Archive for the ‘Economia’ Category

Come salvare i nostri risparmi

giugno 30, 2017

TEORIA DI MARC FABER

Una curiosa teoria economica  è stata enunciata negli Stati Uniti.

Il tipo si chiama Marc Faber.

È un analista in borsa e uomo d’affari, un imprenditore che ha successo.

Nel giugno 2008, quando l’amministrazione Bush ha studiato un progetto per aiutare a rilanciare l’economia americana,

Marc Faber ha scritto nel suo bollettino mensile un commento con molto umorismo:

“Il governo federale sta valutando di dare a ciascuno di noi una somma di 600,00 USD.

Miei cari connazionali americani:

Se noi spendiamo quei soldi al Walt-Mart, il denaro va in Cina.

Se noi spendiamo i soldi per la benzina, va agli arabi.

Se acquistiamo un computer, il denaro va in India.

Se acquistiamo frutta, i soldi vanno in Messico, Honduras e Guatemala.

Se compriamo una buona macchina, i soldi andranno a finire in Germania o in Giappone.

Se compriamo regalini, vanno a Taiwan, e nessun centesimo di questo denaro aiuterà l’economia americana.

L’unico modo per mantenere quel denaro negli Stati Uniti è di spenderlo

con puttane o birra, visto che sono gli unici due beni che si producono

ancora qui.

Io sto già facendo la mia parte …

 

” Risposta di un economista italiano, anche lui di buon umore:

“Carissimo Marc: La situazione degli americani è realmente sempre peggiore.

Mi dispiace informarti, che la fabbrica di birra Budweiser è stata

acquistata dalla multinazionale brasiliana AmBev.

Pertanto agli americani restano solo le puttane.

Ora, se queste (le puttane) decidessero di inviare i loro guadagni ai loro figli, questi soldi arriverebbero direttamente al CONGRESSO DEI DEPUTATI ITALIANI qui a Roma, poiché qui esiste la maggior concentrazione di figli di puttana del mondo.

 

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Gli Indiani e il Treno

marzo 30, 2017

Tutti noi ricordano un immagine emblematica della storia Americana, immortalata da molti film Western, dell’assalto ai Treni da parte degli Indiani D’America. Volevano fermare il “cavallo D’acciaio” che invadeva i loro territori portando migliaia di coloni, che impossessandosi di quelle sconfinate terre mettevano in pericolo la loro stessa sopravvivenza.Quelle rotaie stese per migliaia di chilometri, dall’Atlantico al Pacifico non trasportavano solo persone ma anche culture e opportunità diverse modificando un plurisecolare modo di vivere di quelle tribù millenarie. in sostanza  l’evoluzione umana è piena di eventi sconvolgenti che hanno tracciato rotture anche traumatiche con il passato causando  assetti ed equilibri  del tutto nuovi. La rivoluzione industriale della fine del XVIII secolo ha creato nuove classi sociali, ha emancipato la borghesia produttiva, fino a farla diventare classe egemone, abbattendo il vecchio regime feudale di una economia povera e parassitaria.Molti si opposero a quegli eventi tentando di distruggere i telai e le macchine industriali,  senza ottenere risultati significativi, quel progresso umano, tra mille contradizioni è comunque andato avanti fino ai nostri giorni, con continue evoluzioni tecnologiche, con la perdita di molti posti lavoro, ma hanno creato nuove opportunità di crescita e nuove sfide per il genere umano. L’avvento massicio della robotica nella produzione industriale ha generato maggiore produttività per unità di ore lavorate, con un minor numero di operai impiegati eliminando attività manuali, poco sicure e spesso malsane per chi lavorava a contatto con quelle produzioni. Tutta queste premessa per dire cosa?che il progresso tecnologico è impossibile fermarlo,  contrariamente a quanto qualcuno sinistramente asserisce di bloccarlo per favorire un decremento di possibilità lavorative. L’evoluzione tecnologica deve essere governata, non bloccata,debbono essere studiate nuove prospettive e opportunità, la politica deve esprimere tutta la sua potenzialità ideale per favorire e governare tali  processi, altrimenti si rischia, come gli indiani D’America , che con assalti al treno inutili e velleitari, in una lotta impari hanno decretato la propria fine.

Giancarlo Garro

La Testa sotto la sabbia

marzo 19, 2017

Quando in alcuni precedenti articoli parlavo di blocco conservatore che dalla destra estrema a l’estrema sinistra ha sconfitto il riformismo di una sinistra nuova che guarda al futuro con problematica attenzione alla velocità di un mondo che cambia, oggi una parte di quel conservatorismo ideologico di antica sinistra si è puntualmente manifestato con l’arrendevole soluzione dell’abolizione dei Voucher da parte del governo, nei confronti di un sindacato che non guarda più in avanti ma mettendo la testa sotto la sabbia, quindi non vedendo quello che succede, dichiara che il problema non esiste Quanto lavoro nero riemergerà tra le reali necessità di servizi che vanno comunque erogati, da parte di famiglie,artigiani, piccole aziende e lavori periodici e occasionali che si troveranno improvvisamente senza regole certe e nessuna copertura legislativa, se non le rigide norme ancora in vigore per il lavoro temporaneo. A quale paura abbiamo ceduto? ad una nuova sconfitta referendaria, all’ennesima offensiva di retroguardia di un sindacato vecchio e sclerotizzato sulle posizioni del novecento? al Lingotto abbiamo detto che la paura non porta da nessuna parte, anzi porta verso un inesorabile rinuncia alle riforme e alla solidarietà che conduce al populismo di destra dei mal di pancia e dello strillo del tutti contro. Cara compagna Camusso rimani pure con la testa girata all’indietro sotto la sabbia dell’ideologia vecchia e decadente, dove se il problema non si vede e non si sente praticamente non esiste.

Giancarlo Garro

Un sindacato fuori dal tempo

maggio 6, 2016

“Oggi è il giorno della ripartenza per un marchio italiano storico quale Alfa Romeo.  Abbiamo presentato a Palazzo Chigi con Elkann e Marchionne la nuova Giulia.

Una macchina totalmente italiana, prodotta a Cassino dove adesso sono tornati a 4.300 occupati, che diventeranno 7.700 entro due anni. I motori vengono dall’Irpinia (Pratola Serra) e dal Molise (Termoli).

Melfi, Pomigliano d’Arco e naturalmente il Piemonte (Grugliasco e Mirafiori) dimostrano che l’Italia continua ad essere la patria dell’innovazione automobilistica. E oggi Marchionne ha rassicurato il presidente dell’Emilia Romagna Bonaccini sul futuro dello stabilimento di Modena.

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Alfa Romeo è un marchio che ha un grande passato. Oggi sappiamo che ha anche un grande futuro.
L’Italia riparte. L’Italia si rimette in moto. L’Italia non ha paura.”

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Quante volte da queste pagine abbiamo criticato l’operato del management Fiat-Crysler per la carenza di investimenti negli stabilimenti italiani, abbiamo voluto inserire l’intervento che il presidente del consiglio ha fatto alla presentazione della nuova Giulia Alfa Romeo con L’Ad Marchionne e il presidente Elkann, per fare alcune considerazioni, di quanto nell’immediato passato siano state fatte delle valutazioni sbagliate da parte di una componente sindacale a noi molto cara, e proprio per questo maggiormente criticabile nell’attuare strategie non più compatibili con un mondo del lavoro profondamente cambiato. In quegli anni di profonda crisi mondiale si attuò la politica dello struzzo non si credette ai piani industriali che vennero discussi e presentati alle organizzazioni sindacali, la Fiom disse no su tutto sfilandosi dalla trattativa e rinunciando ad essere presente nella gestione dei processi innovativi che si sarebbero delineati con un miglior andamento dei mercati. Il mio non è l’atteggiamento del senno del poi perchè quelle politiche le criticammo aspramente anche all’ora e non condividemmo gli atteggiamenti di chiusura di una FIom arroccata sulla conservazione dell’esistente senza una visione strategica di un mondo globale dove le produzioni non si decidono  più in un ottica locale. Oggi il maggior sindacato metalmeccanico Italiano è praticamente fuori dalla realtà Fiat dopo le votazioni di qualche mese orsono e la responsabilità è solo del suo gruppo dirigente che non ha compreso quale partita si stava giocando in un gruppo industriale ormai sovranazionale.

Le citazioni del presidente del consiglio sono state tratte da Unità Tv

Giancarlo Garro

La contrattazione Aziendale possibile

marzo 2, 2016

La contrattazione aziendale non è il male. Ce lo insegna Olivetti
Community

adrianologo

 

Il benessere dei dipendenti può determinare anche il benessere delle imprese. Una lezione che oggi lItalia sembra aver dimenticato
Alla domanda “dov’è stato inventato il primo personal computer?”, molti rispondono “in America”. In realtà il primo personal computer è stato inventato alla Olivetti, negli anni Sessanta, grazie ai grandi investimenti dell’azienda in ricerca e innovazione e grazie soprattutto alla profonda visione progettuale di Adriano Olivetti. Un imprenditore che immaginava la fabbrica come un luogo dove gli uomini, le loro relazioni, i loro sogni, venissero prima del mero profitto e che oggi merita di essere riscoperto e studiato.
Sta infatti tornando in auge in Italia il dibattito sul superamento della contrattazione nazionale a vantaggio di quella aziendale, con l’obiettivo neanche troppo celato di aumentare i livelli di produzione delle aziende. Eppure un altro modello di contrattazione aziendale è possibile e ce lo ha insegnato proprio Olivetti. Dagli interventi sulla maternità (retribuzione del 100% per nove mesi e mezzo) a quelli sui trasporti (servizio bus che portava sul luogo di lavoro dipendenti provenienti da 15 paesi), da quelli sulla casa (i dipendenti potevano accendere mutui con tassi di interesse bassissimi) fino ad arrivare alle iniziative culturali (dalla fornitissima biblioteca Olivetti sono passati artisti come Moravia, Pasolini, Eco, Gassman).
Olivetti si spinse oltre e creò un organo che restò per oltre vent’anni un caso unico in Italia: il Consiglio di gestione. Pensato come luogo di incontro e confronto con sindacati e dipendenti, il Consiglio aveva poteri consultivi di ordine generale sulla gestione dei finanziamenti per l’assistenza e i servizi sociali e riuscì a rendere sempre più efficaci gli interventi di welfare aziendale. Ancora oggi è un esempio per chi si occupa di meccanismi partecipativi, non solo in azienda.
Qualcuno, a ragione, ha definito Olivetti “utopista concreto”, perché i suoi metodi innovativi hanno migliorato non solo le condizioni di vita dei lavoratori ma anche la produttività dell’azienda. Il sociologo Luciano Gallino ha stimato addirittura un incremento del 560% dal 1946 al 1958, segno che il benessere dei dipendenti può davvero determinare anche il benessere delle imprese. Ecco la grande lezione che ci lascia quel modello concreto di impresa responsabile ideato da Adriano Olivetti e che oggi l’Italia sembra aver dimenticato.

da un articolo dell’unità, gentilmente inviato da Fabio Fabiani.

G.G.

Lavoro,Presente e Futuro

febbraio 24, 2016

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Barilla, tutti i dipendenti potranno lavorare da casa
Entro il 2020 il progetto «smart working» coinvolgerà anche le linee produttive
Tutti a casa. Nel 2020 tutti i dipendenti della Barilla avranno l’opportunità di lavorare da casa. È il progetto «smart working» che prende quota, puntando ad estendere l’opportunità di lavoro flessibile – introdotta nel 2013 – a tutti i lavoratori del gruppo parmense, anche a quelli dedicati alle linee produttive. Fino ad oggi, su 1.600 dipendenti coinvolti dal progetto, circa 1.200 (oltre il 74%) hanno usufruito dell’opportunità di lavorare da casa. «Smart working per Barilla significa tre cose – afferma Alessandra Stasi, responsabile Organization & People Development -: in primo luogo, lavorare dovunque, comunque e in qualunque momento. E in secondo luogo vuol dire utilizzare gli spazi in un modo diverso: abbiamo lavorato molto nelle varie sedi per riorganizzare gli uffici intorno alle attività di collaborazione, di comunicazione, di concentrazione individuale, che oggi possono essere fatte anche da remoto. Il terzo aspetto sono le tecnologie digitali».
Produttività
Il progetto di Smart Working in Barilla è aperto a tutti gli impiegati. Tuttavia – sottolinea il gruppo -, esiste una maggiore propensione al suo utilizzo da parte delle donne tra 30 e 55 anni e da chi effettua un tragitto casa-ufficio mediamente lungo. La propensione all’utilizzo invece decresce con l’aumentare dell’età: la fascia più giovane è quella che la utilizza meno. Da un punto di vista contrattuale, i dipendenti possono lavorare in sedi diverse dall’ufficio per quattro giorni al mese, accordandosi con il proprio manager. E i risultati, finora, sono stati molto positivi. Un’inchiesta effettuata con l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano su un campione di 600 persone coinvolte nello smart working in Barilla ha mostrato inoltre che per i manager non c’è stato un peggioramento nei livelli di produttività ed efficacia/efficienza delle prestazioni.

Dal corriere della Sera

 

stampa 3d

Il lavoro agile diventerà legge.

Sono già svariate le aziende che lo stanno sperimentando in Italia ma ora lo smart working fa un passo in avanti: sarà regolato da 9 articoli contenuti nel disegno di legge collegato alla legge di Stabilità predisposto dal professor Maurizio Del Conte per conto del governo. Agile è definita la prestazione effettuata da lavoratori dipendenti – e non da partite Iva – fuori dei locali aziendali e oggi per 3/4 dei casi vuol dire da casa, anche se crescono le imprese che si collegano con hub o coworking esterni. I dati ci dicono una cosa importante: non sono solo le donne a usarlo ma siamo al 50% con gli uomini. A differenza del vecchio telelavoro, giudicato poco allettante e alla fine usato solo in alternativa al licenziamento o per decentrare prestazioni «povere», lo smart working punta a far crescere la produttività conciliandola con le motivazioni e la flessibilità del dipendente, impiegato o manager. La legge può favorire decisamente il decollo dello smart working perché interviene su tutta una serie di materie (diritti, privacy, infortuni e retribuzione) ma al tempo stesso i 9 articoli sono norme-cornice che lasciano spazio alla contrattazione collettiva e individuale. Per ora a usarlo sono prevalentemente aziende di servizi ma un domani le esperienze contamineranno il manifatturiero posto, ad esempio, che la diffusione delle stampanti 3D comporti una disarticolazione del ciclo produttivo stanziale.

da un articolo di D. Di Vico

Note inserite da G.Garro

Comunità Olivetti Roma

Chi crede nella Rinascita Italiana

gennaio 23, 2016

Apple

Malgrado che ci sia un aria di pessimismo diffusa, soprattutto divulgata da  certa stampa, che non è critica legittima ma spesso denigrazione urlata per fare notizia e cercare di vendere qualche copia in più, una delle più grandi multinazionali dell’information tecnology, La Apple, avvia un investimento tecnologico, pensate un po dove?nella città di Napoli, dove sorgerà un importante centro di ricerca che occuperà 600 tecnici ed ingegneri che svilupperanno software innovativo e tecnologie avanzate di comunicazione.L’intervista che L’A.D di Apple,in visita a Roma ha rilasciato a Repubblica pone l’accento sulla specificità del nostro paese e del cambiamento in atto e della sua capacità di risollevarsi dalle macerie di una crisi che è durata per molti anni.

E’ utile sottolineare le sue dichiarazioni:”Apple è sempre stata concentrata sul fare the best not the most, le cose migliori piuttosto che tante cose buone. E l’Italia ha lo stesso talento. In Bocconi ho avvertito un incredibile spirito imprenditoriale e un gusto per il design che altrove non esiste. E poi sono un grande fan del vostro primo ministro. Sappiatelo, stiamo arrivando con moltissimo entusiasmo” (…)
Oltre a ciò poi dichiara che l’Europa deve avere più coraggio e una burocrazia meno opprimente e più aperta all’innovazione, “l’Europa avrebbe  bisogno di più Italia, in questo momento,cioè di credere che il futuro sarà migliore del presente.”

Giancarlo Garro

 

Lavorare da casa con il lavoro Agile

gennaio 8, 2016

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E’ in arrivo un disegno di legge sul lavoro Agile, quali saranno le conseguenze in un Paese ingessato come il nostro?quali barriere alzeranno le organizzazioni sindacali?chi lo applicherà con maggior successo?il settore pubblico o il settore privato?tante domande per una innovazione che rivoluzionerà il modo di lavorare per molte categorie di lavoratori in molti settori produttivi e del lavoro intellettuale, dove l’ufficio diverrà sempre più virtuale e non legato ad un luogo fisico prestabilito, con notevole risparmio di costi di trasporto, di energia e di tempo.

Giancarlo Garro

 

IL Sindacato deve riflettere

novembre 11, 2015

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Le dichiarazioni della CGIL, che negano che sia mai iniziata una pur timida ripresa dell’economia, invitano a qualche considerazione: Gli organi istituzionali come L’INPS, ISTAT e considerevoli organismi internazionali, dichiarano che l’Italia è avviata sulla strada del risanamento e prefigurano una crescita del Pil più alta delle stesse previsioni del governo, l’istituto di previdenza dichiara con dati ufficiali di assunzioni a tempo indeterminato dell’ordine delle 900 mila con un incremento del 34%sull’anno precedente, con significativo decremento delle attività precarie. Certamente molto  rimane ancora  da fare per arrivare ad una vera e propria inversione di tendenza ,ma la luce in fondo al tunnel è nettamente visibile e ci dice che la strada intrapresa è quella giusta.A questo punto sorge immediatamente una domanda, o gli organi istituzionali raccontano un sacco di balle oppure la CGIL si è trasferita  altrove, forse La Grecia o qualche altro paese emergente, dimenticandosi che alcuni suoi membri sono presenti formalmente dentro gli istituti previdenziali con forte capacità di controllo dei dati ufficiali.Evidentemente la questione non è certo questa, ma credo che sia prettamente politica, con un Sindacato che non riconosce più il suo ruolo che somiglia sempre di più ad un partito di opposizione, visto che a sinistra del Pd la confusione regna sovrana, con personaggi che brancolando nel buio come dei sonnambuli, ogni tanto toccano qua e la per capire dove si trovano, sperando che il loro risveglio non sia troppo traumatico per tutti noi.L’Italia del cambiamento e del lavoro ha bisogno di un sindacato nuovo che sia capace di interpretare i tempi e i luoghi dove opera, necessita sempre di più, di proporre invece di dire sempre no a tutto e a tutti mettendo sullo stesso piano governi di destra e di sinistra, finanziarie recessive e provvedimenti per lo sviluppo in un uno stesso grande calderone senza distinguere quello che è buono e quello che è negativo.In un mondo che cambia dove vecchie certezze vengono messe in discussione,perfino la chiesa millenaria ridiscute se stessa rimuovendo le sue verità secolari. Il sindacato rimane immobile, fermo sulle sue posizioni novecentesche, di struttura e di azione programmatica, rifiutandosi di vedere un mondo del lavoro profondamente cambiato con nuove istanze ed esigenze, con diritti e doveri modificati da organizzazione del lavoro sempre meno Fordista e più oriantato alla flessibilità e alla capacità dei singoli di incidere su scelte produttive e organizzative.Occorre una profonda riflessione in tutte le sue strutture se non vuole diventare forza marginale e poco rappresentativa in un mondo del lavoro in rapida evoluzione.

Giancarlo Garro

 

Salario e produttività

ottobre 7, 2015

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Nella lunga trattativa tra sindacati e confindustria, che dura ormai da diversi mesi, non si è arrivati ad una bozza di accordo, il presidente Squinzi ha dichiarato concluso ogni colloquio, dopo i no continui e poca volontà di mediazione da parte delle oragnizzazioni sindacali. Alcune proposte sono, comunque state messe sul tavolo, per esempio quella di legare una parte del salario ai livelli di produttività e di conseguimento degli obbiettivi da parte delle aziende, ricevendo come risposta una totale chiusura su questo argomento, come se fosse un tabù intoccabile , senza tener conto di esperienze già con successo sperimentate,in accordi di oltre quaranta anni orsono. In un dibattito televisivo odierno Il Fassina, contrario ad ogni ipotesi di salario legato alla produttività, citava Ad esempio, a mio avviso a sproposito , l’imprenditorialità illuminata di Adriano Olivetti senza sapere che una fetta molto grande di lavoratori della Olivetti aveva una parte del salario legato al fatturato e alla produttività Aziendale. Bisogna dire  a Fassina, Camusso e Landini che si vadano  a leggere gli accodi sindacali di quegli anni settanta e ottanta, dove il salario variabile rappresentava una quota percentuale consistente sul totale della retribuzione annua percepita.Ancora oggi, noi  ex funzionari e tecnici  della Olivetti, beneficiamo di quegli accordi sui nostri attuali redditi di pensione.

Le Organizzazioni Sindacali che prospettiva futura hanno in mente con chiusure di tale portata,se non ricordano quello che di positivo hanno contrattato in momenti di grande sviluppo produttivo e di mercato?dove loro erano l’avanguardia dello sviluppo e dove, invece oggi, rappresentano chiusura e conservazione in un mondo globale profondamente cambiato.

Giancarlo Garro