Archive for the ‘Politica’ Category

Alleanze e Programmi

luglio 8, 2017

Nella recente direzione del Partito democratico alcuni hanno incentrato il dibattito sulle possibili alleanze da perseguire per le prossime elezioni politiche, in particolare con quell’area di sinistra ancora indefinita e frammentata, dove le idee sono molte e anche molto confuse.Certamente questo è un argomento che prima opoi il Partito si dovrà porre, ma in questo momento, a mio modo di vedere lo ritengo prematuro e poco avvincente per la pubblica opinione.Ancora incerto è il sistema elettorale che dovrà essere praticato: Mattarellum.con premio di maggioranza,proporzionale puro, proporzionale con ipotesi di premio parziale per una lista o per una coalizione, in sostanza nulla di certo e molta confusione dove ogni forza politica tira dalla sua parte secondo la propria convenienza.Nell’ultima manifestazione di piazza le cosidette sinistre quali proposte hanno avanzato per un eventuale governo del paese?non c’e accordo tra loro:Pisapia, Bersani, Fratoianni,Fassina sembrano tanti partitini diversi alla ricerca di una politica di Sinistra più di nostalgia che di sostanza con i gravi problemi da affrontare in un mondo convulso e instabile e una comunità Europea tutta rinchiusa dentro i confini dei singoli stati incapace di esprimere una politica comune sulla grave crisi epocale di una immigrazione straripante che proviene dai paesi mediorietali e Africani.Il Partito Democratico deve ritornare tra la gente, deve esprimere proposte di governo del paese, deve rispondere alle molte domande ancora inevase, deve dare al Paese una visione di sviluppo possibile verso le aree più emarginate e promuovere una crescita duratura nei settori economici e produttivi, con programmi credibili basati su coperture certe e non fantasie demagogiche, che possano portare consenso nell’immediato ma che poi si perdono nella reale praticabilità dell’azione di governo.

Giancarlo Garro

I risultati delle elezioni Amministrative

giugno 15, 2017

A proposito delle elezioni di domenica su chi ha vinto e chi ha perso :

Basta guardare i numeri: il centrosinistra ha preso il 37,2% dei voti

 

Ogni ragionamento politico è lecito, intendiamoci. Però poi ci sono i numeri. E’ solo per una semplice operazione-verità che riportiamo due tabelle di You Trend dalle quali è difficile trarre la conclusione che il Pd e il centrosinistra siano andati male, o, come ha detto un Beppe grillo in versione politologo che “Renzi ha perso”.

Ecco la nota riassuntiva delle percentuali. Come si vede, il Pd (centrosinistra, cioè liste unitarie o civiche appoggiate dal Pd) è il primo partito con il 37,2%.

Dunque, il Pd (centrosinistra) ha già conquistato 26 sindaci, e va al ballottaggio in 45 città in testa e in 39 in seconda posizione.

Giusto per chiarire le idee a Grillo, che ha preso il 9,4%, nessun sindaco e va al ballottaggio in una città in testa e in 7 in seconda posizione: è facile, basta leggere i numeri.

 

Da L’Unità del 13-6-17

 

 

Gli effetti Collaterali

giugno 4, 2017

In questi giorni si discute molto sulle ipotesi di intesa dei quatro maggiori partiti sulla nuova legge elettorale, che a quanto si apprende, dovrebbe essere di tipo proporzionale con collegi ridotti, con sbarramento di ingresso al 5% ma senza premio di maggioranza. Se queste dovessero essere le ipotesi definitive, sorgono immediatamente alcune domande:Chi governerà il paese se uscirà dalle urne un risultato pressochè paritario tra le principali forse politiche?Ammesso che il Pd sia il primo partito con una percentuale poco superiore al 30% che tipo di alleanze dovrà perseguire per garantire una governabilità forte e autorevole?se dovessero prevalere i Beppestrilli, che Dio ce nescampi e liberi,con chi potranno allearsi per raggiungere una maggioranza possibile per governare il nulla?Forse la lega?ne vedremmo delle belle, Salvini e Il Maionese alle prese con la finanziaria e con l’Europa di una Merkel sempre più forte dal consenso crescente, visti i recenti risultati amministrativi in alcuni Land Tedeschi.Un centro-Destra ancora diviso quali garanzie potrà dare al Paese alle prese con la sclerotica leaderschip del cavaliere non più in sella al cavallo bianco ma ancora in grado di attrarre consenso dagli ultimi rimasti.E’ fuori di dubbio che con la bocciatura delle riforme costituzionali il Paese a fatto un passo indietro, è tornato alla melassa della prima repubblica, ma questa volta non per volontà del potere aggrappato alle poltrone ma per volontà popolare influenzata da un blocco conservatore di cui abbiamo in precedenti scritti ampiamente parlato, quella congrega di forze politiche eterogenee dall’esterma destra a l’estrema sinistra con la ciliegina dei populisti pentastellati e leghisti che hanno voluto un paese nuovamente bloccato e impantanato che gli mantenga la sussistenza imbarazzante del potere  delle minoranze.Comunque malgrado il danno arrecato è necessario prendere atto della situazione con molto relismo e fare in modo che dalle aule parlamentari esca una nuova legge elettorale che sia in grado di dare al paese un vincitore certo e un governo stabile. Per questo il  compito che ha il Partito Democratico, in questo contesto, è quello di esprimere tutta la sua capacità politica di correggere storture ed eventuali effetti collaterali negativi che possano nascere da una legge non chiara negli intenti e negli obiettivi, ma questo solo non è sufficente a dare governabilità, è utile una azione più incisiva tra la gente, azione politica su fatti e cose concrete per dare risposte alle aspettative, in sostanza a prescindere da una buona legge elettorale, prima di tutto le elezioni bisogna vincerle con ampio margine che possa garantire governi stabili privi di compromissorie alleanze.

Giancarlo Garro

La Deriva

maggio 27, 2017

Che cosa è e rappresenta articolo uno Mdp?quale sinistra propone?, che visione ha del mondo di oggi?Io credo che la sua marginalità stia prendendo sostanza come un movimento copia di qualc’un altro. Le sue posizioni non sono cambiate dalla sua uscita dal Pd, non propone nulla non ha una strategia di medio-lungo respiro,si limita ancora ad una opposizione sterile del no speudo grillino, dove l’originale lo supera di granlunga, rischia l’ennesima crescita di un cespuglio in mezzo a tanti con una vena neogruppettara fuori dal tempo.Non riesco a comprendere come personaggi di così lunga esperienza e militanza politica proveniente da una grande scuola , non riescono a comprendere il limite senza sbocchi di atteggiamenti politici sterili,caratteristici di movimenti a noi estranei per tradizione e cultura dove destra e sinistra si mischiano in una melassa informe dei no dettati solo da maldipancia inconsapevoli.Atteggiamenti, i loro che non sono tipici di una sinistra di proposta riformista e di governo.non alimentano dibattiti, non suscitano capacità e voglia di discutere su temi cruciali del nostro tempo:assetti economici,migrazione,ambiente,sviluppo delle aree depresse del pianeta, soluzioni e proposte per frenare migrazioni bibbliche da terre martoriate da anni da guerre e genocidi di migliaia di essere umani.In sostanza una totale assenza di proposta strategica che possa aggregare un’area di grande sinistra capace di cogliere il disagio di centinaia di migliaia di persone oggi preda del populismo becero e nullafacente del firmamento stellato dell’ignoranza.Ancora una volta stiamo assistendo a fallimenti clamorosi della sindrome frazionistica della sinistra Italiana, che tanto danno ha creato al riformismo nel nostro Paese, che tanto ha favorito la resurrezione di “dame e cavalieri”e di “masanielli dell’ultima ora coperti da mantelli e bacchette magiche da mago imbonitore del no a tutto e tutti.Si intravede con preoccupazione la solita inconsistenza e incapacità di cogliere il tempo che corre, non facendo nulla per capire dove sta andando il mondo, come una nave senza guida destinata ad una inesorabile deriva.

Giancarlo Garro

Vaccinate La Raggi

maggio 21, 2017

La sindaca di Roma Virginia Raggi (S) e l’atleta paraolimpica Bebe Vio in Campidoglio durante la premiazione per il progetto educativo ”Una vita da social”, Roma, 17 maggio 2017. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Io credo che la ricerca medico-scentifica debba concentrarsi per i prossimi anni nella sperimentazione di un vaccino, a mio avviso molto importante per tutto il genere umano, che è quello contro la stupidità e l’ignoranza.Tale rimedio solleverebbe l’umanità da drammatiche epidemie, come cretineria comparata, cecità situazionale,mal di pancia politico istituzionali, che possono causare dissenterie politico sociali di lungo periodo con ritorni verso populismi da medio evo.”Dagli all’untore,”gridavano gli appestati di Milano nell’epidemia del 1630 che diffondono  alchimie malsane e infettano la città seminando morte e spasmi alla povera gente.Corri,Corri untorello, scappa, gridavano a Renzo Tramaglino, ma sappiamo tutti che gli unguenti non hanno mai appestato nessuno, come non esiste nessuna certezza scentifica dei danni collaterali causati da vaccini che possano salvaguardare milioni di bambini da terribili malattie infettive.La cosa assurda di tutta questa faccedda  è che se ne fa un opinione politico- ideologica basata sul nulla, insinuando paure che scavano nell’ignoranza del popolo pecora che si allinea al “pastore sedicente Francescano dello strillo dagli all’untore. per questi plausibili motivi consiglierei agli stellati del firmamento dell’ignoranza di promuovere una vaccinazione di massa di tutti i suoi aderenti sperando che il vaccino della razionalità e della ragione faccia il suo miracolistico effetto.

Giancarlo Garro

Il Giullare del Fascismo moderno

maggio 9, 2017

La toga del santone come quella di un mago, manca la palla di vetro dove può prevedere il programma del suo governo,lancia anatemi di sventura per il popolo Francese che ha scelto la razionalità nell’innovazione,vede complotti e massonerie occulte ovunque, in sostanza la solita farneticazione strillina verso una platea delirante in attesa della buona novella.Tutta la destra Italiana giudica il risultato delle elezioni Francesi con guaiti sopra le righe, senza un minimo di razionale analisi di quello che è successo.

Qualche considerazione sul risultato delle elezioni in francia

A mio incompleto e modesto parere, per quello che si legge sulla stampa, il Fenomeno di Macron è l’espressione di un nuovo modo di concepire il riformismo liberale di sinistra. Dalle dichiarazioni di una autorevole giornalista Francese questo fenomeno viene analizzato con dovizia di argomenti e di analisi convincenti della situazione attuale della nazione Francese.Il superamento dei vecchi stereotipi Ideologici, che hanno cancellato, nell’immaginario collettivo i vecchi schemi dei partiti del novecento ingessati e rivolti al passato. Forse è questa la nuova sinistra dei notri tempi?Naturalmente è tutto da verificare, è simile e paragonabile al nostro Leader Italiano?ritengo che sia ancora presto per fare paragoni o similitudini,ma una cosa è certa sta nascendo un modo nuovo di concepire la politica oltre le idoelogie,un modo di capire dove sta andando il mondo e come poter gestire processi che stanno modificando un epoca.

Giancarlo Garro

Dibattiti: Uno scritto che condivido

maggio 7, 2017

In questi lunghi anni di militanza politica, abbiamo vissuto un pezzo di storia Italiana, abbiamo visto la sconfitta del terrorismo, abbiamo assistito ad una crisi politica e istituzionale nei primi anni novanta senza precedenti, il crollo del muro di Berlino, il disfacimento dell’Unione Sovietica, la multipolarizzazione del mondo dove tutti i vecchi riferimenti di assetto internazionale sono stati sconvolti, dove tutti noi come se ci fossimo risvegliati da un mondo bipolare  e nel nostro paese da una democrazia monca bloccata dalle logiche di schieramento. Ci siamo improvvisamente ritrovati in un epoca nuova dove le nostre certezze sono state spazzate via da un mondo in profonda trasformazione, dove le dottrine filosofiche dell’ottocento non hanno più trovato agibilità politica divenendo elementi di ricerca storica e non di pratica di vita per milioni di esseri umani. In tutto questo la nostra fede politica ha avuto momenti di incertezza, ma non ha mai percoso strade avventuriste, non ha mai esercitato strappi sostanziali è stata sempre con le idee e piedi ben ancorati alla realtà, è stata come una lunga marcia alla ricerca di nuovi orizzonti capaci di dare dignità ad un epoca piena di contraddizioni, dove tutto viene sperimentato, dove esige, capacità di lettura per nuove risposte che la politica deve dare a mutate esigenze: di Lavoro, di economia, a ceti sociali indefiniti senza riferimenti certi di appartenenza, ad una capacità di reinventare politiche di una sinistra nuova, dove il passato debba servire come esperienza e non come una nostalgica rivisitazione.Per tutte queste brevi riflessioni, anche incomplete, che condivido pienamente la lettera al “caro compagno” che è per noi e lo sarà sempre un punto irrinunciabile di riferimento di etica e prassi politica, per quello che è stato nel passato ma soprattutto, in funzione di quel passato quello che rappresenta per il presente.

Giancarlo Garro

Lettera ad un Caro Compagno

maggio 7, 2017

Caro Ennio,compagno di una vita;ti ricordi s.saba nel 1989,quando tutti noi aderimmo alla svolta della Bolognina senza bisogno di farne oggetto di profonde riflessioni;lo facemmo perchè credevamo tutti che il tempo fosse maturo e che la svolta fosse l’unico modo per chè il Pci sopravvivesse a se stesso.
Eppure Natta definì il comportamento di Occhetto”un seme nella vita del partito che può essere velenoso”;Occhetto sosteneva la discontinuità;dalla segreteria si dimisero tra gli altri:Napolitano,Macaluso,DiGiulio,Pecchioli Reichlin ed altri,perchè,dissero,volevano favorire un ricambio generazionale.
Tutta la svolta,essiccata al massimo da tutti i discorsi pleonastici e verbosi,sosteneva “quanta democrazia può contenere il capitalismo”,perchè è quella strada che avevamo scelto.Pure allora subimmo una scissione;alle votazioni del 1992 prendemmo un misero 16%,Occhetto non venne eletto segretario con una trappola che ricorda i 101 di Prodi.
E allora perchè definisci “magliari”come il film di Francesco Rosi del ’59,anche gli attuali dirigenti del Pd?forse lo sono tutti i gruppuscoli a sinistra perchè vogliono smerciare stoffe fallate e vecchie e improponibili,ma Renzi?che c’entra?parliamo degli errori fatti e siamo d’accordo,ma adesso perchè non ci convince quello che ci convinse nell”89?
Ti saluto con affetto
Umberto

Dibattiti

maggio 2, 2017

Si sta discutendo il sistema elettorale : sembra quasi che sia una perdita di tempo, Maggioritario, proporzionale, preferenze, capolisti bloccati ….. Con il sistema elettorale americano, in Francia avrebbe vinto Le Pen … E col sistema elettorale francese avrebbe vinto la Clinton .. riflettere please !

 

E ora saremmo qui a fare commenti ben differenti, dice l’Economist

L’Economist ha pubblicato un breve articolo per spiegare che se la Francia utilizzasse il sistema elettorale degli Stati Uniti per scegliere il proprio presidente, la candidata del partito di destra radicale Marine Le Pen – che al primo turno è arrivata seconda – molto probabilmente avrebbe vinto. L’esperimento dell’Economist serve a dimostrare come l’esito di un voto dipenda moltissimo dal sistema elettorale, e così anche le riflessioni conseguenti: così come la vittoria di Trump è stata descritta come un trionfo, nonostante Trump abbia preso quasi tre milioni di voti in meno di Clinton, in Francia senza spostare un voto un sistema elettorale diverso avrebbe fatto parlare di “marea populista” (rappresentata da Le Pen) invece che di “rinascita del centrismo” (rappresentato da Macron).

Dopo il primo turno delle presidenziali francesi, diverse analisi hanno mostrato come la Francia sia stata divisa in due dal risultato: Marine Le Pen ha vinto nettamente nei comuni che hanno meno di 20 mila abitanti; Emmanuel Macron è andato benissimo nei comuni con più di 100 mila abitanti e in particolar modo a Parigi. C’è dunque stata una frattura tra la Francia rurale e periurbana e la Francia urbana. Questa distribuzione del voto corrisponde anche ad aree geografiche ben precise: Macron (nella foto qui sotto in giallo) ha ottenuto i migliori risultati nelle aree urbane e ha superato il 30 per cento dei voti in tre dipartimenti metropolitani: Ille-et-Vilaine, Hauts-de-Seine e Parigi. In generale Macron è andato bene nelle zone a ovest del paese e meno bene nelle aree sull’arco che si affaccia al Mediterraneo, dove Le Pen (in nero) ha invece raccolto il maggior numero di consensi. Il Front National si è confermato nel nord-est, nel centro e nel sud-est della Francia, ma non altrettanto bene nelle principali città di queste stesse zone.

 

Il sistema elettorale con cui si sceglie il presidente della Francia è molto semplice: le votazioni si svolgono in due turni e se al primo primo nessuno ottiene il 50 per cento più uno delle preferenze, si passa al secondo turno a cui accedono i due candidati più votati. Nel ballottaggio il più votato viene eletto presidente. Il risultato è dunque basato su un’elezione diretta e un parametro quantitativo puro: non contano né le regioni né i dipartimenti in cui è diviso il paese, né quanto queste stesse zone siano popolose.

Negli Stati Uniti – che sono un paese federale diviso in 50 stati – alle elezioni presidenziali ogni stato esprime invece un numero di “grandi elettori” che è pari alla somma dei suoi deputati e dei suoi senatori. Poiché questo numero dipende dalla sua popolazione, la stessa cosa vale per i grandi elettori: gli stati più popolosi esprimono più grandi elettori degli altri, e li assegnano a un candidato o all’altro con sistema maggioritario e non proporzionale. In ogni stato, chi prende un voto in più si prende tutti i grandi elettori. L’elezione del presidente degli Stati Uniti quindi è indiretta: conta vincere soprattutto in alcuni stati più che in altri.

Ovviamente il sistema elettorale determina le strategie dei candidati, che con sistemi diversi avrebbero adottato strategie diverse, ma è un fatto che la stessa distribuzione di voti può dare risultati molto diversi secondo il sistema con cui viene interpretata e tradotta in seggi. L’Economist ha immaginato che le 18 regioni in cui è divisa la Francia (13 nella Francia metropolitana e 5 d’oltremare) fossero degli stati federati, che ciascuno esprimesse due senatori come negli Stati Uniti e che l’Assemblea nazionale avesse 157 deputati (facendo una proporzione tra i 435 deputati statunitensi per 50 stati). In base a questo ipotetico sistema, Macron (che al primo turno ha ottenuto il 24,1 per cento dei voti) e Le Pen (21,3 per cento) sarebbero finiti con 90 “grandi elettori” ciascuno. Nel sistema americano se nessun candidato ottiene la maggioranza assoluta dei grandi elettori, la Camera dei Rappresentanti sceglie il presidente in base a un voto per stato. Secondo questo sistema il candidato vincente potrebbe non essere il favorito dalla maggioranza degli elettori che ha espresso il voto. In Francia Le Pen ha vinto in otto regioni contro le sei di Macron, e in tre delle quattro regioni rimanenti la candidata del Front National è arrivata prima di Macron: Le Pen dunque con ogni probabilità avrebbe vinto.

 

Facendo l’esperimento contrario dell’Economist, le conclusioni restano invariate: nel novembre del 2016 Hillary Clinton ha perso contro Donald Trump, ma ha ottenuto complessivamente oltre due milioni di voti in più, pari a circa l’1,6 per cento dei voti totali. Con il sistema elettorale francese avrebbe vinto.

 

Dal POST (sito) del 1-5-17

Fabio Fabiani

 

Un PD verso il futuro

maggio 1, 2017

Due milioni di votanti, oltre sessantamila volontari che hanno messo in moto la macchina organizzativa del Partito Democratico,il risultato che ne è uscito da queste consultazioni,di un segretario eletto con il 70% dei voti, hanno realizzato le premesse del partito nuovo, di una sinistra profondamente riformista moderna, che guarda ad un mondo in continua trasformazione senza negare i complessi problemi da affrontare in un contesto politico riportato indietro dopo la sconfitta del referendum costituzionale.Il popolo che si è recato alle urne ha dato un segnale chiaro e inequivocabile contro le guerre civili fredde che hanno funestato in questi ultimi anni i vertici del partito, IL numeroso popolo che si è messo in fila davanti ai seggi con le schede elettorali in mano ha dato un netto taglio alle disfide insensate, non fatte di idee per costruire, ma per demolire leaderschip ritenute illeggittime, a detto un no forte e potente alle scissioni dettate solo da interessi personali e di potere senza proposte concrete per una vera alternativa,un popolo, come ha dichiarato Matteo Renzi nel suo discorso di insediamento,che combatte il populismo con il voto reale di persone in carne ed ossa invece dei klic virtuali di una evanescente e inconsistente democrazia del web. Il partito sarà pronto per le sfide che lo attendono?Un segretario con un consenso così forte dovra essere in grado di aprire e di unire le forze sane del paese, il partito sarà in grado, se ritorna nelle piazze con i Gazebo parlando e ascoltando le istanze del popolo per ogni grado e livello sociale, di comprendere il malessere di una parte del paese che si aspetta risposte, ormai non più derogabili, di dare una visione di quale futuro dobbiamo costruire per le giovani generazioni.

Giancarlo Garro