Archive for the ‘Note informative’ Category

riflessioni

luglio 31, 2019

Come è bello avere un grande nemico.

Un antico proverbio popolare con la sua saggezza diceva “tanti nemici, molto onore”. Voleva dire che se una persona ha tanti nemici per forza deve essere importante, deve ricoprire un ruolo di potere, deve essere un protagonista di grande rilievo nella società. Questo proverbio rimane valido e lo è per un gruppo ovviamente ristretto di persone, ma chi vuole emergere su tutti può essere come gli altri con tanti nemici come piattaforma di partenza, ma soprattutto deve avere un grande nemico. Perché solamente un grande nemico dà la misura della grandezza del protagonista che intende essere il leader assoluto.

Questo modo di interpretare i movimenti sociali, di capire come si può costruire una grande leadership, di come si può carpire un grande consenso del popolo attirando su di sé ammirazione, dimostrando coraggio e spregiudicatezza, è ancora di più esaltato dai fenomeni della globalizzazione ormai inarrestabili e dalla diffusione della tecnologia.

La tecnologia è fondamentale perché consente diffusione continua di messaggi del leader verso il popolo collegato che è la maggioranza. Messaggi che riguardano pensieri, commenti di cronaca, ipotesi, promesse, immagini del leader impegnato al lavoro o relative a testimonianze del suo successo con chiunque, donne comprese che fanno la coda per diventarne amanti.

La globalizzazione anche ha un ruolo importante perché consente confronti con altri paesi, con altri protagonisti che assumono gli stessi comportamenti conseguendo successi e popolarità. Un meccanismo di emulazione di massa che ha sempre funzionato anche nel passato e con mezzi certamente meno sofisticati. Inoltre, la globalizzazione serve a dimostrare che le ipotesi del leader anche quelle meno credibili sono invece funzionanti da altre parti dove magari il potere è esercitato da chi ha pensieri come quelli che il leader esprime.

Il rischio e forse quasi la certezza è che in questo contesto di modernità e di funzionamento del potere nel mondo, il cammino verso regimi illiberali, sempre più lontani dalla democrazia e con la progressiva limitazione dei diritti sociali prima di tutto e poi di quelli personali, diventa molto veloce e il traguardo molto vicino. Con la conseguenza, tra l’altro, della emersione sociale di grande mediocrità e soprattutto di uomini spregiudicati che mettono avanti a tutto non il benessere del popolo che vogliono guidare, ma la loro ambizione di potere con gli interessi inevitabilmente collegati e personali e del loro gruppo.

Ma la chiave di tutto, il codice si potrebbe dire per accreditarsi come leader è la scelta del grande nemico. Un nemico da combattere, cattivo, che nel passato ha fatto molto male al popolo, un nemico da distruggere per perseguire un beneficio per tutti. Può essere un uomo, una istituzione, un paese, una razza, una ideologia. Meglio ancora, e questo è riservato ai più bravi, è bene avere molti grandi nemici e ruotare di volta in volta lo sguardo su uno di loro per un certo tempo e poi su un altro e così via.

Non c’è speranza per quelli che vengono definiti, in modo dispregiativo, buonisti, per quelli che predicano la crescita culturale ed economica del popolo, per quelli che pensano che la logica e le promesse concrete possono avere successo. Costoro sono inevitabilmente destinati a perdere, almeno in questo periodo storico, il futuro potrebbe essere diverso, ma non certamente un futuro dietro l’angolo.

Così si spiega nel nostro paese perché l’Unione Europea è un nemico, perché lo sono grandi paesi europei come la Francia e la Germania, perché lo sono quelli che vengono dai paesi poveri magari con la pelle scura, perché lo sono quelli che si accaniscono a credere nella democrazia, perché lo sono anche quelli che pensano che ancora bisogna avere rispetto per tutti ed essere meno volgari e magari avere un pizzico di serietà quando si rappresentano le istituzioni.

Ecco le doti un grande leader, quello di inventare e di creare dei grandi nemici, perché, diciamocelo, farsi un amico può essere facile, ma farsi un nemico vero è più difficile perché devono crederci tutti e non solo chi è stato prescelto per essere nemico.

Gianni Di Quattro

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Dietro La Porta di casa

luglio 27, 2019

La porta di casa è per definizione una barriera contro quello che succede al di là, verso gli estranei, la protezione della privacy, la protezione del proprio habitat, della propria famiglia, della intimità personale.

La porta di casa è sì dunque una barriera che serve, ma non può essere un diga insuperabile per chi ha la coscienza di vivere in una comunità verso la quale si deve essere aperti e disponibili, manifestare solidarietà per ricevere solidarietà.

In altri termini, la porta di casa è un valore materiale ed anche virtuale che serve a proteggere la vita personale, ma nello stesso tempo non deve rappresentare una blindatura, un sistema di isolamento forte di fronte al mondo e soprattutto alla umanità che rappresenta e contiene.

Ciò che avviene al di là della porta non può essere del tutto estraneo pertanto a chi sta da questa parte, perché ognuno e ogni porta fanno parte dello stesso mondo, dello stesso contesto e che non potrebbero esistere appesi al niente.

Succede in momenti di forte degrado sociale, di sconvolgimento della vita sociale, di assenza di sicurezza vera o presunta che qualsiasi porta diventi una barriera invalicabile e questo porta chi installa tale blindatura ad un degrado dovuto allo scostamento dalla società in cui vive e alla rinuncia per conseguenza ad ogni forma di evoluzione, di cultura, di solidarietà che quella società ha maturato nel tempo e con il contributo di tante persone e di tante vicende.

Assistere dunque alla morte di tante persone dietro la porta di casa senza non solo manifestare stupore o dolore come un elementare, forse si potrebbe anche dire primordiale, senso di umanità richiederebbe, ma persino con soddisfazione pensando che tutto questo può servire a bloccare le iniziative di altri esseri umani ad intraprendere un viaggio di speranza verso la vita, è uno spettacolo che porta qualsiasi essere umano al livello di civiltà precomunitarie, quando andava ricoperto di pelli e portava sempre con se una clava, riduce l’uomo al livello di sentimenti elementari.

Il recente caso di 150 poveri individui che sono morti tentando di attraversare il mare che li separa dall’Europa per tentare di vivere e di far vivere le loro famiglie, per tentare di costruire un futuro, un qualsiasi futuro non ha sollevato nel nostro paese e soprattutto nei suoi dirigenti politici alcuna manifestazione, alcun senso di umanità.

Questo episodio da solo e senza ulteriori e particolari commenti basta senza ulteriori appendici di ragionamento a connotare le persone che detengono il potere ed a qualificare il loro comportamento, violento, disumano, stupido, in contrasto con la storia dell’uomo.

Si può solo sperare che il paese, questo paese, possa conoscere e vivere momenti diversi con persone diverse e con una umanità che sia coerente con il suo passato e che possa costruire un futuro pieno di speranza e di bellezza.

Gianni Di Quattro

Fanatismo, Furto e Violenza

luglio 22, 2019

La democrazia si può cancellare in tanti modi, si può cancellare nella sostanza e mantenerla nella forma, si può piegarla ai propri interessi e alle proprie ambizioni facendo credere che la si sta rispettando. Come nella vita, come con le persone e con le situazioni, anche la democrazia non sfugge ai vari modi di comportarsi dell’uomo quando la spregiudicatezza si sposa all’ambizione, quando la violenza la si ritiene necessaria per i propri obiettivi, quando il cinismo e la disumanità trovano giustificazione nell’ebbrezza del potere e nei privilegi.

La storia è piena di turpi individui che hanno cavalcato il loro successo in ogni parte del mondo e sotto tutte le culture, con le genti, o i popoli come dicono questi, che li seguono perchè si fanno affascinare dalle loro parole, dalle loro promesse, dal loro modo di far finta di essere come la maggioranza, cioè come tutti, ed esibiscono per avvalorare questo giudizio con sfrontatezza la loro ignoranza, il loro disinteresse per il futuro, la voglia di prevalere, di comandare, di decidere, i peggiori sentimenti umani.

La distruzione della democrazia, che è comunque una invenzione imperfetta come tutte le invenzioni materiali e ideologiche dell’uomo, significa la limitazione delle libertà, dei diritti civili e personali, del futuro di tutti a scapito e nell’interesse di pochi. L’abbiamo più volte visto e lo continuiamo, purtroppo, a vedere anche in questi nostri tempi figli di tante disillusioni, di tanti errori, di un diffuso, almeno nel mondo occidentale, benessere che ha fatto scadere tutti, uomini e istituzioni, principi e valori, nella mediocrità. E la mediocrità è l’anticamera della violenza sia essa fisica che morale, comunque umana.

Quando il processo che attenta alla democrazia, quando i governi, gli uomini di riferimento cominciano a cancellare di fatto la democrazia e ad inserire le regole del loro potere si può capire da tanti sintomi, come succede per ogni malattia fisica dell’uomo. Naturalmente certi elementi sono più significativi di altri come per l’uomo può essere la febbre o certi persistenti dolori.

Per esempio il fanatismo, aizzare la gente verso visioni che possono gratificare, che soddisfanno la miseria umana, esaltano certi piaceri anche in negativo, nel senso che sono provocati da dolori o sconfitte altrui.

Ecco che nasce il fanatismo dell’uno uguale uno e cioè siamo tutti uguali, il merito e l’esperienza non contano, tutti possiamo fare tutto, come dire non cerchiamo di essere migliori, non cerchiamo di studiare, non cerchiamo di essere diversi. Ed ecco che nasce il valore della decrescita felice, siccome tutti non possiamo avere tutto, meglio per tutti non avere niente. Come dire non lavoriamo per crescere, ma lavoriamo e combattiamo per restare uguali come se il mondo non dovesse muoversi, come se l’impermanenza fosse sconosciuta.

E poi si possono creare falsi valori contro cui esercitare fanatismo e violenza come combattere l’immigrazione, rigettiamo in mare chi ci cerca, chi ha bisogno. Opponiamoci alla solidarietà, assistere alla tragedia di altri non è disumanità, non si considera violenza, ma difesa naturale, diritto della natura. La violenza verso gli altri diventa la nostra vittoria che ci può ripagare della nostra miseria e della nostra povera vita.

Ma si può persino rubare, nel senso non solo di portare via, di prendere da chi si sa che non dà niente per niente, di sottrarre insomma millantando un valore alto, un ideale da raggiungere, un ideale che a ben guardare è rappresentato dall’interesse di un clan che sa cavalcare il momento e la disperazione delle masse.

Ma la violenza maggiore è quando si degradano i valori conquistati dall’uomo, le istituzioni da lui create per gestire in pace e nel bene la comunità. In fondo il modo migliore per dimostrare a tutti il proprio potere, il modo più appropriato per umiliare gli altri, i propri nemici che si debbono odiare altrimenti non si può stare dalla parte dei propri amici, è quello di degradare ciò che gli altri considerano sacro. La bestemmia è lo sfregio più grande per il credente, nominare il proprio cavallo senatore, come fece Caligola, è lo sfregio più grande per il Senato e per chi ci crede, così nominare improbabili e stupide persone ad incarichi una volta ricoperti da personalità di grande valore, oggi può essere lo sfregio più grande, la rappresentazione del vero potere. Insomma capire quello che accade si può, il problema che molti hanno paura di farlo e molti di più ancora non sanno come fare per capire qualcosa.

Gianni di Quattro

Riflessioni:(Aveva Ragione)

giugno 16, 2019

Aveva ragione Adriano Olivetti, aveva ragione quando pensava che la cultura, la conoscenza è un elemento importante per portare al successo qualsiasi attività umana soprattutto se proiettata nel lungo periodo. Un attività umana che può essere un’azienda e da questa considerazione è nata la esperienza Olivetti, un unicum nel panorama imprenditoriale italiano del secolo passato con riflessi internazionali molto ampi e diffusi. Ma, diceva Adriano, che la cosa vale per un paese a maggior ragione, per un territorio, per una famiglia persino.

In altri termini, tutto può vivere senza cultura, ma lo fa nel modo più primitivo, lo fa senza alcuna attenzione all’uomo e alla sua umanità, può farlo in un sistema rigido di ruoli fissi dove non sono possibili travasi, dove si può raggiungere anche una efficienza operativa naturalmente senza libertà, senza democrazia considerata questa una conquista appunto culturale e civile dell’uomo, senza ancora rispetto.

La cultura, e solo la cultura consente il raggiungimento di risultati di grande respiro umano, soprattutto consente la possibilità di congiungere la efficienza di qualunque cosa con la umanità. La umanità una espressione che vuole indicare gli aspetti più alti della natura umana, quelli che sono direttamente influenzati dalla intelligenza e dalla maturazione sociale conseguenza di una qualsiasi cultura. Senza cultura non ci può essere umanità, lo sviluppo dell’egoismo, del cinismo e di altri sentimenti brutti lo impediscono.

La situazione del momento che sta attraversando il nostro paese, e non solo il nostro paese dato che si tratta di fenomeni ormai globali come è la finanza o come è il mondo del business in un sistema di fatto cambiato e vicino grazie alla tecnologia, è il frutto che si raccoglie dopo quello che si è seminato nella seconda parte del secolo passato.

La pace dopo la seconda guerra mondiale, lo sviluppo economico che ha consentito l’acquisizione da parte del nostro paese di tenori di vita molto più alti del passato, l’ebbrezza della libertà che abbiamo respirato dopo la fine delle grandi dittature europee e non solo, lo sviluppo di processi come il consumismo conseguenza di nuove e maggiori disponibilità economiche, hanno fatto passare in seconda linea, hanno impedito di porre attenzione ai problemi della formazione, della educazione civile, della cultura nel suo complesso. Tutti distratti dal piacere di vivere, di avere, di usare, di vedere, di dimenticare, di vincere, di conquistare. Pasolini scrisse delle pagine memorabili quando si cominciarono a diffondere i supermercati nel nostro paese, quando il consumismo cominciava ad esplodere e cercò di dire che tutto quello che stava succedendo lo avremmo pagato, perché quando si sprofonda nella vita più primitiva, anche se apparentemente elegante e profumata, l’essere umano tende a scomparire.

Ecco, oggi abbiamo governanti che sono figli di questa mancanza di cultura, di questa disattenzione sociale, della volgarità formale e sostanziale che ha sostituito un modo di avere attenzione verso gli altri, in particolare verso le persone con le quali si condivide una comunità, un paese. È importante capire perché siamo arrivati così in basso e soprattutto capire che non ci siamo arrivati per caso e che coloro che hanno diretto il paese negli ultimi decenni portano nelle loro biografie e nelle loro valutazioni la responsabilità di non avere capito e comunque di avere anteposto i loro problemi di potere al progresso umano, alla giustizia sociale, alla evoluzione della cultura e della civiltà intellettuale.

Questo ci fa anche capire che non sarà facile uscire dal tunnel in cui ci siamo imbucati e ci fa capire soprattutto che possiamo uscirne contando solo sulla cultura. La cultura può fare maturare le persone, la società, può consentire di far convivere l’umanità con il progresso tecnologico e con l’efficienza, può cancellare sentimenti brutti a favore della solidarietà e del rispetto.

Chi vuole una società diversa, diversi governanti, un regime diverso da quello che questi vogliono realizzare, deve promuovere la cultura, il laicismo, la conoscenza. Aveva ragione Adriano Olivetti, facciamocene una ragione e non dimentichiamolo!

Gianni Di Quattro

Fate ammoino

giugno 12, 2019

L’ammoino sembra una parola banale che indica confusione, movimento, agitazione nell’idioma napoletano. In realtà, almeno nel passato, era un termine tecnico codificato nella terminologia della marina del regno di Napoli. L’uso di questo termine gridato a tutti i marinai significava che stava per salire a bordo della nave una autorità importante, come un ammiraglio per una ispezione per esempio, e che di conseguenza tutti si dovevano muovere spostandosi. Chi stava in coperta doveva andare in sottocoperta e viceversa, chi stava a poppa doveva andare a prua e viceversa, insomma bisognava dare la sensazione di una grande dinamica, di un grande lavoro in corso, in cui ciascuno andava dove sapeva di andare a fare quello che sapeva di fare.

In fondo questa immagine di quanto accadeva, questa filosofia di comportamento se si vuole fare bene attenzione la si può riscontrare anche nella società di oggi, in tante situazioni in tanti ambienti.

Parliamo di noi e della nostra società, del momento che stiamo vivendo. Il governo dice facciamo i mini bot, documenti senza alcun valore legale, equivalenti ai conti che si lasciavano una volta dal droghiere per poi pagare non appena si aveva disponibilità per farlo, anche allo scopo di abituare i cittadini alla esistenza di un’altra moneta al di là dell’euro e per far capire che di quest’ultimo se ne potrebbe fare a meno.

Il governo dice anche tassiamo le cassette di sicurezza, per fare capire che queste cassette sono tante e che gli italiani potrebbero con i loro averi e tesori ripagare senza problemi i debiti accumulati dallo Stato. Dice anche che si potrebbe se non bastasse intervenire sui conti correnti attivi nelle banche, il cui totale sembra sia il doppio del valore del debito statale appunto.

Ma il governo non si ferma, dice che vuole ridurre le tasse introducendo la flat tax al 15%. Fa circolare voci che il provvedimento potrebbe riguardare solo i redditi sino a 50mila euro o 60mila euro o forse tutti i redditi. E poi dice che vuole aumentare il salario minimo per tutti in modo da aumentare automaticamente tutti gli stipendi e i salari.

Ma le voci fatte circolare, le ipotesi che lo staff dei consulenti dei capi del governo e in particolare di quello che fa capo alla Lega e che ricicla in questo ruolo venditori di polizze, vecchi commercialisti, esperti che hanno affinato le loro teorie economiche nei peggiori bar del Giambellino non si fermano, a dimostrazione che la fantasia non manca, le ipotesi sono tante e che al governo nessuno poltrisce e che si sta studiando intensamente nell’interesse del popolo italiano. Costoro amano la parola popolo e molto meno quella di cittadini.

Infatti, si prospetta un condono fiscale per tutti più o meno tombale, magari anche un condono edilizio per semplificare la vita alla burocrazia, il taglio dei contributi assistenziali a vari settori della economia del paese, una azione senza esagerare contro la evasione fiscale, la eliminazione dei contributi ai media, l’estensione della cosiddetta quota cento e cioè l’abbassamento dell’età pensionabile per ampie categorie, il non aumento dell’Iva e si lascia intravedere, infine, lo studio avanzato di molte belle sorprese per il popolo che avrà nei prossimi anni benefici di grande significato.

Non si sa quante di queste cose saranno effettivamente messe in pratica e non si sa quando e come. Non si dice cosa si farà in concreto, ma si dice quello che si vuole fare e si pensa che nell’epoca della realtà virtuale questo dovrebbe bastare a tutto il popolo che in effetti è confuso e continua ad applaudire sommerso dalla bellezza e dalla forza delle argomentazioni governative.

Ecco che si può affermare senza possibilità di smentita che questa fase somiglia tanto e perfettamente al famoso ammoino della marina napoletana. Un termine che torna di moda e che rappresenta proprio il nostro momento come meglio non potrebbe essere.

Gianni Di Quattro

Le Coseguenze

maggio 17, 2019

 

La parola vuole indicare ciò che può succedere “dopo” una certa azione o situazione personale o collettiva. E questo vale anche per il governo di un paese che va giudicato, almeno così dovrebbe essere, per quello che fa o non fa e per quello che succede o può succedere dopo di lui quando magari un altro governo composto persino da altre forze politiche lo sostituisce. Non è semplice prevedere quello che succederà giudicando il lavoro di un governo in generale perché tante sono le variabili, ma qualche volta può essere semplice, addirittura lampante.

Ecco, il governo che in questo momento è al potere nel nostro paese è così trasparente nei suoi modi e nelle sue azioni che può essere giudicato certamente, come tutti, per quello che sta facendo, ma soprattutto per quello che succederà dopo di lui date le premesse che sta piantando nel paese. Non ci possono essere dubbi in merito.

Dunque vediamo le conseguenze. Cancellare alcuni valori come, per fare qualche esempio grossolano ma importante, il merito o la competenza significa inevitabilmente da una parte inserire in apparati istituzionali e in posti di responsabilità del paese persone senza la professionalità necessaria con il rischio di decisioni e di attività completamente fuori da quello che sarebbe indispensabile e utile e dall’altra creare nel paese una atmosfera nella quale chiunque, a prescindere da preparazione e competenza appunto, può pretendere di avere accesso a qualunque posizione, a qualunque successo come altri e come è ideale per chi non ha alle spalle impegno, sacrificio, tempo impiegato a conoscere.

Impostare una politica autarchica o sovranista come si dice oggi sul piano politico, pretendendo che sul piano economico tale approccio non abbia alcuna rilevanza, soprattutto per un paese che è basato sulla trasformazione industriale, sulla innovazione e quindi sulla esportazione è presuntuoso specialmente in un mondo di oggi molto collegato se non globalizzato. E la conseguenza è certamente un siluro per il sistema industriale del paese, che almeno sino a questo momento rappresenta il secondo del nostro continente.

Non considerare la cultura e la formazione come elementi strategici della azione di un governo di questo paese può essere considerato cinico o frutto di grande ignoranza nel caso della cultura, mentre assolutamente delittuoso nel caso della formazione. La cultura è un asset importante del paese e serve non solo come strumento di aggregazione sociale, ma anche come punto fondamentale per impostare un politica basata sul turismo insieme alle bellezze naturali e sociali del paese. Come peraltro dimostrano importanti paesi come la Spagna e la Francia ad esempio. La formazione è la base per costruire un futuro, soprattutto per un paese che ha un livello di conoscenza formale e sostanziale tra gli ultimi posti in Europa e nel mondo e un sistema economico che boccheggia non solo per mancanza di investimenti ma anche per mancanza di competenze necessarie. Non capire tutto questo e non agire coerentemente significa conseguenze gravi e molto prevedibili.

Bloccare l’immigrazione invece di fare una politica ragionata e selezionata per un paese con un tasso di denatalità come il nostro e con una parte della popolazione in una fase di forte invecchiamento che la colloca al difuori dell’area attiva, è quasi sadomasochismo verrebbe da dire. Perché significa condannare il paese all’esaurimento nel giro di qualche decennio.

Ma tante altre sono le azioni del governo di questo paese che mettono lo stesso in una forte area di rischio proprio per le conseguenze facilmente individuabili anche da parte di chi non è un professionista degli studi dei flussi sociali o del futuro delle etnie nel mondo. Un discorso da non lasciare e da continuare, ci ripromettiamo di farlo perché fa ordine alle idee e serve per disegnare il futuro se la gente di questo paese continua nel suo entusiasmo verso chi la sta governando con la massima superficialità e cinismo allo stesso tempo.

Gianni Di Quattro

Opinioni(Un Fascismo senza Divisa)

maggio 10, 2019

 

Le persone avanti in età ricordano il fascismo, alcuni vagamente perché in quegli anni erano ancora piccoli. Ma ricordano le persone in divisa con la camicia nera, ricordano i bambini figli della lupa con la grande emme di latta sul petto e i ragazzi prima balilla, poi balilla moschettiere e infine, un traguardo desiderato lungamente, avanguardista. Ricordano i sabati e le atmosfere festive, il fatto che a scuola non si studiava ma si faceva ginnastica, negli uffici non si lavorava e dappertutto non ci si salutava stringendosi la mano, cosa abolita dal segretario del partito Starace, ma alzando il braccio destro verso il cielo con la mano aperta e cioè con il saluto fascista.

Erano i tempi in cui l’informazione era monopolizzata dal potere, la radio trasmetteva solo notiziari positivi e quando il paese era in guerra per le colonie dava notizia dei successi dei valorosi soldati italiani. Naturalmente nessun cenno alle crudeltà che i valorosi riuscivano a compiere nei paesi dove combattevano e dove conquistavano territori rendendo schiavi degli uomini.

Gli italiani erano pieni di orgoglio perché il Duce quasi giornalmente diceva loro che erano grandi, che la nostra cultura era al primo posto nel mondo, che i nostri confini erano protetti, che l’ordine e la sicurezza regnavano sovrani e che infine i treni arrivavano perfettamente in orario. Naturalmente si trascurava di dire che la cronaca nera era proibita e che i treni avevano dilatato il tempo di percorrenza.

Insomma per venti anni circa il popolo italiano, in gran parte ancora analfabeta e con problemi di comprensione tra una regione e l’altra perché solo la televisione molti anni dopo darà una mano per fare in modo che gli italiani si capissero tutti tra di loro, ha vissuto quasi felice pensando che meglio di come viveva non poteva anche se con le ristrettezze in cui era immerso ogni giorno di più. Il paese ha vinto in quel periodo persino due campionati del mondo di calcio, cosa che da molti è considerata come una vera prova di grandezza e di superiorità.

Poi tutto cominciò a crollare, la gente a morire in guerra che si faceva anche sul territorio patrio, chi aveva oro lo versava alla Patria, mancava il pane e la luce, non si parlava per paura, chi poteva si nascondeva. In molte città cadevano le bombe e ad un certo punto la farsa finì in una grande tragedia.

Ed ora ci sono forze politiche nate in un regime democratico che cercano di riprendere temi, modi di essere e rifermenti di quel periodo. Parlano di ordine e sicurezza, chiudono i porti e predicano l’autarchia che ora chiamano sovranismo, lanciano slogan che il fascismo di Mussolini utilizzava in modo copioso come noi tireremo diritto, la poltrona e le pantofole sono nemici dell’uomo, un popolo non è davvero libero se non ha libero accesso all’oceano. Adesso si dice la pacchia è finita, prima di parlare si faccia eleggere, prima gli italiani, insomma il senso soprattutto del ridicolo non si discosta molto.

In particolare queste forze politiche cercano di diffondere nella popolazione il principio che chi non è con me è contro di me (peste lo colga diceva il grande Amedeo Nazzari), nel senso che esistono solo amici e nemici, che il dialogo e il dibattito civile non esistono. Quindi la democrazia con i suoi valori di libertà e di rispetto è superata e da cancellare. E anche con le sue pastoie procedurali, con il parlamento che spesso fa perdere tempo, con continue chiamate alle urne (è vero che in questo modo tuttavia la gente ha l’impressione di partecipare), con i media che cercano di essere indipendenti e non si capisce perché.

Gli italiani di oggi sono i nipoti o pronipoti di quelli che c’erano durante il fascismo di Mussolini e non ne hanno idea di cosa era anche perché non si studia nei libri di storia a scuola (ed ora anche meno con i nuovi tagli alla materia considerata inutile e pericolosa). Per questo vedono con favore le forze politiche che remano contro la democrazia e per il ritorno di un regime fascista, anche se senza divisa e simboli esteriori.

Riusciranno i nostri eroi (gli italiani) ad evitare di ripiombare nel baratro dell’oscurantismo ideologico e sociale e nella miseria morale?

Gianni Di Quattro

La scomparsa degli Statisti

maggio 3, 2019

Il mondo è cambiato e tutto lo dimostra con grande evidenza. Nella politica i protagonisti che combattono per il potere e sono sugli scenari nazionali ed anche internazionali sono molto diversi dai protagonisti del passato. Gli statisti e cioè quelli che si occupano dello Stato e che vanno distinti dai politici perché questi ultimi non tutti possono esserlo, sono figure ormai in fase di esaurimento e ne sopravvive soltanto qualcuno da qualche parte sempre più isolato e quasi sempre sbeffeggiato. D’altra parte è diversa la gente, quelli che votano e che cercano quelli che dicono di fare non tanto l’interesse dello Stato e del paese quanto ciò che gli stessi cittadini gridano di volere.

Prendiamo ad esempio il caso dell’Ucraina, dove un comico senza alcuna esperienza politica, culturale, professionale è stato votato dal 73% dei cittadini di quel paese ed è diventato Presidente della Repubblica avendo come unica sua conoscenza quella del palcoscenico, quella di far divertire il pubblico. Costui si sta rivelando tuttavia un uomo interessante umanamente, perché preso il potere ha dichiarato apertamente che non ha progetti, non ha idee, non sa cosa si debba fare e che il suo lavoro sarà quello di andare in ufficio tutti i giorni feriali e di sbrigare con il massimo buon senso le pratiche e i problemi che arrivano sul suo tavolo, sul tavolo del Presidente. Ecco un simile protagonista un po’ di tempo fa non avrebbe potuto essere eletto, non sarebbe stato votato e non avrebbe fatto queste dichiarazioni.
Ma la stessa cosa si può dire del Presidente degli Stati Uniti, un uomo di affari che ha speculato tutta la vita con il gioco d’azzardo, le case di piacere e le compravendite di immobili, ed ora si trova a gestire il paese più potente del mondo e che con il suo potere può cambiare il corso degli eventi a livello mondiale. Una volta non sarebbe stato possibile, una simile situazione non sarebbe stata accettata dai cittadini compresi quelli più sprovveduti e fanatici.
La stessa cosa avviene in tanti paesi del mondo dove ex poliziotti, ex militari, uomini d’affari come Berlusconi in Italia, hanno preso o stanno prendendo il potere. Le Filippine, il Cile, il Brasile, l’Argentina, il Vietnam, solo per fare a caso qualche nome.
Che succede e che significa questo per il futuro?
È cambiata la concezione dello Stato e del suo funzionamento, morti i partiti che dislocavano sul territorio loro sezioni e punti di incontro per la gestione del consenso e per un rapporto continuo con i cittadini tra cui la raccolta di bisogni, gli input alle forze politiche in merito alle esigenze del paese sono portate avanti da gruppi di interesse, o lobbies come si chiamano con un termine internazionale, e sulla cui organizzazione, ruolo e funzionamento non esiste alcuna regolamentazione legislativa.
In altri termini è cambiata la democrazia, sono cambiate le funzioni degli organi istituzionali, la partecipazione dei cittadini è sempre di più assicurata tramite i social network e ci sono persino proposte in ballo per cui alcune forze politiche pensano di abolire il Parlamento sostituito appunto dai social.
Di conseguenza gli statisti non servono più, le istituzioni al più alto livello possono essere occupati da intraprendenti giovanotti che poi possono utilizzare consulenti provenienti dai vari settori della società sempre che dimostrino fedeltà al potere. Tutto l’apparato dello Stato si abbassa di livello professionale e si adegua alla mediocrità della società.
Il rischio? È evidente che quando si abbassa il livello, quando tutto diventa mediocre, la determinazione di chi vuole conquistare il potere possibilmente assoluto per introdurre un regime di tipo fascista, è molto più facile, ma molto più facile.
A qualcuno viene in mente una situazione che sta cavalcando l’attualità da qualche parte?

Gianni Di Quattro

Dietro il litigio Niente!

aprile 29, 2019

 

Tutti sanno, vedono e capiscono che i due partiti che governano il nostro paese giornalmente litigano, nel senso che ogni giorno salta alla ribalta un tema, una occasione, una situazione che consente ai due capi del governo e dei partiti di esprimere posizioni politiche e personali spesso diametralmente opposte rispetto a quelle del suo concorrente omologo. Si fa riferimento ai due capi perché tutto ciò che sta intorno a loro sul piano umano, incluso il Presidente del Consiglio denominato il damerino, non ha alcuna influenza sullo scorrere degli eventi politici del paese.

Dunque il litigio è continuo ed impegna i cittadini che si interrogano su quello che succede e i media protesi a cercare di capire e spiegare la situazione. Questi ultimi esprimono giudizi e fanno previsioni quasi sempre inventate perché mancano obbiettivamente di elementi su cui impostare una logica di ragionamento e ricorrono inevitabilmente a quello che loro credono e alle loro posizioni di schieramento come succede per quasi tutti i media del paese. E recentemente anche per la televisione pubblica occupata massicciamente dalle forze di governo.

Ma, come spesso capita nella vita e come la storia ci insegna, la spiegazione di quello che succede, di questa situazione di conflittualità permanente tra i due partiti e i loro rispettivi leader, può essere molto più semplice di quello che analisti e osservatori di lungo corso cercano di ipotizzare. Niente diversità di progetti sociali, niente programmi diversi, niente posizioni ideologiche diverse, perché i due partner sono affratellati dalla voglia di avere e gestire il potere, voglia che aumenta giornalmente mano a mano che loro scoprono l’ebbrezza e il piacere di questo potere. Ed allora che significa questa litigiosità?

Significa un modo di comunicare, un modo di alzare una cortina fumogena sui problemi del paese e portarlo a discutere sull’ipotesi della eventuale caduta del governo o meno, soprattutto di distogliere lo sguardo dalle situazioni che peggiorano, di tentare di giustificare, infine, l’incapacità e la stupidità incolpando altri di quello che succede e che sta per avvenire, di volta in volta i governi passati, la Unione Europea, qualche paese che si dice che ci è nemico, la situazione internazionale dei dazi, gli imprenditori che boicottano o qualche altra persona o cosa che può ricevere inconsapevolmente le accuse del nostro governo in carica.

La verità è che dietro a questa litigiosità, dietro a questo teatrino dei pupi non c’è assolutamente niente. Il paese è abbandonato, il governo si occupa di cose poco importanti e che peraltro non riesce a risolvere, le cose importanti e vitali il governo non le capisce e fa finta di non capirle per non doverle affrontare. Una brutta storia politica, un momento di grande pericolosità per il futuro di quello che avrebbe potuto essere un grande paese.

Un manipolo di uomini mediocri che tengono in ostaggio il paese e che recitano questa litigiosità per far vedere che sono vivi e impegnati, un popolo che nella sua maggioranza non capisce e si abbandona come ha fatto altre volte nella sua storia dimenticando le solite e inevitabili tragedie finali. Questo il dramma del momento che si sta recitando!

Speriamo di cavarcela viene da dire, anche se le premesse sono proprio brutte, ma non abbandonare la speranza è un dovere umano prima di tutto. Un dovere che dovrebbe portare tutti a riflettere e a cercare di capire di più ed a salvaguardare di più il proprio futuro, perché è proprio questo in ballo.

Gianni Di Quattro

Riflessioni: Un fascismo può non essere il fascismo.

aprile 26, 2019

 

Il fascismo inteso come ideologia politica, come connotazione di un regime politico lo si deve a Benito Mussolini il quale, dopo averlo creato, lo ha gestito per un ventennio in Italia sino a portare il paese in una disgraziata guerra che ha aggiunto, dopo la tragica sconfitta, distruzione e miseria alle sue provate condizioni.

Evidentemente il regime fascista mussoliniano era inserito in una atmosfera dell’epoca, in una situazione europea e internazionale ed aveva tutta una serie di comportamenti morali, politici, criminali e formali che poteva consentirsi e che erano adatti appunto al momento.

Parlare del fascismo significa cercare di capire i principi che hanno regolato quel regime dittatoriale, cercare di valutare gli elementi che ne hanno costituito il suo modo di essere. Ed è quello che da tanti anni storici, analisti, politici e uomini dei pensiero democratico cercano di fare anche per capire come mai il popolo italiano sia caduto volontariamente in quel baratro che ha rappresentato mancanza di libertà, stenti e poi miseria e morte.

Bisogna cercare di farlo, ed è così per la verità che avviene, sfrondandolo di tutto l’apparato formale di cui Mussolini lo aveva rivestito dalla camicia nera ai vari simboli ed a tutto il resto.

Così isolando i principi ispiratori e guida del fascismo è possibile definire fascista qualsiasi regime si ispiri agli stessi principi e comportamenti. Così è stato fascista il regime del Generalissimo Franco in Spagna (che ha mantenuto anche simboli e formalismi almeno nei suoi primi venti anni), quello di Peron in Argentina, quello di Pinochet in Cile e in tanti altri posti nel mondo in tutti i suoi continenti.

Naturalmente i vari regimi di ispirazione fascista ci dicono che quel regime è ripetibile con o senza gli stessi fronzoli e che è sempre lo stesso anche se riesce ad adattarsi magnificamente al paese, ai tempi che scorrono, alle dimensioni e persino ai contesti internazionali vigenti.

Anche i suoi principi guida rimangono fedeli all’originale e sono basati su schemi semplici e semplicistici che prevedono il potere concentrato nelle mani di pochi, le masse popolari regolate ed ubbidienti salvo severi sistemi di correzione e di invito a rientrare nei ranghi nel caso di deviazioni anche involontarie, i diritti non più considerati diritti ma semplicemente possibili elargizioni concesse dal sistema di potere di volta in volta e secondo le circostanze, una società divisa a compartimenti dove ciascuno può giocare solo nel suo ruolo, un sistema economico dirigista e un sistema di welfare concesso secondo meriti e posizioni sociali. Naturalmente questi regimi fascisti hanno bisogno di agire in ambienti autarchici o sovranisti come oggi si dice, per controllare i canali di relazioni internazionali da un punto di vista culturale e politico oltre che da un punto di vista economico naturalmente.

È dunque evidente che chi pensa e lavora per istaurare un regime autarchico, forte, concentrato e assoluto dove la democrazia rimane solo per alcuni aspetti formali ma senza incidere nella gestione del potere, i diritti sono interpretati e declassati, sviluppa un sistema di collaboratori di grande mediocrità professionale e persino intellettuale ma dotati di grande fedeltà al capo e alle sue idee, dove soprattutto la società è considerata immobile e diretta dal potere, pensa a un regime di tipo fascista.

Non vuol dire, in altri termini, che pensa alla restaurazione del fascismo di Benito Mussolini, ma vuol dire che pensa ad un regime definito fascista perché recepisce le idee di base di quella vecchia e disastrosa esperienza italiana.

E così che l’obiettivo del nostro attuale ministro degli interni si può definire come quello di istaurare un regime fascista a giudicare dai suoi comportamenti, dalle sue dichiarazioni, dalla scelta dei suoi collaboratori ed alleati e contando sul consenso di gran parte del popolo italiano che pare sorridergli in maniera sfacciata e che la dice lunga sul valore di questo popolo. Tanto per capire, per precisare e per chiamare le cose con il loro nome.

Gianni Di Quattro