Archive for the ‘Storia’ Category

Parabole

gennaio 1, 2019

 

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Onestà,Onestà !

dicembre 18, 2018

Salvataggi in Mare

dicembre 8, 2018

Eventi della Storia

dicembre 7, 2018

7 Dicembre 1941

La marina Imperiale Giapponese all’alba del 7 Dicembre sferra un micidiale attacco contro la flotta americana del pacifico di istanza nella rada di Pearl Harbor nelle isole Haway.

(nome in codice “operazione Z“, ma conosciuto anche come “operazione Hawaii” o “operazione AI“)] fu un’operazione che ebbe luogo il 7 dicembre 1941 nella quale forze aeronavali giapponesi attaccarono la flotta e le installazioni militari statunitensi  stanziate nella base navale di Pearl Harbor, nelle isole Hawaii. L’operazione fu attuata in assenza della dichiarazione di guerra da parte giapponese, che fu formalizzata soltanto ad attacco iniziato, e provocò l’ingresso nella seconda guerra mondiale degli Stati Uniti dove si sviluppò nell’opinione pubblica un forte sentimento di riprovazione e di odio verso il Giappone. Il presidente Franklin Delano Roosevelt parlò di Day of infamy (giorno dell’infamia).

L’attacco fu concepito e guidato dall’ammiraglio Isoroku Yamamoto, il quale al momento dell’attacco si trovava nella baia di Hiroshima a bordo della corazzata Nagato, con lo scopo di distruggere la flotta statunitense del Pacifico. L’operazione fu un successo, limitato solo dal mancato affondamento delle portaerei che al momento dell’attacco non erano in porto; in poco più di un’ora i 350 aerei partiti dalle portaerei giapponesi inflissero pesanti danni alla flotta del Pacifico: una corazzata saltò in aria, una si capovolse, altre tre furono affondate; molte altre navi furono colpite. I danni inflitti alla flotta statunitense permisero al Giappone di ottenere momentaneamente il controllo del Pacifico ed aprirono la strada alle successive vittorie nipponiche.

La politica espansionistica giapponese in Asia iniziata nel 1931 con l’occupazione della Manciuria e proseguita nel 1937 con l’invasione della Cina, deteriorò i rapporti tra il paese del Sol Levante e gli Stati Uniti; il presidente Franklin Delano Roosevelt fin dal cosiddetto “Discorso della Quarantena” del 5 ottobre 1937 a Chicago dimostrò la sua volontà politica di opporsi ai paesi aggressori sia in Europa sia in Asia

le note sono liberamente tratte da siti web e wikipedia

Giancarlo Garro

la missione Doolittle, incursione sulla zona industriale di Tokio

doolittlevolo b25

L’incursione aerea su Tokyo del 18 aprile 1942, conosciuta anche come raid di Doolittle, fu il primo attacco aereo che gli Stati Uniti d’Americacondussero sul suolo giapponese durante la seconda guerra mondiale. Questa missione fu davvero particolare in quanto sedici bombardieridell’USAAF con le dimensioni del North American B-25 Mitchell decollarono dal ponte della portaerei USS Hornet della United States Navy. Fu la prima volta che aerei bombardieri B25 decollarono da una portaerei con una pista di soli 135 metri, ma senza potervi atterrare per il ritorno. La missione ad alto rischio si concluse in Cina nella zona riconquistata ai giapponesi dalle truppe cinesi.

incursione su tokio

Il bombardamento fu organizzato come risposta all’attacco di Pearl Harbor del 7 dicembre 1941 ed ebbe più valore morale che tattico o strategico: nelle intenzioni dei comandi americani, doveva servire a far intendere ai giapponesi che gli Stati Uniti avrebbero combattuto fino alla fine, ma anche a risollevare il morale del popolo e delle truppe statunitensi.

Note da siti web e wikipedia

Giancarlo Garro

provvedimenti

novembre 20, 2018

Eventi della Storia

novembre 4, 2018

3-4 novembre 1918 L’mpero Austroungarico firma l’armistizio e la resa con il regno D’italia.

termina così la prima Guerra Mondiale con la vittoria degli alleati della triplice intesa, Francia,Inghilterra, Stati uniti e successivamente con l’adesione dell’Italia dalla primavera del 1915

Nel 1918 l’Imperial regio Esercito austro-ungarico pianificò una massiccia offensiva sul fronte italiano, da sferrare all’inizio dell’estate, in giugno. L’attacco, che in seguito prese il nome di battaglia del solstizio, si infranse contro la resistenza opposta dal Regio Esercito Italiano sulla linea del fiume Piave. L’operazione fallita era l’ultima possibilità per gli austriaci di modificare il corso della guerra: lo sfondamento avrebbe consentito l’accesso alla pianura padana, ma dopo l’insuccesso le forze dell’Impero austro-ungarico erano talmente logore da non potere opporre una resistenza alla controffensiva italiana. Questa ebbe inizio il 24 ottobre e prese il nome di battaglia di Vittorio Veneto. Dopo tre giorni di lotta, le sorti dell’attacco condotto dal Regio Esercito erano tutt’altro che decise, sia sul monte Grappa sia sul Piave dove la prevista testa di ponte non era ancora salda quanto desiderabile, tanto che Nitti scrisse a Orlando “Siamo battuti, l’offensiva è infranta, si profila un disastro e tu ne sei il responsabile”[1]. Ma l’ordine di contrattacco austriaco non venne messo in atto per il rifiuto dei reggimenti cechi, polacchi e ungheresi a parteciparvi; molte unità gettarono le armi “in una sorta di Caporetto alla rovescia.

Il generale Caviglia a quel punto ordinò l’avanzata e l’VIII armata italiana passò il Piave a Susegana, con la cavalleria lanciata all’inseguimento degli austro-ungarici in rotta che terminerà appunto a Vittorio Veneto, raggiunta la sera del 28 ottobre; le conseguenze di questo sfondamento obbligheranno anche la VI armata austriaca ad abbandonare il monte Grappa e a unirsi alla fuga generale[1]. Sempre il 28 ottobre si riunì per la prima volta a Trento la commissione di tregua austro-ungarica, formatasi tra il 5 e 12 dello stesso mese[senza fonte], sotto la direzione del generale Viktor Weber Edler von Webenau. Il generale barone Arthur Arz von Straussenburg aveva informato il Feldmaresciallo Paul von Hindenburg ed era stato esortato a mandare una delegazione di ufficiali tedeschi.

Il capitano austro-ungarico Camillo Ruggera, appartenente alla commissione, la mattina del 29 ottobre si presentò presso Serravalle, situata fra Rovereto e Ala, davanti alle linee italiane e venne accolto da raffiche di mitragliatrice. Dopo essere stato identificato e chiarita la sua posizione, raggiunse il comando di divisione italiano, ad Abano[2]. Nella prima serata del 30 ottobre il generale von Webenau poté superare le linee italiane. Dopo lunghe soste ai vari sottocomandi, il membro della commissione fu portato presso Verona, poi verso Padova e da qui, a bordo di un’auto coperta, alle 13 del 3 novembre raggiunse la villa del conte Vettor Giusti del Giardino, sede del comando dell’esercito italiano dove alle 15 venne firmato l’armistizio[3].

Le condizioni generali dell’armistizio prevedevano che all’Italia venissero consegnati tutti i territori austriaci previsti dal patto di Londra, ma la trattativa era subordinata a quella che si teneva a Versailles e che avrebbe dato luogo all’armistizio di Compiègne. L’unico punto in discussione era pertanto la data di cessazione delle ostilità, che non era interesse italiano far entrare in vigore prima di aver occupato militarmente tutti i territori previsti dal trattato.

Le note sono liberamente trtte da siti web e wikipedia

Giancarlo Garro

Ministero dell’interno

ottobre 18, 2018

La CIGL del Cambiamento

ottobre 13, 2018

Eventi della Storia

ottobre 7, 2018

8 SEttembre 1943

L’talia esce dal conflitto mondiale con la firma dell’armistizio con gli alleati.

L’armistizio di Cassibile (detto anche armistizio corto), fu un accordo siglato segretamente il 3 settembre del 1943, nella contrada Santa Teresa Longarini di Siracusa, distante 3 km dal borgo di Cassibile, località dalla quale l’armistizio prese il nome.

Costituì l’atto con il quale il Regno d’Italia cessò le ostilità verso gli Alleati durante la seconda guerra mondiale e l’inizio di fatto della resistenza italiana contro il nazifascismo.

Poiché tale atto stabiliva la sua entrata in vigore dal momento del suo annuncio pubblico, esso è comunemente datato all’8 settembre, data in cui, alle 18:30 italiane,[2] fu reso noto prima dai microfoni di Radio Algeri da parte del generale Dwight Eisenhower e, poco più di un’ora dopo, alle 19:42, confermato dal proclama del maresciallo Pietro Badoglio trasmesso dai microfoni dedlla Radio.

Le note sono tratte da Wikipedia

Giancarlo Garro

 

Minculpop

settembre 25, 2018