

Da un Articolo pubblicato sulle News del sito del Partitro Democratico dall’ex candidato Sindaco Giachetti.Intervista al Foglio.

“Il mio è un appello anche ai cinque stelle, potrei stare qui tranquillamente a guardarli fallire. Anche per quello che ho subito in campagna elettorale. Ma Roma è più importante di loro e di noi. Per questo mi sento in dovere di fare comunque la mia parte”, dice al Foglio Roberto Giachetti, deputato, vice presidente della Camera, già candidato sindaco del Pd alle elezioni di giugno 2016. “Accendiamo i riflettori su Roma”, dice. “La città sprofonda, la macchina amministrativa non funziona, va tutto ricostruito e riprogettato a cominciare dalle competenze del comune, fino a quelle dei Municipi. Bisogna coinvolgere il governo centrale, tutte le forze politiche, gli intellettuali, il meglio che abbiamo, e pensare a una Costituente per Roma. Va anche pensato un piano di investimenti statali. Lo dico adesso, che siamo lontani dalle prossime elezioni capitoline. Abbiamo bisogno di una rivoluzione amministrativa. Urgente”.

Per esempio?

“Già in campagna elettorale, un anno fa, dissi che la situazione non è più gestibile: competenze sparpagliate e confuse, regolamenti vecchi, corretti con toppe, mentre sono assolutamente necessari procedimenti più snelli e concreti nelle decisioni amministrative. Quella romana è una struttura immaginata decine e decine di anni fa per una città, per una società di allora. A cominciare dai poteri dei Municipi. Oggi i Municipi sono delle città nella città, in termini di estensione e di popolazione. Sono città che però non hanno poteri di gestione e risorse adeguate. E di conseguenza anche la classe dirigente che va ad amministrarle ha competenze proporzionali a queste scarse responsabilità operative”.

 

Dunque andrebbero dati più poteri ai Municipi. E il Campidoglio?

“Il potere centrale deve diventare essenzialmente programmazione e controllo. Pensiamo alla questione apparentemente irrisolvibile delle buche stradali. Le gare d’appalto per le strade, e la manutenzione, si vincevano al massimo ribasso e i lavori venivano fatti in maniera improbabile, al risparmio, spesso con solette d’asfalto di pochi centimetri. Toccherebbe al Campidoglio controllare se l’appalto vinto è realizzato secondo le esigenze della città, ma l’amministrazione in realtà non è in grado di controllare. E infatti ci sono le buche. L’amministrazione centrale si occupa di troppe cose, in termini di gestione, e in un’area metropolitana ormai vastissima. Non è un caso se durante il Giubileo la funzione di controllo sia stata sostanzialmente assorbita dall’Anac di Raffaele Cantone. E questo non vale solo per le strade e le buche.Ma anche per tanti servizi”.

 

Allora è necessario decentrare.

“Prendiamo la mobilità. Roma si occupa solo del suo perimetro, quando sappiamo benissimo che se vai a Guidonia o a Fontenuova c’è un pendolarismo che porta più gente verso Roma di quanta non se ne muova all’interno dello stesso perimetro romano. Per questo dico che la città è cambiata, e va ripensata nella sua organizzazione amministrativa”.

 

Ma tutto questo come si ottiene? Ci vuole una legge speciale?

“Penso che ci vorrebbe quasi una Costituente per Roma. Si deve trovare, prima dello strumento legislativo, una vasta disponibilità politica per lavorare al suo raggiungimento. Si può pensare anche a una modifica costituzionale. Ma è inutile parlarne se non siamo tutti d’accordo”.

 

Anche il M5s?

“Certo, non le nascondo che un’amministrazione che in un anno è stata impegnata a cambiare assessori come figurine, lasciando la città nell’anarchia e degrado più totali e mascherando quotidianamente un dilettantismo arrogante, con le colpe di chi c’era prima, non abbia quel senso di responsabilità e l’umiltà necessari per sedersi al tavolo con tutti. Anche se in ballo c’è il futuro della Capitale di Italia. So che non è facile trovare un interlocutore tra di loro… Ma che loro siano d’accordo è la condizione minima per cominciare. E’ evidente che una cosa di questa portata, che riconsidera così fortemente il ruolo e le funzioni di Roma, o tu la realizzi trovando accordi, altrimenti si impantana”.

 

E chi è un interlocutore possibile nel M5s?

“È complicato… il sindaco certamente, anche Roberta Lombardi mi sembra conosca bene la città e i suoi problemi. Ma deve entrare nella consapevolezza di tutti che se parliamo del rilancio di Roma non è cosa di parte, è interesse nazionale. Tutti devono sentirsi interessati a concorrere. I cinque stelle, la destra, la sinistra a sinistra del Pd, e ovviamente il Pd. Poi, se questa cosa partisse, è va coinvolto il governo e lo stato centrale”.

 

In che modo?

“Perché Roma sia riportata al livello delle altre grandi capitali europee lo stato deve riconoscere alla capitale uno speciale interesse nazionale. Per esempio per quanto riguarda le sue infrastrutture. Lo stato dovrebbe investire direttamente in alcuni settori strategici. E in questo caso potrebbe essere legittimo che il governo abbia un sottosegretario, o un ministro, per Roma. Uno che abbia una diretta responsabilità sulle partite che lo stato mette in campo nella capitale. Questo significa che ci vuole anche collaborazione con l’amministrazione comunale”.

 

Va bene tutto. Va bene la Costituente. Ma poi queste cose, di solito, in Italia sono chiacchiere. E furbizia. Come le grandi Bicamerali per le riforme.

“E’ vero. E per questo andrebbe immaginato un paracadute. Non sarebbe scandaloso che ci fosse una clausola di salvaguardia: una volta approvata la riforma si potrebbe prevedere, in via transitoria, la nomina di un commissario straordinario che abbia poteri di surroga per la sua piena attuazione qualora si manifestino inadempienze. Un po’ come succede per i commissari di Governo rispetto alle regioni”.

Inserito dal sito del Partito Democratico

G.Garro

 

Oggi accadeva

settembre 15, 2017

 

 

A cura di Ennio Boccanera

2008          15        settembre          Stati Uniti

Lehman Brothers, la diaspora dei banchieri, oggi ai vertici dei grandi gruppi mondiali

La sede della banca Lehman Brothers

La banca d’investimenti Usa, Lehman Brothers, fondata nel 1850 chiede la procedura di fallimento a causa di debiti per oltre 600 miliardi di dollari dando il via alla crisi economica.

Da Tele-sette n° 37 del 14/09/2010

La storia

Lehman Brothers Holdings Inc., fondata nel 1850, è stata una società attiva nei servizi finanziari a livello globale. La sua attività si concretizzava nell’investment banking, nell’equity e fixed-income sales, nelle ricerche di mercato e nel trading, nell’investment management, nel private equity e nel private banking. Era uno dei primari operatori del mercato dei titoli di stato statunitense.

Tra le sue principali controllate Lehman Brothers Inc., Neuberger Berman Inc., Aurora Loan Services, Inc., SIB Mortgage Corporation, Lehman Brothers Bank, FSB, e il Gruppo Crossroads. Il quartier generale mondiale della società è sito a New York, e sedi secondarie locali si trovano a Londra e Tokyo, oltre a uffici locali situati in tutto il mondo.

Il 15 settembre 2008 la società ha annunciato l’intenzione di avvalersi del Chapter 11 del Bankruptcy Code statunitense (una procedura che si attua in caso di fallimento) annunciando debiti bancari per 613 miliardi di dollari, debiti obbligazionari per 155 miliardi e attività per un valore di 639 miliardi. Si tratta della più grande bancarotta nella storia degli Stati Uniti. La società è ancora esistente, fino al completamento della procedura di bancarotta.

Wikipedia

Parigi val Bene una Messa

settembre 15, 2017

La frase del titolo è stata pronunciata da Enrico IV di Borbone dopo la sua converzione al cattolicesimo per prendere la corona di Francia.Dopo  anni di lotte tra calvinisti e cattolici, guerre di religione con profonde motivazioni politiche per la presa del potere, Enrico viene incoronato nella cattedrale di saint Denis Re dei francesi il 25 luglio 1593. Appena insediatosi sul trono Enrico rivolse la sua attenzione alle condizioni in cui era la sua Capitale, Parigi città degradata e sporca piena di miseria e di povera gente, infestata dai topi e dalle epidemie, volle una città risanata degna di essere la Capitale di un regno potente che stava emergendo in Europa. Tutti i sovrani successivi fino all’era moderna hanno dato una particolare attenzione alla propria Capitale determinandone lo sviluppo e l’immagine nel mondo per renderla un punto di riferimento culturale ed economico arricchendola di opere ancora oggi visibili che ne narrano la storia fin dai tempi della Lutezia Romana Parisiorum.tutta questa premessa storica serve per far capire alcune sostanziali differenze con le vicende, del recente passato e dell’attuale situazione della nostra Capitale. Lo spunto ce lo ha dato il nostro segretario Matteo Renzi che dal festival dell’unità ha di nuovo sottolineato l’inadeguadezza della gestione di Roma dell’attuale giunta strillina,in occasione dell’assegnazione dei giochi Olimpici del 2024 alla città di Parigi, due miliardi di investimenti che daranno nuova linfa allo sviluppo,di una metropoli che guarda con fiducia al suo futuro. Contrariamente alla politica negazionista dei pentastallati che fino ad oggi hanno voluto una città dimessa, lugubre e degradata nelle sue immense periferie negando un ulteriore sviluppo attraverso opere importanti e spesso essenziali per il risanamento e la rinascita di una Capitale abbandonata a se stessa. Per paura della corruzione non si programmano opere pubbliche necessarie è come dire che per evitare le rapine chiudiamo le Banche,la negazione delle  Olimpiadi, lo stadio della Roma con le opere accessorie di risanamento ne sono l’esempio lampante di una politica di conservazione del degrado e dell’immobilismo, incapace di avere una visione progettuale di una città che non è solo una capitale di uno Stato ma un punto di riferimento Mondiale.Chissà se Roma in futuro Val bene una Messa?

Giancarlo Garro