Archive for the ‘Eventi’ Category

La Appendino rimane Appesa

giugno 6, 2017

Un Sindaco di una grande area metropolitana, non solo è responsabile della corretta amministrazione ma la legge  gli concede dei compiti molto precisi rispetto : all’ordine pubblico,alla sicurezza dei cittadini,a responsabilità organizzative su eventi di grande richiamo per migliaia di cittadini che possono concentrarsi in piazze e vie della città dove tali manifestazioni avvengono.Fino ad oggi la sindaca di Torino era considerata un punto di riferimento di buon governo da tutta la platea dei beppestrillo, ma io aggiungo solo perchè fino ad oggi era rimasta nascosta dietro una città correttamente amministrata dalle giunte precedenti, senza prendere nessuna iniziativa, galleggiando sulla continuità, non esponendosi più di tanto in decisioni importanti che la portassero all’attenzione della pubblica opinione, come invece è avvenuto per l’Avvocato Virginia impantanata nella melassa grillina , incapace di governare una realtà complessa come quella romana.Alla prima vera occasione per dimostratre le sue capacità,organizzare un evento, come quello di dare alla Città e a grandi masse di cittadini, la possibilità di assistere alla finale di Coppa dei Campioni tra la Juventus e il Real Madrid in una delle più belle piazze di Torino, con un risultato disastroso con migliaia di feriti e una città messa in crisi dal panico di decine di migliaia di persone.Pressapochismo, superficialità, incompetenza e sottovalutazione dello status psicologico di migliaia di persone accalcate in uno spazio angusto senza vie di fuga,nel ricordo recente dei fatti di Londra e Manchester.Non applicazione di regole e istanze ancora in vigore, carenze organizzative facilmente applicabili in tante situazioni similari.Contrariamente a quanto asserisce Piero fassino in una intervista all’Unità,di non chiedere le dimissioni della Sindaca perchè comunque deve governare assumendosi tutte le responsabilità del caso, sarebbe il caso,invece proprio per quella assunzione di responsabilità , necessario un passo in dietro chiedendo scusa alla cittadinanza che glia ha dato fiducia. Anche a Torino, dobbiamo con rammarico, constatare l’avvenuta normalità Grillina, tanto strillo, tante invettive contro tutti e tutto ma poca sostanza nel governo della cosa pubblica.

Giancarlo Garro

Partigiani di chi?

aprile 20, 2017

Il prossimo 25 Aprile, ricorrenza della disfatta del Nazifascismo e della conseguente liberazione di tutta l’italia dal giogo nazista e collaborazionista del Fascio declinante della repubblica di Salò, ancora una volta si presenta tra polemiche e divisioni, francamente poco comprensibili alla maggior parte dei cittadini con orientamento di sinistra e non ma con chiara cultura democratica. Chi scrive, esendo nato nella Repubblica già proclamata non ha vissuto sicuramente quei momenti di grande lotta e non ne ha la memoria storica, però essendo un appassionato di storia e avendo letto molto e visto attraverso i media di quegli eventi ne ho avuto una visione abbastanza precisa di quello che ha significato per le generazioni future il ritorno alla democrazia di un intero continente devastato dalla follia del nazionalismo esasperato e sanguinario di Nazisti e Fascisti.Cose mai viste nella storia plurimillenaria delle civiltà Umane, di devastazioni e sopressione di intere popolazioni  di tali  proporzioni con metodica e criminale organizzzione.Quella lotta, era lotta di popolo, era lotta di rigenerazione di una nazione devastata da un ideologia malsana, era lotta di tutti, era lotta unitaria per la Democrazia.L’idea di far sfilare nel corteo organizzazioni internazionali dal passato storico  non limpido, addirittura di fiancheggiamento alla barbarie Nazifascista, ha creato il risentimento delle comunità Ebraiche, in special modo di quella Romana che è la più antica, che organizza una manifestazione separata. E anche il Partito Democratico Romano non parteciperà alla manifestazione organizzata dall’ANPI.In conclusione, la domanda sorge spontanea,che cosa è rimasto di quella grande mobilitazione unitaria antifascista?che cosa rappresenta, oggi, L’Anpi?quali valori e quale significato viene trasmesso alle giovani generazioni che nulla conoscono di quei drammatici avvenimenti?tutte domande che per il momento non hanno risposte chiare, ma tale situazione genera solo incomprensione e incertezza. Purtroppo ancora una volta a Roma il corteo dell’Anpi diventa elemento di divisione, contrariamente a quello che dovrebbe essere, partecipazione unitaria di tutte le forze e comunità intorno ai valori della Resistenza e dell’antifascismo.

Giancarlo Garro

aprile 16, 2017

BUONA PASQUA A TUTTI I NOSTRI LETTORI

Comunità Olivetti Roma

L’utopia e La Vaghezza

aprile 8, 2017

Il movimento dello strillo si è riunito ad Ivrea in una delle sedi della Olivetti,la prima domanda che mi viene in mente è quella di dire che cosa centra la cultura, la filosofia del lavoro,la visione del futuro con la vaghezza e la volgarità culturale di un movimento che si vuole dare, con una vernice superfuiciale una sorta di accettabilità perbenista e rassicurante?E’ forse alla ricerca di  una base di competenze che non ha, accattivandosi l’appoggio di alcuni personaggi della cultura e della vecchia politica frammentata in cerca di nuova popolarità.Che cosa centra una organizzazione culturale di indiscusso livello come la Fondazione Olivetti, con un movimento antisistema,antipartitico e in antitesi alla rappresentaza parlamentare, un movimento governato con sistemi antidemocratici del capo indiscusso eletto da nessuno?Tutto ciò lascia sicuramente qualche perplessità in molti ex Olivettiani che hanno conosciuto dall’interno il livello culturale e sociale di una azienda orientata all’innovazione con politiche del lavoro del tutto originali e di avanguardia.Il progetto socioculturale e industriale di Olivetti poteva avere qualche spunto di fughe utopiche, ma in alcune sue concrete realizzazioni esprimeva tutta la sua capacità realizzativa e culturale per una società più aperta e democratica.Se il Casaleggio ha avuto esperienze di lavoro in Olivetti, credo che abbia trasmesso molto poco, ai suoi eredi del movimento, di quella straordinaria esperienza.

Giancarlo Garro

Eventi della Storia

marzo 29, 2017

29 Marzo 1973

L’esercito Americano si ritira dal Vietnam.

La guerra del Vietnam (in inglese Vietnam War, in vietnamita Chiến tranh Việt Nam) fu un conflitto armato combattuto a partire dal 1955 (data di costituzione del Fronte di Liberazione Nazionale filo-comunista) e conclusosi il 30 aprile 1975: la guerra si svolse prevalentemente nel territorio del Vietnam del Sud e vide contrapposte le forze insurrezionali filo-comuniste – sorte in opposizione al governo autoritario filo-statunitense costituito nel Vietnam del Sud – e le forze governative della cosiddetta Repubblica del Vietnam – creata dopo la conferenza di Ginevra del 1954, successiva alla guerra d’Indocina contro l’occupazione francese.

in appoggio alle forze statunitensi parteciparono al conflitto anche contingenti inviati dalla Corea del Sud, dalla Thailandia, dall’Australia, dalla Nuova Zelanda e dalle Filippine. Sull’altro versante intervenne direttamente in aiuto delle forze filo-comuniste dell’FLN (definite Viet Cong dalle autorità statunitensi e sudvietnamite) l’esercito regolare del Vietnam del Nord che infiltrò, a partire dal 1964, truppe sempre più numerose nel territorio del Vietnam del Sud, impegnandosi in duri combattimenti contro le forze statunitensi nel corso di offensive culminate nella campagna di Ho Chi Minh nel 1975. Inoltre la Cina e l’Unione Sovietica appoggiarono il Vietnam del Nord e le forze Viet Cong con continue e massicce forniture di armi e con il loro appoggio politico-diplomatico.

La guerra ebbe fine il 30 aprile 1975 con la caduta di Saigon, il crollo del governo del Vietnam del Sud e la riunificazione politica di tutto il territorio vietnamita sotto la dirigenza comunista di Hanoi. Gli Stati Uniti subirono la prima vera sconfitta politico-militare della loro storia e dovettero accettare il totale fallimento dei loro obiettivi politici e diplomatici. Nella storiografia vietnamita questo conflitto è conosciuto come “guerra statunitense” (in vietnamita Chiến Tranh Chống Mỹ Cứu Nước, letteralmente “guerra contro gli statunitensi per salvare la nazione”), o anche come Kháng Chiến Chống Mỹ (“guerra di resistenza contro gli statunitensi”).

Gli accordi di pace di Parigi vennero infine firmati il 27 gennaio 1973, ponendo quindi ufficialmente termine all’intervento statunitense nel conflitto del Vietnam[217]. Il primo prigioniero di guerra statunitense venne rilasciato l’11 febbraio e il ritiro totale americano venne completato entro il 29 marzo; il MACV (comandato dal 1972 dal generale Frederick Weyand) venne sciolto e sostituto con un modesto ufficio dipendente dall’ambasciata americana a Saigon. Al contrario, secondo gli accordi, le forze dell’esercito nordvietnamita già presenti in Vietnam del Sud poterono rimanere sul campo, inserendo in questo modo un elemento di debolezza e di fragilità strutturale nelle possibilità concrete di sopravvivenza del regime filo-americano di Van Thieu.

Le note sono liberamente tratte da Wikipedia

G.Garro

Eventi della Storia

marzo 8, 2017

8-9-10 Marzo 1917

A Pietrogrado scendono in piazza gli operai delle officine Putilev, per differenza con il calendario gregoriano, ha inizio la cosidetta rivoluzione di Febbraio, saranno le prime avvisaglie degli eventi successivi che porteranno la Russia verso la Rivoluzione Bolscevica di Ottobre(Novembre) 1917.

La rivoluzione di febbraio è la prima fase della rivoluzione russa del 1917.

Frutto della sollevazione, in gran parte spontanea, della popolazione e della guarnigione di Pietrogrado, avvenuta tra il 23 al 27 febbraio (secondo il calendario giuliano vigente allora in Russia; tra l’8 e il 12 marzo nel calendario gregoriano), provocò l’abdicazione dell’imperatore Nicola II, la fine della dinastia dei Romanov, dell’Impero russo e dell’autocrazia. Otto mesi dopo la rivoluzione d’ottobre portò al potere i bolscevichi.

A Pietrogrado esistevano tre organizzazioni operaie illegali: il Gruppo dei socialdemocratici menscevichi, il Comitato bolscevico e il Comitato interrionale dei socialdemocratici internazionalisti, o mežrajoncy, un gruppo formato da trotskisti e bolscevichi. Il 23 febbraio (8 marzo) si sarebbe dovuta celebrare la Giornata internazionale della donna: in un primo tempo i Comitati bolscevichi e interrionali invitarono allo sciopero e a manifestazioni contro la guerra, l’autocrazia e il carovita; poi, secondo quanto riferisce Kajurov, attivista bolscevico del quartiere di Vyborg, il 22 febbraio (7 marzo) “l’eccitazione delle masse costrinse il Comitato di quartiere a interrompere la propaganda a favore dello sciopero”, in vista di altre “imminenti manifestazioni”.

Con suo « stupore e imbarazzo », il giorno dopo egli seppe che in alcune fabbriche tessili le operaie erano ugualmente entrate in sciopero e chiedevano sostegno ai metalmeccanici: « sembrava non esserci alcun nuovo motivo, salvo le code sempre più lunghe per il pane, a farle scioperare ».[6] Secondo i dati ufficiali, nella capitale furono 90.000 gli scioperanti[7] che scesero in strada e cercarono di raggiungere il centro della città. Il regime si trovò impreparato a fronteggiare le dimostrazioni: apparvero le bandiere rosse e ci furono tafferugli con la polizia.

Il 24 febbraio (9 marzo) il numero degli scioperanti aumentò ancora, raggiungendo la cifra di circa 200.000 operai, e i manifestanti invasero il centro della città, con parole d’ordine contro l’autocrazia e la guerra. Nelle vie principali si tenevano comizi volanti che venivano dispersi dai cosacchi a cavallo, ma senza la consueta violenza, limitandosi ad attraversare la folla senza caricare. Si sparse la voce che diversi cosacchi vedessero di buon occhio la manifestazione, sorridendo ai dimostranti. Diverso era il comportamento dei poliziotti, i cosiddetti « faraoni », e contro di loro si esercitava l’odio della folla.

Il 25 e il 26 febbraio

Dimostranti in piazza Znamenskaja

Sabato 25 febbraio (10 marzo) scioperarono a Pietrogrado 240.000 operai, gli studenti, i trasporti pubblici, e molte piccole imprese ed esercizi commerciali chiusero i battenti. I dimostranti invasero il centro della città: a piazza Znamenskaja, intorno al monumento di Alessandro III, si tenevano comizi. Come previsto, la polizia prese a sparare, ma dalla folla si rispose al fuoco e il commissario Krylov cadde ucciso.

I soldati inviati a reprimere la manifestazione restarono passivi, a parte un reparto di dragoni che aprì il fuoco al Gostinyj Dvor, il mercato coperto sulla Prospettiva Nevskij, facendo tre morti e dieci feriti. Nemmeno i cosacchi si mossero, anzi in qualche caso intervennero contro la polizia. Una loro scarica di fucileria la mise in fuga da piazza Znamenskaja, alla stazione un commissario fu ucciso a sciabolate da un cosacco, che venne portato in trionfo dalla folla. Incoraggiati, gli scioperanti diedero la caccia ai poliziotti, che scomparvero dalla scena.

Verso sera, dal quartier generale di Mogilëv Nicola II telegrafò a Chabalov ordinandogli di « liquidare sin da domattina i disordini nella capitale » ed emanò il decreto di sospensione dei lavori della Duma. Il governo decise, ancora una volta, che polizia ed esercito dovessero far uso delle armi. Durante la notte furono operati un centinaio di arresti: in particolare, furono arrestati i membri del gruppo operaio del Comitato centrale dell’industria, diversi esponenti dei sindacati e delle cooperative, e il comitato dei bolscevichi.

le note sono liberamente tratte da siti web e Wikipedia

G.Garro

 

Eventi della storia

marzo 4, 2017

4 Marzo  1152

Federico I Barbarossa viene eletto re dei tedeschi.

Federico I Hohenstaufen, meglio noto come Federico Barbarossa (Waiblingen, 1122Saleph, 10 giugno 1190), è stato imperatore del Sacro Romano Impero.

Salì al trono di Germania il 4 marzo 1152 succedendo allo zio Corrado III, e fu incoronato Imperatore il 18 giugno 1155.

barbarossa

Non è nota con certezza la data di nascita di Federico Barbarossa. È tuttavia certo che sia nato nel castello di Waiblingen, nella prima metà degli anni venti del XII secolo, le ipotesi spaziano tra il 1118 e il 1125. Il padre, che portava il suo stesso nome, era Federico II duca di Svevia. La madre di Federico era Giuditta di Baviera, sorella del duca di Baviera di Sassonia e marchese di Toscana, Enrico il Superbo e principessa dei guelfi, appartenente alla dinastia rivale dei Welfen, dal cui nome derivò quello del partito dei guelfi in Italia. Federico rappresentava agli occhi dei principali elettori dell’Impero una scelta accettabile per la corona, poiché appunto per linea materna aveva legami anche con la casata dei Welfen.

crociatigerusalemme

Federico nel 1147 succedette al padre come Federico III nel titolo di duca di Svevia, e nello stesso anno si aggregò allo zio Corrado III Re dei Romani, che guidò la seconda crociata assieme al re di Francia, Luigi VII. La crociata si concluse con l’abbandono da parte dei crociati dell’assedio di Damasco, il 28 luglio 1148.

templari

Dalla crisi di potere seguita alla morte di Enrico V, incapace di assicurare in modo definitivo alla propria dinastia la successione al trono di Germania, si passò invece a una elezione, alla morte di Corrado III, condivisa, con un consenso quasi totale. Non si ebbe contesa, come altre volte in precedenza, per l’elezione del re di Germania fra le due principali casate del regno; si risolse il 4 marzo 1152 a Francoforte pare grazie a un compromesso: il cugino di Federico, il duca di Sassonia, Enrico il Leone, dei Welfen, uno dei principali pretendenti al trono, rinunciò a esso in cambio della promessa della sovranità sulla Baviera. Re di Germania fu eletto Federico III di Svevia che prese il nome di re Federico I. Fu incoronato ad Aquisgrana il 9 marzo 1152 all’età di circa trent’anni.

bizantinichiesa

Federico I mostrò subito di voler rafforzare l’autorità imperiale, per cui, nel marzo del 1153, indisse una dieta a Costanza a cui parteciparono anche gli ambasciatori di papa Eugenio III (114553)[3]; a essi Federico espresse la convinzione che potere politico e spirituale potessero collaborare su un piano di parità, per cui ribadì i suoi diritti in materia di elezione dei vescovi tedeschi ma allo stesso tempo assicurò di voler rispettare prestigio e potenza della Chiesa in cambio della promessa di essere incoronato imperatore; inoltre fu anche stabilito che nessun territorio della penisola (italiana) doveva essere ceduto a Manuele I Comneno[4], imperatore bizantino, anzi si presero misure per scacciarlo dalla penisola.

consoli-milanesi

Federico doveva riconquistare l’Italia, formò un possente esercito e a ottobre 1166 partì e scese, per la quarta volta, in Italia; a novembre era in Lombardia, dove, alla dieta di Lodi, si rese conto che l’ostilità era maggiore che nel passato, le città filo-imperiali erano molto fredde, Pisa e Genova erano in disaccordo, per cui l’impresa siciliana era da rinviare. Federico avrebbe voluto dirigersi subito su Roma, ma dovette restare in Lombardia, combattendo nelle zone di Bergamo e Brescia, poi si diresse su Bologna da cui si fece consegnare degli ostaggi, quindi, inviata a Roma una parte delle truppe sotto il comando di Rainaldo di Dassel, marciò su Ancona, che oppose una resistenza ostinata.

lega

Nel frattempo le città della Marca di Verona, ribellatesi nel 1164, a cui si era aggiunta Treviso, con l’appoggio di Venezia (che mirava però, più che al riconoscimento del regime comunale, all’ampliamento ulteriore della propria autonomia) avevano fondato la Lega Veronese, venendo meno alla Constitutio pacis, mentre anche in Lombardia la città di Cremona, da sempre fedele all’imperatore, gli si rivoltava contro, creando con Crema, Brescia, Bergamo, Mantova e Milano (o meglio i Milanesi, dato che non avevano più una città) la Lega cremonese, grazie al giuramento di Pontida del 7 aprile 1167. Il 27 aprile 1167, le forze alleate si presentarono di fronte alle rovine di Milano e cominciarono la ricostruzione, comprese opere di difesa per un eventuale attacco da parte di Pavia. Il primo dicembre dello stesso anno dalla fusione delle due leghe nasceva la Societas Lombardiae, la Lega Lombarda. A essa si unirono subito Parma, Piacenza e Lodi, e anche papa Alessandro diede il proprio appoggio, mentre non lo fece il Regno di Sicilia, a causa del riassestamento dinastico come già detto; comunque la reggente Margherita, per contrastare il Barbarossa, versò dei denari a papa Alessandro III.

Fine prima parte

Le note sono liberamente tratte da siti web e Wikipedia

G.Garro

 

 

Eventi della Storia

febbraio 8, 2017

8 Febbraio 1904

Nella notte la flotta Giapponese sferra un attacco a sorpresa  alla flotta Russa ormeggiata a Port-Arthur in Manciuria, dando il via alla Guerra Russo-Giapponese per la conquista della corea.

nave-russanipposoldati

La guerra russo-giapponese (8 febbraio 1904 — 5 settembre 1905) oppose le ambizioni imperialistiche dell’Impero russo e dell’Impero giapponese per il controllo della Manciuria e della Corea. I principali teatri di operazione furono la Manciuria meridionale, in particolare le zone intorno alla penisola di Liaodong e a Mukden e i mari che circondano la Corea, il Giappone e il Mar Giallo.

La Russia cercava di ottenere un porto libero dai ghiacci nell’oceano Pacifico, come base militare, così come per il commercio marittimo. Vladivostok era utilizzabile solo durante la stagione estiva, ma Port Arthur poteva essere utilizzato tutto l’anno. Dalla fine della prima guerra sino-giapponese al 1903 i negoziati tra la Russia e il Giappone si dimostrarono inconcludenti. Il Giappone si offriva di riconoscere l’influenza russa sulla Manciuria in cambio del riconoscimento della Corea nella sfera di influenza giapponese. La Russia rifiutava questo riconoscimento, così il Giappone decise di scendere in guerra per contrastare quella che definiva come aggressione russa in Asia. Dopo la rottura dei negoziati nel 1904 la Marina imperiale giapponese iniziò la guerra attaccando la flotta orientale russa a Port Arthur, una base navale nella provincia di Liaotung affittata alla Russia dalla Cina.

La campagna militare che seguì, nella quale le forze armate giapponesi sconfissero i russi in una serie di battaglie navali e terrestri, fu una sorpresa per gli osservatori militari che la seguirono. Nel tempo le conseguenze di queste battaglie trasformarono la bilancia del potere nell’Asia Orientale, rivalutando il recente ingresso del Giappone sullo stadio mondiale.

russojapanesewarimage

Nonostante la Russia avesse un esercito più numeroso di quello giapponese, le recenti sconfitte avevano lasciato il segno. I generali russi premevano per una continuazione delle ostilità, anche a costo di lasciare relativamente sguarnito lo scacchiere europeo; infatti, grazie alla ferrovia Transiberiana, enormi masse di soldati venivano trasportate fino alla zona del fronte, e il loro numero stava salendo vertiginosamente negli ultimi mesi della guerra, raggiungendo una proporzione di 3 ad 1 rispetto ai giapponesi. Inoltre, i soldati russi erano meglio armati ed equipaggiati nel 1905 di quanto non fossero nel 1904 mentre il governo nipponico era a rischio bancarotta ed il suo esercito, seppur sempre vittorioso, era ormai sfinito per i due anni di guerra e le dure condizioni dell’inverno in Manciuria. Negli scontri minori, inoltre, la cavalleria russa si era sempre rivelata notevolmente superiore a quella giapponese (anche perché appoggiata da reggimenti di artiglieria a cavallo, che i nipponici praticamente non possedevano) ed il fianco occidentale dello schieramento giapponese ben si prestava ad un’offensiva di cavalleria.

 

 

carta-geografica

Contro questa ipotesi dei generali russi vi erano però alcuni fattori: l’esercito russo si era mal comportato in azione, soprattutto perché mal comandato e mal organizzato; nessuna riforma organizzativa era stata fatta; i pessimi comandanti russi rimanevano ai loro posti di comando (o nei bordelli che caratterizzavano l’immediata retrovia del fronte in questa guerra), mentre molti dei migliori ufficiali erano morti combattendo e non erano ancora stati rimpiazzati. Inoltre il morale dell’esercito giapponese non era provato, malgrado le durissime perdite patite, in particolar modo attorno a Port Arthur, mentre quello dell’esercito russo era vicino al collasso, con diserzioni e occasionali ammutinamenti. L’enorme massa di soldati russi inoltre era anche mal rifornita di viveri, con occasionali casi di scorbuto nell’inverno 1904-1905, e proteste per la qualità del rancio che si erano diffuse in diverse unità. Su questi problemi si interrogavano tutti i partiti ed i movimenti russi, non solo quelli rivoluzionari, ma anche quelli di ispirazione liberale o religiosa.

famiglia-imperiale-zarstrage-di-popolomarinai-rivoluz

Nel corso del 1905, la Russia fu scossa dalla rivoluzione del 1905, che mise a dura prova la stabilità del governo. Il sindaco di Mosca, che in un paese autocratico e privo di un parlamento aveva un enorme potere morale, chiese la pace, interpretando l’opinione pubblica non solo della capitale, ma di tutto il paese e di alcune parti delle forze armate. In Russia si preferì negoziare una pace che permettesse di concentrarsi sulle questioni interne.

Le note sono liberamente tratte da siti web e Wikipedia

G.Garro

 

 

Eventi della storia

febbraio 1, 2017

31 Gennaio 1943

L’offensiva dell’Armata Rossa per la riconquista della città di Stalingrado e la cattura del Feld maresciallo Von Paulus.

disfatta stalingradomaggiore tedescozaizev

La battaglia, iniziata nell’estate 1942 con l’avanzata delle truppe dell’Asse fino al Don e al Volga, ebbe termine nell’inverno 1943, dopo una serie di fasi drammatiche e sanguinose, con l’annientamento della 6ª Armata tedesca rimasta circondata a Stalingrado e con la distruzione di gran parte delle altre forze germaniche e dell’Asse impegnate nell’area strategica meridionale del fronte orientale.

Questa lunga e gigantesca battaglia, definita da alcuni storici come “la più importante di tutta la Seconda guerra mondiale”, segnò la prima grande sconfitta politico-militare della Germania nazista e dei suoi alleati e satelliti, nonché l’inizio dell’avanzata sovietica verso ovest che sarebbe terminata due anni dopo con la conquista del palazzo del Reichstag e il suicidio di Hitler nel bunker della Cancelleria durante la battaglia di Berlino.

i tre grandikrusciov film

La battaglia di Stalingrado segnò l’inizio della disfatta militare hitleriana. Per l’importanza strategica che aveva assunto nel quadro del fronte  russo-tedesco, la città fu insistentemente attaccata dai Tedeschi a partire dall’agosto 1942.
La conquista di Stalingrado avrebbe infatti permesso all’esercito nazista di impadronirsi della maggiore via acquea di rifornimento della Russia intera (il Volga), di occupare la grande base per le operazioni nel Caucaso e di operare l’accerchiamento per la conquista di Mosca. L’attacco fu iniziato il 19 agosto 1942 dal generale Paulus, comandante della VI armata: il generale russo Timošenko tentò di frenare l’impeto dell’avanzata, ma la città venne investita dall’ondata nazista.
La resistenza, tuttavia, fu possibile grazie alla particolare posizione della città e all’eroico contributo dato da tutta la popolazione. I Russi riuscirono a mantenere la posizione sul Volga e a fare pressione con continui rinforzi e con massicci bombardamenti, sull’ala sinistra dello schieramento tedesco; Paulus nel mese di novembre ritenne opportuno ripiegare, ma Hitler ordinò di mantenere la posizione; il 23 novembre le armate sovietiche, provenendo da nord e da sud, si incontrarono a Kalach e circondarono le forze avversarie.

paulus

Il 10 gennaio 1943 i Sovietici sferrarono l’offensiva decisiva per riprendere la città: il 2 febbraio, dopo un bombardamento operato per numerosi giorni con 4.000 pezzi d’artiglieria, la resistenza tedesca fu demolita.
I Tedeschi persero nel combattimento 250.000 uomini, mentre altri 120.000 caddero prigionieri. L’Armata russa contò oltre 485.000 caduti.
Alfio Caruso ricorda anche che, confusi nella massa degli “insaccati”, vi furono 77 genieri italiani che si erano attardati, per raccogliere legna per affrontare l’inverno nelle basi di Millerovo e Vorošilograd. Appartenevano a due autoreparti che avevano trasportato guastatori e rifornimenti agli uomini di Paulus. Bloccati dall’avanzata russa, alla fine di novembre 1942, solo due rivedranno l’Italia: per gli altri, prigionia, malattie, sconforto furono fatali.

Le note sono liberamente tratte da wikipedia e da alcuni scritti dell’ANPI la battaglia di Stalingrado di Alfio Caruso

Giancarlo Garro

 

Eventi

gennaio 25, 2017

25 gennaio 1533

enrico-viii

In Inghilterra Enrico VIII sposa segretamente Anna Bolena. E’ la sua seconda moglie dopo Caterina D’Aragona per il cui matrimonio ha ottenuto l’annullamento.

25 gennaio 1858

fed-prussiavittoria

La marcia Nunziale di Mendelssohn viene eseguita per il matrimonio della principessa Vittoria del regno unito con il principe Federico di Prussia. L’occasione dona al brano una tale popolarità da renderlo un classico delle cerimonie nunziali.

25 gennaio 1915

telefonovecchio

Alexander Graham Bell inaugura negli Stati Uniti il servizio telefonico transcontinentale. Nella dimostrazione Bell ripete la frase della prima telefonata tra stanze attigue:” Signor Watson venga qui voglio vederla”Lui risponde: questa volta mi ci vorrà una settimana per raggiungerla.

Le note sono liberamente tratte da siti web e Wikipedia

Giancarlo Garro