Archive for the ‘Dibattiti’ Category

Priorità

agosto 23, 2019

Sapere decidere cosa fare prima e poi dopo, cosa fare nei momenti belli e nelle emergenze, scegliere insomma è difficile e importante. Rappresenta comunque il metro di giudizio più significativo di una persona, di un gruppo, di una azienda, di un partito, di un paese, di tutto.

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Scegliere le priorità è il termometro più scoperto del proprio pensiero, della propria cultura, dei propri obiettivi. E anche del proprio coraggio, della propria forza e del proprio modo di vivere.

Non è inusuale assistere a decisioni che rappresentano il proprio interesse anche a danno di altri o addirittura di tutti, come non lo è assistere a decisioni inappropriate per incapacità, per paura e magari chiamando a testimone la coerenza come fosse un principio dogmatico o il volere fare la volontà di altri a tutti i costi come simbolo di umiltà democratica.

Una riflessione questa sulle priorità, valida sempre e in ogni occasione. Soprattutto in questo momento nel nostro paese, quando molti partiti devono decidere tra adottare un comportamento in continuità con le loro strategie in atto ed anche con le dichiarazioni pubbliche proclamate e ribadite o l’interesse del paese nello specifico momento e cioè questo,che è quello in cui si prende la decisione politica. Una decisione politica che può avere effetti dirompenti sul futuro del paese e di tutti i suoi cittadini.

La scelta è se guardare agli interessi del paese da mettere davanti a tutto o cercare di prestare attenzione ai propri di interessi come la conquista di consenso, quando non anche di potere o del suo mantenimento per alcuni.

Ma per decidere questo tipo di priorità, per scegliere non le cose più facili ma quelle difficili perché più giuste e valide in prospettiva, ci vogliono quelli che si chiamano statisti, cioè quegli uomini che sanno mettere gli interessi dello Stato davanti a tutto. Così come a livello personale di fronte alle decisioni importanti ci vogliono il coraggio, la conoscenza e la forza.

Dunque nel paese c’è una emergenza, che è economica, culturale e morale e che è anche il frutto di decisioni sgangherate degli ultimi tempi prese dai governi solamente per scopo elettorale o per assenza di visione di quello che succede nel mondo perché rinchiusi in aree di pensiero settarie. Ma soprattutto c’è una emergenza democratica, attraversiamo cioè un momento in cui si discute sulla nostra libertà, in cui con la scusa di difendere la sicurezza o i confini, si decide di instaurare in modo più o meno palese un regime centrale di controllo del paese. E addirittura si mette in discussione la nostra tradizionale collocazione internazionale di tipo occidentale dove, anche se con problemi, si coltivano le libertà e si mette al centro l’uomo con i suoi valori, a favore di un mondo che non ci appartiene culturalmente e soprattutto socialmente e politicamente.

Credo che le forze in gioco, in particolare quelle progressiste, più aperte, che si richiamano alla giustizia e ai valori dell’uomo, debbano avere coraggio e decidere di fermare la deriva dietro l’angolo e poi ci sarà tempo per riprendere il cammino che vogliono, quando tutto sarà possibile, il dibattito democratico potrà riprendere con il giusto equilibrio.

Ecco uomini che dovete decidere, sappiate che il futuro vi guarda!

Gianni Di Quattro

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Cercare di capire

agosto 15, 2019

 

Il Partito Democratico ha perso le ultime elezioni dopo avere perso il referendum di riforma costituzionale perché una parte importante dello stesso partito, quella antica, tradizionale, storica, voleva fare fuori Renzi ed ha attivato, oltre alla sua forte opposizione, il network sociale e culturale legato al vecchio partito comunista, e tuttora vivo attaccato alla nostalgia più romantica e inutile, per provocare il fallimento del primo e la sconfitta elettorale successiva.

La verità è che nel Partito Democratico convivono le due anime della sinistra, quella rivoluzionaria, quella della rivoluzione del proletariato, e quella riformista. Una storia antica, una storia che risale ai primi decenni del novecento e che è stata, questa divisione, una causa importante della nascita del fascismo che ha naturalmente sfruttato la divisione, la stessa che dopo diede origine alla nascita del partito comunista.

La distinzione tra rivoluzionari e riformisti si riproduce ovunque nel mondo ed è sempre una causa determinante della sconfitta di coloro che si richiamano alla sinistra, che si contrappongono alla destra conservatrice. Così è stato in Francia, così è ora in America, insomma dappertutto.

E così è ancora oggi nel nostro paese. Per questo sono riusciti a vincere Salvini e il movimento dei 5 stelle, per questo rischia di vincere ancora Salvini perché la separazione tra queste due sinistre diventa sempre più profonda, sempre più insanabile a prescindere dalle persone e dagli interessi di potere di cui sono portatori, come peraltro è anche naturale.

Solo una volta le sinistre si sono unite, hanno fatto fronte comune ed è stato nel 48 costituendo il famoso Fronte del Popolo con l’immagine di Garibaldi. Quando tutti avvertirono che non solo bisognava scegliere tra la Democrazia Cristiana e la sinistra, ma la vera scelta era tra Occidente e Oriente, tra i paesi che si ritrovavano attorno alla democrazia e alla libertà non solo economica e personale e quelli che volevano ritrovarsi dentro al blocco sovietico ed al comunismo. Tuttavia anche quella volta la sinistra fu perdente nel paese e anche in modo abbastanza clamoroso.

D’altra parte bisogna farsene una ragione, questa è la sinistra, queste sono le due anime della sinistra ed è impossibile unirle come pensa di fare il buon Zingaretti e come hanno provato a fare altri nel passato, come ad esempio Veltroni o Prodi ma per un breve periodo e poi sappiamo come sono miseramente fallite queste esperienze, questi tentativi illuminati certo, ma contrari alla realtà delle cose.

Ed allora? Cosa è possibile fare per contrastare chi cerca di restaurare un regime con pieni poteri nel paese, chi cerca di portare il paese verso forme di disumanità spinta, chi cerca di limitare le libertà con la scusa di proteggere la sicurezza, chi cerca di dividere, di spaccare i pensieri delle persone ed accentuare forme accese di odio e di prevaricazione?

Certamente a breve termine forse niente, si può impostare una azione culturale e sociale nel paese perché quelli che ora si riconoscono nella sinistra riflettano sugli schemi cui sono ancorati certamente superati non solo dalla storia, ma soprattutto dalla evoluzione del mondo, cosa che rende irrealizzabile certe utopie e certi pensieri del passato. E soprattutto che la sinistra, intesa come organizzazione, rifletta su stessa e faccia un salto verso il futuro, abbandoni gli schemi e i modi di ragionare del passato, pensi a come sarà il mondo del lavoro del futuro, pensi a cosa fare per proteggere i deboli, come proteggere certi valori come l’ecologia, la natura, come aiutare la pace, come aiutare il mondo e tutti gli uomini in una configurazione sociale che sicuramente sarà diversa dall’attuale. Insomma, serve ragionare sul futuro ma non più con gli schemi del passato e solo così si possono battere coloro che vogliono istaurare regimi dispotici, coloro che vogliono il potere assoluto, coloro che non amano l’uomo e il futuro, ma solo il potere e gli interessi propri e dei loro gerarchi.

Gianni DiQuattro

Le vie della Democrazia

luglio 10, 2019

La democrazia esiste in un paese quando alcuni parametri di giudizio ci sono? Per esempio se si votano i rappresentanti al Parlamento ed esiste una costituzione. La risposta è purtroppo negativa perché la democrazia non solo vive di altri fattori come la libertà, una giustizia indipendente e non corrotta, un tentativo di giustizia sociale e un rispetto verso tutti i cittadini, ma si può dire che esiste ed è una realtà della comunità quando è presente nel comportamento di ogni cittadino, quando nel paese i diritti sono equiparati ai doveri e si rispettano, quando le scorciatoie per arrivare al potere da parte di alcuni capi popolo sono neutralizzate sempre dallo stesso popolo a prescindere da ideologie e idee di parte.

La via della democrazia è una via difficile e lunga, richiede una profonda maturazione sociale e la diffusione di una cultura del rispetto, della solidarietà, del partecipare per l’interesse di tutti nella coscienza che l’interesse di tutti è anche l’interesse di ognuno.

Il nostro paese dopo la fine della dittatura fascista che ha portato ad una guerra sfortunata con la sconfitta e la distruzione del paese non solo da un punto di vista materiale, non ha avuto governi che hanno favorito la nascita e lo sviluppo della democrazia. È vero che hanno consentito la libertà e che sono stati concessi alcuni diritti nel campo del lavoro, ma non si è operato per lo sviluppo della scuola e della cultura, non si è operato per lo sviluppo dei diritti umani, si è consentito nel senso di tollerato la nascita di gruppi di potere che hanno condizionato la vita della nazione, si è mantenuta una struttura economica basata sulla distinzione di ceti sociali precisi, quelli che una volta si chiamavano corporazioni, non si è fatto molto per estirpare la nascita e lo sviluppo di organizzazioni criminali e, soprattutto, non si è fatto niente per unificare il paese.

Quello che oggi dunque succede è la conseguenza del nostro recente passato, del periodo che abbiamo vissuto dalla fine della seconda guerra mondiale e che chiamiamo di democrazia, mentre è solo di democrazia apparente, non completa, zoppa, insomma ognuno può trovare l’aggettivo qualificativo che preferisce in base ai propri pensieri. È inutile oggi dare la colpa ai partiti che hanno dominato e influenzato il periodo, anche se la storia certamente farà giustizia. Oggi è il momento della responsabilità, della serietà, della solidarietà, abbattere l’avversario di corrente o di partito per sostituirsi a lui o per sostituirlo con gli amici è un delitto, è una colpa morale prima di tutto.

La via della democrazia passa inevitabilmente attraverso la maturazione culturale di un popolo, solo attraverso di essa ci si può arrivare. Oggi gruppi e uomini spregiudicati approfittano delle carenze del paese per prendere il potere. Le alternative a questa situazione sono per forza a lunga scadenza, passano attraverso la formazione e il lancio di leader coraggiosi e capaci, attraverso un’azione capillare fatta di incontri, di semi gettati piano piano e non abbandonati. Un lavoro lungo, faticoso, difficile, pieno di sacrificio e di impegno, perché la via della democrazia è così e cioè è lastricata di sacrifici e non è una cosa da salotto come molti italiani forse pensano.

Gianni Di Quattro

Non sono scomparsi i valori

Mag 30, 2019

Si discute di continuo sulla ipotesi che le ideologie sono state sepolte alla fine del secolo passato, si dice che destra e sinistra non esistono più, sono scomparsi o stanno scomparendo i partiti e i movimenti tradizionali che hanno combattuto e poi costruito, nel bene o nel male, la democrazia nella seconda parte del secolo passato, ma tutto questo significa che sono scomparsi i valori di riferimento umano e politico per cui si è combattuto? Tutto questo giustifica l’azzeramento delle conquiste sociali e personali conseguite e il ritorno al passato in nome di un mondo che vuole decisione, velocità e automazione e in cui l’uomo ha sempre minori margini dentro i quali esercitare la propria libertà umana, culturale e di vita comunitaria?
Viviamo in un periodo in cui i maestri del pensiero di una volta non ci sono più e quando qualcuno affiora viene subito ricacciato nel suo angolo, in cui il mondo aumenta di molto il numero dei suoi abitanti e i suoi problemi di convivenza, una culla della civiltà come il continente europeo non è più percorso da guerre, ma prigioniero di grandi mediocrità e schiavo culturalmente della tecnologia e del globalismo, fenomeni nati e gestiti oltre i confini e l’oceano, solo in competizione con un’altra fonte culturale del mondo e cioè quella asiatica ora anche lei proiettata nel futuro della intelligenza artificiale e del predominio economico così come nel rigido regime sociale che privilegia l’ordine e l’ubbidienza rispetto alla libertà.
In questo scenario tuttavia i valori non sono scomparsi, l’uomo tende ancora a conquistare la propria libertà, tende ancora a vivere in un mondo in cui tutti i suoi simili possono godere di uguali diritti e doveri, sogna la giustizia sociale in cui le differenze tra tutti gli uomini siano contenute e solo corrispondenti ai ruoli ricoperti ed ai meriti acquisiti.
Il problema è che nessuno si pone come obiettivo il conseguimento di questi traguardi umani e sociali, perché ritenuti acquisiti anche se dimenticati o perché superati dall’uomo nuovo che la tecnologia e la nuova socialità cercano di costruire, un uomo egoista, tecnologico, proiettato verso il successo, cinico verso gli altri e in particolare verso i diversi, superficiale nei sentimenti e che affida la propria fantasia, i propri sogni alle applicazioni tecnologiche ormai considerate estensioni del proprio pensiero, della memoria e dei piaceri di vivere.
Ma i valori sono sempre al loro posto e sono sempre gli stessi, aspettano solo che qualcuno riprenda a lottare per loro, aspettano che qualcuno trovi il modo di lottare per cercare di prenderli e diffonderli. I movimenti politici che oggi sono in campo, come direbbe un vecchio cavaliere che è stato protagonista della politica italiana e che peraltro ha contribuito ad inquinare, devono capire che la lotta non si deve e può fare come una volta, perché diversi devono essere le logiche, i metodi e le scelte culturali e politiche conseguenti.
Teoricamente i partiti di sinistra dovrebbero capire prima tutto questo, perché dovrebbero vantare comunque una sensibilità sociale e un senso di rispetto verso la comunità che la destra da sempre promotrice del rigore, dell’ordine, dell’ubbidienza e della disciplina al di là dei meriti e selezionando chi può partecipare al dibattito sociale e chi è escluso non ha mai manifestato. Ecco che la destra e la sinistra ci sono ancora, la destra si espande e si fa sentire, dovrebbe farlo anche la sinistra. La aspettiamo e speriamo che ciò accada nell’interesse non solo di un paese ma della umanità tutta.

Gianni Di Quattro

Il cambiamento

marzo 20, 2019

forse c’è alle porte il condono edilizio, forse però si va alla flat tax direttamente, si lavora per rinnovare quota cento anche per i prossimi anni, qualcuno dice che la patrimoniale è alle porte o magari preferiscono il prelievo direttamente sui conti correnti, l’Iva forse aumenta il prossimo anno, si dice che forse si riaprono i cantieri ma i treni veloci non servono, è partito il reddito di cittadinanza e il lavoro verrà facilmente scovato dai navigator che si stanno mettendo a bordo (almeno così credono).
Si organizzano i convegni (nella civile Verona) con i Ministri per cercare di tornare al medioevo almeno il più vicino possibile (una visione del mondo anti modernista e bigotta) e si blocca una nave italiana con 49 disgraziati a bordo raccolti in mare perchè il ministro dell’interno dice che c’è pericolo per la sicurezza nazionale (mentre ogni giorno donne vengono massacrate da uomini prigionieri di tempeste emotive e la criminalità festeggia il boom del momento).
in tutto questo mare di certezze e decisioni ben coordinate e soppesate le aziende si fermano, l’Alitalia chissà, di investimenti privati o pubblici neanche l’ombra, le segreterie dei ministri si arricchiscono di persone e le spese si moltiplicano. di cultura e scuola non se ne parla e i giovani che possono, giustamente, scappano.
mentre questi scenari si colorano sempre più il popolo nella sua maggioranza continua a dichiarare ai sondaggisti che ama questi nostri governanti.
io vi dico sinceramente che per un povero vecchio è difficile capire dove diavolo è finito!

Gianni Di Quattro

Una Storia Italiana

febbraio 21, 2019

I magistrati dovrebbero agire, nell’esercizio delle loro funzioni, guidati solo dagli articoli del codice ed ignorando le proprie pulsioni; un po’ come i preti che, stando alla chiesa, dovrebbero reprimere i propri istinti sessuali, ma ad essere ottimisti lo fanno solo i santi. E’ capzioso pensare che qualche magistrato orienti gli articoli del codice in funzione delle proprie pulsioni?

Alla luce di queste considerazioni vediamo di fare la radiografia alla decisione di far arrestare i genitori di Renzi.  Nella folla dei magistrati ai quali Renzi  sta, come a me, sulle scatole, quanto è probabile che ci sia qualcuno che abbia deciso di contribuire a toglierlo definitivamente di mezzo al momento opportuno?

Mettiamoci nei panni di chi ha sul tavolo un faldone pieno del verminaio d’accatto nel quale si è sviluppata nel tempo l’attività lavorativa del “babbo” e dei suoi tentativi, supportati dal figlio, di infilarsi in imbrogli più grandi. Costui, come tutti noi, percepisce che questo è il momento di colpire perché alle primarie del partito democratico ci sono tre contendenti, due dei quali, deliberatamente o meno, si portano dietro le cellule metastatiche del renzismo, mentre uno le vuole fare fuori.

Se foste quel fantomatico giudice, non vi verrebbe la voglia  di far arrivare a tutti i votanti il contenuto di quel faldone? E cosa pensereste di fare visto che ripetere il mantra che  Renzi  è stato tirato su da una coppia di genitori imbroglioni non fa notizia?  E’ già stato detto e ridetto tante volte. Sparirebbe nel vuoto mediatico.

A noi tutti appare evidente come arrestare i genitori di Renzi  nel corso delle indagini non stia in piedi, vista la tipologia dei reati sui quali si indaga. Il codice dice chiaramente che si può mettere in galera qualcuno prima di una condanna solo se si verifica una delle seguenti fattispecie: pericolo di continuazione del reato, pericolo di fuga all’estero o pericolo di inquinamento delle prove. Non siamo in presenza di nessuna di esse, manco a tirarle per i capelli.

Lo sappiamo noi  e non lo sa chi sta dietro quella scrivania? Poco credibile. C’è da credere che mentre scriveva quell’ordinanza lui sapeva bene che, a stretto giro, qualche suo collega la annullerà. Sa però anche che nel  frattempo tutti i media, televisioni giornali o web che siano, ricorderanno  ai democratici chiamati alle urne i dettagli del brodo guasto nel quale Renzi è cresciuto e l’importanza di votare nel senso di fornire al partito una buona dose di chemioterapia.

Come giudichiamo questo comportamento?  Va di moda, a destra, l’orientamento che, per quello che loro pensano sia il bene del paese, sia giusto forzare la legge. Possiamo dire anche noi, qui a sinistra, che per il bene del paese si possa stiracchiare qualche articolo del codice?

Peppino Perrotta

 

 

Dibattiti (Un Cul de sac)

febbraio 10, 2019

Una espressione francese per dire che abbiamo la testa nel sacco e la nostra visuale su tutto, futuro incluso, è praticamente nulla e significa anche che uscire dalla situazione, districarsi per acquisire visibilità, è difficile, faticoso, forse impossibile, comunque non veloce.

Ecco, non c’è migliore espressione per indicare la situazione del nostro paese (purtroppo) e la situazione in cui si trovano i due partiti che costituiscono la maggioranza parlamentare e la compagine governativa.

I due partiti (diversi tra loro ma con lo stesso amore per il potere) sinora hanno agito come se non esistesse una opposizione, come se tutto il paese fosse d’accordo con loro (qualche mese fa Salvini a Roma ebbe a dire che parlava non solo come papà ma a nome di 60 milioni di italiani e cioè a nome di tutto il popolo) ed hanno preso decisioni in politica economica, in politica estera, nelle relazioni con il mondo istituzionale, imprenditoriale e con l’estero, Unione Europea inclusa della quale facciamo parte dalla sua fondazione, nelle politiche verso l’immigrazione come se il nostro paese non avesse un passato, una cultura, una umanità, come se loro soprattutto avessero un potere assoluto scavalcando parlamento ed altre forme di controllo, in una parola umiliando la democrazia e in qualche modo annunciandone la sua fine ( come quando Casaleggio, il patron di uno dei due partiti al potere, disse che ormai il Parlamento era del tutto inutile).

I due partiti sono riusciti nell’intento (se questo era un loro intento) di inimicarsi tutti nel paese dal sindacato agli imprenditori, dal sistema bancario alle principali istituzioni (Presidenza della Repubblica, magistratura, alta burocrazia statale). Sono riusciti altresì ad isolarsi all’interno della Unione Europea e a livello internazionale. In compenso possono vantare un continuo aumento dei consensi di intere masse popolari che li colloca al 60% e più nei sondaggi specializzati e possono vantare in una rincorsa verso il potere (in questo caso verso di loro) da parte della maggior parte dei media del paese che così continuano una loro tradizione di cialtronaggine e di nessuna indipendenza cominciata e rafforzatasi durante il periodo fascista (meglio dire mussoliniano perché la parola fascista potrebbe non essere tra poco una esclusiva per indicare quel periodo politico del nostro paese).

I due partiti non hanno un piano e una visione del futuro, non sanno cosa vogliono, hanno sinora sostenuto provvedimenti sgangherati al solo scopo di rispettare promesse fatte in campagna elettorale e quindi mantenere e aumentare i consensi, questo a prescindere dall’interesse verso il paese cosa che dimostrano di non tenere in alta considerazione. Hanno peraltro valori diversi (la parola valori è abusata, meglio sarebbe dire pensieri diversi) come ad esempio l’antimodernismo dei 5 stelle e il sovranismo della Lega (cose che non hanno relazioni tra loro ed anzi).

A questo punto della storia i due partiti sono isolati, hanno preso decisioni stupide che potrebbero avere a breve un effetto boomerang, non sanno cosa fare e si inventano giorno per giorno decisioni eclatanti e popolari come farebbe qualsiasi Giufà in qualsiasi bar del Giambellino. Intanto il paese va indietro a giudicare dai dati che lo riguardano che sono studiati e presentati da organismi nazionali ed internazionali. I loro elettori e seguaci persistono nel sostenerli un po’ dicono per coerenza (che cosa stupida la coerenza), un po’ perché dicono che il tempo di osservazione di come lavorano è poco (come se sei mesi non fossero sufficienti a capire), un po’ forse perché molti di loro anche si vergognano, un po’ perché (la maggior parte) non capisce quello che sta succedendo e non ha idea di cosa potrebbe succedergli).

Ecco perchè il paese è in un cul de sac. Ed ecco perché la strada verso la speranza, come direbbe Pietro Germi, è difficile e certamente molto lunga. Il rischio è che si possa tornare a rivedere la luce tra diversi anni.

Gianni Di Quattro

Dibattiti (Uno sguardo al Futuro)

gennaio 30, 2019

Se andiamo a rivedere le analisi fatte sulla situazione italiana nell’ultimo anno da molti commentatori qualificati e anche quelle che abbiamo prodotto noi stessi, risulta evidente come la rapidità e la profondità dell’evoluzione abbia generato un futuro imprevisto; era oggettivamente difficile immaginare le mutazioni e i contorcimenti sia delle forze di governo che di quelle dell’opposizione. C’è da chiedersi quindi quanto sia utile in queste condizioni fare delle previsioni. Dai miei trascorsi aziendali ho imparato quanto comunque lo sia.

Anche se l’esperienza ci insegna che il futuro raramente combacia con le previsioni, traguardare il possibile evolversi degli eventi, soprattutto quelli relativi al breve e medio termine, ci aiuta a far luce non solo sulle opportunità, ma anche e soprattutto sulle derive più pericolose, spingendoci ad attrezzarci per contrastarle nel caso si verifichino realmente. Con questo spirito vi chiedo di seguirmi nell’immaginare il semestre che seguirà le elezioni europee.

Prima di inoltrarci nel futuro, vediamo di sintetizzare la situazione attuale. Noi siamo schierati nel campo di quelli che vogliono difendere i valori politici e sociali dell’illuminismo e che di conseguenza sono per la preminenza della cultura sull’ignoranza. Dall’altra parte della barricata c’è una dirigenza bifronte che, aiutata non poco da una epocale trasformazione dei media, mira al potere assoluto poggiandosi proprio sull’ignoranza di una vasta base dell’elettorato. Loro sono purtroppo molti di più dei nostri. Fuori, per ora, dal terreno di gioco c’è un numerosissimo popolo frastornato e confuso che, per dirla in estrema sintesi, non sa che pesci pigliare.

Lo scenario fino a qualche giorno fa presentava una sinistra in grande difficolta ed una destra “moderata“ occupata a tirare per la giacchetta Salvini, un tribuno assai efficace nel suo ruolo di difensore della sicurezza di un popolo che provvedeva con l’altra mano a spaventare, e i cinque stelle impantanati in una comunicazione confusa, spesso contraddittoria e talvolta ridicola.

La svolta c’è stata con la presentazione di Lino Banfi come ciliegina sulla torta di cartone del reddito di cittadinanza. La “cupola”, qualsiasi essa sia, del movimento ha trovato finalmente una comunicazione che può essere efficace quanto quella del competitore leghista: puntare non solo sulla promessa di soluzione dei problemi economici di chi ha di meno, ma anche sull’azzeramento del complesso di inferiorità che l’ignorante ha nei confronti dell’istruito. Gli strateghi hanno giudicato irrilevante, come lo è infatti a cortissimo termine, che la soluzione del problema economico sia affidata ad una sorta di improbabile “sarchiapone” assistenzial /lavorativo e che il messaggio a favore dell’ignoranza sia la peggior bestemmia laica: l’impatto psicologico su una larga fascia di elettorato che sarà a breve chiamato a votare è assicurato.

Vi chiedo scusa di questo preambolo un po’ scontato ma sentivo necessario riordinarmi le idee prima di infilarmi nel futuro.

Allora, siamo a giugno; le elezioni europee si sono celebrate. Mentre in Europa c’è confusione perché non si sa bene chi sta con chi, i due partiti italiani di governo hanno confermato, e probabilmente rafforzato la loro egemonia nel paese. Si è cominciato faticosamente ad erogare il reddito di cittadinanza attraverso il sarchiapone, la cui fragilità viene evidenziata da tanti giornalisti a caccia di scoop. Anche i più trinariciuti e i più ingenui aspiranti futuri percettori si rendono conto, mentre comincia a far caldo, che manca la capacità di far funzionare la macchina e soprattutto che mancano i soldi. Non pensate che si ricorderanno, sguaiatamente, che è stato detto dal governo che 780 euro sono un diritto per tutti?

Che farà la “ cupola” per evitare di essere sommersa dagli sputi e dalle pernacchie del suo popolo? Non credo che abbia altra scelta che far piovere polpette a pioggia, abbandonando ogni tentativo di premiare solo quelli passati al setaccio del diritto. I soldi per farlo, però, non ci sono ne è pensabile trovare ancora qualcuno che ce li presti: resta solo la soluzione di attingere a piene mani nel grosso dindarolo del “risparmio“ degli italiani, e non con una patrimoniale, che è troppo lunga da concepire e soprattutto da far approvare semplicemente prendendoli dai conti bancari.

Sarà al ritorno delle ferie o prima di Natale che si romperà il giocattolo? Non lo so, ma credo proprio che questo sarà il passaggio che farà saltare il banco. Una bella fetta del “risparmio” degli italiani è infatti sul conto in banca di chi in qualche modo fa impresa. Centinaia di migliaia di padroni e padroncini antropologicamente portati a sgomitare per farsi, legittimamente, un gruzzolo. Stanno in gran parte al nord e sono il nerbo dell’elettorato di Salvini al quale si rivolgeranno per essere difesi.

E qui è probabile che assisteremo ad un altro decisivo colpo di teatro. Salvini, che ha messo finora sotto naftalina i suoi piccoli e medi imprenditori, per concentrarsi sulle paure dei meno abbienti che sono a contatto diretto con gli immigrati, raddoppiando così i propri voti, potrebbe mutare totalmente personaggio: profittando del cambio di stagione potrebbe riporre la divisa da gendarme e vestirsi da promotore finanziario, non solo per difendere le “fabbrichette” del nord, ma una ben più ampia fascia di elettori.

Il risparmio che i cinque stelle si sentiranno costretti ad attaccare non è infatti solo quello degli imprenditori del nord, ma di un esercito di commercianti, professionisti, burocrati, dirigenti d’azienda e fancazzisti di varia natura sparsi in tutta Italia. Gran parte di loro fa parte di quella fetta importante di elettorato che all’inizio abbiamo definito come gente che sta in bilico fra i due fronti.

Ad un Salvini, più buonista per non urtare troppo i sentimenti di chi è ancora pervaso di umanità, si aprirà nella sua campagna elettorale di autunno una prateria. Parlerà in difesa del risparmio con i toni che usa il governatore della banca d’italia. E tutti tireranno un sospiro di sollievo.

Fermiamoci qui a riflettere con calma su dove ci ha portato la pericolosa tendenza ad inventare il futuro. Si tratta solo di scenari come quelli che fanno i generali quando poi constatano che sul campo è avvenuto tutto il contrario? Limitiamoci a fare solo due considerazioni.

La prima è che Salvini sa che per essere accettato come l’Erdogan italiano deve cambiar pelle. A noi spetta ricordare sempre che qualsiasi pelle si metta, egli ha le ”doti” necessarie per diventare, a tutti gli effetti, un dittatore: furbizia, mancanza di scrupoli e megalomania in testa. E giova anche ricordare il sanguinoso percorso che fanno tutte le dittature.

La seconda è che, chi lo vuol combattere nel momento decisivo nel quale lui darà la scalata al potere, si troverà probabilmente di fronte non uno spietato disumano persecutore dei diseredati, ma forse un difensore dei risparmi in doppiopetto. Chi prepara le armi per contrastarlo è bene che ne tenga conto.

Peppino Perrotta

Dibattiti(Cosa Fare nel frattempo)

gennaio 28, 2019

La storia ci ha insegnato che le battaglie, soprattutto quelle politiche, non si vincono con azioni isolate, ancorchè meritevoli. Gli sforzi individuali vanno coordinati nelle strutture del partito. Avendo bene in testa questo assunto, ragioniamo sul presente.

Il partito democratico, così come tutta la sinistra, dalla più moderata alla più intransigente, è in fase di riassetto. Piangersi addosso sul perché questo ripensamento e questa sostanziale inazione sia così lunga e travagliata serve a poco. Il processo è in corso e pochi di noi, (per non dire nessuno) sono in grado di accelerarlo; saranno forse le turbolenze economiche e sociali a farlo. Il nostro compito è quello di essere disponibili ad entrare appena possibile in quelli che saranno i ranghi che la struttura esprimerà.

Ma nel frattempo?

Questo frattempo non è un elemento marginale. Chi ha la precisa volontà (e capacità) di distruggere il nostro stato di diritto (che per quanto lontano dai principii che dovrebbero sorreggerlo è quanto di meglio al momento si possa avere) corre veloce per sfruttare proprio questo frattempo ed acquisire un potere tale da schiacciare lo sforzo della sinistra per riorganizzarsi.

Personalmente non credo che Salvini ragioni sul lungo periodo; sa bene che la situazione internazionale è così agitata da provocare nel nostro paese dei contraccolpi tali da mandare all’aria ogni piani strategico. Credo che sia concentrato sui seguenti obiettivi:

  • Ottenere alle europee un successo tale da legittimarsi come campione assoluto anche della destra  più moderata e liberale.

  • Destabilizzare  completamente quel poco che si è fatto per l’integrazione dei migranti sbandati e intrappolati in Italia, e stimolare con ogni mezzo l’insofferenza popolare per la loro presenza

  • Proporre alla parte meno educata politicamente ed a quella più egoista (che fanno una solida maggioranza) la seguente ricetta: questi sbandati non ci servono e vanno rimpatriati. Le trattative per il loro rimpatrio sono complicate e soprattutto lunghe. Mentre esse si svolgono non possiamo accettare che essi vadano in giro non solo a chiedere l’elemosina e a dormire nelle stazioni., ma a rubare, a violentare le donne e a spacciare. Vanno rinchiusi in strutture dalle quali non possono uscire se non per andare a raccogliere, quando serve, i pomodori. E magari diamo loro un lavoro che li renda utili alla nostra comunità.  Che c’è di male visto che il lavoro rende liberi?

Questi obiettivi hanno un orizzonte temporale non di anni ma di mesi. Riuscirà la sinistra ad organizzarsi in tempo per far si che essi non vengano raggiunti? Anche se lo spero non lo so. So però che ogni singolo individuo che si senta portatore  dei valori nei quali siamo cresciuti (e nel mio caso invecchiati) deve tentare, al di fuori dei ranghi al momento ancora evanescenti, di fare qualcosa per mettergli i bastoni fra le ruote. Voglio dire non solo esprimendo  dissenso. Fare qualcosa di pratico.

Personalmente ho individuato cosa possa essere questo qualche cosa di pratico e vorrei suggerire ad altri  che la pensano come me come muoversi. Facciamo i partigiani; chi sta riorganizzando il contrattacco generale ci ringrazierà. Ma quanti siamo?

Peppino Perrotta

Dibattiti

gennaio 25, 2019

Un contributo interessante inviatoci da Peppino Perrotta

Siamo vittime indifese di un forte e prolungato sciame sismico che mette in discussione i punti di riferimento che hanno contribuito al nostro equilibrio negli scorsi decenni: l’Europa, l’ombrello americano, la privacy, l’equilibrio dei poteri, la possibilità di pianificare. La nostra attenzione, mentre tutto traballa, si concentra nel rimanere psicologicamente in piedi e, forse, non ci accorgiamo che le faglie che si muovono nel sottosuolo hanno rivitalizzato l’antica crepa che taglia l’Italia, più o meno al centro, fra l’Adriatico e il Tirreno.

I cinque stelle, con l’incoscienza propria degli apprendisti stregoni, hanno trasformato in un diritto, nell’immaginario dei poveri del sud (che sono un esercito), quella che era la speranza di grattare qualche mancia alla mano pubblica con la furbizia o con l’ossequio al politico locale di turno. Un diritto inesigibile, non solo per mancanza di risorse ma per il fatto che il meno fantasioso ma più attivo e organizzato popolo del nord si è messo di traverso, al punto di proporre una legge che lasci in loco buona parte del surplus che si produce in alta Italia.

La Lega e i Cinque stelle sono da una parte e dall’altra di questa crepa che, proprio per i discorsi divergenti che debbono fare ai rispettivi elettorati, imposti dalla politica, si va allargando con paurosa rapida progressività.

L’Italia si va spaccando? Il futuro, si sa, è difficile da immaginare, e comunque l’astrologo deve crepare. Domandiamoci però che succederà quando quel popolo del sud, avrà realizzato ( si tratta di gente che capisce in fretta ) che quei soldi non arriveranno.

Seguiteranno a badare a se stessi individualmente, arrangiandosi con lavoretti, furberie e trasgressioni varie, come hanno sempre fatto, o alzeranno, magari guidati da qualche capopopolo, il vessillo del diritto che è stato loro sancito dal governo? Scenderanno in strada con i panciotti gialli ai quattro formaggi ? e se si, come si potranno fermare ?. Si deciderà di allargare ancora di più la crepa per mandarli nel mediterraneo incontro all’Africa o si vedrà di accontentarli?

Farlo non sarà semplice , perché l’Europa ci ha fatto capire che dobbiamo far conto solo sui nostri risparmi, visto che ne abbiamo tanti. Una strada difficile, anche se percorribile, perché i risparmi( che non sempre sono proprio tali), dei commercianti, dei professionisti e dei burocrati sono in banca e facilmente prelevabili. Difficile perché, dopo i primi prelievi i risparmi fuggirebbero dalle banche a meno di non impedirlo per legge, Ma a quel punto il sistema sarebbe già crollato.

E’ proprio una brutta crepa quella che si sta allargando.

Peppino Perrotta