Archive for the ‘IL PUNTO’ Category

Il Punto

febbraio 23, 2018
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Il ministro Calenda

 

Il piano impresa 4.0, voluto dal governo Renzi e realizzato dal ministro Calenda è un piano che prevede per tutte le imprese del territorio nazionale alcuni benefici che si articolano in 3 macropunti:
– Iper ammortamento al 250%.Le spese saranno ammortizzate negli anni per un totale del 250%del loro valore.Si acquista a 1000 euro e si ammortizza a 2500 euro.
-Credito di imposta per sostenere gli investimenti in attività di R&S
-Abbattimento del tasso di interesse per sostenere gli investimenti e assistenza del Fondo Garanzia per acquistare materiali e impianti in leasing.
Questa è tra le riforme più importanti e efficaci volute dal governo di centro sinistra che ha portato un aumento di fatturato per il 2017 di 5,1% in più, in particolare nel settore tessile, estrattivo, metallurgico, elettronico e, quello che più conta, un aumento di ordini in portafoglio del 6,5%e un aumento di posti di lavoro nel 2017 sull’anno precedente di 488 mila unità.
Questo esito ha permesso all’Italia di agganciare la ripresa in tutto il mondo, ma soprattutto di superare per l’export, i paesi più economicamente floridi dell’Europa.
I tassi di interessi sul debito sono fermi a 64 mld per anno  e lo spred con i bund tedeschi nelle giornate più calde si ferma a 135 punti.
Questi, amici miei, sono i dati: per chi non dovesse fidarsi potrebbe accertarsene sul sito dell’Istat.
Tuttavia al nord, secondo i sondaggi, prevale la formula Salvini-Berlusconi, cioè fuori gli immigrati e via le tasse,o comunque le tasse pagate dal nord restino al nord; al sud prevalgono i 5Stelle con la loro carica, precampagna elettorale,anti politica e anti sistema, ora non più perchè nel sistema vogliono inserirsi eccome!
Al centro prevale il Partito Democratico, grazie alla sua capacità amministrativa e al suo senso del sociale, alla sua eccellente organizzazione dei servizi, sia pubblici che privati.

La politica comunque, ed in particolare i governi di centro sinistra, poichè il governo degli ultimi 5 anni è stato di loro appannaggio, portano la responsabilità delle condizioni del sud per l’abbandono di intere aree alla criminalità organizzata, per il distacco delle istituzioni verso i cittadini, per l’assenza di un piano di diffusione della cultura attraverso le scuole di ogni ordine e grado; lo sviluppo economico ancora a macchia di leopardo, spinge verso un’alternativa allo Stato e ai suoi organismi, che spesso sfocia nell’adesione alla proposta criminale; tutto ciò non è nuovo, anzi è possibile datarlo dalla nascita dell’unità di Italia, data dalla quale, con qualche rara eccezione, l’unica risposta che lo Stato Centrale è stato capace di fornire al Sud è stato un’assistenzialismo misero e peloso.
Non desta meraviglia dunque che i 5Stelle siano apprezzati in queste regioni soprattutto per la proposta del reddito di cittadinanza, una degna continuità dell’assistenzialismo più cialtrone e per  la denuncia più chiara dell’incapacità dello Stato di rispondere con l’offerta di una dignità ad una terra sempre depredata per gli interessi del Nord.
Questo è l’impegno che la sinistra, ove fosse chiamata a continuare a governare, deve assumersi, lasciandosi dietro le divisioni suicide su problemi che interessano solo alcuni cacicchi e la loro voglia di mantenere le loro poltrone.
Al paese che ha bisogno dell’opera dei Calenda e dei Padoan, interessa poco se a D’Alema il Partito Democratico  pare poco democratico,quindi lui se ne va, interessa ancor meno assistere alle sue ironie da miglior fico del bigoncio(Cossiga), ai suoi acidi sarcasmi.
Se la sinistra non capisce che il tempo delle divisioni bizantine, dei capricci intellettuali, delle ideologie novecentesche è finito, porterà la responsabilità storica di un paese sgovernato dal Berlusconi pluricondannato, pluriinquisito, pluriprocessato, ovvero da una banda di ragazzi confusi, improvvisati, inadeguati che allegramente e inconsapevolmente butteranno al macero quanto di buono è stato fatto negli ultimi 5 anni.
Umberto C

 

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Il Punto

febbraio 22, 2018

 

Risultati immagini per La dottoressa Fornero che piange

Elsa Fornero

 

Sempre, quando si riflette sul famoso ventennio berlusconiano, concordiamo sui guasti che l’ex cavaliere ha prodotto nella nostra economia e sulla situazione di banca rotta nella quale ha consegnato il paese all’impietoso bisturi del duo Monti/Fornero; per correttezza va qui ricordato che gli azionisti di riferimento del governo Monti, per un periodo, sono stati sia il Pd di Bersani che FI di Berlusconi, i quali concordarono che le misure che il governo tecnico aveva in animo di realizzare, erano necessarie per bloccare la deriva fallimentare del paese.
Mai, o quasi mai, riflettiamo sui  guasti prodotti dai governi a guida berlusconiana sulla nostra cultura, sulla nostra deriva morale, sui nostri rapporti con le istituzioni democratiche, insomma sull’imbarbarimento che il nostro senso civico andava progressivamente assumendo, sotto i colpi dei continui esempi negativi che la classe politica al governo infliggeva ai cittadini.
La concezione di vita diffusa e reclamizzata dalle televisioni di proprietà del nostro tycoon si basava essenzialmente sul dispregio delle regole formali e sostanziali, il perseguimento di un edonismo a tutti i costi, che vedeva la donna come l’oggetto desiderato sul quale sfogare le insane voglie dell’uomo perennemente infoiato e dominante, il sostanziale disinteresse per qualsiasi istituzione democratica, quando, come per esempio con la Magistratura, non si dichiarava addirittura la guerra santa.
Il dispreggio del Parlamento, quando costrinse la maggioranza a votare sulla parentela di una minorenne da lui corrotta con nientemeno che Moubarach, il presidente egiziano, oppure le centinaia di leggi a suo esclusivo interesse o per eludere le sue innumerevoli responsabilità; la sua vita border-line è stata di esempio per il suo popolo, che di tutti i suoi atavici difetti non si è mai mondato, anzi, grazie al monarca di Arcore,  ne ha fatto il suo tratto distintivo vantandosene con la solita sfacciataggine levantina.
E’ nata lì l’idea che della politica se ne può fare a meno, che dei partiti non ve n’è bisogno, che la loro intermediazione rallenta e offusca il contatto con il sole del potere, lì è nato il bisogno di emulazione del ricco che assoggettava ai suoi capricci tutte le regole di una democrazia che viceversa andava difesa con azioni quotidiane, delicata e preziosa come un fiore raro.
Da lì  si è rafforzato il discrimine verso il nemico politico, non più visto come un avversario che merita il rispetto per le sue idee e per il suo progetto di società alternativo, da lì l’insofferenza verso la cultura e l’esperienza della politica, sostituita dall’ambizione e dalla rapacità dell’imprenditore, dall’improvvisazione  dalla faciloneria del dilettante.
Da lì il dileggio per la pesantezza e l’inutilità della  moralità pubblica e privata e dunque il disprezzo per chi ne faceva uso, il compatimento per coloro che ancora se ne fregiavano e la  andavano pretendendo.
Il grande cinema italiano, culla della più straordinaria cultura sociopolitica del ‘900, instancabile nel denunciare e predire, disegnare l’avvenire, rinfocolare sentimenti e passioni, stella distintiva della cultura italica, ridotto ad una sguaiata passerella del più tristo avanspettacolo, con cosce e tette rigidamente in mostra e volgarità a tonnellate.
Nemmeno lo sport si è salvato, il calcio infiltratto dai miliardi della pubblicità ha rapidamente sostituito le bandiere, la passione del campanile, il sapore della sana festa paesana, con i contratti miliardari, il proliferare degli intermediari e dei procuratori, la corruzione per aumentare i guadagni, un richiamo per petrodollari e petrolieri.
Non è stata solo una parentesi di cattiva amministrazione, ma una coperta di barbarie sotto la quale siamo impazienti di rifuggiarci ancora.
Umberto C

Il Punto

febbraio 21, 2018
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Una società malatà

 

 

La campagna elettorale si avvia verso il suo naturale epilogo tra urla e strepiti, cialtronesche promesse, delegittimazione degli avversari, improbabili accordi post voto, sondaggi dall’esito allarmante se confermato dalla realtà; insomma una campagna fondamentalmente dove prevale l’inconsistenza di alcuni e la improponibilità di altri, e tutto sommato si propone una classe politica assolutamente inadatta e impreparata a sostituire il Governo di centro sinistra che in questi 5 anni, dati alla mano e non chiacchiere ha riposizionato il paese nel posto che gli competeva in Europa.
A ben vedere però c’è da chiedersi perché questo ceto politico che presenta la sua candidatura al governo del paese dovrebbe essere migliore di come è? non è forse l’espressione di questa società malata, che diffonde l’odio per il diverso, che ha annullato qualunque forma di solidarietà, che si è rinchiusa nel suo egoismo pieno di paure ed incertezze, e affogato tutti i suoi ideali dentro la miserabile vasca della conservazione dei suoi privilegi?
Non è forse vero che dalle famiglie escono adolescenti che si accoltellano o che accoltellano i propri maestri, o prendono a calci un povero anziano e poi lo riprendono con il telefonino; non è forse vero che la violenza cieca e bestiale ricorre all’alibi del fascismo e dell’antifascismo per manifestarsi ed esplodere in tutta la sua cupa e ingiustificata stupidità; e dunque perché stupirsi se una pessima classe politica, la peggiore di sempre, dice le cose che questa società corrotta dalla paura, desidera ascoltare? perché si tende  a collaborare alla formazione di questo ceto politico e poi  vigliaccamente gli si scaricano addosso tutte le nostre responsabilità?
Il ceto politico è l’espressione della nostra anima, è l’interprete delle nostre angosce, è l’utilizzatore finale delle nostre paure, perché ha abdicato al suo compito di guida della società, di motore delle nostre aspettative, perché è incapace di elaborare un progetto di società inclusiva e solidale, perché noi glielo impediamo e quindi  non sa migliorarci.
In questo contesto sembrano miracoli, diamanti nella melma uomini come Calenda e Gentiloni, Padoan e Del Rio; ma, forse proprio per l’incapacità di distinguerli, la desuetudine verso la professionalità e l’efficienza, l’estraneità alla correttezza, questa società si appresta a salutarli.
Umberto C

Il Punto

febbraio 20, 2018

L’urna elettorale

Il 2 giugno 1946, l’Italia scelse la Repubblica e la novità principale fu che questa scelta venne praticata con il suffragio universale, cioè per la prima volta votarono tutti gli uomini e tutte le donne.
Per questa speranza, per partecipare della vita della Nazione, morirono migliaia di uomini e di donne, stroncati da un regime che aveva soppresso qualsivoglia libertà di espressione.
Per questo, una delle più grandi lezioni di educazione civica è comprendere la profonda, radicale, sostanziale differenza che esiste tra l’andare a votare e il non andarci.
Nel non andarci siamo di fronte ad un tradimento del lascito storico che i nostri nonni e bisnonni ci hanno tramandato e ad un tradimento della storia del nostro paese; scegliamo non l’anonimato ma l’inesistente, cioè scegliamo di non esistere mostrando il completo disinteresse per chi e per cosa ci circonda.
Il non voto non fa altro che spingere un paese verso l’oblio dei suoi valori e dei suoi ideali dimostrando lo scarso interesse alla vita e al benessere dello Stato.
Ma condividendo l’importanza del voto come la espressione suprema dell’esercizio della democrazia, convenendo sulla sacralità dello stesso, non vi è chi non riconosca l’anomalia dell’astensione del 50%dei votanti ad esercitare
 il proprio diritto di scegliere chi li governerà nei prossimi 5 anni e la superficialità con cui il 50% che si reca alle urne, intende esercitare tale diritto.
Secondo una indagine demoscopica, il 70 % degli elettori si informa unicamente dai telegiornali, la conoscenza del candidato di collegio non supera il 33%, mentre il 67%non lo conosce neppure di nome, con beneplacido di tutti coloro che si sono espressi a favore delle preferenze e che ,anche per questo motivo, hanno scelto il suicidio della scissione.
Mentre 16 milioni di persone hanno deciso per il non voto, sempre stando alla stessa indagine,  4 milioni si sono dichiarati per l’attenzione revocabile, cioè sono indecisi per chi votare; 4 milioni sono un partito che oscillerebbe tra il 10 e il 12 %,e ci si aspetterebbe che la loro decisione maturasse con lo studio, il confronto, una riflessione seria, quanto comporterebbe una scelta così decisiva per sé e le generazioni future; niente di tutto ciò, la decisione sarà presa all’ultimo minuto, spinta dall’ultima sciagurata promessa o l’ultima roboante minaccia.
Questo è il nostro paese.
Umberto C

Il Punto

febbraio 19, 2018

 

In una domenica invernale e piovosa si riscopre il piacere della casa e della lettura, ma anche il fascino torvo e la capacità ipnotizzante della televisione.
Ieri sera contemporaneamente si sono esibiti Matteo Renzi, segretario del Pd nella trasmissione “non è l’arena”, e Silvio Berlusconi a “che tempo che fa”.
Confesso che mi sono fermato su Silvio Berlusconi, perché è sempre più uguale a Maurizio Crozza e oramai tendo a confonderlo, perché l’imitazione non solo è perfetta ma, come disse Fellini di Alighiero Noschese, gli ha tolto l’anima.
Infatti i numeri elencati dal Silvio nazionale erano come se li elencasse Crozza, erano satira pura, un copione scritto da Age e Scarpelli negli anni sessanta e sempre attuale, dall’aumento degli stipendi a tutti i militari, allo sblocco per gli stessi delle promozioni, per cui il tenente diventa capitano, il capitano maggiore e così via; poi le cifre più importanti, dall’abbattimento delle tasse per tutti, all’aumento di pensioni e retribuzioni, il paese sempre più verso un futuro d’oro, dove tutti avranno tutto quello che vorranno, basta chiedere: via il bollo dell’auto, via i debiti fiscali, via il contenzioso con lo stato, se ci sarà da fare condoni Silvio si è dichiarato pronto purchè siano di necessità, qualche olgettina a tutti; poi si è allargato ad una piccola notazione storica, ricordandoci che sia Mussolini che Hitler erano in origine dei socialisti, dimenticando di sottolineare che erano solo degli estremisti, Mussolini in antitesi con Nenni, Hitler come irriducibile antisemita.
Insomma Crozza non avrebbe saputo fare meglio; ma quando ha sostenuto, con la più grande naturalezza sul suo viso imprestato dai più valenti truccatori, che oggi è più pericoloso l’antifascismo che il fascismo, allora ho capito che si trattava dell’originale, che nessun imitatore avrebbe avuto il coraggio, sia pure nel campo della satira, di affermare una simile scemenza antistorica, volgare, sguaiata, buona per catturare qualche voto anche da formazioni parafasciste.
E allora sono passato ad ascoltare Renzi, scoprendo di volergli più bene.
Umberto C

Il Punto

febbraio 18, 2018

Il busto di Giano

Le componenti che determinano l’intenzione di voto sono molteplici, ma quelle più deteriori sono il luogo comune e quello che mi viene di chiamare l'”egoismo intellettuale”; queste componenti sono le più diffuse e sono quelle che ostacolano il pensiero circolare del ragionamento politico.
Il luogo comune si alimenta con una fondamentale sfiducia  che dal particolare si riversa sul generale della classe politica; governare comporta sporcarsi le mani, venire a compromessi, mediare posizioni distanti e distinte, anche cedere al canto delle sirene del potere, coltivare il proprio orto della demagogia, certo ma in misura del tutto difforme tra le proposte politiche; il preconcetto spinge la scelta del nuovo, del non sperimentato, avversa il professionismo, l’esperienza, vuole provare l’avventurismo della novità, non si propone il meglio per il suo paese, anzi sembra alimentato dal  concetto che “Tanto peggio di così”; coltiva la pigrizia del suo intelletto seguendo la corrente del qualunquismo; per crearsi l’alibi della sua scelta frappone a sé stesso qualche episodio di opaca amministrazione come fosse la norma che oscura tutta intera l’azione del governare.
Il luogo comune nella Storia è stato sempre il fiancheggiatore, il complice delle peggiori avventure che l’Italia abbia intrapreso, dalle guerre imperiali sciagurate, al fascismo, dalla democrazia post bellica che accettava la marginalizzazione di un quarto del paese, al rifiuto di ogni riforma sostanziale che ne potesse agevolare lo sviluppo.
Mi capita talvolta di venire a contatto con l”egoismo intellettuale, quella sorta di predisposizione intellettuale ad anteporre la propria convinzione ideologica alla logica del perseguimento del bene comune; questa è una caratteristica di una certa sinistra dottrinaria, che si ostina a cercare di capire le evoluzioni frenetiche e convulse del nostro tempo con le vecchie categorie del secolo passato, che pretende di camminare con la testa voltata declinando la sua soluzione in un conflitto di classe inesistente, in un operaismo disintegrato, nel disprezzo della globalizzazione mondiale; un grande politico del passato, non ricordo più il nome, disse: “per il bene del mio paese, mi alleerei pure con il diavolo”; ecco il punto, forse occorrerebbe distinguere tra la mediazione necessaria per governare e le proprie idee, tra la generosità che si deve al proprio popolo e la fedeltà ai propri dogmi, tra l’elasticità e la flessibilità che richiede la Storia e la rigidità del proprio convincimento, che per certi versi alle volte somiglia ad un ruolo recitativo.
Umberto C 

Il Punto

febbraio 16, 2018
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Secondo i sondaggi ultimi, la situazione italiana dopo le elezioni del 4 marzo si avvia ad essere ingovernabile, tutta rappresa tra la nostalgia di un’alleanza di destra la cui inaffidabilità è stata sperimentata per venti anni, e un’avventurismo che sa di dissenso verso una classe politica logora, senza una visione alta della società futura, che non sa proiettare nessun futuro di speranza nel paese.
L’aspetto più inquietante, tuttavia sono
le cialtronesche promesse che leader scialbi e senza autorevolezza si affannano a diffondere sui media quotidianamente, sapendo bene che docenti di economia come Roberto Perotti hanno buon gioco a scoprire le infondatezze e le improbabili ricadute sulla realtà.
La sensazione è che ciò faccia parte di un teatrino che nessuno più segue o condivide, che nessuno crede più a tali promesse, neppure chi le fa, e che queste non spostino più voti; infatti quei partiti che con i loro leader più si spericolano in fanfaronate impossibili, di fatto poi sono quelli che più disperatamente corteggiano gli economisti proponendo inaccettate alleanze;così Cottarelli rifiuta l’abbraccio peloso dell’ex cavaliere,il duo Borghi&Bagnai danza al suono del trombone Salvini, Nicola Rossi si propone a tutti coloro che sventolano il vessillo della flat tax.
La realtà dell’intenzione di voto,stando ai sondaggi, non muta con la migliore offerta né con la scoperta di responsabilità inconfessabili: i 5Stelle non perdono voti se dopo aver invocato l’onestà e essersi proposti come degli implacabili Robespierre, vengono sorpresi con le dita nella marmellata a rubare a sé stessi o scovati nelle varie logge massoniche; non muta nemmeno se l’implacabile Silvio Berlusconi si ripresenta dal suo lacchè preferito e ripete pari pari tutte le meraviglie che aveva snocciolato nel 1994 e che con impegno certosino aveva disatteso una per una.
Non muta nemmeno se Salvini dichiara che chiuderà le frontiere italiche, formate da 8.000 km di coste, che rimpatrierà 600.000 immigrati clandestini senza documenti, che forse non uscirà dalla moneta unica, ma l’Europa dovrà acconciarsi ai suoi principi e che quando ci sarà il suo governo cambierà perfino la legge sulla legittima difesa e si potrà sparare ai ladri soprattutto quando stanno fuggendo; a questo proposito l’irresponsabile Silvio si è precipitato, sventolando un foglio piegato, ultima bandiera della sua galoppata politica, in una sua emittente a dire che anche lui approva la fucilazione di chi fosse sorpreso a rubare nelle case altrui.
Non muta nemmeno se l’Istat annuncia che l’Italia ha aumentato l’export del 7,40% e ha portato l’avanzo a più 47 miliardi; non muta se l’Europa invita il nostro paese a darsi una affidabilità politica, senza la quale il concetto di Europa stesso è in pericolo.
Ma se questa instabilità che si va profilando, non turba i mercati, lasciando le nostre esposizioni onorate e con l’interesse più basso di sempre, i differenziali al minimo storico, se lo scialbo spettacolo che la classe politica più scialba del dopoguerra ci ammannisce giorno dopo giorno non sposta l’intenzione di voto che i sondaggi prevedono,vuoi vedere che tutto questo sbracciarsi e affannarsi non è recepito come una cosa seria e che alla fine gli italiani preferiranno come sempre il Festival di San Remo ad una più impegnativa rivoluzione e che qualunque governo verrà eletto, saranno sempre le direttive di Bruxelles che ci impediranno il deragliamento?
Umberto C

Il Punto

febbraio 14, 2018

 

Le testimonianze dirette degli orrori del nazismo e del fascismo si vanno affievolendo e presto si spegneranno, ma pure la mia generazione nata durante la guerra o subito dopo, domande se ne è fatte, ha cercato di approfondire, di capire perchè la bestialità di quei movimenti ha qualcosa di incredibile, di inesplicabile, di assolutamente originale, mai accaduto prima nell’era  moderna.
Per esempio, si può capire l’entusiasmo iniziale perchè in Italia e in Germania era necessaria una stabilizzazione, dopo la disarticolazione geopolitica dell’Europa dovuta alla prima guerra mondiale, ma quando i due regimi mostrarono in modo chiaro la loro matrice criminale e liberticida perchè milioni di persone correvano entusiati ad applaudire l’annuncio di efferatezze inumane?
Perchè riuscirono a trascinare in un vortice di perversione e di perdizione milioni di cittadini
entusiasti e ubriachi di demagogia?
Tutti potevano vedere alcune famiglie arrestate e mai più rilasciate, vagoni piombati che partivano da binari speciali, pieni di grida di aiuto di vecchi e bambini,i rastrellamenti di cittadini inermi, le torture, il carcere, il confino, gli ebrei che in Italia improvvisamente venivano privati di ogni diritto e poi consegnati agli aguzzini tedeschi; tutti lo vedevano, ma a Trieste applaudivano entusiasti all’annuncio di tali efferatezze, a Berlino era un trpudio di croci uncinate, ma la gente denunciava il vicino, denunciava il diverso, assisteva ad arresti ingiustificati; individualmente l’ingiustizia era capita, tanto è vero che le prove di solidarietà furono tante, molti ebrei e molti avversari politici vennero salvati proprio dalla generosità di alcuni; ma come popolo ci si arrese al Male Assoluto ed Ingiustificabile, si subì il fascino della violenza e dell’arbitrio, ci si consegnò all’ineluttabilità della prepotenza.
Le risposte a queste domande, chi volesse capire un fenomeno ormai lontano eppure così incombente, le può trovare in un libro stupendo di Hans Fallada, “Nessuno muore solo”,ed Sellerio; se qualcuno volesse capire il terrore delle scarpe chiodate col passo dell’oca,l’incubo delle porte di casa sfondate nel cuore della notte, la paura del vicino, legga questo libro e facciamo diventare i social il luogo della dialettica, della complessità, della mediazione, cioè della cultura, promuovendo il dibattito su questi temi e non sulla lingerie intellettuale come sono ora.
Umberto C

Il Punto

febbraio 13, 2018
cassaforte bucata rubati soldi e oro
Una cassaforte bucata

 

 

Il candido DiMaio sostiene che caccerà le mele marce dal suo MoVimento.
Incomincia a fare una certa tenerezza questo ragazzo lisciato e appuntato, perchè l’eredità che il duo Grillo-R.Casaleggio gli hanno lasciato si rivela insopportabile per un ragazzo alle prime esperienze politiche.
Intanto c’è da sottolineare che un moVimento che nasce con la parola d’ordine “Onestà!Onestà!”non ha nulla da dire, è un partito vuoto, senza idee nè collocazione ideologica; l’onestà è una dote che si da per scontata non può essere un manifesto politico; sono i programmi, la visione della società, i principi fondanti, le cose che caratterizzano una proposta politica, non lo sventolio di bandiere di presunta onestà o peggio di sola correttezza amministrativa.
Al politico che si appresta a governare un paese complicato come l’Italia non si chiede di dimezzarsi lo stipendio,non serve, è pura demagogia, buono per spalare qualunquismo nella fornace della maggioranza silenziosa; semmai si chiede di fare in modo di raddoppiarlo a chi non arriva a fine mese, di avviare un percorso virtuoso per la morale pubblica, di non farsi prendere per i fondelli con affermazioni del tipo”cacceremo le mele marce”ed evitare così che alla disonestà si aggiunga il ridicolo, perchè dall’una ci si riprende ma con l’altro ci si frantuma.
Ai signori Cecconi e Martelli, gli unici reiconfessi,per ora, di essersi trattenuto indebitamente la metà dei rimborsi che dovevano essere versati, candidati pentastellati, uno a Pesaro e l’altro in Piemonte, nessuno potrà impedire di essere eletti e quindi essi andranno a sedersi a Montecitorio come mele marce fin dall’inizio, e , poichè il buco è di 1,5 milioni, le mele marce saranno un buon numero.
Come inizio, non c’è male.
Umberto C

Il Punto

febbraio 12, 2018
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Il Mangiafuoco di Pinocchio

 

 

All’avvicinarsi della scadenza elettorale, la stampa ci da conto, doverosamente, di un rovello che intossicherebbe il MoVimento pentastellato, e cioè se deve restare come il suo fondatore, il bieco Mangiafuoco,  lo ha voluto, cioè un movimento di protesta, ovvero un partito politico vero e proprio, che quindi per aspirare a governare il paese, dovrà compiere alcune scelte di natura prettamente politica.
Da una parte gli ortodossi e dall’altra i governativi, guidati dall’impeccabile DiMaio un contro l’altro armati.
Il fatto è che la natura del MoVimento è protestataria, semplificatoria, contraria ad ogni forma di mediazione, diretta; coloro che si riferiscono al movimento, votandolo, hanno introiettato l’odio verso tutto ciò a cui la narrazione grillina li ha portati, cioè la sfiducia per le rappresentanze politiche, portatrici di corruzione, inefficenza, ingiustizia; hanno identificato nel movimento il luogo ideale per riversare la loro insicurezza e il loro sbandamento ideologico e quindi scaricare in questo pentolone ribollente, allontanandole da sè, ogni responsabilità individuale e collettiva:il movimento ha fornito loro anche il mezzo ideale per evitare il passaggio della mediazione, la lungaggine della riflessione, lo sforzo della ragionevolezza,insomma la cultura: il Web, la Rete.
Lì ogni cosa si semplifica, si banalizza, diventa diretta; tutto quello che è cultura, dunque si può mettere da parte, tutti intorno al camino caldo e accogliente dei Social, dove si può diffamare, mentire, cambiare la realtà con un clic, fare e disfare una carriera politica, coprire di infamie un nemico,ecco per l’appunto un nemico:creare un nemico rafforza l’unità del movimento e in questo il grillismo è stato insuperabile: una volta le Banche, un’altra le imprese quotate in Borsa, un’altra volta la Magistratura, sempre e comunque la Politica, meglio se di sinistra.
Ora si presenta il nodo gordiano, continuare così al ritmo segnato del Mangiafuoco o rinnegare la propria anima, come un novello Faust, e rimangiarsi tutto infilandosi nel fascio (basta la parola) delle istituzioni democratiche come se non ne avesse rappresentato da sempre un corpo estraneo e per questo essere arrivato ad un quarto degli italiani?
Quale strada imboccherà il MoVimento, l’ortodossia dei Fico o le grisaglie dei DiMaio?
La scelta non è di poco conto perchè qui ci si gioca, non tanto il destino del paese, perchè di quello sembra non interessi nulla a nessuno, ma l’esistenza politica stessa di questa banda di ragazzi in cerca di un impiego stabile.
Umberto C