Archive for the ‘Il piano Renzi’ Category

La democrazia delle minoranze

maggio 5, 2015

Presentazione del libro Alexis Tsipras. La mia SinistraCancellieri:Civati,non mi riconosco in questo Pd,va cambiatofassina

L’italicum è legge,tra mille difficoltà e polemiche finalmente L’italia ha una riforma elettorale, che non è perfetta, anche se leggi elettorali perfette non esistono in nessun Paese al mondo, comunque è un sistema che garantisce una governabilità stabile e duratura al Partito di maggioranza relativa.Evita coalizioni e larghe intese rissose e inconcludenti di nefasta memoria degli ultimi venti anni,dove hanno governato, si fa per dire,le minoranze del tre,due,per cento con pochi senatori e deputati che hanno condizionato governi di centrosinistra e centrodestra impedendo qualsiasi possibilità di riforme profonde del sistema.

le minoranze dei partitini personali hanno fortemente condizionato e determinato cadute di governi con buoni programmi ed intenti,vedi il governo Prodi del 1998 con un Bertinotti sulle barricate delle 36 ore,nel 2008 il governo di centrosenisira messo in crisi da un anarcorivoluzionario e successivamente da un Mastella con un piede nel centrodestra dal ribaltone opportunista facile.In sostanza una democrazia debole condizionata dal 3-4% di voti che ha reso questo paese immobile e incapace di uscire da una situazione perenne di instabilità politico istituzionale.Tutto ciò, a mio modo di vedere è una delle ragioni che hanno allontanato sempre di più la politica dalla pubblica opinione creando quel solco di astensione che abbiamo visto anche alle ultime elezioni Politiche ed Europee.La capacità di mantenere promesse e programmi è determinata da Governi Stabili e duraturi per un’intera legislatura, se ciò non avviene si vota e si cambia partito e coalizione in un contesto di democrazia dell’alternanza come avviene in tutto il mondo occidentale.Non vedo pericoli di fantasiosi totalitarismi,invece in questi ultimi anni abbiamo assistito ad una Democrazia Parziale e zoppa perchè fortemente condizionata  dalle minoranze.

Giancarlo Garro

La buona Scuola e la vecchia scuola

aprile 28, 2015

giannini

In questo disastrato paese dove non si riesce a cambiare niente, dove resistenze ideologiche, di casta,piccoli e grandi conservatorismi e corporazioni che  da anni la fanno da padroni frenano la capacità di rimodernare e concepire una scuola al passo con i tempi orientata al mercato del lavoro per formare giovani che siano all’altezza dei nuovi compiti del paese.Il Paese del paradosso sciopera perchè si assumono 100 mila precari,sciopera perchè i Presidi dovranno avere maggiore competenza e responsabilità nella gestione, come qualsiasi dirigente di una qualsiasi Azienda fa da sempre nella normalità,si sciopera perchè non si vuole una gestione meritocratica delle carriere, anche questa situazione del tutto normale in un contesto di azienda o scuola privata,non si vuole l’aggiornamento e la formazione dei docenti resa obbligatoria, cosa anche questa del tutto ovvia in un qualsiasi contesto produttivo per migliorare le proprie conoscenze professionali dei singoli settori di competenza.Non si vuole una scuola vicina alle problemtiche del lavoro, cosa del tutto insensata con il risultato di avere materie e programmi che non formano  giovani pronti per essere utilizzati nei più svariati settori produttivi,nell’industria,nell’Information tecnology,nelle nuove attività che il mercato richiede.non riesco ancora a comprendere perchè si hanno dubbi e perplessità su di una maggiore autonomia degli istituti con capacità proprie di gestione e finanziamento che diano maggiori risorse da utilizzare per la crescita professionale dei docenti e per una maggiore gestione finanziaria ed economica delle attività educative.

In conclusione ancora una volta in questo paese si fanno battaglie di retroguardia e di conservazione dell’esistente con slogan come quello “Salviamo la Scuola” vecchia e decrepita così tutti si possono nascondere dietro l’alibi che la responsabilità delle cose che non funzionano è sempre di qualche altro.

Giancarlo Garro

Il Si Però e il ma Anche

marzo 12, 2015

triodem

Nel profondo cambiamento che il governo sta attuando, con alcune riforme strutturali quali, il Lavoro, la giustizia e le recenti riletture delle riforme istituzionali. Senato delle regioni, e nuova legge elettorale, dopo ampie discussioni ed approfondimenti evvenute nelle varie sedi di:Partito, Maggioranza e minoranza, gruppi parlamentari di camera e Senato,consiglio dei ministri, c’è sempre qualcuno, che ama la perfezione che non esiste, formula la famosa frase: si però sarebbe meglio che…..siamo d’accordo sulla necessità delle riforme ma sarebbe necessario anche……in sostanza il ma anche diventa lo slogan che serve a coprire la volontà di non fare nulla come al solito.Il compagno D’Alema ha dichiarato che le riforme fin qui fatte sono poca cosa e non coglierebbero le reali necessità del paese, quale contributo ha dato in questi ultimi anni per cambiare le situazioni che hanno impantanato il paese?quali sono le sue proposte per portare il paese fuori dalle sabbie mobili?forse il suo maggiore impegno è stato forse quello di defilarsi, di non entrare mai direttamente dentro i problemi ed assumerne le responsabilità dirette, molti convegni e conferenze ma mai decisioni concrete su soluzioni da intraprendere.Io credo che ormai di analisi della situazione se ne sono fatte fin troppe, le cose da fare sono ormai abbastanza chiare è giunto il momento di decidere e mettere in pratica le soluzioni che possono veramente  rimettere in moto il paese e dare nuove speranze di crescita, il momento è favorevole e va colto fino in fondo, senza se e senza ma,il tempo della perfezione arriverà e ci sarà la possibilità di affrontare con maggiore serenità  i Si Però e i Ma Anche.

Giancarlo Garro

Jobs-Act:Decreti Attuativi

febbraio 21, 2015

officina

Con i decreti attuativi la nuova legislazione del lavoro entra nel merito concreto delle nuove norme contrattuali a tutele crescenti e agli ammortizzatori sociali, con la nuova Aspi che avrà una durata massima di due anni, indennità di disoccupazione con una durata massima di sei mesi,riordino delle tipologie contrattuali: eliminazione dei contratti a progetto, spesso non del tutto regolari e applicati in maniera indiscriminata,contratti a tempo determinato con durata massima di 36 mesi con numero di proroghe che resteranno cinque, forte incentivazione per i contratti a tempo indeterminato con sgravi previdenziali fino a tre anni, soprattutto per le giovani generazioni. La citazione di questi elementi, che sono soltanto alcuni dei provvedimenti del nuovo decreto del governo sono spunti per alcune riflessioni di carattere politico che a mio modo di vedere vanno fatte fuori da ogni remora ideologica. I rapporti di lavoro sono profondamente cambiati, le tutele e alcuni diritti ormai in disuso costituivano solo un impedimento ad una maggiore efficenza e flessibilità che il mondo globalizzato richiede con mercati in massima competizione fra loro e un utenza più orientata alla qualità dei prodotti e servizi offerti che alla quantità.Credo che nessun imprenditore intelligente abbia voglia di licenziare in massa se la propria azienda produce e prospera e il rapporto di lavoro esprime qualità,produttività e professionalità, le risorse umane sono comunque un patrimonio per l’Azienda, che ha investito in formazione per rendere idonee le proprie maestranze a svolgere un determinato lavoro assegnato. In alcuni settori e soprattutto nei servizi al cittadino ed in particolare nel pubblico impiego credo che oltre ai diritti acquisiti bisogna cominciare a parlare anche di Doveri , assunziuone di responsabilità e maggiore efficenza e produttività.Risulta evidente che un decreto non crea automaticamente occupazione se non è accompagnato da una forte ripresa economica, comunque è un quadro di riferimento significativo che aiuta, in un contesto di nuovo sviluppo , le imprese ad operare sui mercati in modo più competitivo e flessibile e maggiori tutele a coloro che non le avevano.

Giancarlo Garro

Lettera di Matteo Renzi ai militanti del Pd

febbraio 4, 2015

decretorenzi

Care democratiche, cari democratici, nell’aprile 2013 le divisioni, le polemiche, le tensioni interne al Partito Democratico crearono le condizioni per la mancata elezione del Presidente della Repubblica. Solo un gesto di generosità di Giorgio Napolitano permise di uscire da una situazione di impasse molto dolorosa. La settimana scorsa, grazie a un percorso di condivisione e ascolto, di confronto e dialogo, il PD si è dimostrato capace di cancellare quella brutta pagina e di indicare Sergio Mattarella come proprio candidato alle altre forze politiche. Conoscete il risultato. In attesa del giuramento del nuovo Presidente – uomo rigoroso e autentico interprete dei valori costituzionali – vorrei che tutto il PD si sentisse fiero e orgoglioso di aver scritto una pagina nuova nella storia del nostro Paese. Siamo noi il cambiamento che l’Italia sta aspettando da troppi anni. Noi, con i nostri difetti e con le nostre potenzialità. Noi, con i nostri parlamentari e i nostri militanti. Noi, con i nostri sogni e i nostri progetti. Noi siamo l’Italia che cambia. E dobbiamo esserne consapevoli e responsabili. Il percorso delle riforme è impegnativo: Costituzione, legge elettorale, fisco, giustizia, pubblica amministrazione, terzo settore, diritti civili, ius soli, lavoro, libro bianco della difesa, Rai, cultura fino ad arrivare al grande tema della scuola e dell’educazione che sono per me il punto centrale del PD. Andiamo avanti con ancora maggiore determinazione. Forti del risultato sulla votazione del Presidente della Repubblica, certo. Forti dei primi segnali (ancora timidi) sulla ripresa economica, ovvio. Ma forti soprattutto della passione che anima tutte e tutti voi. Siamo il PD, la più grande comunità politica europea. La più grande speranza della politica italiana. Guai a noi se ci tirassimo indietro o se abdicassimo davanti alle nostre responsabilità. L’Italia ha bisogno della nostra energia e del nostro entusiasmo.

Un caro saluto, Matteo

Inserita da Giancarlo Garro

 

Lettera di Matteo renzi ai militanti del Pd

gennaio 8, 2015

Care amiche e cari amici, cari compagni del Partito Democratico,

inizia un 2015 carico di sfide.
Non posso garantirvi che per il nostro partito riusciremo a fare meglio del 2014. Tecnicamente è quasi impossibile: abbiamo vinto praticamente ovunque e sfondato il muro del 40%. Siamo al governo di moltissime regioni, di moltissimi comuni. Il nostro Governo è fortemente trainato dalla spinta del PD. In Europa rappresentiamo il partito più votato e anche quello che più di tutti spinge per un cambiamento radicale delle politiche economiche di Bruxelles.
Insomma, ci lasciamo alle spalle un anno straordinario.
Nel 2015 cercheremo di continuare a vincere. Ora che abbiamo iniziato, vorrei che ci prendessimo gusto. Ma dobbiamo anche fare formazione politica, tanta e di qualità: ci stiamo lavorando in segreteria e vedrete presto un fiorire di iniziative in questo senso.
Perché questo è il senso del nostro 2015. Forse non riusciremo a fare meglio del 2014, ma dovremo dare il meglio di noi. E, in Europa, spiegare che cambiare verso non serve solo all’Italia. Ma è l’unico modo per salvare la crescita nel nostro continente.
Cerco di essere sintetico.
Nel 2015 porteremo a termine l’iter parlamentare delle riforme costituzionali. È un lavoro di portata storica. Il Presidente Napolitano ha spiegato bene come il bicameralismo paritario sia stato il più grande errore della Assemblea Costituente. Faremo chiarezza sul ruolo delle regioni, elimineremo gli enti inutili, semplificheremo il processo legislativo. Davvero un grande passo in avanti.
Chiuderemo già dalle prossime settimane la legge elettorale. Tra di noi eravamo divisi tra chi voleva i collegi (modello Mattarellum) e chi le preferenze (come in consiglio comunale). Avremo gli uni e gli altri. Per ogni collegio un candidato del partito, che girerà comune per comune, strada per strada, quartiere per quartiere e si farà vedere, riconoscibile, come il volto del PD. E poi lo spazio, comunque, per le preferenze. Rottameremo le liste bloccate e insieme a loro rottameremo l’inciucismo perché la sera delle elezioni sapremo chi ha vinto. E chi vince avrà la maggioranza per governare senza ricatti dei partitini.
Il Parlamento dovrà licenziare la legge delega sulla pubblica amministrazione. Meno sprechi, tempi certi delle risposte da parte del pubblico, grande investimento nel digitale, semplificazione e efficienza. Perché i tanti bravissimi funzionari pubblici che lavorano con onore hanno il diritto di non essere infangati da furbetti e furbastri.
Approvato la legge di riforma sul lavoro continueremo a operare per una politica industriale degna di questo nome e per norme più semplici. Meno alibi, più diritti. Quando la nuvola dell’ideologia si diraderà tutti si renderanno conto che le nuove regole sono più giuste e più chiare. E offrono sia agli imprenditori che ai lavoratori certezze maggiori. Dobbiamo però continuare sulle crisi aziendali. Il primo gennaio si è aperto col primo volo Alitalia Etihad. Da Terni a Taranto, da Termini Imerese a Piombino, da Reggio Calabria a Trieste, da Avellino a Genova sono tante le aziende che hanno visto sbloccate le crisi. Ma dobbiamo attrarre investimenti con più determinazione.
Per farlo è fondamentale che la grande opera di riforma della giustizia civile e del fisco vada avanti secondo i tempi stabiliti. Dobbiamo arrivare ad avere tempi europei e un sistema di certezza del diritto che in questi anni è cambiato.
Il campo dei diritti, dalla riforma del terzo settore alle unioni civili fino allo ius soli temperato, è il settore dei lavori parlamentari subito dopo le riforme costituzionali. Trovare un punto di equilibrio non sarà una passeggiata, ma è un nostro preciso impegno davanti agli elettori.
Tuttavia la vera riforma che rimette in moto l’Italia è quella che tiene insieme la sfida educativa – partendo dalla scuola (iniziate a segnarvi questa data: 22 febbraio, Roma) – con l’innovazione culturale, dalla Rai ai musei, dal teatro all’opera, dal cinema al design. Qui sta l’identità italiana. Qui sta la ricchezza dei nostri figli. Qui sta il nostro passato e il nostro futuro.
Ci siamo dati una cadenza ordinata per le nuove iniziative di legge.
A gennaio abbiamo provvedimenti su economia e finanza. A febbraio tocca alla scuola. A marzo il Green Act – sull’economia e l’ambiente in vista della grande conferenza di Parigi 2015. Aprile sarà il mese di cultura e Rai. A maggio tutti i riflettori sul cibo, agricoltura, turismo, made in Italy: arriva l’Expo. A giugno i provvedimenti sulle liberalizzazioni e prima dell’estate il punto sullo sport anche in vista della candidatura per le Olimpiadi del 2024
Nelle prossime settimane ci sarà anche da eleggere il Presidente della Repubblica. Ovviamente sarà un passaggio delicato e difficile, come dimostra la storia parlamentare anche di questa legislatura. E succedere a un grande italiano come Giorgio Napolitano non sarà semplice. Ma sono certo che il PD sarà decisivo nello scegliere insieme a tutti un arbitro equilibrato e saggio, il garante super partes delle istituzioni.
C’è molto da fare. Lo faremo. Senza ansia, senza angoscia, senza paura. Ma lo faremo velocemente. Abbiamo la certezza che gli italiani da noi vogliono che continuiamo a fare quello che abbiamo fatto nel 2014 con ancora maggiore determinazione. Dobbiamo ridurre la forbice delle ingiustizie. È quello che abbiamo iniziato a fare con il tetto ai mega stipendi pubblici da una parte e l’innalzamento degli 80 euro dall’altro. Ma non finisce qui. La forbice dell’ingiustizia da ridurre è anche quella tra lavoro e rendita, tra coraggio e paura, tra crescita e austerità, tra non garantiti e garantiti, tra donne e uomini, tra chi ci crede e chi rema contro, tra chi scommette sul futuro dell’Italia e chi scommette sul fallimento dell’Italia.
Tra tre anni quando torneremo a votare i cittadini ci diranno se abbiamo avuto ragione a provare la strada coraggiosa e impervia delle riforme a tutto campo con questa legislatura . Fino a quel momento chiedo a tutte le democratiche e i democratici – che ringrazio per il lavoro svolto con passione e determinazione – di non mollare di un solo centimetro e di continuare a darmi una mano. A darsi una mano. Questo Paese merita tutta la nostra fatica. Questo Paese merita tutta la nostra energia. Questo Paese merita tutto il nostro entusiasmo.
Un sorriso,
Matteo

Pubblicata da Giancarlo Garro

La sicumera dei Poteri Forti

novembre 24, 2014

fassina

Quando si hanno pochi argomenti e poche proposte da controbbattere nella discussione in atto per le politiche del lavoro, allora si invocano i cosidetti poteri forti, che spesso genericamente non si sa quali sono e a cosa si riferiscono, poteri che in maniera occulta dovrebbero orientare le politiche del partito verso interessi economici della finanza e dell’industria contro la salvaguardia dei diritti e delle condizioni di lavoro di milioni di persone. Poteri forti dichiarati in modo generico paventando una dietrologia di mistero e dell’occulto che tutto manovra e dispone al di sopra delle libere istituzioni democratiche.Questo modo di pensare, a mio avviso nasconde forse, la storica contradizione di una certa sinistra ancorata a vecchi schemi del passato che non ha mai risolto al suo interno la vecchia questione del rapporto tra socialità e regime di mercato, tra salvaguardia dei diritti e dei poteri solo garantiti da una contrapposizione con la funzione che la libera impresa deve esercitare sui mercati.Tale visione risente ancora di una analisi della società ancorata a storici schemi di classi contrapposte che nella complessità attuale non hanno più senso in un mondo dove le categorie sociali si confondono e si integrano in un contesto di interessi diversificati e spesso contraddittori dove capitalismo produttivo soffre le stesse difficoltà del prestatore d’opera, dove milioni di giovani non trovano futuro nelle attività di lavoro marginale e sottopagato e imprenditori che trovano difficoltà a rastrellare capitale circolante per finanziare le proprie attività produttive.La grande industria è sempre meno entità nazionale e sempre più globalizzata, alla ricerca di nuovi mercati emergenti che diano maggiore produttività e volumi di fatturato che possano garantire la propria sopravvivenza, io credo che i veri poteri forti oggi sono i milioni di disoccupati e giovani senza lavoro che si attendono un cambiamento profondo dello status attuale, che attendono con ansia e con speranza nuove prospettive e nuove opportunità, sono poteri forti tutti coloro che vogliono un paese moderno e semplificato dove negli apparati dello stato vi siano competenze e ruoli con piena assunzione di responsabilità e rapidità nelle decisioni, sono poteri forti le migliaia di persone vittime delle alluvioni , del dissesto territoriale e dei cavilli burocratico amministrativi che impediscono decisioni rapide e responsabili nelle situazioni di grave emergenza.

Giancarlo Garro

Ora un breve commento sulla tornata elettorale delle regionali in emilia Romagna e in Calabria:

Un grande astensionismo preoccupante che allontana la gente dalla politica

Una vittoria netta del centro sinistra ed un forte ridimensionamento dei cinque stelle, avanzamento della lega che supera Forza italia.

Non si è verificato il “grande consenso nei confronti della sinistra radicale fautrice degli scioperi generali e della contrapposizione alle politiche del governo.

Giancarlo Garro

Gli assenti

novembre 13, 2014

gli assenti

Come spesso si dice gli assenti hanno sempre torto. Ma di quale partito stiamo parlando?dove una minoranza che ha blindato il partito all’ingovernabilità del paese non partecipa alla convocazione della direzione? ma che cosa vogliono questi aventiniani del”ultima ora ? Io non sono un renziano convinto ma questi atteggiamenti di una sinistra pasticciona e incomprensibile mi convincono sempre di più che il neo segretario deve continuare nella sua opera di rinnovamento per una sinistra diversa in sintonia con i problemi urgenti che si debbono affrontare con coraggio e dare soluzioni  che ogni cittadino di questo paese si aspetta. Che cosa si vuole dimostrare con atteggiamenti, a mio avviso antidemocratici di non partecipazione, di beato isolamento che nessuno riesce a comprendere, tanto meno tanti di quegli operai in lotta per la salvaguardia del proprio posto di lavoro che sicuramente avranno come ultimo dei loro pensieri il bilancino delle percentuali da attibuire alla ipotesi di modifica della legge elettorale, oppure se l’incontro con berlusconi è più o meno legittimo. Forse tutti ricorderanno la disastrosa campagna elettorale condotta dal partito alle ultime elezioni politiche, tutta arroccata all’interno dei circoli, nessuna uscita nelle piazze, con pochi sussurri e vagiti, con interviste incomprensibili alla stragrande maggioranza degli elettori, mentre il Beppe Strillo urlava nelle piazze a migliaia di persone l’immoralità e l’insipiensa della casta politica, accomunando destra e sinistra con lo slogan qualunquistico del tutti sono uguali e corrotti.Anche in quel momento siamo stati assenti, e il risultato di quelle elezioni è stato la conseguenza logica, a tutti noi conosciuta, di quella sciagurata campagna. un partito assente dalle piazze storiche tutto chiuso a dibattere al suo interno e tra i suoi dirigenti diviso dalle componenti di varia origine con lo sguardo tutto rivolto alle nostalgie del passato. cari compagni della minoranza dopo i silenzi  vogliamo ancora essere assenti non si vuole parlare con chairezza al paese?non si vuole rivolgere lo sguardo in avanti? non si vuole prendere atto di situazioni sociali ed economiche profondamente cambiate che negli ultimi anni hanno stravolto tutti gli equilibri del mondo?Io mi auguro che tutto questo si risolva in una normale dialettica interna che possa poi arrivare ad una sintesi utile per tutti e per il paese  con proposte concrete che diano soluzione ai tanti problemi che ci affliggono da anni, i quali sicuramente non  si risolvono con le assenze aventiniane.

Giancarlo Garro

 

 

 

La sinistra dei nostalgici e la sinistra del futuro

ottobre 31, 2014

camussoepifani

Lo scontro in atto tra il governo e le organizzazioni sindacali e una parte della minoranza del partito democratico, non è certo un segnale soddisfacente,non porta sicuramente acqua al mulino di nessuno perchè tutti i broblemi irrisolti di questa crisi sono ancora li a testimoniare di quanto sia complessa la situazione e come i primi risultati che si otterranno dalle prime riforme in atto siano di medio lungo periodo.Un primo risultato però è certo, la comunità europea promuove la manovra di Italia e Francia e il governo Italiano ne esce con successo, in modo da poter iniziare una serie di riforme orientate alla crescita con meno rigore per il pareggio di bilancio.E’ la prima  volta che una manovra di stabilità taglia 18 miliardi di euro di imposte distribuite tra aziende, per la parte Irap sul lavoro e tra i lavoratori per rendere strutturali gli 80 euro in busta paga, cosa c’è in questo provvedimento di così inaccettabile? da parte di CGIL?Nostalgie ideologiche che nulla va concesso ai padroni?quello che può andare bene per gli industriali non va affatto bene per i lavoratori?contrapposizioni di classe di fine ottocento e del secolo scorso che non hanno più un reale fondamento, di quale società sta parlando il sindacato, rimasto immobile per anni di fronte  ad un cambiamento epocale nelle organizzazioni del lavoro di migliaia di precari con mille tipologie di contratti senza nessuna tutela?

dove era la sinistra radicale e le organizzazioni sindacali quando con una legge scellerata il ministro Fornero a messo in strada 400 mila lavoratori senza stipendio e senza pensione, i cosidetti esodati,dove erano i bindi,i bersani, i Civati i Camusso,oggi sulle barricate contro l’unico governo possibile che possa cambiare veramente questo paese?all’ora si disse che quel governo non poteva essere messo in discussione perchè il paese era nel baratro , e quindi era purtroppo necessario far passare provvedimenti anche dolorosi ed impopolari come la legge Fornero.non va comunque dimenticato che poco dopo il governo Monti è stato messo in crisi dalla cricca berlusconiana senza preoccuparsi troppo delle conseguenze per le sorti del Paese.E’ chiaro ed evidente a tutti quali sono stati i risultati elettorali di quella crisi con  un parlamento formato da tre coalizioni equivalenti ,per numero di seggi e politicamente alternative, da rendere impossibile qualunque accordo di coalizione.Da quella ingarbugliata situazione  sappiamo tutti come ne siamo usciti per arrivare alla leadership attuale del partito e del governo non più di larghe intese,ma con una parte critica del PdL e di scelta civica.IL partito Democratico dopo il positivo risultato elettorale delle europee ha la maggiore responsabilità di governare questo Paese e tentare di portarlo fuori dalle sabbie mobili di una crisi epocale che ha completamente cambiato assetti, economie, capacità di impresa,rapporti di lavoro,  parametri economici e sociali che non rispondono più agli schemi di un passato che ormai, credo non potrà più ripetersi con le stesse modalità di sviluppo economico che abbiamo conosciuto.Di quale sinistra ha bisogno oggi il paese per risovere problemi di tale portata?Io non ho certezze ne soluzioni da proporre ma sicuramente una cosa è certa che non è con i vecchi schemi e metodi che si possa affrontare la situazione che abbiamo di fronte,non è con gli scioperi generali, non è con la fronda di minoranze di sinistra e non che si cancellano milioni di disoccupati e di lavoratori precari senza diritti o aziende piccole e grandi che terminano le loro attività,che cosa significa in questa situazione dire che un provvedimento è di destra o di sinistra?io credo, invece che quello che conta è che un provvedimento sia dettato dal buon senso e dalla necessità che colga l’obiettivo per il quale viene varato.Le nostalgie, la purezza degli ideali,le analisi politiche del novecento non hanno più nessun riscontro concreto nelle mutate situazioni attuali,oggi la sinistra si deve cimentare con problemi e soluzioni nuove con ceti sociali diversificati, con un mondo del lavoro parcellizzato  e complesso dove spesso la flessibilità non è l’eccezione ma la regola e lo stato si deve far carico di fasi interinali garantendo salario minimo, formazione , ricollocazione attraverso uffici del lavoro in grado di agevolare l’incontro tra domanda e offerta ed una scuola secondaria e universitaria più orientate alla specializzazione e alle nuove tecnologie che il mercato richiede.

Giancarlo Garro

Una sinistra che non vuole governare

ottobre 26, 2014

camussoepifanicuperlopiazzacivatipiazza

La manifestazione sindacale di Sabato 25 ottobre, con l’adesione della minoranza Pd e di altre formazioni di sinistra, vendoliani compresi, suscita immediatamente alcuni dubbi e perplessità, che in una fase così complessa dove gli interventi di politica economica richierdono un confronto serrato sul che fare per sbloccare una situazione produttiva in stallo da oltre cinque anni, al di la del successo organizzativo, gli slogan e le parole d’ordine stentano a concretizzare le reali necessità di un mondo del lavoro che non è più sterile contrapposizione di classe ma spesso interessi convergenti tra lavoratori e imprenditori che la crisi globale ha reso condivisibili ed interconnessi tra loro. La cosidetta “alleanza fra produttori di veltroniana memoria”, a mio modo di vedere oggi ritorna con prorompente attualità se si vuole dare una reale prospettiva di inversione di tendenza dello status attuale.Un Partito che vuole essere maggioritario nel paese e di governo non può guardare da una sola parte,  ma deve rivolgere la sua attività nell’interesse generale ,deve poter dialogare con grandi e piccoli imprenditori, con le organizzazioni dei lavoratori,coagulare interessi e prospettive in un ottica di sviluppo generale per il Paese. Quale significato ha oggi una manifestazione contro?si paragona l’attuale governo ai governi berlusconiani,che praticavano politiche di rottura con una parte del paese nellinteresse del suo leader,con leggi ad personam in difesa del suo enorme conflitto di interessi,dove si predicava che tutto era possibile anche in deroga della legge, se questa impediva azioni, a dir poco discutibili,dell’operato del leader massimo eletto dal popolo.Di che cosa stiamo parlando? Quale governo reazionario abbiamo di fronte che esercita solo politiche in difesa dei ricchi?e non nell’iteresse generale del paese,quali proposte concrete escono da quella manifestazione per dare nuove speranze di vita migliore a milioni di disoccupati e di giovani in cerca di un futuro che per il momento non si intravede?Io credo che la minoranza del Partito e tutta la sinistra debbono fare una profonda riflessione di quello che debba essere un partito di sinistra e di governo, un partito che non può rimanere nel ghetto dell’opposizione a tutti i costi, che si deve cimentare con i problemi del’intera società per dare una prospettiva concreta al cambiamento in atto in un mondo globalizzato.

Giancarlo Garro