Archive for the ‘Note informative’ Category

Intervento di N. Zingaretti al Sole 24 ore

giugno 5, 2020

Nicola Zingaretti prende posizione sul Meccanismo europeo di stabilità riaprendo il dibattito nel governo. Il segretario Pd, in un intervento sul Sole 24 Ore, invita Giuseppe Conte ad attivarlo senza se e senza ma. Due giorni fa il premier, che deve fare i conti con il niet del Movimento 5 Stelle, ha ribadito la linea attendista: “Quando avremo tutti i regolamenti lì porterò in Parlamento e con il Parlamento decideremo. Ma quei 36-37 miliardi che l’Europa potrebbe prestare all’Italia a condizioni vantaggiose secondo il segretario dem vanno presi subito. “Serve un cambio di rotta, il servizio sanitario va letto come grande driver di sviluppo e di benessere. La più grande infrastruttura pubblica di questo Paese che contribuisce alla ricchezza complessiva, scrive il governatore del Lazio. Delineando un programma simile a quello da 20 miliardi in fase di elaborazione da parte del ministro Roberto Speranza (Leu), di cui lo stesso quotidiano di Confindustria ha dato conto tre giorni fa. Intanto anche il governatore della Toscana Enrico Rossi, in un’intervista a Repubblica, commentando proprio quel piano da 20 miliardi dice che “non cogliere l’occasione del Mes sarebbe delittuoso. Sono 37 miliardi dell’Europa disponibili subito, senza condizioni e a zero interessi. Potrebbero finanziare un gigantesco piano di investimenti in sanità.

La spesa sanitaria, oltre che a tutela della vita, è un investimento produttivo importante – ragiona il segretario dem – e la logica dei tagli alla spesa sanitaria, sotto la pressione del risanamento finanziario, è stata una strategia sbagliata, perciò “ora dobbiamo aprire una nuova fase per costruire un nuovo modello basato sulla rivoluzione digitale e il rafforzamento della rete territoriale di sanità pubblica. Per farlo abbiamo bisogno di grandi investimenti e per questo il Mes è fondamentale. Fino a 36 miliardi di euro senza condizioni a tassi bassissimi che ci permetterebbero di fare un grande salto nella qualità della sanità pubblica”, sostiene Zingaretti, ricordando che se volessimo finanziarci per quella cifra sul mercato “ai tassi attuali ci costerebbe 580 milioni di euro in più all’anno per dieci anni rispetto al costo dell’accesso al Mes”. Mentre solo due giorni fa il direttore finanziario del Mes ha fatto sapere che ai Paesi che chiedessero un prestito a sette anni sarà chiesto un tasso di interesse negativo (-0,07%): vale a dire che non pagheranno nulla ma al contrario riceveranno un rimborso. E nel caso di un prestito a 10 anni invece il tasso sarà di 0,08%, contro l’1,65% offerto dall’Italia in occasione dell’ultima emissione di Btp decennali. Condizioni “estremamente favorevoli, ha commentato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. “Nelle attuali condizioni di mercato, per alcuni Paesi il risparmio sui costi potrebbe raggiungere i 6 miliardi di euro per i 10 anni”, ribadisce l’analisi del Mes.


dal Fatto Quotidiano

Giancarlo Garro

Realtà ? Finzione ?

giugno 4, 2020

balconi

Ma la realtà è quella che vivo tutti i giorni, in famiglia, coi parenti, gli amici, quella che vedo dalla finestra, quella che incontro al supermercato, in banca, alle poste, dal medico, all’ospedale, in macchina, su Zoom con i miei compagni di partito …. oppure quella che mi raccontano i giornali, la tv (no i social ; perché non inscritto su nessun social, tranne WhatsApp obbligato dalla famiglia ) : vivo questa distonia.

Ho familiari e amici in CIG  covid-19: incassata – ho familiari e amici con PIVA covid-19 incassata – ho amici negozianti covid-19 presa/incassata la quota dei 25.000€ …. vado al supermercato, tuti in fila e con la mascherina e i guanti; vado in farmacia idem; sotto casa ho la fermata del bus, dalla finestra li vedo in fila indiana distanziati e salgono solo se posti distanziati disponibili …..

C’è stata la pandemia del Covid-19, si vede. Ma quella che vedo e vivo io non è quella trasmessa e letta sui giornali, sulla tv ecc.

LA GOCCIA : Vedo e ascolto la conferenza di Conte in tv : la condivido abbastanza nei contenuti e nei modi. Poi ascolto i commenti dei giornalisti (non le interviste dei politici della maggioranza o dell’opposizione): ma hanno visto un’altra conferenza ?

E’ dura quando i commentatori non commentano, ma giudicano, precisano, distorcono …. sono faziosi ; pardon : prima c’erano i pro governo e quelli pro opposizione – e quindi faziosi –  ma in questo periodo tutti in una unica direzione, senza ritegno, pro “opposizione” a prescindere !!

INFINE : E’ dura quando i partiti di governo fanno opposizione e l’opposizione fa opposizione ….. MI viene il dubbio che la maggioranza è Conte, Gualtieri e  Gentiloni E tutti gli altri sono all’opposizione …

Fabio Fabiani

 

Ripensare il Sistema

giugno 4, 2020

Ripensare il sistema

Il corona virus non poteva sapere di provocare una grande crisi economica e a livello globale per giunta. Non poteva saperlo ma è evidente che lui è stato la causa inconsapevole di un fenomeno che covava sotto la cenere da un po’ di tempo. Infatti, continuavamo a dirci che le diseguaglianze sono aumentate, i ricchi sono più ricchi e i poveri sono più poveri e sono sempre di più, che la finanza e le speculazioni hanno preso il sopravvento su qualsiasi altro piano economico, che la tecnologia ha favorito la globalizzazione, la nascita di gruppi in grado di condizionare interi sistemi economici e addirittura importanti Stati, che la democrazia in queste condizioni ormai zoppica visibilmente, che sono saltati i valori che hanno guidato sino alla fine del secolo passato. E malgrado piano piano la coscienza di tutti ne fosse consapevole di tutto questo, nessuna voce politica, sociale, culturale, morale si levava per chiedere di ripensare, di rivedere, di cercare insieme soluzioni per il futuro delle generazioni.

E poi ecco il corona virus, ha provocato milioni di ammalati, centinaia di migliaia di morti, ha distrutto una intera generazione, ha sconvolto i rapporti tra importanti Stati, ha fermato l’andamento economico per mesi, ha buttato sul lastrico milioni di lavoratori, sta provocando focolai sociali che in autunno rischiano di scoppiare creando problemi di tenuta per molte comunità. E non si è ancora fermato e nessuno sa quando si fermerà, come si fermerà e quali saranno gli strascichi che lascerà in giro.

Molti stanno pensando a distribuire soldi, a tappare buchi, a cercare di fare in modo che imprenditori, commercianti, operatori di qualsiasi cosa possano riprendere a fare quello che facevano, pensano in altri termini di rimettere in piedi il mondo per come era anche se dicono che tutto cambia e cambierà e che si farà di tutto per cambiare. Tutti costoro in modo inconsapevole stanno dando ragione al Gattopardo quando diceva che i siciliani cambiano per non cambiare e che dicono di voler fare per poi non fare. Solo che pensano che questo modo di essere non è solo siciliano ma forse universale, almeno così credono o vogliono credere.

La verità è che mancano i maestri del pensiero del passato, manca la filosofia e la cultura mentre siamo ormai nelle mani di economisti, fra l’altro la loro materia non è neppure una scienza, e di tecnologi. Costoro non possono guidare il mondo, non hanno il senso della comunità, non capiscono il valore dell’uomo, non si rendono conto che l’uomo può lavorare e produrre solo se partecipe di un processo, altrimenti è solo uno schiavo che prima o dopo romperà le catene, si lascerà morire, farà male quello che gli chiedono di fare.

Credo che bisogna riprendere a parlare, a favorire il confronto, a cercare di capire la evoluzione possibile, come sviluppare cultura e non solo conoscenza, come progettare il coinvolgimento della gente con regole nuove, democratiche o neodemocratiche. E come fare tutto questo, partendo dal territorio come diceva Adriano Olivetti, in contrapposizione alla globalizzazione, che può continuare ad esistere ma non a guidare, con regole nuove basate sulla salute della gente, sulla uguaglianza o sul fatto che certe differenze non vanno superate, sulla integrazione tra la gente.

Speriamo che il virus provochi anche il pensiero di tanti e speriamo che il mondo della politica lo capisca per potere pilotare questo grande processo di rinnovamento umano come sarebbe suo compito, come era nella idea di Platone

Gianni Di Quattro

La confusione è Virale

giugno 2, 2020

Il Virus si è modificato,è clinicamente scomparso,ha diminuito la sua potenzialità, no ansi è cambiato, queste sono le frasi che ascoltiamo ogni giorno sulle reti televisive dove la pandemia delle dichiarazioni è totalmente sfuggita di mano e i cittadini non capiscono più nulla. questa passerella di virologi che si danno battaglia a suon di dichiarazioni da punti di vista diversi stanno facendo emergere una inquietante verità che è quella che ancora sulle caratteristiche del Covid 19 non ci ha capito nulla nessuno e si va avanti per ipotesi contrastanti, senza avere la benchè minima sensibilità di starsene in silenzio. 

Giancarlo Garro

Da una nota di Gianni Di Quattro

maggio 22, 2020

la proposta Merkel Macron è la strada giusta per arrivare ad una finanza e fiscalità europea unitaria, un obiettivo di grande importanza per resistere in questo mondo di giganti e un modo per mettere ordine non solo morale nei nostri cassetti. certo la strada è ancora lunga, molto lunga e difficile ma è quella giusta. non è un handicap che la proposta venga da Francia e Germania, anzi. sono i due paesi guida in Europa, per struttura, per economia, per storia, per cultura europea. mi preoccupano di più i paesi piccoli che si oppongono o pensano di poterlo fare e che sono prigionieri del loro egoismo che sfrutta i soldi europei, la piazza europea e la loro spregiudicatezza finanziaria e fiscale, la loro storia di sopraffazione, la loro mancanza di cultura europea.

Gianni Di Quattro

Perchè L’Italia non riesce a sprigionare le sue migliori doti

maggio 21, 2020

Perché l’Italia, non riesce a sprigionare le sue migliori doti all’interno della sua comunità.

 

La convinzione che per mantenersi ad un livello avanzato di competitività e di crescita servano molte risorse. Gli investimenti non possano essere toccati e la nostra spesa pubblica non può essere tagliata senza ricorrere a macellazione sociale, da questi luoghi comuni, ci aggiungiamo l’evasione fiscale è sotto sotto si pensa che sia un motore di sviluppo, perché oramai chi evade sono solo i poveri, si può dedurre che per quarantanni lo sviluppo può essere alimentato solo tagliando lo stato sociale o, in alternativa, più tasse, con più debito pubblico sulle spalle delle nuove generazioni.

Debito pubblico nel 1980 era pari al 60% del Pil, Debito pubblico nel 1993 era pari al 120% del Pil

aumentato per via di più spesa pubblica, e più svalutazione. Al cambio per un marco nel 1980 servivano 200 lire. Al cambio per un marco nel 1993 servivano milleduecento lire. Pensiamo al petrolio che si acquista in dollari, pensiamo alla svalutazione dei salari medio bassi, e con l’aggiunta dell’alta inflazione abbiamo prodotto un fallimento” salvato”, dall’introduzione dell’Euro nel 2002 che ci ha portato a un cambio fisso e inflazione bassa. Nel 1993 l’inflazione, moltiplicatore degli interessi sul PIL era al 13% a fine 2013 si era ridotto al 5%. Questa entrata nell’Euro però, non ha prodotto più crescita economica, e restiamo sempre lontani dalla soglia di crescita del 1,5-2 % . Perché di questo insuccesso che dura da molti decenni nel nostro paese, sempre in coda alle classifiche Europee. In primis l’Italia ha osservato un connubio di fattori sociali, economici e politici che hanno reso la società immobile e tra l’Istituzione e il privato si stenta a collaborare, anzi lo scetticismo reciproco provoca, rispetto agli altri paesi Europei, una scarsa competitività nel complesso Paese. In secundis abbiamo mai provato ad analizzare la qualità dei servizi e verificare la loro efficienza, abbiamo mai guardato al concetto di come creare gli obiettivi e con quali costi raggiungerli, abbiamo mai pensato quali possono essere le necessità di un lavoratore e di una lavoratrice immersi in questi processi, abbiamo mai capito quale mondo nascosto circola, e quale scarto produciamo dentro questo sviluppo moderno. Sia da destra assistiamo ad modo clientelare di ragionare nel quale lo sviluppo è da sfruttare, le tasse sono troppo alte, lo stato sociale costa troppo e bisogna minimizzare, sia da sinistra diventata tanto pragmatica, e poco rivoluzionaria nel creare veri obiettivi che condizionano il nostro sviluppo futuro, lasciano aperto solo l’unica soluzione, l’aumento del debito pubblico. Quando vogliamo fare raffronti veri, con le altre società Democratiche per analizzarle in profondità, si alle differenze culturali, ma alcuni concetti economici e sociali, sono uguali per tutte le società occidentali, e dal raffronto il nostro Paese rimane indietro e se non facciano uno scatto serio, mantenere la nostra quota di mercato sarà difficile. Che significa tra l’Italia e la Germania abbiamo l’1 per cento di differenza sull’inflazione, significa che in 10 anni perdiamo complessivamente il 10% di competitività. Partiamo dall’Istituzione, la scuola, elemento principe di una società moderna, quali sono gli obiettivi che deve avere, cosa deve offrire all’individuo e alla comunità, come facciamo a valutare se oltre ai costi, alti o bassi che siano, il sistema scuola sta operando nel modo migliore. Mantenerla, senza obiettivi reali, significa ridurla ad un carrozzone che viene mantenuto senza prospettive, per una società moderna significa perdere le migliori generazioni per il futuro. C’è chi sostiene che debba offrire nozioni e cultura di base, chi invece ritiene che debba preparare i ragazzi al mondo del lavoro e chi pensa che abbia sopratutto il compito di favorire la mobilità sociale dando a tutti, ricchi e poveri, le stesse opportunità di raggiungere, una volta terminato il ciclo di studi. Quando prendiamo una volta per tutte una decisione su come vogliamo la nostra scuola. Nei fatti la nostra comunità offre meno laureati rispetto alle altri nazioni occidentali, perché il concetto di valore, la laurea che aumenta l’occupazione è piuttosto ridotto, infatti, quelli che più ci credono di più alla opportunità di crescita emigrano. Questo è un esempio che dimostra la perdita di punti preziosi rispetto ad altre Nazioni, e il sintomo è dato dalla perdita di fiducia tra il cittadino e lo Stato. Se vuoi crescere devi emigrare, e perché le altre nazioni offrono questa opportunità? Cosa hanno di migliore della nostra? Perché la meritocrazia non c’è da noi? Perché non si spende sulla la qualità degli insegnanti? Perché la manutenzione è scarsa? Quali strumenti mettiamo in campo per verificare la qualità del servizio e l’efficienza? Perché per oltre quarantanni la situazione non è cambiata? Tutte domande, che una classe dirigente dovrebbe farsi e porre seri obiettivi per il futuro, No al conformismo, ma più coraggio e autorevolezza nel far cambiare l’orizzonte al Paese. 

Fulvio Fabiani Prima Parte

Adesso mi tocca leggere pure “Il Foglio” ….

maggio 19, 2020

Aiuto! Francia e Germania contro i paradisi fiscali, e i sovranisti non sanno che abito mettersi

covisalvinicalenda

 Merkel e Macron propongono una tassazione minima comune. E’ l’apertura all’unione fiscale tanto invocata. Ma Meloni e Salvini (e anche Calenda) ora contestano ciò che hanno sempre chiesto a gran voce — di Valerio Valentini          19 Maggio 2020 alle 12:51

Avvertite i sovranisti, quelli autentici e quelli tarocchi: Francia e Germania, le perfide Francia e Germania, vogliono finanziare il Recovery Fund anche con la lotta ai cosiddetti paradisi fiscali. I governi di Parigi e Berlino lo scrivono, nero su bianco, nella loro proposta formalizzata ieri, durante il vertice in videoconferenza tra Emmanuel Macron e Angela Merkel conclusosi con l’annuncio del fondo europeo da 500 miliardi di sussidi. Ebbene, tra le varie novità avanzate dal presidente e la cancelliera c’è appunto quella di finanziare il Recovery Fund anche attraverso una tassazione comune. In particolare, Francia e Germania chiedono “l’implementazione prioritaria di un quadro di equa tassazione nell’Unione europea, attraverso l’introduzione di una tassazione minima effettiva e una equa tassazione dell’economia digitale all’interno dell’Ue, basata idealmente su un completamento definitivo del lavoro dell’Ocse e introducendo una Common corporate tax base“. In sintesi, la lotta al dumping fiscale: un’armonizzazione, cioè, dei sistemi fiscali che impedisca la competizione al ribasso al di sotto di una soglia minima di tassazione. Francia e Germania citano, significativamente, la Common corporate tax base: una proposta, cioè, di uniformazione del regime fiscale attraverso l’introduzione di un’unica base imponibile per le aziende e un’aliquota minima garantita. Se ne parla da anni, ormai, ed è di fatto ciò a cui ci si riferisce quando si invoca una “unione fiscale”. Bene: ora Francia e Germania decidono di muoversi in quella direzione anche per dotare il bilancio europeo, quello che dovrà alimentare in buon parte il Recovery Fund, di risorse proprie.

E che fanno, allora, i sovranisti nostrani? Quelli che hanno sempre sbraitato contro la concorrenza sleale dei paradisi fiscali, che dicono oggi? Esultano? Macché. Giorgia Meloni, che un mese fa invocava “subito sanzioni contro i paradisi fiscali interni all’Ue, a cominciare dall’Olanda”, si lamenta perché a decidere sono sempre e solo Merkel e Macron. Il dieci aprile scorso scriveva: “Basta con i parassiti che si nutrono della nostra ricchezza e del nostro lavoro”, riferendosi al governo olandese. Oggi protesta perché “in Europa comanda l’asse franco tedesco”. Matteo Salvini, altro ferreo oppositore dell’Olanda e del suo dumping fiscale, pure lui pensa bene di insistere solo sulla lamentela per cui “in Europa decidono tutto Merkel e Macron”. Non una parola sul merito delle riforme fiscali proposte.

E perfino Carlo Calenda, nel ruolo di barricadero lib-dem, si trova a fare i conti con le sue contraddizioni. La sua battaglia contro le diseguaglianze fiscali interne all’Unione è di lunga durata. E ancora il 28 marzo scorso tuonava: “Dico da sempre che l’Ue si costruirà veramente solo quando sbatteremo fuori i paesi dell’EST e prenderemo per i cosiddetti Olanda, Irlanda e c.”, cioè appunto i cosiddetti paradisi fiscali. “Per farlo – proseguiva il leader di Azione – serve che la Germania decida di fare il grande paese. Fino ad oggi non è stato cosi”. Ecco. Ieri la Germania lo ha fatto, o c’ha provato, insieme alla Francia: indicare una direzione all’Europa e – sia pure senza “prendere per i cosiddetti” Olanda e Irlanda – proporre una riforma che vada verso un’unione fiscale equa. Ma Calenda come ha commentato, stamane? “Da Europeista convinto trovo inaccettabile che Francia e Germania, bypassando la Commissione UE, definiscano un ammontare (basso) per il Recovery Fund e le sue modalità di funzionamento. Così non va”. Vabbè.

 

Assemblea dei giornalisti di Repubblica

maggio 19, 2020

 giornalisti di Repubblica, riuniti in assemblea a seguito dei servizi pubblicati sul caso Fca, ritengono che occorra la massima cautela e un surplus di attenzione quando si trattano argomenti che incrociano gli interessi economici dell’azionista. Il patto che il nostro giornale ha stretto 44 anni fa con i suoi lettori è quello dichiarato dal fondatore Eugenio Scalfari nel suo primo editoriale del 1976: “Repubblica è un giornale indipendente ma non neutrale”. Che significa libero da qualsiasi influenza che non sia garantire una informazione di qualità, autonomo nella lettura di ciò che accade in Italia e nel mondo, con una precisa collocazione politica. Valori in cui la Redazione si riconosce ancora oggi e che continuerà a difendere da qualsivoglia ingerenza, interna ed esterna.

L’assemblea respinge infine gli attacchi, spesso interessati, che tentano di attribuire al giornale, in questa nuova fase, manovre politiche di parte, legate agli interessi dell’editore, e respinge il tentativo di accreditare uno snaturamento dell’identità democratica e progressista della testata.
Per queste ragioni l’assemblea dei giornalisti si impegna a vigilare sull’autonomia e l’indipendenza di Repubblica.

Da Repubblica On Line del 19 Maggio 2020

Giancarlo Garro

Un Appello che raccoglie grande Consenso

maggio 3, 2020

Se un appello raccoglie grande consenso

 

Norma Rangeri

EDIZIONE DEL 03.05.2020

PUBBLICATO 2.5.2020, 23:59

Venerdì, Primo Maggio, sul sito del manifesto è stato pubblicato un appello firmato da insegnanti, medici, baristi, preti di frontiera, a sostegno del governo “giallorosso”. Nessuno di noi poteva immaginare che avrebbe raccolto un enorme interesse tra le lettrici, i lettori e i simpatizzanti del nostro giornale con migliaia di adesioni in più che si sono poi aggiunte.

Come si può spiegare un tale consenso? Probabilmente con il sostegno di una larga parte dell’opinione pubblica verso l’azione antiCovid messa in campo dal governo Conte. Anzi, è probabile che senza questo background politico-sociale l’appello non avrebbe avuto un ascolto così rilevante.

I firmatari puntano il dito sull’attacco mediatico, pressoché unanime, rivolto al modo in cui è stata affrontata la tragica emergenza sanitaria del paese. Di cui, viceversa viene riconosciuta “la prudenza” e “il buon senso”.

Distinguiamo: le critiche all’attacco mediatico, strumentale e con personaggi (da Renzi a Salvini) che se ne fanno interpreti, non significa che non si possano e non si debbano discutere le priorità economico-sociali e gli strumenti normativi messi in campo, come del resto invitano a fare le migliaia di firmatari.

O che il governo Conte sia il migliore dei governi possibili. Un esercizio di critica, e di proposta, che del resto quotidianamente vive sulle nostre pagine.

Noi abbiamo fatto una battaglia, l’anno scorso, molto dura, per evitare di andare alle elezioni e consegnare il paese in mano ai fascisti e alle destre. L’alternativa era una sola: un governo Pd-5Stelle, allargato a sinistra con Leu e a destra con Italia Viva.

Dopo quasi dieci mesi, questa maggioranza ha mostrato potenzialità e limiti di cui discutere.

Sapendo però che una crisi oggi avrebbe due conseguenze: o un governo di emergenza nazionale sostenuto da poteri forti (e a questo si sta lavorando con il consenso del mondo mediatico), oppure elezioni anticipate.

Ma c’è anche una vasta area nel paese che dice al governo di andare avanti. E noi vogliamo e dobbiamo tenerne conto.

Dal Manifesto

una nota di Fulvio Fabiani 2° Parte

maggio 3, 2020

Negli ultimi vent’anni il flusso migratorio è aumentato fortemente anche a cause di guerre nel medio oriente, in Iraq e Afganistan, da siccità e carestie dovute al clima, e anche dalla richiesta di braccia provenienti da Paesi Europei per scarsità nelle natalità e da un progressivo invecchiamento della popolazione.

Le analogie fra le due Globalizzazioni sono evidenti; innovazione tecnologica, apertura dei mercati e grande emigrazione.

Si caratterizzano anche per le diversità: nuovo il contesto geo politico, economico, nuovie localizzano all’estero, trovando il costo del lavoro basso e senza tutele istituzionali e sindacali. mettendo in concorrenza i salariati dei paesi emergenti contro quelli dei paesi più industrializzati.

Un altro aspetto fondamentale è stato anch’esso quello del flusso emigratorio nei paesi sviluppati, ha permesso agli imprenditori di fare grosse pressioni salariali, sulle condizioni di lavoro, sui sistemi di protezione sociale in Europa come in America. protagonisti come Cina e India e della nuova scienza che ha prodotto nuova tecnologica come informatica e la telematica.

Tutto questo provoca effetti diversi rispetto al passato: ad esempio le trasformazioni del mercato del lavoro stanno penalizzando i ceti medi; le nuove tecnologie stanno producendo benefici solo sulla fascia di popolazione più istruita e innovativa; infine, mentre con la prima globalizzazione si era avuta una progressiva diffusione del benessere, attestata anche dalla crescita dei consumi di massa, oggi il reddito è tornato a concentrarsi e vi è una forte crescita delle disuguaglianze.

Eppure, nonostante queste differenze, le reazioni al processo di globalizzazione sono molto simili.

La prima delle reazioni alla seconda globalizzazione è stata la richiesta di un freno all’integrazione e a regole dei mercati: fra le misure spesso invocate vi sono l’innalzamento di barriere doganali (ad esempio per frenare la concorrenza cinese) o l’introduzione di leggi finalizzate a vietare le forme di concorrenza “sleale”.

La reazione più forte è la stata la diffusione di movimenti detti “populisti” che hanno risposto con atteggiamenti xenofobi alla forte crescita del numero degli immigrati.

Infine, vi è stata una terza reazione, che è stata definita in vario modo il riemergere del nazionalismo.

La vittoria di Trump negli Stati Uniti è la prova della forza di questi processi.

In sostanza siamo di fronte alle stesse reazioni che si erano avute agli inizi del Novecento per effetto della prima globalizzazione.

Oggi la pandemia covid-19, passa fra diverse pandemie più o meno catastrofiche ma che hanno generato morti con effetti gravissimi sull’umanità: dalla Spagnola del 1918, all’influenza Russa del 1947, all’Asiatica del 1957, all’influenza di Hong Kong 1968, all’influenza Cina Russa del 1977, al covid-09 del 2009 nata negli Stati Uniti, all’Ebola del 2014 arrivando fino a oggi.

L’Organizzazione mondiale della sanità e nata proprio da questi eventi H1N1 nel 1952 per vagliare,esaminare e combattere le problematiche dei Virus, ma lo sforzo prodotto dalla scienza non ha mai trovato l’energia politica-economica da affiancare nella battaglia contro le pandemie.

Per non parlare di altre gravi malattia presenti e vive nel mondo come: Febbre Gialla, Febbre di lassa, vaiolo delle scimmie, listeriosi, colera, morbillo e malaria che uccidono anch’esse ferocia mente.

Il covi d-19 a dato al mondo un segnale forte, la Sanità non può essere solo un servizio di cura quando ti ammali, occorre rivedere tutti i processi di ricerca, di analisi, di prevenzione e di cura sviluppati in una Iper Sanità mondiale, dove tutti gli stati concorrano per un bene e una solidarietà mondiale dell’umanità.

Da qui può nasce il futuro? Quale sarà? Come noi sapremo investire i nostri risparmi e le nostre idee nella direzione di un progresso che vede l’uomo e la terra convivere uniti e strettamente insieme per non auto distrurgersi.

Seconda e ultima parte parte Fulvio Fabiani