Archive for the ‘Poesie’ Category

La bona famija

novembre 9, 2017

 

Mi’ nonna a un’or di notte (1) che viè tata (2)

se leva da filà, povera vecchia,

attizza un carboncello, ciapparecchia, (3)

e magnamo du’fronne (4) d’insalata.

 

Quarche vorta fàmo (5) una frittata,

che si la metti ar lume ce se specchia (6)

come fussi a traverzo d’un’orecchia:

quattro noce, (7) e la cena è terminata.

 

Poi ner  mentre ch’io, tata e Crementina

seguitamo  un par d’ora de sgocetto, (8)

lei sparecchia e arissetta (9) la cucina.

 

E appena visto er fonno ar bucaletto, (10)

‘na pisciatina, ‘na sarveregina, (11)

e, in zanta pace, ce n’nnàmo a letto.

 

Giuseppe Giovachino Belli

 

Note:

  1. a un’or de notte                  un’ora dopo l’Ave Maria
  2. tata                                        mio padre
  3. ciapparecchia                     ci apparecchia
  4. du’ fronne                            due foglie
  5. se famo                                 ci facciamo
  6. se, specchia                          è trasparente
  7. noce                                       noci
  8. sgoccetto                               seguitare a parlare
  9. arisetta                                   rassetta
  10. bucaletto                                piccolo boccale
  11. sarvereggina                         un<Salve Regina>.

 

 

Annunci

La lavannara zoppicona (1)

ottobre 31, 2017

 

Voi me guardate ste scarpacce rotte;

eh, sora sposa mia, stateve zitta

che ciò (2) un gelone ar piede de man dritta (3)

che nun me fa requia (4) manco la notte

 

Io ciò messo ajo (5) pisto, io mela cotte,

io sego, io piscio callo,(6) io sarvia  fritta!…

Mo(7) non ce spero più, sora Giuditta

sin che l’inverno non ze va a fa fotte.

 

Dice: “E tu non gira,” Belli conziji!

Si, stamo a casa : eppoi? come se spana.(8)

che abbusco?(9) un accidente che je piji?

 

Ma cazzo! a ne chi me ce va in fontana?(10)

Che me ne dà pe mantenè li fiji?

Campo d’entrata io?(11) fo la puttana?

 

 

Giuseppe Giovachino Belli

 

 

  1. La lavannara zoppicona                      La lavandaia claudicante
  2. ciò                                                              ho
  3. man dritta                                                 il piede destro
  4.  nun me fa requia                                    non mi da requie
  5. messo ajo pisto                                          aglio pesto
  6. io piscio callo                                             io urino caldo
  7. mo                                                                adesso
  8. come se spana                                            come si tira avanti
  9. che abbusco                                                che guadagno
  10. chi me ce va in fontana                             lavatoio
  11. mantenè                                                        mantenere

L’upertura der Concrave (1

ottobre 28, 2017

 

Senti, senti Castello (2) come spara!

Senti Montecitorio come sona!

E’ segno ch’è finita sta cagnara

e ‘r Papa novo già sbenediziona. (3)

 

Be’? che Papa avremo? E’ cosa chiara:

o più o meno, la solita canzona.

Chi vòi che sia? Quarch’antra (4) faccia amara,

compare mio, Dio ce la manni bona.

 

Comincerà cor fa arida li pegni,(5)

cor rivotà (6) le carceri de ladri,

cor manovrà li soliti congegni

 

Eppoi, dopo tre o quattro sittimane,

sur fa de tutti l’antri Santi-Padri,

diventerà, Dio perdoni, un cane.

 

Giuseppe Giovachino Belli

Note

  1. der Concrave                          – l’apertura del Conclave
  2. senti Castello                           – Castel San’Angelo
  3. sbenediziona                           – impartisce le sue benedizioni
  4. Quarch’antra                           – qualche altra
  5. Arida li pegni                           – restituisce gli oggetti impegnati abbonando il denaro  dovuto
  6. cor rivotà                                   – rivuotare,concedere l’amministia

Er ciàncico (1)

ottobre 26, 2017

 

A dà retta a le ciarle der Governo,

ar Monte nun c’è mai mezzo baiocco

je vienissi accusì, sarvo me tocco,

un furmine pe fodera d’inverno!

 

E accusì Cristo me mannassi un terno,

quante gente ce campeno a lo scrocco:

cose, Madonna, d’agguanta un batocco

e daje in culo sin ch’inferno èinferno.

 

Qua magna er Papa, magna er Zegretario

de Stato, e quer d’Abbrevi e’r Cammerlengo,

e’r Tesoriere, e’r Cardinal Datario.

 

Qua ‘gni prelato ch’ha la bocca, magna:

qua….. inzomma dar più merda ar majorengo

strozzeno  tutti-quanti a sta cuccagna.

 

Giuseppe Giovacchino Belli

 

Note:

  1. Er ciàncico         –       masticare, nel senso di mangiare a spese d’altri
  2. Er Monte             –       nella casse dello Stato
  3. Sarvo me tocco  –        forma di scongiuro
  4.  Mannassi           –        mandasse
  5.  Batocco              –         batacchio
  6.   Daje                   –         dargli
  7.   Quer d’Abbrevi-        il card. Cancelliere che stendeva in latino i <brevi>, le bolle
  8.    Datario             –         il segretario della Dataria Apostolica, cui spettava

concedere dispense.

9.    Majorengo        –        maggiorente

10     Strozzeno         –        si ingozzano

 

Er ciàncico (1)

ottobre 16, 2017

 

A dà retta a le ciarle der Governo,

ar Monte (2) nun c’è mai mezzo baiocco (3).

Je vienissi accusi, sarvo me tocco (4),

un furmine pe fodera d’inverno!

 

E accusì Cristo me mannassi (5) un terno,

quante gente ce campeno a lo scrocco:

cose, Madonna, d’agguantà un batocco (6)

e daje in culo sin ch’inferno è inferno,

 

Qua magna er Papa, magna er Zagradario

de Stato, e quer d’Abbrevi e’r Camerlengo,

e’r Tesoriere, e’r Cardinal Datario.

 

Qua ‘gni prelato ch’ha la bocca, magna:

qua…. inzomma dar più merda ar majorengo (7)

strozzano tuti-quanti a sta cuccagna.

 

Giuseppe Giovachino Belli

Roma, 27 novembre 1830

*******

(1) Er ciancico –           mangiare a spese d’altri

(2) ar Monte –              nella casse dello Stato

(3) baioccho –               soldo, lira.

(4) sarvo me tocco-     forma di scongiuro

(5) mannassi   –            mandasse

(6) batocco       –            batacchio

(7) majorengo  –            maggiorente

Er caffettiere fisolofo

ottobre 13, 2017

 

L’ommini de sto monno so l’istesso

che vaghi de caffè ner macinino:

ch’uno prima, uno dopo, e un antro appresso,

tutti quanti però vanno a un distino.

 

Spesso muteno sito, e caccia spesso

er vago grosso er vago piccinino,

e s’incarzeno tutti in zu l’ingresso

der ferro che li sfragne in porverino.

 

E l’ommini accusi viveno ar monno

misticati per mano de la sorte

che se li gira tutti in tonno in tonno;

 

e movennose ognuno, o piano, o forte,

senza capillo mai caleno o fonno

pe cascà ne la gola de la morte.

 

Giuseppe Giovachino Belli

Roma, 22 gennaio 1833

 

Li morti de Roma

ottobre 10, 2017

 

Quelli morti che sò  de mezza tacca

fra tanta gente che se va a fa forte,

vanno de giorno, cantanno a la stracca,

verso la bùcia che se l’ha da ignotte.

 

Qull’antri, in cammio, ch’hanno la patacca

de signori e de fiji de mignotte,

sò più ciovili, e tiengono la cacca

de fuggì de notte.

 

C’è poi ‘na terza sorte de figura

‘n’antra specie de morti, che cammina

senza moccoli e cassa in zepportura.

 

Questi semo noatri, Crementina,

che cottivati a pesce de frittura,

ce butteno a la mucchia de mattina.

 

Roma, 21 gennaio 1833

 

Giuseppe Gioachino Belli

Un ricordo di Silvio Ascoli

marzo 29, 2014

SILVIO ASCOLI

(cliccare sopra l’articolo)

Da Notizie Olivetti del 1 febbraio 2014

*****

Su CATEGORIE  “poesie” troverete tutte le sue opere.

LI CONZIJI DER MAGO SIRVIAN

dicembre 28, 2013

“Trovateve da fa’”, “nun v’abbacchiate”,
“nun state co’ le mano ne le mano”,
“che ce vòlete fa’ vie’ da lontano
‘sta crisi che v’angustia le giornate!”

‘Sta sorta de bonissimi conziji
er Mago li dispenza a piene mani
a li disoccupati che domani
nun ponno fa’ magna’ manco li fiji.

Le conoscemo ggià ‘ste frasi mosce
che er potente regala ar disperato:
Maria Antonietta ce l’ha già inzegnato
“Nun ce sta pane? Magnate le briosce!”

S.A.

SETTANTA…E PIU’

dicembre 23, 2013

Settanta, ottanta, oppuramente cento?
Me svejo la matina e…so’ contento!
Tu dichi: “ma de che? Ma sei incoscente?
Nun te n’accorgi che nun servi a gnente?

Te sbaji amico, è lunga la giornata,
statte sicuro ch’è ‘na faticata:
va a fa’ la spesa, traffica ‘n cucina
e t’è passata già mezza matina!

“Papà, io scappo, c’è da annà a la Posta”
(ce sta la fila, manco a fallo apposta)
“La lavatrice papà! Manna er bucato!
co’ tutto ‘sto da fa’, me so’ scordato!”

Poi cori a scola a prenne li nipoti,
prepara er pranzo (gnente tempi voti)
“Nonno m’aiuti? Ciò da fa’ er probblema!
Finito quello ce sta pure er tema.”

Arivo a sera che so’ sconocchiato,
me sto a fà er mazzo mo’ più che ‘n passato,
ma abbasta ‘n bacio oppuro ‘na risata
e me pesa de meno, la giornata.

Silvio Ascoli