Archive for the ‘Note informative’ Category

La Crisi dell’ATAC Cap.2 Parte quarta

maggio 25, 2018

Senza una smentita della tesi del Ragioniere, rimane legittimo il dubbio che il concordato sia utilizzato dal corporativismo aziendale per conservare se stesso e far pagare il conto solo ai fornitori. Tra questi reggeranno agevolmente l’abbattimento del credito coloro che hanno ottenuto prezzi elevati su commesse non concorrenziali, come è accaduto nei casi segnalati dagli analisti e dai media. Al contrario, i fornitori efficienti che hanno vinto le gare con prezzi congrui, se otterranno solo il 31% della liquidità spettante, subiranno un colpo tanto grave da mettere a rischio l’attività imprenditoriale. In Campidoglio nessuno si preoccupa degli effetti devastanti sul tessuto produttivo di un’operazione che salva le imprese assistite e penalizza quelle più competitive.

In ogni caso, l’abbattimento dei vecchi crediti renderà più difficile l’approvvigionamento delle nuove forniture, come sottolinea anche il Tribunale in particolare per l’acquisto degli autobus. Le imprese che hanno subito un danno saranno più esigenti nel chiedere pagamenti immediati, e molte altre eviteranno di partecipare alle gare bandite dall’Atac oppure interromperanno i lavori in corso, come si è già visto nelle opere di ristrutturazione delle ferrovie di Ostia e di Roma Nord. Tutto ciò rischia di accentuare la mancanza di ricambi e la penuria di investimenti, cioè proprio i principali motivi di sofferenza della produzione degli anni passati. Il concordato non solo non risolve, ma asseconda le dinamiche della crisi aziendale.

Infine, le due delibere che dovrebbero risanare l’azienda in realtà peggiorano le sofferenze di bilancio. La proroga del monopolio è sanzionata dalla legge (articolo 27, c. 2, lettera d del decreto legge n. 50 del 24 aprile 2017) con una riduzione del finanziamento regionale pari al 15% del costo del contratto di servizio. Ciò comporta a regime un taglio di circa 100 milioni che verrà applicato gradualmente a partire da 20 milioni nel 2020.

Ancora più penosa è la vicenda dell’integrazione tariffaria Metrebus, nella quale l’Atac ha gestito la cassa senza versare al Cotral e a Trenitalia le quote spettanti rispettivamente di circa 70 e 30 milioni. Nel concordato queste somme sono trattate come crediti di normali fornitori, mentre invece derivano dal mancato riparto di risorse tra i gestori pubblici del trasporto. Il tentativo di abbattere questi debiti di Metrebus è destinato a fallire. Il Cotral otterrà infatti il rimborso dalla Regione, che a compensazione taglierà ad Atac una pari somma nella voce di finanziamento della gestione delle ferrovie concesse. Anche Trenitalia attiverà un contenzioso per ottenere la sua parte degli introiti tariffari. È prevedibile che circa 100 milioni saranno sottratti alla procedura del concordato e riportati sul debito corrente dell’Atac.

L’equilibrio economico della proposta di concordato si regge sull’ipotesi di vendere i depositi non più funzionali all’esercizio, secondo un’impostazione duramente criticata dal Tribunale. Una delibera comunale del 2011 aveva già autorizzato la vendita ma l’azienda e il Comune non sono stati in grado di portarla a termine. Ora viene di nuovo autorizzata l’alienazione, che potrà essere effettuata anche prima della variante urbanistica. Un deposito di autobus vale ben poco sul mercato, ma può moltiplicare diverse volte il suo valore se diventa un edificio ad uso residenziale o terziario. Ciò significa che il patrimonio verrà svenduto, perdendo la valorizzazione immobiliare che sarà invece incamerata dall’acquirente. La destinazione d’uso sarà oggetto di una trattativa con il proprietario privato nella quale spesso il Comune si rivela incapace di assicurare la qualità urbanistica e sociale dell’operazione.

Quando si alienano immobili per ripianare i debiti di un’azienda si rischia di favorire la rendita immobiliare creando un altro debito in termini di infrastrutture che risultano sottodimensionate rispetto alle necessità del quartiere coinvolto nella trasformazione. Ad esempio, il nuovo stadio, al di là delle favole raccontate ai tifosi, serve a ripianare i vecchi debiti accumulati dai costruttori verso le banche e verrà realizzato con un forte deficit infrastrutturale, tanto è vero che si è ventilato l’intervento dello Stato per finanziare la realizzazione del nuovo ponte sul Tevere.

Infine, la gestione del concordato ha un costo elevato per le perizie, gli avvocati, i commercialisti, i commissari. Si produrrà una camionata di carte spendendo circa 13 milioni, che potrebbero essere investiti invece nell’acquisto di una cinquantina di autobus, con effetti sicuramente benefici sul trasporto cittadino. Ora la sindaca Raggi si accorge dell’onere delle consulenze, ma era tutto scritto nella delibera di giunta sul concordato. Viene il dubbio che l’abbia approvata senza neppure leggerla.

da uno scritto di Walter Tocci

inserito da Giancarlo Garro

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La Crisi dell’ATAC Cap.2

maggio 22, 2018

2. Il concordato preventivo è una procedura fallimentare che consente di gestire, sotto il controllo del Tribunale, il contenzioso con i creditori, assicurando la continuità del servizio. L’esito però non è scontato, e in caso negativo porterebbe al fallimento ordinario che sarebbe affidato a un commissario al fine di liquidare l’azienda, con esiti imprevedibili per il servizio pubblico.

L’insuccesso del concordato può venire da cause amministrative oppure economiche.

La fragilità amministrativa dipende dalle incongruenze formali e sostanziali di entrambe le delibere. Sulla proroga del monopolio c’è un parere negativo dell’Autorità per la concorrenza perché il Comune non può dimostrare, come richiederebbe la legge, che il ricorso all’in house è più efficiente delle gare. Inoltre, la delibera di approvazione del piano industriale che accompagna il concordato contiene diversi profili di rischio e di illegittimità espressamente richiamati nei pareri del Ragioniere e del Segretario del Comune allegati alle delibere di Giunta (n. 1 e 4 del 3-4 gennaio 2018). Nella mia lunga esperienza capitolina mai mi era capitato di leggere pareri così dettagliati e severi da parte dei massimi responsabili del controllo interno. Tra l’altro si spingono a dichiarare che non sono stati messi in grado di svolgere un’adeguata istruttoria degli atti portati all’esame della giunta. Con questi pareri le delibere resisterebbero difficilmente al contenzioso che un soggetto interessato eventualmente volesse attivare. Anche il Tribunale fallimentare, in via istruttoria con il decreto del 21 marzo 2018, ha evidenziato alcune illegittimità che dovranno essere chiarite dal Comune per ottenere l’approvazione del concordato.

Da uno scritto di Walter Tocci

Inserito da Giancarlo Garro

La crisi dell’ATAC

maggio 16, 2018

Con il Blog di oggi inizia una nota sulla crisi Dell’atac Di Walter Tocci Che pubblichiamo con  sequenza di capitoli ogni giorno, per poterlo leggere nella sua integrità

LE AVVENTURE DELLA GIUNTA RAGGI

La crisi dell’Atac viene da lontano e si è aggravata negli ultimi anni. All’emergenza la giunta Raggi ha risposto con provvedimenti sbagliati che rischiano di peggiorare il servizio già molto scadente, di mettere in pericolo la condizione di decine di migliaia di lavoratori compreso l’indotto e di perdere il controllo del bilancio comunale.

Esaminiamo le due delibere approvate a gennaio dal Consiglio Comunale: la proroga del monopolio Atac oltre la scadenza prevista del dicembre 2019; l’autorizzazione a ricorrere alla procedura fallimentare nella modalità del concordato preventivo con i creditori.

1. Con la proroga si conserva il monopolio che è la principale causa della crisi: l’azienda da diversi anni non è in grado di produrre la quantità di trasporto che il Comune richiede e finanzia tramite il contratto di servizio. Il livello della produzione su gomma nel 2017, come indica il piano industriale, è stato di circa 84 milioni di km, un dato peggiore di quello del 2016 e ben al di sotto dei 101 milioni previsti dal contratto vigente, e ancora peggio rispetto ai 120 milioni di Km prodotti nel 2000.

Il livello di offerta è oggi al minimo storico. Questi numeri danno la misura del disagio quotidiano avvertito dagli utenti, seppure in modi differenziati sul territorio. La riduzione media di circa il 30% non è applicata alle linee centrali già sature e viene scaricata sulle linee periferiche, fino a raggiungere tagli superiori al 50%; addirittura di alcune linee è rimasta solo la palina a testimoniare che una volta passava anche l’autobus.

Il piano industriale approvato dalle delibere comunali prevede che nei prossimi anni l’offerta di trasporto aumenterà lievemente ma rimarrà comunque al di sotto del livello previsto dal contratto di servizio. Solo nel 2021, alla fine della proroga della gestione in house, raggiungerà l’obiettivo di 101 milioni. È un paradosso amministrativo: con l’approvazione del piano industriale l’Atac viene autorizzata a non rispettare il contratto di servizio che pure ha stipulato con il Comune. La giunta Raggi certifica che durante il suo mandato il servizio rimarrà insufficiente rispetto alle previsioni.

Se il bilancio comunale prevede di finanziare più trasporto ma l’azienda non riesce a produrlo, la giunta dovrebbe affidare mediante gare ad altri gestori almeno la quota di servizio non soddisfatta dall’Atac (101-80=20 milioni di Km). La concorrenza, quindi, si rende necessaria non solo in base alle leggi nazionali ma anche per la semplice constatazione che l’azienda non riesce a produrre quanto richiesto dallo stesso Comune. Invece, si prolunga il monopolio pur sapendo che non è in grado di

rispettare gli impegni verso la città. Ciò procura un danno evidente agli utenti e meno visibile alla stessa azienda. Nel suo bilancio, infatti, in base al contratto stipulato con il Comune è scritto in entrata il corrispettivo previsto, che però viene decurtato a causa del minore servizio erogato, determinando una perdita. La crisi di bilancio dell’Atac dipende dall’incapacità di produrre la necessaria quantità di trasporto. Le ragioni sono da ricercare innanzitutto nell’inefficiente organizzazione del lavoro e nella carenza degli investimenti. Ma al di là delle spiegazioni settoriali, la sottoproduzione è il risultato di una deriva autoreferenziale che induce l’azienda a rispondere agli interessi interni prima che alle esigenze del servizio.

Riassumendo, il monopolio è una prigione che impedisce alla città di ottenere più servizio e allo stesso tempo indebita l’azienda. La delibera di proroga, quindi, produce solo effetti negativi per i cittadini.

Capitolo primo da una nota di Walter Tocci

Inserito da Giancarlo Garro

Riflessioni

aprile 16, 2018

Quanto annunciato dal Compagno Ennio di non iscriversi per l’anno 2018 al partito Democratico mi riempie di un profondo disagio e preocupazione. Le sue motivazioni, pur non condividendo la decisione, sono quato mai leggittime e comprensibili, tutti noi in questo difficile momento sentiamo, disagio, sconcerto,disorientamento e pereoccupazione per il verificarsi di una situazione politica incerta e prova di sbocchi positivi per il paese.vorrei però provare a fare alcune considerazioni e qualche riferimento storico che il nostro compagno ha vissuto di persona vista la sua veneranda età.Quante difficoltà ha passato l’idea della sinistra Italiana in questi ultimi settanta anni di storia repubblicana?quante battaglie vinte e perse sono state portate avanti da migliaia di compagni e da noi stessi di più recente attività politica negli ultimi quaranta anni dove il  mondo che ci ha educato si è completamente ribaltato, ha cancellato in brevissimo tempo tutte le nostre certezze, ideali,politiche .sociali nei rapporti di lavoro, nei rapporto interpersonali e nel modo tradizionale di fare politica. I partiti si sono trasformati in aglomerati elettorali, dove spesso sono prevalsi atteggiamenti personalistici e non di scontro e confronto di idee e strategie. abbiamo assistito a presidenzialismi di fatto e non di forma legislativa con leader nominati non si sa bene da chi, tutto ciò per fortuna nel nostro partito tutto questo non è avvenuto, dove una sorta di iter democratico è ancora alla base dei nostri statuti ed esistono regole che determinano nomine e funzioni con il voto degli iscritti e degli elettori. Certamente questo non vuol dire che anche nel nostro parttito non ci siano dei problemi, la batosta elettorale li ha evidenziati con forza, necssita una profonda riflessione di cosa rappresentiamo e chi rappresentiamo,di che cosa significa, oggi essere di sinistra riformisti e progressisti è proprio per questo che la battaglia si fa ardua e difficile,proprio per le caratteristiche di unica forma partito rimasta che non possiamo rinunciare alla speranza di risalire la china e riaffermare i nostri valori.

Giancarlo Garro

Il Preambolo

aprile 16, 2018

Non ho rinnivato la tessera del Partito Democratico per una questione di sfiducia verso il suo gruppo dirigente che non si è mostrato all’altezza del difficile momento politico in cui siamo precipitati.
Non hanno capito la gravità della perdita di città come Roma e Torino e sopratutto Livorno; quella grave sconfitta elettorale doveva essere il famoso campanello d’allarme per sollecitare la rivoluzione del partito, per esempio, a Roma dove abbiamo avuto un commissario per due anni, senza che si risolvesse nulla.
Dovevamo essere più vicini ai lavoratori e alle fabbriche in crisi e ai posti di lavoro che si perdevano; invece solo Calenda all’ultimo ha fatto marcare la sua presenza.
Anche la gestione della scissione è stata dolorosa: si è vissuta una vicenda così amara senza una IDEA fondativa che la accompagnasse o una proposta di collaborazione che la scongiurasse.
Questi motivi mi hanno indotto ad un passo che non avevo mai compiuto.
Ennio Boccanera

Appropriazione indebita

aprile 12, 2018

Da tempo non si vuole sapere e capire come funziona il movimento 5 stelle. Da un po’ di tempo alcuni giornalisti stanno scoprendo alcune carte secondo me ancora molto parzialmente. Il problema in assoluto non è quanta democraticità c’è nel movimento, ma come agisce e cosa vuole e come lo vuole. Odiare gli avversari, spargere rancore può essere non solo una tecnica di marketing di successo, in questo momento in cui i valori sono caduti. C’è da scoprire e da capire molto . solo che se non si ha la cultura per farlo e se non si ha passato come un giovane o ancora si cerca di cavalcare un nuovo che promette come si usa fare al Sud tutti questi discorsi sono aria fritta alla faccia del popolo sovrano.

Davide Casaleggio in ogni caso si sta dimostrando più in gamba del padre e sta cercando di cavalcare le visioni del padre in modo molto cinico e capace, in questo c’entra anche Ivrea e la Olivetti che ancora fa gioco

Il fatto che sulla stessa panca poi ci fossero i documenti 5 stelle insieme ai volumi e altro di comunità dipende dal fatto che il successore degli Olivetti e che è Beniamino de Liguori figlio di Laura e nipote di Adriano non mi pare proprio all’altezza.

Diciamo che tutto questo, insieme alla vendita della fabbrica dai mattoni rossi comprata da alcuni palazzinari, mette la parola fine definitiva sulla storia Olivetti.

Un saluto e grazie della attenzione

Gianni Di Quattro

 

“abbiamo portato in tutti i villaggi di campagna, in tutti i paesi della montagna, per la prima volta,quelle che io chiamavo un giorno le nostre armi segrete :i libri. i corsi culturali, le opere dell’ingegno e dell’arte.
Noi crediamo profondamente alla virtù rivoluzionaria della cultura che da all’uomo il suo vero potere e la sua vera espressione, come il campo arato e la pianta nobile si distinguono dal campo abbandonato ed incollto”
Questo in sintesi il progetto della rete di Comunità pensato da Adriano Olivetti.
Nella kermesse di Ivrea, in via Jervis, i 5Stelle hanno operato un tentativo disperato di annettersi analogie con l’esperienza più straordinaria di un capitalismo visionario ed unico.
La regressione felice, il loro anticulturalismo, il loro deprezzamento di ogni simbolo di cultura democratica, l’essere disponibili a qualsiasi alleanza per un governo ne fa un movimento che ad Adriano avrebbe suscitato orrore il solo pensiero di una qualche contiguità.
Ma i 5stelle, privi di ogni tipo di Panteon, ne fanno incetta in modo miserevole

Umberto Corradini

Quanno pure lo svago te tradisce

aprile 9, 2018

perottimessi

Io vorebbe domanna ar nostro allenatore perchè tutte le squadre der monno giocheno a du’ tocchi, solo la nostra gioca a sette o otto tocchi e du’ capriole; così quanno le freghi le squadre che se metteno in dieci sulla linea della porta; e poi perchè je fa fa er pressing arto se poi ar seconno tempo nun se reggono più in piedi?
Ma come è che l’artranno la squadra giocava mejo?
Poi vorrebbe domanna a ‘sto gran manager de Monchi come ha fatto er miracolo de spenne pe li rinforzi la stessa cifra incassata dalle cessioni ( molto dolorose)e trovasse a 21 punti dalla Juve, diciassette dar Napoli, con un attacco che ha segnato 19 gol di meno e una difesa che ha preso li stessi gol dell’altr’anno?
Pure lo svago te tradisce li mortacci sua!
Un tifoso incazzato

Lettere dal carcere

marzo 29, 2018

 

Carissima mamma,

ho ricevuto la settimana scorsa due tue lettere: una del 25 gennaio e l’assicurata del 1° febbraio con le 200 lire. Una volta tanto la tua corripondenza è arrivata con una certa onestà di tempo.  Ti assicuro che le mie condizioni di salute sono abbastanza buone; se ho scritto solo dei bigliettini, la volta scorsa, fu solo  perchè non ricevevo tue notizie.[…]

6 febbraio 1928

 

Antonio Gramsci

Lettere dal carcere

marzo 17, 2018

 

2 gennaio 1928

 

Carissima Tania,

   e così anche l’anno nuovo è cominciato. Bisognerebbe fare dei programmi di vita nuova, secondo l’usanza; ma per quanto abbia pensato, un tale programma non sono riuscito ancora a combinarlo. E’ stata questa una grande difficoltà sempre nella mia vita, fin dai primi anni di attività razionatrice. Nelle scuole elementari ogni anno di questi tempi assegnavano come tema di componimento la questione: <Che cosa farete nella vita>. Questione ardua che io risolvetti la prima volta, a 8 anni, fissando la mia scelta nella professione di carettiere.  Avevo trovato che il carettiere univa tutte le caratteristiche dell’utile e del dilettevole: schioccava la frusta e guidava i cavalli, ma nello stesso tempo compiva un lavoro che nobilità l’uomo e gli procura il pane quotidiano.[…]

 

Antonio Gramsci

 

(e.b.)

Non siamo in vendita

marzo 15, 2018

 

Ricordatè l’Omino di Burro? Si, l’Omino di Burro e un piccolo uomo come noi , non è un Grand’Uomo, è comune e normale e medio.

Soltranto è più liscio, è più roseo, più calmo, più sicuro, più bello…

Rileggete Ponocchio, andate a rileggere con l’occhio reso lucido dalle vicende quel capitolo fondamentale, in cui Pinocchio (il Popolo Italiano) viene portato nel Paese dei Balocchi, dove, dopo un paio di mesi beati, si sente spuntare “un bel paio d’orecchie asinine, e diventa ciucchino, con la coda e tutto”.[…]

 

Alfonso Belardinelli

 

(e.b.)