Archive for the ‘ADRIANO OLIVETTI 1955’ Category

Roma Olivettiana

giugno 20, 2014

In un incontro con il capo gruppo Pd del comune di Roma,è emersa la chiara determinazione da parte del Comune di organizzare un evento con caratteristiche di continuità, che rilegga la storia e il pensiero di Adriano Olivetti, ed esplorare la fattibilità di un progetto che mutui la sua visione sociale e imprenditoriale nel tessuto produttivo di Roma.
Il Comune garantirebbe tutti i supporti di carattere logistico e finanziario a fronte di un percorso progettuale da ideare con la Fondazione Olivetti e l’Organizzazione delle Spille d’oro.
La nostra iniziativa sarà,nei prossimi mesi,quella di coinvolgere sin da subito tutti quei soggetti che riteniamo possano contribuire allo sviluppo del progetto,dai dirigenti della Olivetti,al mondo accademico,dagli enti locali,alle organizzazioni sociali.
La Comunita Olivetti di Roma di recente ha pubblicato sul suo sito(www.comunitaolivettiroma.it)un profilo della filosofia socio- imprenditoriale di Adriano Olivetti,ricavandolo dai suoi discorsi e dalle sue riflessioni;ne abbiamo tratto la convinzione della estrema necessità di rileggere la storia delle sue esperienze che il declino della democrazia nel nostro paese non potè corrompere,e la necessità di riscoprirle oggi per riproporle ad un ambiente da rifondare nell’etica e nella socialità.
La Comunita’ Olivetti di Roma  

Adriano Olivetti-una leggenda

maggio 11, 2014

Concludiamo la breve rassegna del pensiero imprenditoriale e politico di questo straordinario personaggio della storia recente del nostro paese,pubblicando un estratto del discorso che tenne alle Spille D’oro di Ivrea nel 1954.
Ci auguriamo che altri abbiano provato lo stesso nostro interesse per Adiano Olivetti,soprattutto nel tempo della crisi gravissima in cui viviamo dal 2008;crisi generata dal dominio assoluto della finanza sul capitale,dal sistema bancario centrale che determina la vita o la morte di interi paesi,uccidendone la capacità creativa e la capacità produttiva.
Nessuna voce si è levata al domani di questa crisi forse definitiva del mercatismo libero e assoluto,nessuna contrapposizione
 ideologica,etica,sociale e politica si è prodotta in alternativa a questa nuova barbarie che devasta continenti come e più di una guerra ;il futuro è più che mai incerto e cupo.
Per questo ci sembra attuale e ,in qualche modo,preveggente l’impostazione del pensiero di Adriano,anche se abbiamo cercato di evidenziarne anche le utopie e le visionarietà.

“Nell’affidarmi allora la riorganizzazione delle officine mio padre mi aveva conferito grandi poteri,ma mi aveva pure avvisato ed ammonito con precise indicazioni e in questi termini perentori:
<Tu puoi fare qualunque cosa tranne licenziare qualcuno per motivo dell’introduzione dei nuovi metodi ,perchè la disoccupazione involontaria è il male più terribile che affligge la classe operaia>
Una coraggiosa politica commerciale accompagnò la riorganizzazione tecnica e si deve a questa contemporaneità dell’azione nel campo tecnico e commerciale se non sopravvennero incidenti.
L’equilibrio tra produzione e vendita ha sempre preoccupato la direzione Olivetti ed ancora oggi costituisce il problema fondamentale della fabbrica.
In virtù della complessa e rapida operazione commerciale le macchine prodotte si irradiarono in tutta Italia,iniziando un declinio,che divenne permanente,delle macchine straniere.
Per questo la nostra fabbrica diventò una grande fabbrica moderna e capace di accogliere migliaia di lavoratori.
L’espansione della struttura industriale italiana al Nord  come al Sud rimane l’imperativo categorico di una classe dirigente veramente consapevole….
La Spilla d’oro sa che niente si improvvisa e che non si creano miracoli.La Spilla d’oro ha visto 25 anni della vita di fabbrica e sa riconoscere il giusto dall’ingiusto,l’improvvisato dal meditato,il facile dal difficile,in una parola il Bene dal Male.
La Spilla d’oro sa che il lavoro che egli ha dato per anni alla fabbrica è qualcosa di intimamente e profondamente suo,onde a poco a poco questo suo lavoro è divenuto parte della sua anima.
Perciò in essa splende una luce interiore ,perchè essa appartiene allo spirito.Il lavoro è perciò spirituale e il lavoratore si sente anch’egli nel lavoro e sul lavoro vicino a Dio,come Suo collaboratore e servitore.
Per questa ragione Gesù si presento’agli abitanti di Nazareth e al mondo che lo attendeva come figlio di falegname e fabbro.Onde il Cristianesimo,riscattando la schiavitù dell’uomo ed elevando la dignità della persona umana,fu principio di una autentica rivoluzione.
Il mondo moderno deve accettare il primato dei valori spirituali se vuole che le gigantesche forze materiali alle quali esso sta rapidamente dando vita,non solo non lo travolgano,ma siano rese al servizio dell’uomo,del suo progresso.
Oggi i testimoni della verità devono ancora servirsi delle forze soprannaturali per vincere il disordine del mondo moderno solo decorativamente cristiano,e condurlo verso forme nuove.Per dar vita a questo nuovo mondo i ricchi e i potenti dovranno rinunciare alla corsa scondiderata e indiscriminata verso una ricchezza sempre maggiore,alla vanità del potere e della effimera sua gloria”.

Adriano Olivetti.
tratto da “Ai lavoratori”edizioni di comunità

Adriano Olivetti-una leggenda

aprile 27, 2014

Cosa sono.cosa rappresantano i Centri Comunitari?
Si tratta in sostanza di portare gradatamente in tutti i piccoli villaggi-cioè nell’intera Comunità-il piano di assistenza sociale,culturale,educativa,ricreativa,più completo,quale si trova nelle nazioni più progredite.
Nel contempo,attraverso elezioni,dibattiti e numerose esperienze,rafforzare nelle loro radici i valori democratici che si fondano nei piccoli Centri sulla collaborazione di molteplici persone investite dai loro compagni di fiducia e di responsabilità.Poichè in ogni Centro si procede a libere elezioni di un presidene,di un addetto culturale,di un addetto ai servizi sociali,di un addetto ai servizi sportivi.
Col progresso delle Comunità e il perfezionamento di questi servizi si aggiungono le sezioni economiche,l’ufficio e le attività sindacali,un osservatorio urbanistico e ,per i piccoli Comuni,una sezione di collegamento e assistenza tecnica.
Noi siamo all’inizio di un esperimento di politica nuova,in cui le sane forze dell’autonomia si sostituiscono all’inerzia degli organi di amministrazione centrale per tentare di risolvere i problemi più gravi della collettività su scala comunitaria.E’ una politica sulla cui strada incontreremo non pochi ostacoli,ma che con lo sforzo consapevole dei nostri associati riusciremo a
realizzare.
Abbiamo portato in tutti i villaggi di campagna,in tutti i paesi della montagna,per la prima volta,quelle che io chiamavo un giorno le nostre armi segrete:i libri,i corsi culturali,le opere dell’ingegno e dell’arte.
Noi crediamo profondamente alla virtù rivoluzionaria della cultura che dà all’uomo il suo vero potere e la sua vera espressione,come il campo arato si distingue dal campo abbandonato e incolto.
Insieme ai Centri Comunitari,e strettamente a essi legati,sono intenti alacremente a dar vita alla Comunità del Canavese,come in un grande laboratorio sociale,gli altri strumenti d’azione:la Lega dei Comuni,la Lega delle Comunità di fabbrica,l’I-RUR,l’Istituto per il progresso economico,il Centro di Assistenza Sociale.
Noi non rinunceremo mai alla lotta contro la disoccupazione e la miseria.
Nel quadro di questa lotta è nato l’Istituto per il Rinnovamento Urbano e Eurale del Canavese con la collaborazione valida e disinteressata di tecnici amici.
E mentre i fiumi d’inchiostro degli articoli di pseudointellettuali non hanno ancora sottratto un solo uomo all’indigenza e alla tragica inquietudine di una vita senza lavoro,l’I-RUR perfeziona i suoi programmi,avvia i suoi studi e compie i suoi esperimenti,assume i suoi primi disoccupati.
Quello che è stato fatto in tre anni sinora con l’I-RUR Canavese,con lo sforzo tenace di uomini entusiasti.è un esperimento denso di soddisfazioni e una promessa piena di speranze.Ma soprattutto abbiamo una viva e concreta esperienza
sul modo di affrontare i problemi delle aree depresse,che è il problema del Sud,delle Valli Alpine,delle isole.
Nei comuni del Canavese ove sta maturando il nostro primo esperimento è dunque rinata pur ieri una nuova vita che è appena alla sua infanzia e questa nuova vita è un simbolo di qualcosa di più grande che si sta creando nell’intero territorio:la sua unità morale.O
gnuno lavorando per la Comunità di Fabbrica sa che il fine di ogni giorno è che sempre più la fabbrica si adoperi per l’avvenire della Comunità.
Le soluzioni su cui si sono appuntati finora i critici del sistema capitalista,le nazionalizzazioni,risolvono forse l’indispensabile fine di adeguare il lavoro ai complessi movimenti psicologici dell’uomo?la nostra risposta è negativa.
Perchè soltanto in un ordine nuovo ,inserito nel fraterno disegno della Comunità,il lavoro potrà trovare la sua luce e la sua ricompensa.
Il modello di industria autonoma è quello che fu realizzato e attuato nei grandi e avanzati stabilimenti Zeiss di Jena.Qui da anni vigeva,formidabile strumento di progresso tecnico e sociale,un potere comunitario secondo i nostri ideali,che abbiamo prima tracciato:democrazia,lavoro,cultura.
La città e la comunità di Jena vi rappresentavano il potere locale e l’ordine democratico:esse controllavano e l’università e la fabbrica,impedendo le cristallizzazioni e i particolarismi,dando luogo alla circolazioni degli uomini e delle idee.
Così la città si arricchiva per il lavoro della fabbrica,la fabbrica soccorreva l’università,e l’università aiutava la fabbrica.
I partiti procedono con i nomi dei grandi leaders invecchiati e stanchi e i più grandi problemi del nostro tempo,i problemi dell’economia e dello Stato,sono discussi nelle terze pagine dei quotidiani da letterati improvvisati,senza il serio soccorso di veri scienziati.
 Voi avete ormai capito il nostro disegno,i Centri Comunitari sono le cellule democratiche del nuovo Stato,i sindacati l’energia dinamica,i Centri Culturali la garanzia di capacità e competenza dei suoi quadri;
perciò la Comunità avrà vita quando tutti i suoi organi saranno creati,quando le fabbriche lavoreranno per la Comunità,per il suo piano economico e sociale,per la prosperità,per la sicurezza e l’ascesa di ognuno”.


dal “Cammino della Comunità”edizioni di comunità

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Adriano Olivetti-una leggenda

aprile 13, 2014

non rifiuto la scala delle conquiste che permettono all’uomo di salire più in alto.Ma non ho affatto confuso il mezzo con lo scopo,la scala e il tempio.E’ urgente che la scala permetta l’accesso al tempio,altrimenti esso rimarra’ deserto.Ma il tempio,solo,è importante.E’ urgente che l’uomo trovi intorno a se’i mezzi per ingrandirsi,ma essi non sono che la scala che porta all’uomo.L’anima che gli edificherò sarà cattedrale,perchè essa,sola,è importante.
Antoine De Saint-Exupery,Cittadelle

“Un Nord industrialmente progredito e un Sud straordinariamente povero e depresso,un regime democratico in sostanza debole,appena ieri rinato da una lunga parentesi di oppressione totalitaria,fanno dell’Italia di oggi un singolare paese le cui condizioni si prestano a preziose possibilità come a tragici eventi,intorno all’essenza della democrazia e della stessa libertà,perchè l’Italia potrebbe diventare un campo sperimentale per una nuova e più alta società al di la del capitalismo e del socialismo o ricadere in forme di totalitarismo più o meno evidenti.
Se non siamo ancora propriamente oppressi da un regime totalitario,non possiamo fare a meno di constatare come taluni temibili,allarmanti sintomi premonitori di involuzione,siano presenti ovunque:la scomparsa quasi totale di una stampa indipendente da gruppi monopolistici,la decadenza delle istituzioni universitarie,la povertà e il letargo delle associazioni culturali,il monopolio governativo della radio e della televisione,quattro milioni di famiglie con reddito nullo o lontano dal minimo vitale,migliaia di persone sfrattate che non trovano abitazione……………………..
…………….Ma c’è un’altra ragione che ci fa riporre le nostre speranze e quelle del popolo italiano in un’azione diversa,in un’azione autonoma;gli è che la società nuova si crea solo attraverso formule nuove che sono personalistiche e comunitarie e il personalismo non si attua aggiungendo una croce alle bandiere rosse della rivoluzione proletaria,ma si attua giorno per giorno creando i nuovi organismi,nelle comunità,nelle fabbriche,nelle regioni.
Nuovi organismi che siano l’espressione di un cristianesimo sociale intimamente sentito e che traggano dalle sue premesse teoriche adeguade conseguenze pratiche…….
……Affinchè la persona sia libera e riesca a possedere un valore spirituale assoluto,infinitamente più importante e infinitamente più alto di ogni valore dell’ordine economico e politico,occorre che lo Stato esista per l’uomo e non l’uomo per lo Stato.
E allora il problema centrale della democrazia diventa l’indirizzo spirituale e il congegno che possa attuare uno Stato che dia luogo a una società veramente libera,in quanto sottomessa alle forze e alle forme dello spirito……….
…………….Solo un movimento sostanzialmente nuovo nel suo modo di essere,non nella sua etichetta,che presentasse nella sua azione politica una molteplicità di valori ormai da tutti reclamata,potrebbe garantire alla vita politica italiana l’innesto di forze nuove,suscitare l’entusiamo dei giovani,essere lievito di vera rinascita.
Il popolo italiano ha dato milioni di voti ai partiti marxisti. e alla democrazia cristiana.
Ma milioni di voti sono stati dati al cristianesimo,milioni di voti sono andati al socialismo e non alle particolari forme e strutture di partito.
Il significato è chiaro:il popolo italiano è socialista ed è cristiano.
Potrebbe anche semplicemente dirsi socialista perchè naturalmente cristiano………….
…………….I tentativi per conciliare le due ideologie non potevano avere successo ,perchè il segreto del futuro si trova soltanto rendendo ai valori spirituali la loro supremazia.
Occorre trovare una formulazione ideologica nuova ,occorre che da questa formula scaturissere organicamente fusi e praticamente attuabili quei principi di solidarietà e umanità che accomunano socialisti e cristiani.
Perciò la nostra ansia di riscattare ha preso una forma e un nome nuovo:Comunità…………
…………..La nostra Comunità dovrà essere concreta,visibile,tangibile,una Comunità nè troppo  grande nè troppo piccola,territorialmente definita,dotata di vasti poteri,che dia a tutte le attività quel coordinamento,quell’efficenza,quel rispetto per la personalità umana,della cultura e dell’arte che la civiltà dell’uomo ha realizzato nei suoi luoghi migliori.


Adriano Olivetti-Il cammino della Comunità.ed.di Comunità
(continua)

Adriano Olivetti-una leggenda

aprile 7, 2014

Discorso pronunciato ad Ivrea nel giugno 1945-
(continua)
….E’ per me facile oggi il ritorno,solo reso triste dall’assenza di persone care,ma se vi è miracolo nel ritrovare ogni uomo,ogni macchina,ogni vetro,io ringrazio profondamente i Caduti,i 17 nostri compagni che in questo grande sforzo collettivo,in questa rinascita di popolo che è stata la lotta per la liberazione,hanno fatto sacrificio della loro vita affinchè la fabbrica fosse salva e il paese dimostrasse al mondo che non poteva dividere le responsabilità dei nazisti e dei fascisti.
Ciascuno di voi in questi lunghi mesi ha compiuto il suo dovere.Taluni di voi,e soprattutto quelli più in alto nella responsabilità,i dirigenti,ebbero difficili incarichi e fecero anche sacrificio di una cosa di cui ogni uomo dovrebbe essere gelosissimo:la stessa loro reputazione.Bisogna avere il coraggio di dire la verità,anche se talvolta è spiacevole.
La direzione sembrò talvolta accomodante,talvolta fu costretta a scendere a compromessi,ma bisognava ad ogni costo evitare che la fabbrica producesse materiale da guerra,bisognava evitare ad ogni costo l’invio di forti masse di operai in Germania,bisognava ad ogni costo evitare l’invio di macchinari in Germania,bisognava ad ogni costo,negli ultimi giorni,evitare la distruzione dello stabilimento.Questo risultato fu ottenuto.Ciascuno ebbe il suo compito.Per taluni fu di gloria,per taluni di arrendevolezza ,per taluni di intransigenza:fu necessario talvolta cedere sulla forma perchè la sostanza rimanesse intatta.
Per i critici ora è facile giudicare una situazione che la provvidenza ha risolto insperatamente in bene.Se tuttavia l’onore è salvo,la provvidenza ha voluto in voi operai segnare lo strumento di questo riscatto morale.
I vostri scioperi arditi,le vostre dimostrazioni contro le atrocità tedesche,sono vostri grandi meriti,sono il segno della vostra forza ,del vostro coraggio,il segno che un mondo è tramontato e che domani ne sorgerà uno nuovo.
C’è in queste mie parole di ottimismo e di speranza una certezza ,una fede che non può essere oscurata dalle mille ombre  di una situazione tremendamente difficile.L’Italia è nella situazione della Germania del 1918:c’è stata una catastrofe,una guerra perduta,c’è una svalutazione monetaria che sembra non aver fine,c’è una crisi economica.
Se non arriva il carbone dai porti italiani,fra pochi mesi tutto il paese è gettato nella disoccupazione.
C’è una crisi di civiltà,c’è una crisi sociale,c’è una crisi politica.
L’ingranaggio della società che è stato rotto nell’agosto del 1914 non si è potuto più ricostruire,non ha più funzionato,e indietro non si torna.
Allora amici ,vorrete domandarmi :dove va la fabbrica in questo mondo?Cosa è la fabbrica nel mondo di domani?
Come possiamo contribuire con il nostro lavoro a costruire quel mondo migliore che anni terribili chiedono all’intelletto e al cuore di tutti,affinchè giorni così tristi non siano da sopportare per i nostri figli e per i figli dei nostri figli una seconda volta?
Ardua è la risposta mia e arduo il cammino per una nuova meta.Non pretendo oggi di rispondere esaurientemente all’interrogativo.Ma questo sta nel cuore di tutti voi,come una speraranza che illumina la vostra giornata di lavoro,con una certezza che non renda vani i sacrifici già fatti e quelli che ancora sono sulla vostra strada.
Cosa faremo ,cosa faremo?Tutto si riassume in un solo pensiero,in un solo insegnamento:saremo condotti dai valori spirituali,che sono valori eterni.
Seguendo questi,i beni materiali sorgeranno da sè senza che noi li ricerchiamo.
Nel Vangelo di Matteo questo pensiero è espresso:”Non siate dunque con ansietà solleciti dicendo-Che mangeremo,che berremo o di che vestiremo?-Perchè il Padre vostro giusto sa che avete bisogno di queste cose.
Ma cercate prima il Regno e la giustizia di Dio e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte”.

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Adriano Olivetti-“Le fabbriche di bene”-ed.Comunità

Adriano Olivetti-una leggenda

marzo 31, 2014

In questi discorsi colpiscono i modi del comunicare e alcune affermazioni che si potrebbero definire datate,salvo poi scoprire che sono quanto mai attuali e però ignorate dai contemporanei.
Olivetti non vuole sembrare un imprenditore amico che parla agli amici operai dando ad intendere che lui e loro sono sulla stessa barca.Parla come un dirigente cosciente delle proprie responsabilità e determinato a farvi fronte.
Luciano Gallino.

“dovete conoscere i fini del vostro lavoro”discorso pronunciato ad Ivrea nel 1945

Ho lasciato passare un tempo abbastanza lungo dal mio ritorno fra voi,qualche settimana,prima di rivolgere la parola a voi tutti.
Il destino aveva voluto che io fossi uno dei primi a essere allontanato.
Fu questo un privilegio che mi permise un lungo periodo di isolamento,che sebbene mi abbia dato modo di portare a termine taluni studi,fu non di meno isolamento vero e proprio,tale che io ho sentito e sento ancora,un vero e proprio distacco fra me e tutti voi,fra me e questa fabbrica che ,un tempo non lontano,era così piccola che quasi si poteva dire che se ne conoscessero tutte le vicende umane e materiali,che si conoscesse ogni uomo.
Questo discorso lo sentite voi stessi ed è la cagione per cui una fabbrica può perdere la sua umanità,che è fatta di conoscenza e comprensione.
Ma perchè questa comprensione abbia un vero valore deve essere reciproca,e affinchè questo accada,voi dovete essere messi in grado di conoscere dove la fabbrica va e perchè và.
E’ quello che in termini sociologici si potrebbe chiamare dare consapevolezza di fini al lavoro.
La soppressione della libertà nel passato regime,rendeva praticamente impossibile creare una simile situazione .In verità,negli ultimi anni soprattutto,noi non lavoravamo per un vero fine,ma per andare avanti un pò confusamente,per non dover sparire,per un dover difendersi.
Il nostro sforzo nel passato non era stato però del tutto vano,del tutto privo di significato.Mi piace ricordar a grandi linee i due tratti esenziali della nostra  storia più recente,forse perchè tra di noi vi sono molti giovani e molti sopraggiunti,accolti da poco nella nostra comunità.
Fra il 1928 e il 1934 la nostra fabbrica subì una lunga crisi interna,una trasformazione totale dei sistemi direttivi,mentre aveva raggiunto prima di quel tempo,un alto equilibrio umano.
Erano i tempi di mio padre e di Domenico Burzio,un binomio per me inscindibile.
Vi era una realtà nel loro esempio,nel loro modo di affrontare i problemi della fabbrica,che sfuggiva ad un esame razionale,ad un esame unitario,che volesse paragonare le cose soltanto ai risultati.
Questo qualcosa era invisibile,ed era la loro grandissima umanità,per cui nella loro superiorità,quando discutevano o esaminavano il regime di vita o il regime di fabbrica,ciascun lavoratore era pari a loro,era un uomo di fronte ad un uomo.
Ma allora la fabbrica aveva 600 operai.Il regime dei mercati,il regime delle economie il regime della concorrenza,esigevano un rinnovamento,verso un rinnovamento,verso una grande fabbrica.
C’era al di la’ dell’Atlantico il modello,c’era una spinta quasi inesorabile ad andare verso uno stato di cose più grande,più efficente,dove molti più lavoratori avrebbero trovato più ragione di esistenza.
Ma mio padre esitava,perchè,diceva,la grande fabbrica avrebbe distrutto l’uomo,avrebbe distrutto una possibilità di contatti umani,avrebbe portato a considerare tutto l’ingranaggio umano come un ingranaggio meccanico.
Ma la fabbrica aveva una sua logica,e questa logica si dispiegò ugualmente e inesorabilmente.
Nel 34 gli operai salirono a 1 200,nel 37 a 2000,nel 40 a 3000.
La macchina scientifica si era messa in moto,gli uffici tecnici si ingrandivano,nuovi prodotti erano studiati,messi in produzione ,venduti.
C’era qualche cosa di bello in questo,c’era un certo orgoglio nel vedere la vecchia fabbrica di mattoni rossi trasformarsi in vetrate moderne.
E a poco a poco delinearsi la fabbrica come è attualmente.
L’uomo però non era stato dimenticato.Il sistema della retribuzione standard non era cattivo.Fu in generale accolto bene.Si dimostrò molto superiore ad altri sistemi che furono in quel tempo utilizzati in Italia,come il tragico sistema Bedaux.
Permise alle nostre macchine di essere vendute in Argentina,in Svezia,in Francia e in decine di altri mercati.Nel 1934 si sviluppò l’assistenza medica di fabbrica,nel 1935 iniziò la forma primitiva ma già sufficiente dell’asilo,nel 1936 sorgeva il Centro di Formazione Meccanici per dare a poco a poco vita al complesso sistema atto ad assicurare ai vostri figli il più grande beneficio che da la ricchezza:l’istruzione conforme al proprio talento e al proprio merito.Nel 1938 sorge la mensa nella sua primitiva forma.
L’ultimo importante provvedimento assistenziale fu la creazione dell’ALO,che abbiamo ripristinato in questi giorni nella sua forma primitiva.Specialmente in questa forma di solidarietà verso la più alta espressione e il più alto sacrificio della vita umana che è la funzione materna,noi esprimiamo con il nostro istituto,la nostra intera solidarietà,affinchè nessuna madre,possa vedere con invidia e con dolore quelle madri che hanno la gioia di tenere in una casa,i primi mesi di vita,il loro bambino.
La guerra ha impedito la nostra fatica e il nostro sogno:fare di queta fabbrica un mezzo migliore di vita e di comunanza sociale.Perchè tale era l’insegnamento della nostra guida spirituale,che ancora era tra noi,mio padre.
(continua)

Adriano Olivetti-una leggenda

marzo 23, 2014

“ognuno può suonare senza timore e senza esitazione la nostra campana.
Essa ha voce soltanto per un mondo libero,materialmente più fascinoso e spiritualmente più elevato.Suona soltanto per la parte migliore di noi stessi,vibra ogni qualvolta è in gioco il diritto contro la violenza,il debole contro il potente,l’intelligenza contro la forza,il coraggio contro la rassegnazione,la povertà contro l’egoismo,la saggezza e la sapienza contro la fretta e l’improvvisazione,la verità contro l’errore,l’amore contro l’indifferenza”.
A.O.

L’ultimo essenziale ,privilegio caratteristico della società capitalista che non ha nessuna relazione con i diritti naturali dell’uomo,è la trasmissione ereditaria del potere.
La trasmissione della ricchezza costituisce una ingiustizia sociale evidente,sebbene legata a un istinto non facilmente riducibile;ma ancor di più la sottomissione di uomini ad altri uomini in virtù del privilegio di nascita costituisce ormai nella economia capitalista occidentale un ostacolo gravissimo al progredire dell’industria.
Il potere di dirigere il lavoro altrui deve essere conseguenza di meriti o legato ad eminenti capacità superiori;per altro verso la non eliminabile disuguaglianza fra gli uomini conduce ad una gerarchia di competenze e di valori che costituiscono un ordine naturale e umano nella società.
Per assicurare alla fabbrica comunitaria la più alta efficienza ,il nuovo Stato considererà essenziale la formazione e la valorizzazione di dirigenti dotati di qualità umane tecniche e culturali superiori.
Ogni soluzione che non desse esclusiva autorità e responsabilità ad uomini di altissima preparazione è da considerarsi un inganno.
L’operaio direttore di fabbrica è un romantico ma anacronistico ricordo dei primi tempi della rivoluzione sovietica,mentre l’operaio membro di un consiglio di amministrazione è una tragica finzione retorica della repubblica sociale fascista.
D’altra parte sino a che la società e il suo sistema economico assicureranno alle grandi intelligenze e capacità organizzative sconfinati domini d’azione,in gran parte non coincidenti con gli interessi dei più e saranno riservate ai funzionari delle imprese socialiste condizioni mediocrissime,nessuna intrapresa collettiva fiorirà.
Il nuovo istituto dovrà prevedere non già la composizione di forze individuali,anonime ,inorganizzate,spesso contrastanti e non tendenti a nessun ideale quali si presentano nella moderna società anonima,ma concepirà una composizione di forze coerenti,attive ,capaci di rappresentare l’interesse ,la volontà,i sentimenti di autentici gruppi sociali.
Perciò il nostro sforzo sarà indirizzato a individuare e preparare i corpi separati senza dei quali non sarà possibile dar vita,per integrazione,alla fabbrica comunitaria:
a)la Comunità come consorzio di comuni minori od organo di decentramento dei grandi comuni,avente personalità giuridica.
b)la Comunità di fabbrica,rappresentativa dei dirigenti,specialisti,tecnici,lavoratori,costituita in una forma di associazione economica.
c)gli Istituti industriali di gestione destinati a rappresentare più vasti interessi collettivi,ad assicurare il collegamento con gli istituti scientifici,a garantire un controllo sull’ordinamento del lavoro.
d)istituzioni permanenti a carattere integrativo,capaci di assicurare alla fabbrica comunitaria un maggior rispetto della persona umana e delle necessità sociali del lavoratore.
Il compito del nostro movimento è complesso.
Adriano Olivetti(da “le fabbriche di bene”.ed.Comunità)

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n.b.i precedenti articoli possono essere letti cliccando nella categoria Adriano Olivetti
(continua)

Adriano Olivetti-una leggenda

marzo 17, 2014

“La crisi del nostro mondo deve ancora procedere verso il fondo,prima che s’avverta,nella carne e nelle coscenze,l’urgenza di un cambio di paradigma.
Quando ciò avverra’-e poco a poco sta avvenendo-la proposta di Adriano Olivetti potrà apparire come una delle poche esperienze che la storia e il declino della democrazia nel nostro paese non hanno potuto corrompere.
Proprio il vuoto che fu creato allora attorno all’esperienza di Comunità ne ha preservato intatte le virtù potenziali;potenzialità che essendo state soffocate sul nascere da un ambiente sordo,anzi ostile,e non essendo state messe alla prova se non in minima misura,rappresentano oggi una risorsa potenziale,un fondo di possibilità.
Così noi possiamo chiederci come sarebbe oggi il nostro paese se l’intuizione olivettiana fosse stata raccolta”.
(Gustavo Zagrebelsky)

…………..La gioia del lavoro ,oggi negata al più gran numero di  lavoratori dell’industria moderna,potrà finalmente tornare a scaturire quando il lavoratore comprenderà che il suo sforzo,la sua fatica,il suo sacrificio è materialmente e spiritualmente legato ad una entità nobile ed umana che egli è in grado di percepire,misurare e controllare,poichè il suo lavoro servirà a potenziare quella Comunità,reale,tangibile,laddove egli e i suoi figli hanno vita,legami,interessi.
Ma le soluzioni su cui si sono appuntati sinora i critici del sistema capitalistico,le nazionalizzazioni ,risolvono l’indispensabile fine di adeguare il lavoro ai complessi moventi psicologici dell’uomo?la nostra risposta è negativa.
E allora sorge il bisogno di intravedere una soluzione nuova ,la cui forma giuridica,quella che noi abbiamo chiamato nell’Ordine Politico delle Comunità l’Industria Sociale Autonoma o ISA,sarà la tipica espressione della fabbrica comunitaria.
La Comunità possiede una parte del capitale azionario delle grandi e medie fabbriche,ne nomina taluni dirigenti principali,provvede al trasferimento di azioni industriali,compra e vende terreni e proprietà in relazione alle necessità di sviluppo tecnico o perfezionamento sociale della Comunità,provvede alla istruzione elementare e professionale,assiste lo sviluppo dell’artigianato e del turismo.
Feconda di trasformazioni sociali ed economiche importanti e capace di flessibili applicazioni,appare l’introduzione del concetto di Comunità concreta nel dominio dell’agricoltura.Qui la Comunità potrà esercitare una diretta influenza nella creazione di una multiforme struttura cooperativa dell’economia agricola,dove ciascun elemento potrà essere federato in autonome organizzazioni regionali e interreggionali.
La Comunità provvede direttamente,mediante il proprio servizio industriale,alla gestione delle normali attività di pubblico interesse(gas,elettricità,pianificazione ,trasporti)e all’estensione degli impianti ai comuni periferici talora privi di servizi o provvisti di servizi inadeguati.
In relazione alla riforma sociale operata dal nuovo Stato determinate imprese private saranno progressivamente trasformate in enti di diritto pubblico e prenderanno il nome di Industrie sociali Autonome o Associazioni Agricole Autonome.
La Comunità possederà sempre una parte importante del capitale delle società autonome ,appartenendo il rimanente ai dipendenti ,alla Regione o ad altre Comunità.
La Comunità fungerà da perno degli organismi economici di maggior importanza collettiva e costituirà un diaframma indispensabile fra l’individuo e lo Stato.
La superiorità di una tale soluzione di natura federalista di fronte  ad altri sistemi di collettivizzazione,consiste nella elevata efficienza che le viene dalla specializzazione resa possibile dalla competenza territoriale ridotta di ogni Comunità e dalla grande facilità con la quale i cittadini possono entrare in contatto con i suoi organi e controllarli.
La partizione del governo delle industrie fra gli interessati,le Comunità e le Regioni,risolve praticamente le difficoltà che sorgono quando si voglia dare una soddisfacente soluzione al passaggio dalla proprietà privata a quella di diritto pubblico.
Adriano Olivetti(da Le Fabbriche di Bene ed. comunita’)
(continua)

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Adriano Olivetti-una leggenda

marzo 10, 2014

“Il Movimento Comunità (fondato da Adriano nel 1947) ha davanti a se’ un programma nuovo e impegnativo: il tentativo di socializzare senza statizzare,di organizzare la società economica in modo autonomo,coi propri mezzi,e renderla indipendente dall’intervento massiccio dello Stato,perché la libertà dell’individuo,la difesa della persona ,l’accrescere del benessere materiale,l’efficienza tecnica,il progresso scientifico nell’industria,l’interesse del consumatore sarebbero garantiti dalla partecipazione,dalla collaborazione e dal controllo di una pluralità di istituti a ciascun scopo coerentemente disegnati e designati.
E poichè la nostra economia nasce dalla fabbrica dovremo,per prima cosa,parlare della fabbrica,in una parola della fabbrica comunitaria.
Cos’è questa fabbrica comunitaria? E’ un luogo di lavoro dove alberga la giustizia,ove domina il progresso,dove si fa luce la bellezza,nei dintorni della quale l’amore,la carità,la tolleranza sono nomi e voci non prive di senso.
Ma direte voi,questa è una fabbrica socialista.
E io sono con voi,ma dobbiamo fare uno sforzo per vedere tracciata un’immagine,tracciarne il disegno,costruirla a poco a poco,pietra su pietra affinchè l’edificio sia solido e duri nel tempo;sinora non è dato vederne esempi concreti.
Ma raccogliendo il buono e l’utile di ogni esperienza socialmente attiva,abbiamo iscritto nel programma del Movimento Comunità l’istituzione della fabbrica comunitaria:
L’industria Sociale Autonoma”.
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“Il Popolo Italiano ha dato milioni di voti alla Democrazia Cristiana e milioni di voti ai partiti marxisti.Milioni di voti sono stati dati al cristianesimo e non ad un aparticolare struttura di partito,milioni di voti sono andati al socialismo e non ad una particolare struttura di partito.
Il significato è chiaro:il popolo italiano è socialista ed è cristiano.
Potrebbe anche semplicemente dirsi socialista perché naturalmente cristiano.
Fuori da questi due sentimenti che vivissimi albergano nell’inconscio del popolo non c’è nè vita nè vitalità.
E’ doloroso che i tentativi per conciliare le due ideologie non abbiano sinora avuto successo.Ma la storia non è finita.
Perché appunto in questa integrazione deve trovarsi avvolto il segreto del futuro e la fonte creativa di una nuova e autentica società cristiana”.
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“E’ indispensabile trovare una formulazione ideologica nuova ,occorre che da questa formula scaturiscano fusi quei principi di solidarietà e umanità che accomunano socielisti e cristiani……………………………………………………………
E’ così che il nostro socialismo e il nostro cristianesimo hanno preso un nome nuovo:Comunità,e la nostra rivoluzione sarà una rivoluzione comunitaria.
Nel senso che il Movimento Comunità propone una completa e una profonda trasformazione delle istituzioni politiche ed economiche e sociali”.
La comunita olivetti di Roma
(da: le fabbriche di bene ed.comunità)

Adriano Olivetti-una leggenda

marzo 4, 2014

Adriano Olivetti nasce ad Ivrea tra Torino e la Valle d’Aosta,nel 1901,figlio di padre ebreo e di madre valdese.
Nel 1908 il padre Camillo fonda la “Prima fabbrica italiana di macchine per scrivere”,mentre Adriano cresce con cinque fratelli in un ambiente libero e laico,trascorrendo le giornate all’aria aperta sulla collina dove sorge un ex convento trasformato in abitazione.
Sperimenta il lavoro di fabbrica nel 1914 e partecipa come volontario alla prima guerra mondiale.Negli anni delle lotte operaie vive a Torino,dove si laurea in ingegneria al Politecnico e collabora a riviste militanti vicine a Pietro Gobetti,in molti casi sostenute anche dal padre.Insieme a Pertini,Parri e Carlo Rosselli aiuta Turati,perseguitato dal fascismo,a scappare in Francia,ma con l’inasprirsi del regime interrompe ogni attività politica,anche se verra’ schedato come sovversivo.
Decisivo è un viaggio negli Stati Uniti nel 1925,dove osserva la nuova organizzazione del lavoro.
Al ritorno comincia a collaborare con il padre,introducendo nuovi metodi in azienda e diventandone Direttore Generale nel 1933.
Negli anni prima della guerra apre un moderno ufficio di comunicazione a Milano,approfondisce gli interessi architettonici e urbanistici fino a coordinare gli studi per un piano regolatore della Valle d’Aosta e getta le basi,nella relazione tra impresa,territorio e lavoratori ,per gli interventi che,dopo la guerra,porteranno la Olivetti a diventare un’azienda d’avanguardia nell’innovazione sociale e urbanistica.
Vive la seconda guerra mondiale come un trapasso di civiltà e approfitta del rifugio in Svizzera per scrivere il suo manifesto teorico:”l’Ordine politico delle Comunità” che pubblicherà nel 1945.
Figura unica di uomo di impresa e intellettuale ,attrae attorno a se’ molti delle più brillanti menti in circolazione(sociologi,psicologi,scrittori,poeti,economisti),embrione della migliore classe dirigente dell’Italia repubblicana,affidando a ciascuno di loro precise funzioni,o in azienda o nelle sue attività sociali e intellettuali.
Insieme alla casa  editrice Edizioni di Comunità e al Movimento Comunità,nati nel ’46/47,fonda la rivista “Comunità”,tutti strumenti della sua lotta politica e culturale volta alla modernizzazione  sociale ed economica del paese.
Gli anni cinquanta sono quelli della piena affermazione internazionale della Olivetti che conta 36.000 dipendenti in tutto il mondo.
L’azione politica diviene diretta ,culmina con l’elezione di Adriano a deputato nel 1958 e coincide con i miglioramenti introdotti nella vita di fabbrica.Sempre nel ’58,acquista la Underwood ,azienda americana di macchine per scrivere,e promuove la nascita dell’elettronica con la Olivetti in prima linea a livello mondiale.
La morte nel febbraio del 1960 interrompe una vita straordinaria e tutta rivolta al futuro,all’idea di una comunità tecnologicamente avanzata,solidale,partecipe e giusta.
Per raccogliere e proseguire il suo impegno civile e le attività comunitarie all’insegna del simbolo della campana,due anni più tardi i colla boratori più stretti e la famiglia istituiscono la Fondazione.

Adriano Olivetti.
(da:le fabbriche del bene ed.Comunità)
La comunità Olivetti di Roma

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