Archive for the ‘Sociale’ Category

Un mondo discontinuo( Dibattiti)

maggio 10, 2017

 

Quando il compagno Ennio parla di mancanza di continuità, vorrei fare qualche piccola precisazione.La nascita del Partito Democratico nel 2008 è stata la prima grande rappresentazione della discontinuità rispetto alla politica delle frammentate coalizioni. I principali persupposti furono proprio quelli di rompere una numerosa polverizzazione delle forze politiche e creare un grande partito riformista di massa a vocazione maggioritaria.Non c’è stata neanche continuità nella formazione dei partiti del centro destra, Forza italia è stata una formazione politica nata dalla scesa in campo di un imprenditore, che tra le altre cose negative che ha prodotto non è riuscito a fare nessuna “rivoluzione liberale”ma non aveva nessuna continuità con il passato.

Dopo i primi anni novanta tutta la politica mondiale non ha avuto continuità con gli eventi e gli assetti nati dalla fine della seconda guerra mondiale: La caduta del muro di Berlino, la domanda di democrazia dei paesi dell’est Europa e il loro conseguente svicolarsi dall’URSS, la crisi epocale del regime sovietico con la successiva proclamazione di Repubbliche indipendenti,tra le quali la stessa Repubblica federativa Russa.

 

 

L’affermarsi nel mondo cattolico di Papi in totale discontinuità con le politiche della chiesa del XIX e La prima metà del XX secolo, ai nostri giorni è stato eletto un Papa che proviene dalle profonde periferie del sud-America sconvolgendo interamente la curia Romana e affermando nuovi principi di umanità, riportando la chiesa verso orizzonti di umiltà e di attenzione alle miserie umane di un mondo in profonda trasformazione.Detto ciò di quale continuità stiamo parlando?la continuità che io vedo nel partito attuale è quella di una sinistra nuova che fonda le sue radici nella solidarietà contro la paura, nell’attenzione alle fascie più deboli della popolazione,nell’interesse generale per favorire la crescita del paese, senza particolarismi di interessi personali o di parte, riequilibrio delle risorse disponibili per modificare lo status di milioni di persone verso uno sviluppo possibile, battaglia per un Europa dei popoli e non dei burocrati.In soatanza oggi abbiamo un mondo completamente cambiato in forte discontinuità, dove nuovi stati un tempo emergenti o in via di sviluppo, oggi dettano le condizioni per un riequilibrio dell’economia mondiale, con tassi di crescita travolgenti, modificando tutti i vecchi equilibri del commercio mondiale. per essere all’altezza di questi problemi non sono più sufficenti slogan e soluzioni semplici, ma competenze nuove di una classe dirigente capace e preparata che li sappia affrontare  essendo consapevole della complessità degli stessi.

Giancarlo Garro

L’Egemonia Culturale

marzo 16, 2017

Da un articolo del Corriere della sera di Angelo Panebianco, che vogliamo proporre ai nostri lettori, che analizza con puntuale analisi il contesto di egemonia culturale dell’anti politica antipartito, che si è sviluppata nei media italiani nell’ultimo periodo.

In modo non coordinato, una pluralità di forze sembra agire ormai da tempo, con scarsa consapevolezza della posta in gioco, per offrire su un piatto d’argento il Paese al movimento Cinque Stelle, fornendo ad esso la possibilità di imporre, su una parte cospicua dell’opinione pubblica, una propria egemonia culturale.
Una classe politica sulla difensiva che non sa contrapporsi alla propaganda dei Cinque Stelle e anzi la subisce, molti mezzi di comunicazione che cavalcano, e amplificano, la cosiddetta «indignazione popolare contro la classe politica», le inchieste giudiziarie che toccando ogni giorno gangli vitali della vita pubblica, mantengono sulla graticola la democrazia, non consentono di attenuare lo stato di permanente delegittimazione della politica rappresentativa che ci trasciniamo dietro dai tempi (primi anni Novanta) di Mani Pulite. Come scoprire se si è affermata una egemonia culturale? C’è un modo: se una qualsiasi falsificazione della storia viene messa in circolazione con intenti partigiani e se, dopo un po’ di tempo, si scopre che quella falsificazione è penetrata nelle menti di molti, diventando una verità di senso comune, una verità che le persone accettano come ovvia, auto-evidente, allora è possibile riconoscere che una egemonia culturale si è consolidata.

Durante la guerra fredda il Pci era escluso dai ruoli di governo ma la qualità dei suoi dirigenti e la forza della sua organizzazione erano tali che esso seppe trasformare varie falsificazioni della storia, messe in circolazione pro domo sua, in verità di senso comune, accettate come tali persino da una parte rilevante di non comunisti. Si pensi a come si diffuse, anche in ambienti lontani dal Pci, una espressione come «legge truffa», uno slogan contro la tentata (1953) riforma elettorale della Dc. Oppure, si pensi al successo propagandistico della tesi secondo cui fu la resistenza partigiana a liberarci dal fascismo (come se gli americani non c’entrassero per niente), una tesi che serviva al Pci a fini di legittimazione e che si trasformò in verità di senso comune anche per tanti non comunisti. O ancora, si ricordi con quanta abilità il Pci riuscì a convincere vari ambienti che la parola «sinistra» e la parola «anticomunismo» fossero incompatibili, talché l’anticomunismo poteva essere soltanto di destra (questa diffusa convinzione diede di certo un contributo alla sconfitta finale di Bettino Craxi). Gli esempi potrebbero essere moltiplicati e servirebbero tutti a dimostrare con quanta efficienza, in una condizione difficile, nell’Italia democristiana e alleata degli americani, i comunisti riuscirono a costruire una egemonia culturale che finì per diventare incontrastata in luoghi strategici per la trasmissione delle idee, dal mondo dello spettacolo alle Università.

Ho citato il caso del Pci perché fu un caso di parziale egemonia culturale ma anche per un’altra ragione. Per dimostrare che le egemonie culturali sono talvolta il frutto della capacità di chi le ha create ma altre volte danno un vantaggio a qualcuno senza particolari meriti di costui. L’egemonia culturale del Pci fu voluta e ricercata da gente di qualità (i dirigenti comunisti di allora). I Cinque Stelle potrebbero beneficiare di una egemonia culturale non per meriti propri ma per dabbenaggine altrui, perché altri ne hanno creato le condizioni. I Cinque Stelle stanno costruendo una egemonia culturale limitandosi a fare il loro mestiere: attaccare ogni giorno la democrazia rappresentativa. Nel loro caso, il contrasto alla democrazia rappresentativa (come provano le loro origini: i Vdays, l’utopia pseudo-democratica e illiberale di Casaleggio), è la loro più autentica ragione sociale. La combattono praticamente senza incontrare resistenza, sferrano attacchi con la porta avversaria vuota: coloro che dovrebbero difenderla sono scappati oppure restano silenti, oppure si sono uniti al quotidiano linciaggio mediatico della democrazia (l’unica possibile: quella rappresentativa appunto) pensando, puerilmente, che i Cinque Stelle si possano sconfiggere solo dando loro ragione.

I Cinque Stelle sono i portavoce di una parte del Paese che della democrazia rappresentativa vorrebbe sbarazzarsi (“« politici? Tutti ladri»). Si tratti di colpire quel pilastro della rappresentanza moderna che è il divieto del mandato imperativo, di abbattere i privilegi dei parlamentari (stipendi, vitalizi) o di affermare la presunzione di colpevolezza in caso di inchieste giudiziarie che riguardino gli avversari, i grillini non incontrano vere opposizioni. Gli altri sono incapaci di restituire colpo su colpo, sembrano dare per scontato che la battaglia sia perduta. Nessuno che si batta con energia per far capire che i parlamentari non sono cittadini come gli altri (non rappresentano se stessi ma elettori che hanno dato loro fiducia) e per difendere dignità e insostituibilità della democrazia rappresentativa. Ad essere maliziosi si potrebbe osservare che questi attacchi avvengono proprio quando la classe politica è particolarmente debilitata e fragile, in balia di forze, amministrative e giudiziarie, molto più potenti. Non credendo nelle cospirazioni, ci limitiamo a constatare la diffusione di alcune «verità di senso comune» (falsificazioni della realtà) sulle presunte nefandezze della democrazia rappresentativa che segnalano lavori in corso: la costruzione di una egemonia culturale destinata forse a durare

Dal Corriere della Sera del 7 Marzo 2017 scritto da Angelo Panebianco

Inserito da Giancarlo Garro

 

Impatto della tecnologia

febbraio 8, 2017

Impatto della tecnologia – 1

 

L’evoluzione dell’uomo è dipesa dalla evoluzione tecnologica (Il termine tecnologia è una parola composta derivante dal greco “tékhne-loghìa”, cioè letteralmente “discorso (o ragionamento) sull’arte”, dove con arte si intendeva fino al secolo XVIII il saper fare, quello che oggi indichiamo con il termine tecnica)

galileo

Ma non dappertutto, nelle Americhe non scoprirono mai la ruote, o in Oceania o nell’Africa sub-sahariana. Il mistero delle Piramidi però rimane.

Tutte queste “invenzioni” hanno prodotto cambiamenti epocali, che fanno della moderna “globalizzazione” una delle tante e neppure la più significativa.

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Quindi “preistoria”, storia e tempi moderni .

Quali le caratteristiche peculiari: la preistoria e la nascita del mondo, si base su ipotesi, ragionamenti sulle scoperte, deduzioni. La storia, invece è documentata, studiata analizzata dagli scritti, disegni, oggetti e la sua evoluzione è tutta documentata e conosciuta (e come tutte le cose scritte con diverse tesi, ma tutte documentate : prendiamo la bibbia; ha generato tre religioni monoteiste che fanno tutte capo alla discendenza di Abramo) infine i tempi moderni, datati con la nascita della scienza (detta anche era scientifica). Come la storia è documentata ma con la differenza “della prova”.

E’ vero tutto ciò che si dimostra e deve essere sempre e sempre uguale. Inizia così la supremazia della “dimostrazione”. Si comincia con la teoria (un’intuizione o osservazione trasformata in funzione matematica) e misurazione e alla fine alla certificazione della verità.

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Energia, Gravità, Magnetismo, Elettricità, Materia (Atomo, elettroni, particella di dio), tutte “verità” dell’era moderna che nessuno ha mai visto, sentito o odorato. Impossibili nella preistoria e nella storia.

numeri

Ricapitoliamo -1 :

Preistoria l’uomo si evolve, cacciatore e agricoltore presumiamo.

Storia, nasce la scrittura e documentata, aggiungendo i soldi, la navigazione e il commercio.

Tempi moderni: scienza = industrializzazione. Cambia il mondo.

Fabio F.

 

Segue

 

Impatto della Tecnologia sulla Vita

gennaio 21, 2017

 

 PREMESSA

Impresa ardua da discutere e impostare, partendo dall’assunto che tutta l’evoluzione dell’uomo sulla terra si è basata sull’evoluzione della “tecnologia”.

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Dal governo del fuoco, dalla Ruota,  dall’agricoltura, dalle guerre, dal pensiero (filosofico), dalla scrittura, dalla stampa, dall’ algebra prima e della matematica dopo, alla mobilità (dal carro, alle navi, al treno, alle automobili, a far volare un aereo) e così via, fino ai giorni nostri – da metà del ‘600: entrata dirompente della SCIENZA.

La SCIENZA appunto, (il mondo scientifico moderno e attuale) ci ha portato a scoperte impossibili prima, a dimostrare come funzionano le cose anche senza vederle o sentirle, ma da formule matematiche e da simulazioni applicate :

  • chi ha mai visto o sentito la Gravità terrestre? NESSUNO! solo gli effetti SI; (anche quando non sapevamo che esistesse), sempre e sempre uguali. C’è ma non si vede, non si sente, non odora … esiste perché qualcuno l’ha teorizzato, espresso in formula matematica e dimostrato gli effetti … e quindi esiste!
  • E il magnetismo? Stessa cosa….
  • E le onde magnetiche? Stesa cosa …..
  • E la corrente elettrica? Stessa cosa ….
  • E gli atomi? E gli elettroni, E i protoni… E “la particella di dio”? Stessa cosa ….

MA :

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abbiamo fabbricato e usato l’energia atomica, trasmesso con l’alfabeto morse, acceso lampadine, trasmesso via radio, visto con il televisore, parlato al telefono via cavo e adesso via etere e fatto volare gli aerei ….. abbiamo interconnesso il mondo …. con cose che NON si vedono, NON si sentono, NON odorano, ma ESISTONO perché lo dice la “MATEMATICA”, perché c’è una “FORMULA”, perché ……

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Una domanda, ai lettori prima di proseguire nella narrazione:  Quanti di Noi ne sono consci ?

Se si domanda a chiunque:

  • perché si sente la radio, rispondono tramite le onde magnetiche, e cosa sono le onde magnetiche …. sono le onde magnetiche;
  • quanti sappiamo perché (nel senso puro del termine, sapere il perché e il come) funziona un motore elettrico, una semplice batteria, come si può telefonare via cavo o con un telefono cellulare in tempo reale e in tutto il mondo, come facciamo a vedere la TV (noi a Roma e la partita a Milano), ascoltare la Radio in tutto il mondo;
  • oppure quanti di noi sanno come funziona un computer, internet, wi.fi, un fax, un GPS …. o perché vola un aereo?

Tutte cose che usiamo giornalmente (che ci hanno sconvolto pure la vita) funzionano sulla base di cose mai viste, mai sentite mai odorate SOLO DA APPLICAZIONE DI FORMULE MATEMATICHE.

 

Fatta la premessa, vediamo se riusciamo a impostare: come funziona, l’utilizzo e l’impatto sociale, economico e politico di questa TECNOLOGIA espressione di formule matematiche.

 

Propongo di pubblicarlo sul Blog, con successivo incontro per meglio approfondire, entro fine gennaio/prima decade di febbraio 2017.

Fabio

Eventi

settembre 14, 2016

Ieri 12 settembre è mancato a Milano Massimo Samaja, un significativo protagonista della storia Olivetti degli ultimi decenni.

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Dibattiti

aprile 22, 2016

Leggo, su suggerimento di Giancarlo, l’intervista di Staino su l’unità del 21/4/16 – Sinistra e i compagni che sbagliano andando .. …. e tra l’altro Staino dice che essere di Sinistra è: il sole che sorge, l’avvenire, solidarietà, generosità, costruire .. con leggi .. per i figli un futuro. Mentre essere di Destra è: essere egoisti, cattivi e rancorosi.

Poi continuando la lettura del giornale, mi imbatto nell’ articolo di Chicco Testa – Il consumatore ama la concorrenza. E il produttore? che allego un stralcio : Ci piace far correre gli altri, ma quando dobbiamo correre noi vorremmo l’aiutino. Noi tutti in quanto consumatori sappiamo che il mercato ci aiuta. Se dobbiamo acquistare un bene o un servizio confrontiamo qualità e prezzo. Andiamo su internet e ci vantiamo con gli amici di avere scovato un prezzo imbattibile……. La situazione si inverte quando invece diventiamo venditori di un bene o un servizio. D’un colpo solo rimpiangiamo il Medioevo quando le corporazioni organizzavano le attività produttive e le proteggevano……….Poi torniamo consumatori e ci industriamo a trovare la scappatoia alle norme che abbiamo voluto in quanto produttori e venditori……….

Collegare questi due articoli, molto illuminanti, mi fa pensare ad una similitudine costante della vita (naturale e politica):

Prima fase – si nasce: si è figli, con tutto quello che ne consegue;

Seconda fase – si diventa “maggiorenni” e spesso genitori, con tutto quello che ne consegue

Terza fase – si diventa anziani … (che brutto per questa epoca) e qui entra la similitudine.

I figli ; vanno aiutati e indirizzati per il futuro … contemporaneamente pretendono….. allo stesso modo del passato (circa)

I maggiorenni; “producono” e generano altri figli (meno) ….. allo stesso modo del passato (circa)

Gli anziani; nel passato era una categoria ben consolidata: nonni, saggi, suggeritori di esperienza.

Oggi? Come dice Chicco “vale” a seconda se devono dare (i vecchi) o ricevere (i giovani e i maturi), ma in entrambi i casi : niente più saggezza o esperienza. Stessa cosa seguendo il ragionamento di Bobo, la Sinistra vale solo per la prima e la seconda fase, nella sinistra non è contemplata la terza fase. E se ci pensiamo bene è così: noi di sinistra che ci siamo inventati la “rottamazione”. Gli anziani che però sono il nostro più grande bacino (nel sindacato ormai hanno surclassato i lavoratori).

E qui torna il ragionamento di Chicco: è vero che gli anziani andrebbero rottamati (vendere), ma solo dopo che mi hanno votato (comprare).

Sinistra destra, giovani e anziani, dare avere: tre quesiti stravolti dal presente.

Ma noi facciamo politica e voglio continuare a farla anche in questo “presente”: ragionando, insistendo, accettando, convincendo, perdendo, vincendo e così di seguito.

Fabio

Il ritorno dello Jedi

gennaio 13, 2016

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Non stiamo parlando del lato oscuro della forza o dell’impero galattico, ma del lato oscuro della Roma come si era evidenziato nelle ultime 10 partite, delle quali una sola vinta. L’esonero di Garcia era nell’aria da tempo ma credo che le responsabilità non siano tutte le sue,Una dirigenza a mio avviso non all’altezza degli obiettivi prefissati e ambizionsi dichiarati ad ogni inizio di campionato, una campagna acquisti non del tutto in linea con quei propositi, e una presidenza quasi totalmente assente che pretende dirigere e organizzare  una grande squadra restando in America. Un altro aspetto non secondario gli innumerevoli infortuni non da traumi di gioco o da colpi ricevuti ma da malesseri muscolari causati, forse, da terapie mediche e allenamenti non all’altezza delle caratteristiche fisiche dei singoli giocatori. Naturalmente tutto ciò normalmente nel calcio italiano ricade tutto sull’operato dell’allenatore, che in assenza di risultati viene immediatamebte esonerato dal servizio. Dopo sei anni viene richiamato Spalletti, che comunque qualche risultato lo aveva raggiunto, 2 Coppe italia, una supercoppa e i quarti di finale in Champions League, sicuramente non risolverà tutti i problemi sopra citati, avrà bisogno di una ulteriore campagna acquisti più mirata, ma soprattutto di una dirigenza che lo affianchi e lo supporti nei momenti più delicati, cosa che non è avvenuta negli anni di Garcia.

Giancarlo Garro

Chi era Laura Olivetti

dicembre 21, 2015

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Laura Olivetti era nata a Torino, ma dagli anni ’60 viveva a Roma. Laureata con lode in Lettere e Filosofia alla Sapienza, ha collaborato con la Cattedra di Igiene mentale della Facoltà di Medicina e Chirurgia curando numerosi studi. Iscritta all’Albo professionale degli Psicologi di Torino dal 1991, entra nel Consiglio di Amministrazione della Fondazione intitolata al padre nel 1979.

È stata membro dell’European Union Committee che nell’ambito dell’European Foundation Centre – di cui la Fondazione è membro dal 1998 – si è occupata dei rapporti tra Fondazioni e Comunità Europea. Dal 2004 al 2008 ha rappresentato le Fondazione europee, aderenti alla European Foundation Centre, nell’International Committee del Council on Foundations di Washington (che svolge una funzione di promozione della cooperazione nel campo della filantropia a livello mondiale). Era inoltre membro del Hague Club, organismo che riunisce i responsabili delle principali Fondazioni europee.

Le note sono tratte da siti web

G.G.

L’attualità della normativa sui cookie

giugno 14, 2015

La normativa sui cookie è stata posta in atto ai primi di giugno 2015 e recepisce il provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali del 8 maggio 2014 “Individuazione delle modalità semplificate per l’informativa e l’acquisizione del consenso per l’uso dei cookie” nel rispetto dell’art. 13 del Codice privacy (D.Lgs. n. 196/2003).

Per questo recentemente troviamo un nuovo banner al momento del primo accesso sui nostri siti ordinari; banner che precedentemente era assente.

Generalmente esso recita: < Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.>

A seguito di ciò in rete è nato un acceso dibattito e il Garante è dovuto intervenire con vari chiarimenti che hanno solo parzialmente sedato le discussioni.

Brevemente, e semplificando quanto dispone la norma, l’informativa precisa tra cookie funzionali (o tecnici) e cookie di profilazione.

Rientrano tra i primi quelli indispensabili al funzionamento del dialogo server-client, per questi non c’è nessun obbligo di informativa e sono totalmente trasparenti all’utilizzatore. Li gestisce direttamente il nostro browser.

Necessitano informativa invece gli altri, i cookie di proliferazione, che riportano al server i nostri dati di navigazione. Sia al server su cui si naviga che di terze parti. I player informano che conservare dati accurati sul nostro comportamento in rete è per conoscere il visitatore e proporgli advertising personalizzato.

Questa tipologia di cookie acquisisce l’informazione sui siti che visitiamo, quanto ci fermiamo su un banner o una frase significativa, quanti click facciamo, etc. Moltissime informazioni personali e alcune sensibili o riservate.

Sono gestiti soprattutto dai player di e-Commerce, molto meno dai siti dei blogger, che generalmente usano cookie di terze parti, ma senza averne il controllo. Le terze parti dei blogger sono i gestori dei siti blogger come ad esempio WordPress.

Sono questi cookie di profilazione, e non solo, che in nome della trasparenza operano molte volte per il maggior tornaconto del proprietario del sito e i suoi terzi associati. Sono acquisisti per uno scopo onesto, teso a migliorare il servizio, alle volte però è per saccheggiare le nostre informazioni e per inviarci notizie, servizi e offerte, non sollecitate.

Sono gli algoritmi che analizzano questi cookie che ci presentano le ricerche che facciamo su Google in un certo ordine. Ordine che possiamo notare varia da browser a browser a seconda delle precedenti ricerche.

Il messaggio imposto dal Garante per avvisare il navigante dell’utilizzo di cookie impiega la modalità detta opt-in, cioè l’obbligo di bloccare i cookie di profilazione fino al nostro consenso.

Leggendo attentamente il messaggio si scopre che è abbastanza ipocrita in quanto il consenso si rilascia “Chiudendo il banner che trovi navigando il sito, scorrendo qualunque pagina del sito o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso”.

Questo opt-in alla fine è un consenso permanente effettivo mascherato perché la stragrande maggioranza delle persone cliccherà compulsivamente “ok” o farà un movimento inconsulto con il mouse sperando di non vedere più il messaggio e tornare a navigare il sito.

È possibile rimuovere i cookie alla chiusura del browser, per firefox vedi

https://support.mozilla.org/it/kb/Eliminare%20i%20cookie

per MS explorer vedi

http://windows.microsoft.com/it-it/internet-explorer/delete-manage-cookies#ie=ie-11

Come precedentemente detto i cookie e l’analisi che ne fanno gli algoritmi dei principali player della rete registrano tutte le nostre ricerche al fine, dicono loro, renderci la vita nel <mondo virtuale> più facile e quindi migliore. Ma per chi? Per loro sicuramente, per noi alle volte ho dei dubbi.

Dai cookie è difficile pararsi, questo deve indurci alla sana diffidenza nel lasciare i nostri dati e le informazioni personali, riservate e sensibili in rete.

pistilli marcello

Il fattore umano, in altre parole consigli di sicurezza ICT – Le e-mail (2 di 3)

aprile 24, 2015

Altro fattore di rischio sono gli allegati di estensione oscura o .exe, .html, .bat e così via. La figura riporta una e-mail di aggancio sospetta, scritta in pessimo italiano e sicuramente non di PostePay, con un allegato che a prima vista potrebbe sembrare un .pdf , ma notiamo che l’estensione finale è un .html , quindi potrebbe celare un <programmino> sicuramente infetto (si veda a seguire anche l’Appendice) che si attiva all’apertura.

Vagliare sempre con attenzione critica, la necessità di aprire ogni singolo allegato. Nel dubbio cancellare tutta la e-mail!

Se necessita inviare il testo di un documento breve scritto con word, esempio di mezza pagina, la netiquette recita di “copiare e incollarlo” nel testo del messaggio stesso. Non inviarlo come allegato della e-mail. Esso sarà letto subito all’apertura della e-mail. Scriverlo nel testo dell’e-mail evita anche un possibile blocco da parte dei filtri <antispam> che analizzano approfonditamente tutti gli allegati.

Non s’inviano mai allegati <pesanti> a chi non li ha espressamente richiesti, soprattutto se della persona non si ha un’approfondita conoscenza; si rischia di riempirgli la casella e di <bloccarla>. “a meno che l’obiettivo non sia quello di farsi odiare al primo contatto!!!!!!”.

I prodotti di e-mail hanno la caratteristica di predire l’indirizzo del mittente così da risparmiarci la sua digitazione. Alle volte indirizzi similari con medesimi caratteri iniziali possono trarre in inganno qualora si accetti quanto proposto del <computer> sul primo indirizzo suggerito. Se non si presta la dovuta attenzione si rischia di recapitare una e-mail ad altra persona, con tutto ciò che in contenuto di questa comporta, perché sicuramente sarà letto!

Quindi, accettare quanto il prodotto propone, ma validare sempre a vista gli indirizzi.

Come detto la troppa fiducia nel prodotto rischia di farci inviare la e-mail ad altre persone, con imbarazzo sia nostro che del ricevente. L’attenzione deve essere maggiore se si utilizzano le liste di indirizzi. Bisogna essere consapevoli dei membri della lista, e che veramente si vuole inviare la e-mail a tutti loro.

La e-mail deve essere sempre firmata in “chiaro” e contenere gli elementi utili affinché chi riceve sappia chi siamo e come contattarci.

A differenza della vecchia posta di carta, l’e-mail “costa” apparentemente poco a chi scrive, ma viene “pagata” da chi legge con la moneta del tempo e dell’attenzione, oggi sempre più scarsa e preziosa.

Nuova problematica nasce dall’uso imprudente della funzione <rispondi a tutti> che può causare incidenti qualora l’elenco contenga indirizzi di posta di persone che non sono interessate alla nostra risposta o con le quali non desideriamo dialogare da qualche tempo. Necessita che si analizzi con attenzione l’elenco e depennare gli indirizzi che riteniamo non interessati alla nostra risposta. Alla fine potrebbe essere interessato solo il mittente. Oltretutto coinvolgendo nella risposta tutta la lista si crea un sovraccarico di traffico.

Mi preme qui precisare che studi recenti hanno appurato che l’e-mail crea una dipendenza insita nell’accesso continuo al prodotto per vedere se vi sono nuove mail. È come quando nel mondo reale ci si reca più volte a vedere se nella cassetta della posta è presente una qualche busta, il non vederla ci fa sentire così soli che alle volte anche una bolletta ci mette allegria. Gli studi accennati riportano che limitare l’ansia da e-mail non può che farci bene, guardiamo di ridurre la consultazione della posta a una volta ogni due ore.

E infine vediamo anche di scriverne di meno! Se qualcuno scrive molto si tende dopo un po’ a cestinarlo automaticamente; chi invece scrive una volta alla settimana, o una al mese, gode di un’attenzione più alta.

Consideriamo infine che non rispondere ad una e-mail è maleducazione e eticamente sbagliato, ma la non risposta è considerata un <no>!

Una curiosità: Il simbolo @ che caratterizza la e-mail, detto in italiano “chiocciola” o “at” in un inglese maccheronico, con questo stilema compare in alcuni scritti del ‘500. Sono scritti commerciali, lettere mercantili. E sono italiani. Veneziani, per essere precisi. Questa connotazione è stata introdotta nel 1972 , da Ray Tomlinson, un ingegnere della rete arpanet, per separare il nome dell’utente dal server a cui afferisce. Tomlison identificò che il carattere ascii @ era poco usato e ottenibile in tutti i computer.

marcello pistilli