Archive for the ‘Politica’ Category

Operazione verità

giugno 12, 2019

OPERAZIONE VERITA’ e PROPOSTE INNOVATIVE DEL PD DOPO LE ELEZIONI

 

 

Le elezioni europee del Pd ultime scorse hanno mostrato un modesto recupero del Pd rispetto a quelle

politiche dell’anno scorso. La trazione Zingaretti ha consentito un recupero significativo dei dissenzienti

di sinistra ed una pacificazione interna necessaria rispetto alla gestione muscolosa di Renzi.

Ricordiamo che a valle delle politiche del 2018 ci furono a tutti i livelli del Pd dichiarazioni di ‘’aver com-

preso i motivi della disaffezione elettorale’’ , peraltro senza mai dichiararli apertamente. L’unica cosa

citata è stata la scarsa attenzione alle periferie urbane, ma è stato chiaro a tutti che questa motivazione

era del tutto parziale ed insufficiente.

La gestione Renzi ha significato un cambio di passo ed una voglia di modernità di un partito ancorato a

schemi novecenteschi. La strategia generale che ha portato attraverso il negoziato con Berlursconi a

modifiche sostanziali ed innovative della costituzione`è stata un fatto altamente positivo, purtroppo

concluso drammaticamente dal referendum perduto.

Ripercorriamo però le tappe che lo hanno preceduto e che sono state la causa del disastro:

1 Elezione del presidente della Repubblica. Bocciatura di Prodi, a cui Renzi ha probabilmente contribuito.

Ma il vero errore è stato il rifiuto di Giuliano Amato, accetto a Berlusconi, che avrebbe consentito un

presidente bipartisan ed accettabile ad entrambe le parti. Non ci sarebbe stata la rottura con Berlusconi,

avvenuta con Mattarella, ed il successivo referendum costituzionale sarebbe passato certamente.

2 Il referendum perso contro tutti non poteva passare. Bastava guardare i numeri degli avversari

Da qui è cominciato il crollo della politica di Renzi.

3 La cosa assurda è però stata la cacciata di Ignazio Marino, che aveva vinto a mani basse. La politica di

Marino era stata una assoluta novità per Roma, ponendosi alla testa di un rinnovamento contro i

soliti ostacoli: Vigili urbani, Tassisti. Amministrazione comunale. Marino li aveva attaccati a muso duro.

Nel PD non è stata prodotta alcuna motivazione seria per il suo allontanamento, se non il brutto carattere

(in realtà ottima qualifica).

Il siluramento di Marino ha significato per i cittadini romani un disastro di cui continuano a pagare le

conseguenze e di cui Renzi è stato il principale responsabile.

4 La mancata capacità di trovare una soluzione condivisa con la sinistra del PD, e la formazione di LEU.

pur avendo alcune giustificazioni, ha causato una perdita di 3-4 punti percentuali inaccettabili.

Ricordiamo che Blair ha governato la Gran Bretagna per più di dieci anni, pur avendo all’interno del

Partito laborista una frazione importante di ultrasinistra.

Nel complesso Renzi pur avendo molte buone intuizioni, ha fallito nei passaggi cruciali(1-4). Un politico

veramente intelligente non avrebbe dovuto compierli!!Si è fatto guidare dal desiderio di stravincere ed

ha perduto tutto. E purtroppo noi con lui. Successivamente non ha dato l’impressione di aver capito affatto

la lezione. Quindi è risultato a posteriori ‘unfit’per governare.

CHE FARE ORA?

Una volta effettuata L”OPERAZIONE VERITA, occorre raccontare una storia che sia efficace ed attraente.

E nuova! Cominciamo col dare una priorità a quello che oggi ci manca.

L’urgenza primaria è quella della carenza di lavoro per i giovani ed i meno giovani che l’hanno perso.

Sono tanti! La disoccupazione giovanile supera il 30%. Mentre quella nazionale l’11%. La gente si è

espressa chiaramente: vuole lavoro e dignità, non assistenzialismo, che peraltro va fornito a chi è malato

o non è in condizioni di vivere accettabilmente con la sua famiglia.

Quindi ragioniamo al perché il lavoro si è perso . Abbiamo perso totalmente interi settori industriali, come il

tessile che in passato da solo impiegava un milione di dipendenti. La ragione principale è stata la GLOBALIZ-

ZAZIONE , che ha consentito a Paesi come la Cina , con un costo del lavoro unitario di manodopera di 1 euro

all’ora, di trasferire prodotti in tutto il mondo a costi finiti impossibili da essere bilanciati a livello nazionale.

Di conseguenza interi settori produttivi nei paesi occidentali sono stati cancellati. Ed il processo con la

Nuova Via Della Seta avrà una accelerazione. Un secondo motivo a livello europeo sono state le deloca-

Lizzazioni nell’europa dell’est, che hanno consentito la crescita economica di paesi come la Romania,

Bulgaria,Serbia, ecc.ma depresso zone produttive nel nostro paese.

Il verbo protezionista ben motivato e calibrato deve quindi essere utilizzato , naturalmente assieme ad altre

parole d’ordine di sinistra, come protezioni sociali, conservazione del Welfare, uso di leggi pensionistiche

sostenibili, protezione ambientale, ecc. Misure protezioniste come tassazione calibrata delle merci in

in ingresso UE, delocalizzazioni controllate con tassazioni mirate a punire le aziende che eccedono in questa

pratica. Non vedo perché dobbiamo accettare di importare milioni di auto dall’estremo oriente, quando

potremmo produrle qui da noi. Il consumatore italiano pagherà qualcosa di più per i beni prodotti in casa?

Non sarà un problema importante se si sarà dimostrato che il lavoro nazionale sarà ricresciuto ad un livello

corretto. Il Protezionismo non deve essere di destra e la Globalizzazione di sinistra. Sono categorie del tutto

superate. Quello che conta è risolvere i problemi reali in una maniera efficace e comprensibile.

Ing. Mario Bertaglolio

Annunci

Le Stelle cadenti

maggio 31, 2019

Tutti gli osservatori e commentatori, parlando e analizzando la debacle elettorale dei pentastelle hanno tutti posto l’attenzione verso gli errori fatti dal vicepremier Giggino nel condurre una campagna elettorale a dir poco da barricate quasi fossero ancora all’opposizione del governo di destra, che loro hanno assecondato e supportato in tutti i primi provvedimenti espressi dalla Lega tralasciando tutti i buoni propositi, anche se abbastanza velleitari, nella campagna elettorale delle politiche.La causa però della loro sconfitta limitata solo all’azione di governo, peraltro monopolizzata dal Salvini pensiero, non è sufficiente a far capire le ragioni di un drastico dimezzamento dei voti rispetto alle elezioni politiche di appena dieci mesi fa. A mio modo di vedere le difficoltà per il movimento sono iniziate molto prima, a cominciare dalla mala gestione di uno dei comuni più grandi d’Europa,la Capitale d’Italia.Incapacità, incompetenza precarietà di una giunta mai consolidata, scelte sbagliate nell’affidarsi a personaggi a dir poco ambigui e privi di scrupoli, hanno portato Roma al collasso e al degrado, in una città dove ormai non funzione quasi più niente nei servizi essenziali:Metropolitane che si bloccano. stazioni chiuse per interi mesi, causa crolli delle scale mobili,situazioni fallimentari delle maggiori aziende municipali, che se fossero private avrebbero già i libri in tribunale da un pezzo.

Tutti i sintomi della crisi erano già evidenti in alcune tornate elettorali prima delle Europee, in Abruzzo e in alcuni comuni dove nelle precedenti elezioni politiche avevano avuto un margine di consensi molto elevato, con le elezioni europee è arrivata la resa dei conti e la sfiducia nei confronti di un movimento che ha sacrificato tutte le proprie convinzioni sull’altare del potere, approvando decreti e norme, cavallo di battaglia del Salvini pensiero, non avendo una vera e propria strategia di reale cambiamento del Paese. Il giovane Gigino anche se salvato dalle consultazioni web si troverà ancora incastrato nella morsa di politiche ostili che la lega metterà in campo, in forza dei risultati elettorali raggiunti oltre ogni plausibile previsione.

Giancarlo Garro

 

 

 

IL Ponte

maggio 23, 2019

I ponti sono essenziali perché uniscono sponde diverse, accorciano tragitti, consentono di arrivare dove si vuole in modo diretto e con rapidità. Il concetto del ponte vale sia che si parli di terreno, di strade, di percorsi fisici insomma e sia che si parli di persone, di relazioni tra queste, di collegamento tra idee, di un modo per riprendere il cammino in un terreno sociale e culturale che è diventato accidentato e difficile.

Forse in questo momento di grande turbamento sociale e culturale del nostro paese e davanti ad un futuro incerto perché osteggiato da figuri che inneggiano al passato, contestano il futuro, spingono alla chiusura di tutto, dai porti ai cuori, un ponte, uno qualsiasi, anche non ben lastricato, è fondamentale per cercare di andare avanti e uscire dalla trappola che vecchi rigurgiti cercano di sorvegliare.

Perché un ponte è anche un simbolo, un simbolo di speranza, l’unico modo per uscire da uno stallo fisico, morale, culturale, sociale.

Ed allora non è una idea balzana paragonare l’attuale Partito Democratico, dopo tutte le sue traversie e con i suoi gruppi interni che si fronteggiano dicendo che si combattono per le idee ma forse non è sempre proprio così, ad un ponte.

Un ponte che ci permette di prendere velocemente le distanze da gruppi neofascisti, tali se non per elaborazione certamente per vocazione, e da gruppi di aspiranti neofascisti per gli interessi e non certo per gli ideali di una società commerciale e dei suoi soci. Prendere le distanze da tutta questa gente che è spregiudicatamente al potere perché quando non si ha niente da dire e quando non ci sono pensieri da elaborare è più facile parlare alla gente con spregiudicatezza e con attenzione a quello che la stessa gente vuole sentirsi dire.

Allora il ponte rappresentato dal Partito Democratico può valere per alcuni un modo di aderire alla sua politica e al suo nuovo leader, ma per altri e forse per tanti altri può voler dire gridare con forza che non si ha niente a che spartire con la gente che ha occupato il potere in questo momento di confusione culturale e sociale del paese e forse di gran parte del continente europeo. E può voler dire altresì gridare di volere un altro modo di fare politica, un’altra competenza politica e professionale per guidare e capire le istituzioni del paese.

Può ancora voler dire, e questo è forse la cosa più importante, che se si vuole volere qualcosa per cercare di averla bisogna sempre partire da un marciapiede giusto, un marciapiede dove la probabilità di incontrare la bella e giusta gente è alta, certamente meglio che passeggiare in mezzo a gente che pretende di sapere e di dire senza conoscere con altezzosità e presunzione, commettendo il peggiore dei peccati morali come diceva il grande filosofo tedesco del criticismo.

Allora, ecco che i ponti ci aiutano a ragionare e ci aiutano ad uscire da un impasse psicologico e da incertezze legittime sul valore e sugli obiettivi di chi si vuole incaricare di rappresentarci. Fra l’altro di rappresentarci in un momento politico di grande delicatezza quando proprio i ponti verso il futuro sono indispensabili e possono essere costruiti solo da chi li sa fare e non da chi cerca di suggerire di andare a nuoto anche nello stretto di Messina. Ci vuole di più per andare avanti, per andare nel futuro, per sapere come fare ed ecco perché alle elezioni che sono dietro l’angolo si può votare per il Partito Democratico con la certezza di avere capito e fatto la cosa giusta per tutti, anche per quelli che vanno in giro a cercare baionette.

Gianni Di Quattro

Di Maio di lotta e di Governo

maggio 22, 2019

Negli anni 70 esisteva un movimento extra parlamentare che si chiamava Lotta continua, ma quelli erano anni di grandi battaglie, ma anche anni difficili per le istituzioni democratiche, sotto attacco dei terrorismi di vario colore. Oggi i tempi sono cambiati e i movimenti non più extraparlamentari ma residenti all’interno delle due camere hanno modificato i loro nomi in Lite Continua, si cari amici che ci leggono,non si è mai visto negli annali della Repubblica un governo così litigioso e scoclusionato con due vice premier, di lega e cinquestelle che non si accordano nemmeno su quali sedie si debbono sedere e tirano avanti così fino alle prossime elezioni europee per cercare di accaparrasi il maggior numero dei voti, visto che gli ultimi sondaggi li vedono entrambi in difficoltà. Un Esecutivo come Giano bifronte, davanti con una parvenza di governo e dietro con una finta opposizione, in sostanza il Gigino, in particolare millanta crediti di sinistra pur avendo approvato tutti i provvedimenti proposti dalla Lega, cerca di risalire la china del consenso sovrapponendosi alle proposte del Partito democratico.Anche questa notte è andata in onda la solita sceneggiata, grandi contrasti, prese di posizione intransigenti, Dichiarava, Il Matteo dell’interno,”starò qui   finchè non verrà approvato il decreto Sicurezza”poi improvvisamente tutto svanisce nelle nebbie della notte Romana: dichiarazioni del Presidente del Consiglio che è tutto a posto, che non c’è stata nessuna crisi che il Governo durerà per i prossimi quattro anni, Che Dio ce ne scampi e liberi, se fosse vero.

Giancarlo Garro

E poi le parole finiscono

aprile 15, 2019

 

In ogni situazione sociale e politica si può discutere di cosa è meglio fare, di cosa sta facendo il potere e di cosa si dovrebbe fare di meglio o di diverso, anche e forse in economia si può discutere, approfittando del fatto che in effetti, come tutti sanno e dicono, la stessa non è una scienza esatta. In altri termini, soprattutto quando i cambiamenti sono drastici quando nascono nuovi regimi, le parole scorrono a fiumi ed è giusto perché sono il sale della democrazia, sono il simbolo della libertà, sono il segno della partecipazione, possono essere il valore della opposizione.

Poi può arrivare il momento in cui non ci sono più parole, si capisce che sono inutili, che ormai nulla può cambiare nel bene o nel male il corso degli eventi e allora subentra la riflessione e il silenzio. In qualcuno la soddisfazione di vedere quello che scorre davanti ai nostri occhi e alla nostra cultura, in qualcuno il timore se non la paura.

Dunque. Abbiamo due forze politiche al governo e i sondaggi che continuamente sono eseguiti da apposite e diverse società specializzate dicono che continuano a godere del 60% dei consensi. Varia la percentuale di quanti consensi vanno all’uno e quanti all’altro, ma il totale continua a non scendere al di sotto del 60%. D’altra parte le due forze politiche sostengono che la cosa più importante che un governo deve fare è quella di rispettare i patti assunti durante la campagna elettorale. Il rispetto di questi patti come conditio sine qua non, al di sopra e prima dell’equilibrio dello Stato, prima di qualsiasi altra cosa o impegno nazionale o internazionale. Questo tema è forse il più importante oggi intorno alla democrazia, le opinioni sono diverse e purtroppo molto radicate, viene da pensare se Winston Churchill avesse rispettato la volontà popolare che chiedeva l’accordo con Hitler come sarebbe finita la Gran Bretagna e la seconda guerra mondiale.

I riferimenti internazionali vanno verso tendenze politiche assolutamente coerenti con i pensieri dominanti di questo nostro governo. Si pensi ai gilet gialli francesi, alle forze neonaziste tedesche che hanno raggiunto il 20% nei sondaggi, all’Austria, alla Olanda, a Vox in Spagna, ai tanti paesi dell’Est, in primis alla Ungheria e alla Polonia, alla Turchia, a Israele, al Brasile, ai tanti paesi asiatici, alla quasi totalità dei paesi sudamericani, Venezuela incluso.

I media si stanno adeguando al nuovo potere e sanno che non è come nel passato quando si poteva continuare ad essere quello che si era, i più riottosi lo fanno con qualche imbarazzo, lo fanno piano piano, ma vanno avanti con decisione. Spariscono certi argomenti, si accenna solo fugacemente ad altri, si fanno poche analisi, si allarga la cronaca, si citano dati di aziende che svolgono sondaggi e ricerche, si moltiplicano le interviste a ministri e ad altri uomini del governo e dei partiti di governo, si dà notizia dei risultati positivi dei paesi amici e dei movimenti amici.

L’occupazione del potere significa collocare i propri uomini nei centri di valore dell’apparato statale e delle aziende di proprietà sempre statale. Tutti in genere lo fanno, tutti i governi di sinistra e di destra, non ci si deve meravigliare se anche questo governo lo sta facendo. Forse ci si può solo meravigliare del modo massiccio con cui l’operazione viene fatta, del modo di come sono trattati e cacciati i vecchi e, soprattutto, della mediocrità dei sostituti, in qualche caso persino scandalosa.

La classe intellettuale, peraltro sempre più difficile da individuare a prescindere, prende la via del silenzio, forse per paura o magari in attesa di qualche cooptazione di interesse.

La Chiesa continua ad essere la autorità religiosa di sempre e i suoi proseliti non diminuiscono, ma ha smesso di essere una autorità morale ed ha smesso di esercitare influenze di qualsiasi tipo. Le vicende interne la hanno toccata profondamente, le lotte intestine distraggono i grandi strateghi, nel tempo la sua credibilità è andata scemando, tale da non giustificare più alcuna lotta per il potere (almeno in modo diretto e scoperto).

L’immigrazione sembrava un problema ma è risolto. Nessuno entra più e chi prova a venire e muore in mare sbattendo contro il nostro muro diventa non solo defunto ma anche colpevole.

La sicurezza dei cittadini è stata appaltata agli stessi cittadini con una decisone praticamente geniale, la cosiddetta sicurezza fai da te.

La produzione giuridica ha rotto con tutte le nostre tradizioni nella forma e nella sostanza, è sempre più incomprensibile, sovrapposta ad altre norme, in contrasto o quasi con la costituzione e le regole internazionali e non solo quelle europee (la competenza parlamentare pare difficile da ripristinare). Il sistema giudiziario è saltato e va perseguendo persone e cose un po’ come capita, mentre se ci sono delitti o il colpevole confessa o tutto rimane impunito, ma tutto può essere ripreso anche dopo venti anni quando magari chi sa si decide a parlare.

E poi le parole finiscono.

Gianni Di Quattro

Verso il peggio

aprile 8, 2019

 

Le due forze politiche che in questo momento governano il paese sembra abbiano approcci molto diversi a proposito di come governare il paese. Infatti, il movimento 5 stelle ha dei principi, che sarebbe azzardato chiamare valori, del tipo: cancellare la democrazia rappresentativa e sostituirla con quella diretta, abolire di conseguenza il Parlamento, individuare una limitata quantità di cittadini da registrare nel loro data base e a loro affidare le decisioni del paese (sul piano formale, fatte salve le correzioni del gestore privato del suddetto data base). Inoltre, attuare una economia dirigista, favorire una società antimodernista, sviluppare più che il lavoro l’assistenza che vuol dire pensare ad individui condizionati e non liberi e quindi più sudditi e più facili da gestire, una società non meritocratica (uno uguale uno) dove tutti sono uguali e ognuno può fare tutto e dove di conseguenza la cultura e la formazione non sono promossi ed anzi guardati con molto sospetto (portano verso la indipendenza di pensiero molto spesso e fanno capire il valore del rispetto sociale al posto dell’odio). La Lega, dove esiste meno turbolenza interna e viene riconosciuto il capo assoluto (in questo senso è inquadrabile in una destra che tende alla dittatura), non ha valori, non ha obiettivi, cerca solo il potere e la gestione del paese pensando ad un modello autarchico, sovranista (con poche relazioni esterne almeno quando debbono essere paritetiche) e senza alcuna pianificazione verso il futuro, che interpreta come una cosa misteriosa da capire momento per momento e cui non dedicare piani, investimenti, culture e meriti. Per attuare questa politica senza politica, la Lega si avvale di una tecnologia sofisticata, di un gruppo esperto di tecnici coordinati da Luca Morisi (un filosofo informatico) che provvede al monitoraggio costante di un campione molto significativo di cittadini su qualsiasi tema presente nella attualità o su qualsiasi problema si presenta nella gestione del paese e rapidamente facendo per ogni argomento una sensitive analisys, che diventa poi il pensiero della Lega. In altri termini, dunque, la Lega non ha pensieri propri e obiettivi, pensa e fa quello che vuole (o comunque dice di volere) la gente e che viene espresso dal loro capo assoluto, divenendo loro programma e obiettivo a prescindere che sia realizzabile, utile alla comunità, giusto.

Tra queste due forze politiche gli osservatori fanno rilevare che la loro unione non può durare proprio perché sono molto diverse. Non considerano e riflettono poco invece sul fatto che la loro diversità rappresenta la loro vera forza. Perché? Perché non sono competitivi tra di loro, non ci sono contrasti ideologici o valoriali e c’è un solo, grande motivo, elemento che li unisce e cioè il potere, la voglia di continuare a gestire il potere. Sono pronti a ogni compromesso su tutto il resto nella sostanza, devono solo trovare il modo di spiegarlo ai cittadini in modo da non perdere consenso e trovare, in alternativa, i personaggi o le situazioni su cui scaricare le responsabilità di mancati raggiungimenti di obiettivi che si possono sempre rinnovare con maggiore forza per il prossimo futuro.

Questa strana combinazione politica che si ritrova al potere nel nostro paese può essere considerata una forma di fascismo perché ha molti elementi, seppur tenendo conto di situazioni diverse e del tempo che mai passa invano, in comune con quello che il paese ha già purtroppo conosciuto. Lo svuotamento delle istituzioni democratiche, l’impiego di persone mediocri nei posti di responsabilità manageriale, la diffusione di odio sociale che serve a dividere i cittadini e ad impedire coesioni di qualsiasi tipo, il sovranismo, il populismo apparente o, se si preferisce, pilotato, il disprezzo per il passato, per la cultura, il cinismo e la ferocia verso gli avversari, l’isolamento internazionale come sistema di protezione, la superficialità e il piglio decisionale, la creazione di una casta di potere altezzosa e prevaricatrice, l’uso del ricatto e lo sviluppo di dossier personali anche falsi per esercitarlo, la spinta dei cittadini alla dilazione, l’asservimento progressivo dei media e l’uso dei comunicati ufficiali come strumenti di informazione di riferimento, la coltivazione di giovani cui affidare compiti di controllo sociale e da avviare verso carriere istituzionali, il reclutamento e la rivalutazione di personaggi frustrati.

Può essere tuttavia addirittura peggio del fascismo tradizionale a lungo andare. Perché la mancanza di qualsiasi valore, programma, ideologia può portare a giustificare qualsiasi violenza, qualsiasi forma di oppressione morale, qualsiasi offesa alla natura umana (disumanità). Questa progressione potrebbe verificarsi mano a mano che la nuova classe politica si rafforza, si rassicura, attua al proprio interno un ciclo di turnover magari facendo emergere la maggiore voglia di prevaricazione, la maggiore assenza di rispetto sociale, il più sfrenato piacere verso il comando e la sottomissione. È pura fantasia? Io non credo, quando non si è ancora trovato un modo per opporsi, quando il popolo continua a sostenere, quando le prove di queste formazioni proseguono con successo, quando l’occupazione delle istituzioni sarà completata, quando i media cominceranno a cedere, quando insomma arriveremo al punto di non ritorno, il panorama sarà proprio brutto. Se qualcuno o qualcosa non li ferma, comunque stiamo andando verso il peggio!

Gianni Di Quattro

La lunga Marcia

marzo 17, 2019

Si è svolta oggi 17 Marzo 2019 l’assemblea generale del Partito Democratico, che ha confermato l’elezione a nuovo Segretario, Nicola Zingaretti, e il nuovo presidente del partito Paolo Gentiloni. IL risultato scaturisce da una maggioranza assoluta ottenuta alle elezioni primarie, oltre il 66%, la ferma volontà degli elettori e della base del Partito di voltare pagina e cominciare ad intraprendere un cammino nuovo, una sorta di lunga marcia per riconquistare le posizioni perdute, ritornare a dialogare con il mondo della sinistra che si era disorientato e disperso in mille rivoli sperando in cambiamenti radicali che sono stati completamente disattesi in particolare dai Beppestrilli in totale fallimento sia nelle politiche locali che nelle numerose ambiguità ed imcertezze nel governo Nazionale.Un Gigino Apprendista ministro che una ne dice il giorno prima e la smentisce il giorno seguente, veti e rinvii sul da farsi per tirare fuori il paese dal pantano dove si è insabbiato, no e nì sulla opere per miliardi di euro ormai fermi da oltre nove mesi, con prese di posizione ideologiche dopo fantomatiche analisi “costi benefici”di dubbia attendibilità.Riprendere il dialogo con la parte più debole del paese, mettersi alla testa del disagio e delle sacrosante rivendicazioni di emancipazione di larghi strati della società dove al centro debbono tornare prioritarie le politiche per il Lavoro,per la scuola, per l’innovazione, non miliardi di euro donati con sussidi senza ritorno, ma investimenti che generano Lavoro e innovazione, dove la crescita  diviene conseguenza e non misero annuncio propagandistico per mire elettorali di breve periodo.Concordo pienamente quando il nuovo segretario ha parlato di rivedere lo statuto del partito, e quello di creare

una conferenza nazionale delle Donne democratiche. Il rilancio delle politiche sociali con nuovi investimenti nel welfare, in particolare nei servizi sanitari con incremento di risorse finanziarie orientate ad una maggiore efficienza della struttura pubblica

In sostanza il Pd si deve rimettere al centro della politica nazionale, in quanto l’unica forza politica in grado di essere un punto di riferimento reale e concreto per la rinascita del Paese.E’ iniziata una lunga e faticosa lunga marcia, che solo se condotta con saggezza e caparbia determinazione può invertire la tendenza dall’incoltura e dal pressapochismo di apprendisti stregoni e dilettanti allo sbaraglio di questo strano Governo del Paese.

Giancarlo Garro

il Risveglio e la prospettiva

marzo 4, 2019

Elle ore 7,30 di domenica 3 Marzo,ero presente per aprire il seggio elettorale di via dei Gonzaga per lo svolgimento delle elezioni primarie per la nomina del nuovo segretario del Partito Democratico, quando con mia grande sorpresa e stupore ho notato un discreto gruppo di persone in attesa di esprimere il proprio voto. Abbiamo dovuto attrezzare il seggio in fretta per

far si che questi primi cittadini potessero esprimere il loro diritto di partecipazione ad un così importante appuntamento con la democrazia.La sensazione è stata che avremmo assistito ad una grande giornata di partecipazione di un popolo disperso, quello della sinistra, che vuole ritrovare la sua vera identità e volontà di un reale cambiamento per dare nuova fiducia ad un Partito, con tutte le sue difficoltà, che comunque rimane l’unico baluardo di opposizione partecipata, nei territori,nei circoli, nelle periferie urbane,dove le promesse di cambiamento espresse dal movimento dei “tutti a Casa”a miseramente fallito e disatteso ogni aspettativa di possibile miglioramento delle condizioni di vita di larghi strati di popolazione.Si calcola che il numero di votanti sia stato di circa 1.800.000, in leggero incremento rispetto alle precedenti primarie che elessero Renzi segretario, naturalmente oltre ogni più rosea previsione fatta dal comitato per le primarie dello stesso partito democratico che poneva l’asticella del successo intorno al milione di partecipanti.Anche in questo caso le previsioni non le ha azzeccate nessuno, tanto meno i mas media che, tra l’altro non ne hanno dato un grande risalto, lasciando questo avvenimento ai margini delle notizie importanti. Questi cittadini hanno mandato un segnale preciso, non solo all’attuale governo, ma anche alla nuova dirigenza del Partito, che esiste nel paese un alternativa per il vero cambiamento dell’attuale situazione, dove l’unità di intenti diviene fondamentale, con programmi di riforme possibili, per riconquistare posizioni di credibilità nel Paese. Questo è il gravoso compito che attende il nuovo Segretario, non solo quello di tenere unito il gruppo dirigente ma soprattutto quello di aprire a tutte quelle esperienze e posizioni che in questi anni Hanno disperso una quantità enorme di risorse. umane. culturali.che pur essendo contrarie a questa nuova destra becera e barricandera, non si riconoscevano più nelle strategie politiche di un Partito tutto occupato a bilanciare posizioni di potere al suo interno e ad una governance del Paese tutta orientata al puro risanamento dei conti, quest’ultima cosa lodevole, ma priva di respiro sociale, cioè di ricadute positive per larghi strati di cittadini in sofferenza.Auguri Nuovo Segretario, noi militanti cerchiamo con queste difficoltà di fare la nostra parte,ma anche tu devi fare la tua, con vigore e saggezza nell’ottica di unire e non di dividere.

Giancarlo Garro

Le Stelle Cadenti

febbraio 27, 2019

Quello che è avvenuto nelle elezioni regionali, in Abruzzo e Sardegna, il tonfo catastrofico dei Beppestrillini, è la conseguenza logica di una strategia politica ottusa e priva di una vera alternativa. Un movimento di sola protesta, privo di un programma socio culturale di prospettiva per un futuro possibile di sviluppo, che non riesce a far emergere “dal tutti a casa”un minimo di cultura di Governo per la settima nazione industriale del mondo.Tutti gli annunci di crescita si sono infranti dinanzi all’evidenza dei numeri, che come un bollettino di guerra scandiscono l’inefficacia dei provvedimenti , le incertezze e contradizioni di una maggioranza in continua contrapposizione di idee, dove ogni annuncio di soluzione per un determinato problema diventa una promessa che nessuno manterrà dopo la tornata elettorale Europea.I cavalli di battaglia dei due schieramenti che compongono questa maggioranza, sono armai azzoppati e bloccati dal fango dei no e dei ni, sembra quasi di vedere quella cavalleria Napoleonica in ritirata impantanata nel gelo della Beresina, dopo le trionfali avanzate “elettorali”.Un premier Conte portatore di veline contrapposte e spesso incociliabili,mediatore dei no su tutto dei pentastrilli,timoniere senza timone di una nave alla deriva.Il centrodestra si è affermato in Sardegna, ma non è stata una vittoria sconvolgente come molti osservatori si aspettavano,la cosa più rassicurante è quella di un Centrosinistra che può rinascere dando battaglia alle destre in una nuova contrapposizione tra due schieramenti.

Giancarlo Garro

Non è una Passerella

gennaio 20, 2019

Con questo mia nota vorrei commentare quanto scritto da Umberto nel suo recente articolo. Non vi è dubbio che la situazione è molto difficile e in questo momento ancora non si intravedono spiragli di luce, il partito pur facendo una dura e puntuale opposizione non riesce a incanalare la sua azione mettendola in sintonia con il disagio profondo che agita il paese, per scelte di politica economica di questo Governo di scellerati che ogni giorno millantano scenari di passati governi come un apocalisse per il paese, facendo leva sulla memoria corta dei nostri concittadini, dimenticando il baratro da dove siamo usciti dove è proprio quella situazione che ha generato le politiche restrittive di un governo tecnico presieduto dal professor Monti con tutta la macelleria sociale che ne è conseguita, situazione comunque generata da coloro che oggi si atteggiano a salvatori dei deboli e degli Italiani dimenticati da governi che successivamente hanno riportato questo paese a livelli economici e finanziari compatibili con politiche di crescita, con attenzione a non generare debito aggiuntivo e fuori controllo. Giustamente Umberto sottolinea:”dove stava Salvini in quei momenti di bancarotta del paese? forse insieme al Cavaliere a condividere le famose frasi:”dei ristoranti sempre pieni e della crisi che non c’è”Purtroppo anche lui come molti Italiani che lo hanno votato ha la memoria corta. per quanto riguarda, invece il Partito Democratico ritengo che la tornata congressuale non è una passerella di autoreferenzialità, vorrei ricordare che siamo ormai l’unico partito che discute e esercita la democrazia nei congressi, non abbiamo nel nostro Dna il capo carismatico che viene nominato per acclamazione da masse indistinte e urlanti “tutti a Casa!”

 

 

è proprio per questo che il tentativo di Renzi, anche se meritevole per alcuni aspetti, nella volontà di cambiare la politica del paese con profonde riforme istituzionali non ha pagato,con l’illusione che un governo profondamente riformista potesse da solo sentire le istanze di disagio che venivano da larghi strati di popolazione senza una prospettiva di miglioramento delle proprie condizioni di vita. E’ di queste problematiche che si discute nei congressi, con grande spirito unitario, riposizionando al centro di tutte le questioni il rapporto con i cittadini, con quella vasta area di sinistra dispersa, senza una guida ma che nutre un profondo disagio rispetto alle politiche del governo Giallo-verde.Concordo che la situazione è molto difficile, ma credo che autoflaggellarci non porta da nessuna parte, infatti è proprio dagli errori che dobbiamo fare tesoro per ripartire su basi nuove e ritrovare la nostra cultura e la nostra ragion d’essere.

Giancarlo Garro