Archive for the ‘Storia’ Category

Il Punto

settembre 18, 2018

Nell’editoriale di domenica su Repubblica, Eugenio Scalfari ipotizza uno scenario della politica italiana dove la sinistra possa rinascere da un Partito democratico ricompattato al suo vertice che incontra quella parte della socieà civile che si ispira agli stessi principi fondanti; a questo rassemblement il grande giornalista assegna potenzialmente addirittura più del 40% dei consensi elettorali.
E’un sogno che abbiamo perseguito tutta la nostra ormai lunga vita, avendolo solo intravisto grazie ai governi Prodi, ma subito svanito proprio per la difficoltà di tenere uniti riformisti, radicali e cattolici democratici e presunti tali.
Oggi è ancora più difficile perchè la compagine giallo verde al Governo ha addentato le viscere del nostro popolo con la triplice tenaglia dell’immigrazione, del sussidio per il sud e della riduzione delle tasse.
Il Governo Grillo-leghista ha capito molto bene che al popolo della pizza e supplì del sabato sera è inutile spiegare la sottile strategia diplomatica di un ministro dell’interno come Marco Minniti, serve l’arroganza del bullo, lo slogan urlato e ripetuto, serve il nemico da combattere, non importano i risultati, quelli è facile manometterli con l’aiuto delle tv, come ha insegnato l’ex Cavaliere; quel popolo non vuole l'”invasione”,vuole i muri, vuole la certezza del suo domani e la tutela del suo presente, poi se in una nave che non trova porti ci sono donne violentate, bambini spaventati, l’importante è non saperlo o far finta di non saperlo.
L’inganno grillino è ancora peggiore perchè il famoso e fumoso reddito di cittadinanza, fissato a 750 euro per qualche milione di persone lo Stato italiano non può permetterselo e allora il garbuglio dei centri per avviamento al lavoro, mai funzionanti, e altri numeri ballerini offuscano la ragione del centro sud del paese.
Occorrerebbe, perchè si possa realizzare quanto ipotizzato da Scalfari, che in qualche modo si ricomponesse lo sfarinamento dei vertici del Pd oramai troppo avvezzi a rintuzzarsi responsabilità e a contrapporsi per una leadership che nessuno sembra meritare; occorrerebbe che il prossimo congresso, sempre che si faccia, non sia una semplice conta per quale corrente debba governare il partito, ma un’occasione per costruire una alternativa credibile e seria perchè i giallo verdi su una cosa hanno ragione da vendere e cioè che quei tre punti che loro agitano strumentalmente e confusamente sono realmente i punti di passione per il nostro paese e su quei punti chiunque si dovesse candidare per sostituire questi dilettanti allo sbaraglio si dovrà misurare.
Umberto C

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Eventi della Storia

settembre 4, 2018

4 Settembre 476 d.c

Il Generale Romano-Barbaro Odoacre destituisce l’ultimo imperatore Romano D’Occidente Romolo Augustolo e si proclama Re d’italia.

Una data epocale che molti storici individuano come il passaggio dall’età antica al Medioevo.

Odoacre però non vuole distruggere ne Roma ne l’impero e pone il Regno d’Italia sotto l’egida dell’impero Romano D’oriente

Flavio Odoacre (in latino Flavius Odovacer; 433[1]Ravenna, 15 marzo 493) è stato un generale sciro o unno[2] che nel 476 divenne re degli Eruli e patrizio dei Romani (titolo conferitogli dal Senato). Il suo regno viene solitamente usato dagli storici per segnare il termine dell’Impero romano d’Occidente[3]. Nonostante egli esercitasse de facto il suo potere sull’Italia, Odoacre si presentò prima come cliente del legittimo imperatore d’Occidente Giulio Nepote e poi, dopo la morte di questi nel 480, come rappresentante dell’Impero bizantino. Odoacre viene indicato come re (Latino rex) in numerosi documenti ed egli stesso utilizzò questo titolo almeno una volta, mentre in un’altra occasione venne così indicato dal console Basilio[4]. Odoacre introdusse alcuni importanti cambiamenti nel sistema amministrativo dell’Italia; ebbe il supporto del senato romano e fu in grado di distribuire terre fra i suoi seguaci senza incontrare molta opposizione. Eccezion fatta per isolati atti di violenza nel 477478 da parte di alcuni suoi soldati insoddisfatti, il regno di Odoacre fu relativamente tranquillo e pacifico sul fronte interno. Pur professando fede ariana, egli non interferì quasi mai negli affari della Chiesa cattolica di Roma.

Le note sono liberamente tratte da siti web e wikipedia

Giancarlo Garro

Eventi della Storia

agosto 30, 2018

lenin

30 Agosto 1918, 30 Agosto 1941

Giornata significativa per la storia dell’ex Unione sovietica. Il 30 agosto del 1918, a Mosca, Fanny Kaplan, una socialista rivoluzionaria ferisce gravemente Vladimir Lenin (nella foto) con due colpi di rivoltella. Sempre lo stesso giorno, a Mosca, viene ucciso il dirigente della polizia politica sovietica (Čeka), Moisej Solomonovič Urickij. Da questi fatti avrà inizio il periodo del cosiddetto “terrore rosso”: il governo concede autorità illimitata alla Čeka. Tutti i criminali politici vengono fucilati senza processo, i rivoluzionari socialisti di destra vengono arrestati e vengono presi in ostaggio borghesi e ufficiali. Nel giro di una settimana vengono sterminate 800 persone (secondo i dati ufficiali). Il comitato esecutivo (Vcik) dichiarò che la politica del terrore si impose, nella situazione contingente, come mezzo di sicurezza per salvaguardare la repubblica sovietica contro i suoi nemici.

Sempre in Urss, ma durante la seconda guerra mondiale, il 30 agosto 1941 è una data storica per la città di Leningrado. In questo giorno, infatti, i soldati tedeschi raggiungono il fiume Neva e interrompono i collegamenti ferroviari. Questi atti costituiscono di fatto l’inizio dell’assedio di Leningrado, che ebbe termine il 18 gennaio del 1944, anche se la data fissata ufficialmente per il festeggiamento della liberazione è il 27 gennaio. L’assedio di Leningrado da parte delle armate tedesche durò 900 giorni: i militari bloccarono la tutte le vie di rifornimento, lasciando aperto solo un piccolo varco verso il lago Ladoga. Nonostante le pessime condizioni alimentari e sanitarie della città, i tedeschi non riuscirono mai a conquistare Leningrado: l’armata rossa riuscì a distruggere le fortificazioni tedesche e ad aprire un largo corridoio verso il Ladoga per riuscire a far giungere i rifornimenti alla città assediata. Nel gennaio del 1944 i tedeschi furono respinti dalla zona

Tratto dal blog di Monica Cadoria

Giancarlo Garro

l’Asse Roma Budapest

agosto 30, 2018

Le decisioni irrevocabili

agosto 12, 2018

Dal bog di Staino

il Delegato

agosto 3, 2018

Eventi della Storia

agosto 2, 2018

2 Agosto 1980 La Strage nella Stazione Centrale di Bologna

alle ore 10.25 una bomba esplode alla stazione di Bologna causando 85 morti e 200 feriti

Dopo 38 anni, “ci apprestiamo a celebrare un anniversario diverso. Un nuovo processo si è aperto a marzo, e c’è una nuova inchiesta, quella sui mandanti, in corso. Siamo vicini a una svolta: basta depistaggi, serve sapere tutta la verità”.
Lo afferma il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, che domani, giovedì 2 agosto, parteciperà alla Giornata in memoria delle vittime di tutte le stragi, nel giorno in cui ricorre la strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

“Come ogni anno- afferma- provo un’angoscia profonda, che è la stessa di Bologna, dei bolognesi e di tutta la società regionale. Una strage tremenda, uno squarcio nella nostra storia, iscritta in una strategia che puntava a destabilizzare le istituzioni, l’intero Paese, con anni passati per arrivare alla condanna in via definitiva degli esecutori materiali, a causa di una serie continua di depistaggi e una complicata vicenda politica e giudiziaria”.“Eppure- prosegue Bonaccini-in tanti non si sono piegati e hanno continuato a chiedere piena verità e giustizia: istituzioni, cittadini e, prima fra tutti, l’Associazione dei familiari delle vittime e il suo presidente Paolo Bolognesi a cui rinnovo tutta la mia solidarietà, vicinanza e riconoscenza”.

Per il presidente della Regione, tutto questo non ci deve però far dimenticare i volti, le storie delle 85 vittime e delle 200 persone la cui vita è stata irrimediabilmente segnata dalla strage. “Perché il 2 agosto torna, puntuale, con il suo carico di dolore, che è privato e collettivo al tempo stesso. Anni bui per la nostra democrazia, una ferita mai sanata, che torna a bruciare a ogni nuova tappa lungo la strada verso una verità che deve essere sancita, a ogni nuovo tentativo di depistaggio, a ogni mancato riconoscimento, a ogni promessa non mantenuta”.

Dal sito Web Regione Emilia Romagna

Giancarlo Garro

Eventi della Storia

luglio 24, 2018

25 Luglio 1943

La caduta di Mussolini

E’  la notte tra il 24 ed il 25 Luglio del 1943, quando Mussolini, alla seduta del Gran Consiglio del Fascismo prende la parola.

Dice di aver convocato il Gran Consiglio non per discutere la situazione interna, ma bensì per informarlo della situazione bellica del momento e poter prendere una decisione a livello di strategia militare, da applicare in seguito allo sbarco degli alleati anglo-americani in Sicilia e alle difficoltà riscontrate.

Mussolini, che appare fiducioso e sicuro di sé, da tempo però cova il malcontento di alcuni gerarchi, che trovano in Dino Grandi il loro portavoce.

La situazione è grave e richiede decisioni chiare e capaci di creare una reale svolta nella guida del governo.

Terminata la relazione introduttiva, seguita da non poche critiche, prende la parola Grandi che si appresta a leggere il documento preparato e firmato dai dissidenti.

Si tratta di un attacco diretto alla persona di Mussolini e di sfiducia nel suo operato, che si trova così con le spalle al muro, costretto ad ammettere tutta la sua colpevolezza.

Si apre la frattura: si parla di abolizione del regime totalitario, ritorno allo Statuto, ripristino del Parlamento e restituzione alla corona di tutte le sue prerogative.

L’errore più grave che gli viene imputato è quello d’aver accettato la germanizzazione del partito e del paese, avviando l’Italia a intraprendere l’ascesa in guerra.

Nel dibattito interviene anche Galeazzo Ciano.

Mussoline viene quindi disarmato dagli stessi appartenti al PNF, tenta un ultimo misero tentativo di riabilitazione della sua immagine, ma ormai la sorte è certa, non può evitare la messa in votazione del documento.

L’esito dello scrutinio avviene all’alba del 25 luglio ed è senza appello: diciannove sì contro sette no.

I favorevoli sono: Grandi, Bottai, Federzoni, Ciano, De Vecchi, De Marsico, Albini, Acerbo, Alfieri, Marinelli, Pareschi, De Bono, Rossoni, Bastianini, Bignardi, De Stefani, Gottardi, Balella, Cianetti.

Nonostante l’esito della votazione, Mussolini crede ancora di poter ottenere la fiducia del re; ma questi lo fa arrestare, mentre sale al potere come nuovo capo del governo Pietro Badoglio.

La radio trasmette il seguente comunicato: “Sua Maestà il re e imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di capo del governo, primo ministro e segretario di Stato, presentate da S.E. il Cavaliere Benito Mussolini, e ha nominato capo del governo, primo ministro e segretario di Stato S.E. il Cavaliere Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio”.

 

 

Alle ore 22.45 il maresciallo legge alla radio un proclama alla nazione nella quale dichiara che “la guerra continua”.

Vi è una confusione generale ma  il popolo non può fare a meno di esultare e riversarsi nelle piazze per festeggiare.

Non possono immaginare quello che di lì a poco accadrà.

Mussolini, prigioniero sul Gran Sasso, viene liberato da un commando nazista tedesco e trasportato in Germania dove darà vita alla Repubblica sociale italiana.

Coloro che avevano firmato l’ordine del giorno Grandi saranno processati e condannati a morte nel processo di Verona dell’8-10 gennaio 1944.

I 5 arrestati (Ciano, De Bono, Marinelli, Pareschi e Gottardi), giudicati colpevoli d’alto tradimento, saranno giustiziati mediante fucilazione.

Mussolini fece la storia degli avvenimenti militari gettando la colpa dei suoi crimini e delle sue sconfitte su tutti, salvo che su se stesso.

La liberazione da lui si sancì solamente con la sua uccisione il 28 Aprile del 1945.

Ma quel 25 Luglio rimane nella memoria per la caduta definitiva del suo governo.

note liberamente tratte da siti web

Giancarlo Garro

Eventi della Storia

luglio 23, 2018

23 Luglio 1798

Le truppe Francesi di Napoleone Bonaparte conquistano Alessandra d’Egitto

Tra il 1798 e il 1799 Napoleone intraprese con parziale successo una campagna militare in Egitto con l’obiettivo di scombussolare i traffici commerciali inglesi in quelle zone. La spedizione partì da Tolone nel 1798 e dopo aver fatto scalo a Genova, Civitavecchia e Malta, raggiunse Alessandria d’Egitto.
Arrivato al Cairo, l’esercito napoleonico combatté la battaglia delle Piramidi per poi voltare a nord est e raggiungere la Palestina, Giaffa e San Giovanni d’Acri. Napoleone si dimostrò generalmente superiore agli inglesi nella battaglie terrestri, ma subì una rilevante sconfitta da Horatio Nelson nella battaglia navale di Abukir. Pur non avendo conseguito gli obiettivi sperati, in raffronto agli insuccessi in serie del Direttorio Napoleone fu acclamato come un salvatore della Patria al suo rientro a Parigi nel 1799 e la popolarità acquisita gli fornirà l’occasione per realizzare il colpo di Stato del 18 brumaio.

Da appunti di storia sito web

Giancarlo Garro

Eventi della Storia

luglio 19, 2018

19 Luglio 1943

Un gruppo di bombardieri Anglo Americani sganciano su Roma le prime bombe della seconda Guerra mondiale. Il Bombardamento di Roma colpì i quartieri di San Lorenzo e lo scalo ferroviario merci ed alcune attività produttive, ma colpì anche case di abitazione devastando gran parte del quartiere e la Basilica stessa che da il nome al quartiere est di Roma.Le vittime furono 3000 e numerosi i feriti e i dispersi, numerosi furono anche gli sfollati con le case distrutte. Il Papa pio XII si recò immediatamente sul posto, fu quella la sua prima uscita dal Vaticano.

La popolazione riteneva che la capitale italiana, oltre alle difese militari, potesse contare sulla presenza del Papa, la cui presenza avrebbe scoraggiato chiunque dal gettare bombe sulla città, e infatti Roma è stata senza dubbio una delle città meno colpite durante la Seconda Guerra Mondiale.

La prima di queste incursioni su Roma, quella del 19 luglio 1943, fu senza dubbio la più sanguinosa: l’obiettivo degli Alleati era lo scalo merci di San Lorenzo, posto proprio di fianco al popoloso quartiere che fu pesantemente colpito.

I danni di questo bombardamento furono molto elevati: morirono in tutto circa 3mila persone, oltre 11mila rimasero ferite, furono danneggiate la Basilica di San Lorenzo, il cimitero del Verano e l’Università.

Circa 40mila persone rimasero invece senzatetto e tra le vittime vi furono anche il generale dei Carabinieri Azolino Hazon e il capo di stato maggiore Ulderico Barengo, recatisi nel quartiere nel tentativo di dare una mano.

Il duro colpo alla popolazione civile turbò notevolmente l’opinione pubblica. Se nelle ore successive al bombardamento Papa Pio XII fu accolto in maniera calorosa dagli abitanti di San Lorenzo (l’immagine del pontefice che allarga le braccia in piazzale del Verano è uno dei simboli della sua visita ed è anche stato immortalato successivamente in una statua), ben diversa fu l’accoglienza per il Re Vittorio Emanuele III, contro la cui automobile furono anche lanciati sassi.

Il precipitare della situazione bellica italiana e il forte malcontento della popolazione portarono il Re, nei giorni successivi al bombardamento di San Lorenzo, a una manovra inattesa che cambiò ancora di più gli equilibri del conflitto.l 25 luglio 1943, il Gran Consiglio del Fascismo, un organo fino a quel momento principalmente simbolico, approvò un ordine del giorno che ridimensionava fortemente i poteri di Benito Mussolini, che il giorno stesso venne sostituito per volontà del Re dal maresciallo Pietro Badoglio come presidente del consiglio e arrestato.

Le note sono liberamente tratte da siti web

Rubrica ideata da Ennio Boccanera

Giancarlo Garro