Archive for the ‘Storia’ Category

Il Punto

novembre 14, 2018

La mosca cocchiera italiana guida il sovranismo in Europa, la fronda all’Europa non tanto per uscirne, almeno stando alle dichiarazioni, quanto per modificarne il profilo politico in questo senso, benchè sovranismo ed Europa sono un ossimoro che stende sul nostro futuro un velo di incertezza e instabilità.
Il sovranismo sembra comunque essere l’elemento unificatore nella storia del pianeta del terzo millennio.
E’ iniziato con Trump negli Stati Uniti, il quale rendendosi conto che il progetto americano di essere la sentinella del mondo è naufragato in Asia come in Africa, ha caratterizzato la sua politica con l’affermazione di “America first”,che altro non è che l’ammissione di quella sconfitta; al trumpismo dunque non resta che rendere impermeabile al più presto la cultura dell’America bianca dalla penetrazione afroamericana e latinoamericana, riducendo l’influenza economica dell’Europa e della Cina con dazi aggressivi e disimpegnadosi progressivamente dalle organizzazioni di difesa occidentali, riducendo il contributo americano sia in denaro che in tecnologia.
“America first”è il manifesto americano del sovranismo trumpiano che anche elettoralmente sembra abbastanza gradito al popolo americano.
Diverso e contrario è il sovranismo di Putin e della sua Russia; esso è espansivo, tutto teso a riportare la Russia euroasiatica in quella posizione preminente dove la storia bilaterale del novecento l’aveva collocata.
Per questo ha bisogno di dominare il mar Mediterraneo e quindi si spinge a proteggere Assad in Siria per i porti di Tastus e Latakia, per questo si è schierata con Haftar in Libia e sempre per questo il presidente Putin ha concesso a Salvini l’onore di una amicizia (complicità) così sbandierata.
Entrambi Trump e Putin per i loro obiettivi non possono tollerare una Europa forte coesa e soprattutto unita politicamente; questa sarebbe un intralcio, un ostacolo forse insuperabile a causa della sua cultura della sua economia che considera l’America un mercato ricchissimo da sfruttare e la Russia l’oscura prigione dei diritti civili e delle libertà individuali.
Per questo entrambi guardano con favore e anzi lo alimentano il turbine antieuropeo che il sovranismo cieco e insensato di alcuni paesi europei, gattini ciechi in una giungla di tigri, sta alimentando alla vigilia delle elezioni del Parlamento Europeo; per questo alcuni paesi, tra cui il nostro in prima fila, della loro debolezza fanno la loro forza, senza capire che dopo l’uso i due giganti perderebbero qualunque interesse per il declino della democrazia in questi paesi.
Allora, come si diceva una volta, tutto è perduto?il destino della UE è segnato? dal desiderio di tutti di farne parte negli anni ’90 si è passati al desiderio di tutti di uscirne nel nuovo secolo?
In occidente, anche in America, si sta accendendo un fascio di luce, come un occhio di bue, sul ceto medio, il famoso ceto medio che non è mai riuscito a diventare borghesia; quel ceto medio fatto di sapere e non di potere, quel ceto medio che si lasciò trascinare e anzi ne accellerò il piano inclinato delle più azzardate avventure politiche perchè aveva scoperto i propri privilegi, oggi, liberatosi dalle polverose attribuzioni partitiche, scende in piazza per difendere non questi e non quelli, ma il proprio sapere, la dignità della sua cultura, il patrimonio della sua professionalità.
Ecco le sette donne tutte fortemente impegnate nel loro lavoro di manager, che orgnizzano la manifestazione a Roma contro il dissesto della capitale, e la manifestazione contro la Torino no Tav e contro la paralisi dell’economia a 5Stelle.Ecco il mondo della produzione che rigetta le regole avventuristiche della politica economica gialloverde.
C’è quindi una società civile che non accetta il sovranismo e l’assistenzialismo, che vuole sottrarsi dalla tenaglia di chi vorrebbe una decrescita miserabile o una società darviniana dove ai privilegi del più forte fanno da contraltare la disperazione dimenticata dei reietti.
E la politica? si affianca, soffia su queste vele, offre sponde rappresentative, ne assume una qualche rappresentanza?
In tempi così turbinosi, così frenetici, il Partito democratico si prende un anno per fare un congresso, circa un anno per determinare la sua struttura organizzativa, si balocca in una ritualità novecentesca, non riesce a cogliere questi fermenti, non riesce a dargli una veste politica ed una programmatica funzionalità; così che questo patrimonio di fermenti resta alla mercè di chi ne volesse interpretare le ansie e le aspettative.
Umberto C

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Eventi della Storia

novembre 4, 2018

3-4 novembre 1918 L’mpero Austroungarico firma l’armistizio e la resa con il regno D’italia.

termina così la prima Guerra Mondiale con la vittoria degli alleati della triplice intesa, Francia,Inghilterra, Stati uniti e successivamente con l’adesione dell’Italia dalla primavera del 1915

Nel 1918 l’Imperial regio Esercito austro-ungarico pianificò una massiccia offensiva sul fronte italiano, da sferrare all’inizio dell’estate, in giugno. L’attacco, che in seguito prese il nome di battaglia del solstizio, si infranse contro la resistenza opposta dal Regio Esercito Italiano sulla linea del fiume Piave. L’operazione fallita era l’ultima possibilità per gli austriaci di modificare il corso della guerra: lo sfondamento avrebbe consentito l’accesso alla pianura padana, ma dopo l’insuccesso le forze dell’Impero austro-ungarico erano talmente logore da non potere opporre una resistenza alla controffensiva italiana. Questa ebbe inizio il 24 ottobre e prese il nome di battaglia di Vittorio Veneto. Dopo tre giorni di lotta, le sorti dell’attacco condotto dal Regio Esercito erano tutt’altro che decise, sia sul monte Grappa sia sul Piave dove la prevista testa di ponte non era ancora salda quanto desiderabile, tanto che Nitti scrisse a Orlando “Siamo battuti, l’offensiva è infranta, si profila un disastro e tu ne sei il responsabile”[1]. Ma l’ordine di contrattacco austriaco non venne messo in atto per il rifiuto dei reggimenti cechi, polacchi e ungheresi a parteciparvi; molte unità gettarono le armi “in una sorta di Caporetto alla rovescia.

Il generale Caviglia a quel punto ordinò l’avanzata e l’VIII armata italiana passò il Piave a Susegana, con la cavalleria lanciata all’inseguimento degli austro-ungarici in rotta che terminerà appunto a Vittorio Veneto, raggiunta la sera del 28 ottobre; le conseguenze di questo sfondamento obbligheranno anche la VI armata austriaca ad abbandonare il monte Grappa e a unirsi alla fuga generale[1]. Sempre il 28 ottobre si riunì per la prima volta a Trento la commissione di tregua austro-ungarica, formatasi tra il 5 e 12 dello stesso mese[senza fonte], sotto la direzione del generale Viktor Weber Edler von Webenau. Il generale barone Arthur Arz von Straussenburg aveva informato il Feldmaresciallo Paul von Hindenburg ed era stato esortato a mandare una delegazione di ufficiali tedeschi.

Il capitano austro-ungarico Camillo Ruggera, appartenente alla commissione, la mattina del 29 ottobre si presentò presso Serravalle, situata fra Rovereto e Ala, davanti alle linee italiane e venne accolto da raffiche di mitragliatrice. Dopo essere stato identificato e chiarita la sua posizione, raggiunse il comando di divisione italiano, ad Abano[2]. Nella prima serata del 30 ottobre il generale von Webenau poté superare le linee italiane. Dopo lunghe soste ai vari sottocomandi, il membro della commissione fu portato presso Verona, poi verso Padova e da qui, a bordo di un’auto coperta, alle 13 del 3 novembre raggiunse la villa del conte Vettor Giusti del Giardino, sede del comando dell’esercito italiano dove alle 15 venne firmato l’armistizio[3].

Le condizioni generali dell’armistizio prevedevano che all’Italia venissero consegnati tutti i territori austriaci previsti dal patto di Londra, ma la trattativa era subordinata a quella che si teneva a Versailles e che avrebbe dato luogo all’armistizio di Compiègne. L’unico punto in discussione era pertanto la data di cessazione delle ostilità, che non era interesse italiano far entrare in vigore prima di aver occupato militarmente tutti i territori previsti dal trattato.

Le note sono liberamente trtte da siti web e wikipedia

Giancarlo Garro

Ministero dell’interno

ottobre 18, 2018

La CIGL del Cambiamento

ottobre 13, 2018

Eventi della Storia

ottobre 7, 2018

8 SEttembre 1943

L’talia esce dal conflitto mondiale con la firma dell’armistizio con gli alleati.

L’armistizio di Cassibile (detto anche armistizio corto), fu un accordo siglato segretamente il 3 settembre del 1943, nella contrada Santa Teresa Longarini di Siracusa, distante 3 km dal borgo di Cassibile, località dalla quale l’armistizio prese il nome.

Costituì l’atto con il quale il Regno d’Italia cessò le ostilità verso gli Alleati durante la seconda guerra mondiale e l’inizio di fatto della resistenza italiana contro il nazifascismo.

Poiché tale atto stabiliva la sua entrata in vigore dal momento del suo annuncio pubblico, esso è comunemente datato all’8 settembre, data in cui, alle 18:30 italiane,[2] fu reso noto prima dai microfoni di Radio Algeri da parte del generale Dwight Eisenhower e, poco più di un’ora dopo, alle 19:42, confermato dal proclama del maresciallo Pietro Badoglio trasmesso dai microfoni dedlla Radio.

Le note sono tratte da Wikipedia

Giancarlo Garro

 

Minculpop

settembre 25, 2018

Innovazione e Cambiamento

settembre 20, 2018

Eventi della Storia

settembre 20, 2018

20 Settembre 1870

Ricorre oggi l’anniversario del 20 settembre 1870, data nella quale, attraverso la breccia di Porta Pia, i bersaglieri entrarono nell’Urbe per realizzare il sogno dei patrioti italiani: Roma Capitale d’Italia. Un evento importantissimo della storia patria sul quale i più giovani e, forse, anche parecchi meno giovani, sanno ben poco. Ed è per loro che ricostruiremo l’evento che fece notizia in tutta l’opinione pubblica dell’Europa di allora.

La breccia di Porta Pia

Il 19 luglio 1870 scoppiò la guerra tra Francia e Prussia, nella quale i francesi vennero sconfitti dai prussiani con Napoleone III caduto prigioniero. Questo creò le condizioni migliori per consentire al governo italiano di risolvere il problema di Roma Capitale. Si tentò prima la via diplomatica, offrendo al Papa Pio IX tutte le garanzie indispensabili all’indipendenza spirituale della Sede ecclesiale, ma il Pontefice le respinse. Fu così che il generale Cadorna dette l’ordine alle artiglierie italiane di iniziare il fuoco per aprire una breccia nelle mura di Porta Pia, attraverso la quale passarono i bersaglieri, per entrare in Roma. La resistenza incontrata fu poca cosa perché Pio IX aveva dato ordine di non sparare per evitare un inutile spargimento di sangue.

Terminava così l’ultimo brandello del potere temporale della Chiesa e, finalmente, nasceva Roma capitale d’Italia.

Le note sono liberamente tratte da siti web

Giancarlo Garro

Eventi della Storia

settembre 4, 2018

4 Settembre 476 d.c

Il Generale Romano-Barbaro Odoacre destituisce l’ultimo imperatore Romano D’Occidente Romolo Augustolo e si proclama Re d’italia.

Una data epocale che molti storici individuano come il passaggio dall’età antica al Medioevo.

Odoacre però non vuole distruggere ne Roma ne l’impero e pone il Regno d’Italia sotto l’egida dell’impero Romano D’oriente

Flavio Odoacre (in latino Flavius Odovacer; 433[1]Ravenna, 15 marzo 493) è stato un generale sciro o unno[2] che nel 476 divenne re degli Eruli e patrizio dei Romani (titolo conferitogli dal Senato). Il suo regno viene solitamente usato dagli storici per segnare il termine dell’Impero romano d’Occidente[3]. Nonostante egli esercitasse de facto il suo potere sull’Italia, Odoacre si presentò prima come cliente del legittimo imperatore d’Occidente Giulio Nepote e poi, dopo la morte di questi nel 480, come rappresentante dell’Impero bizantino. Odoacre viene indicato come re (Latino rex) in numerosi documenti ed egli stesso utilizzò questo titolo almeno una volta, mentre in un’altra occasione venne così indicato dal console Basilio[4]. Odoacre introdusse alcuni importanti cambiamenti nel sistema amministrativo dell’Italia; ebbe il supporto del senato romano e fu in grado di distribuire terre fra i suoi seguaci senza incontrare molta opposizione. Eccezion fatta per isolati atti di violenza nel 477478 da parte di alcuni suoi soldati insoddisfatti, il regno di Odoacre fu relativamente tranquillo e pacifico sul fronte interno. Pur professando fede ariana, egli non interferì quasi mai negli affari della Chiesa cattolica di Roma.

Le note sono liberamente tratte da siti web e wikipedia

Giancarlo Garro

Eventi della Storia

agosto 30, 2018

lenin

30 Agosto 1918, 30 Agosto 1941

Giornata significativa per la storia dell’ex Unione sovietica. Il 30 agosto del 1918, a Mosca, Fanny Kaplan, una socialista rivoluzionaria ferisce gravemente Vladimir Lenin (nella foto) con due colpi di rivoltella. Sempre lo stesso giorno, a Mosca, viene ucciso il dirigente della polizia politica sovietica (Čeka), Moisej Solomonovič Urickij. Da questi fatti avrà inizio il periodo del cosiddetto “terrore rosso”: il governo concede autorità illimitata alla Čeka. Tutti i criminali politici vengono fucilati senza processo, i rivoluzionari socialisti di destra vengono arrestati e vengono presi in ostaggio borghesi e ufficiali. Nel giro di una settimana vengono sterminate 800 persone (secondo i dati ufficiali). Il comitato esecutivo (Vcik) dichiarò che la politica del terrore si impose, nella situazione contingente, come mezzo di sicurezza per salvaguardare la repubblica sovietica contro i suoi nemici.

Sempre in Urss, ma durante la seconda guerra mondiale, il 30 agosto 1941 è una data storica per la città di Leningrado. In questo giorno, infatti, i soldati tedeschi raggiungono il fiume Neva e interrompono i collegamenti ferroviari. Questi atti costituiscono di fatto l’inizio dell’assedio di Leningrado, che ebbe termine il 18 gennaio del 1944, anche se la data fissata ufficialmente per il festeggiamento della liberazione è il 27 gennaio. L’assedio di Leningrado da parte delle armate tedesche durò 900 giorni: i militari bloccarono la tutte le vie di rifornimento, lasciando aperto solo un piccolo varco verso il lago Ladoga. Nonostante le pessime condizioni alimentari e sanitarie della città, i tedeschi non riuscirono mai a conquistare Leningrado: l’armata rossa riuscì a distruggere le fortificazioni tedesche e ad aprire un largo corridoio verso il Ladoga per riuscire a far giungere i rifornimenti alla città assediata. Nel gennaio del 1944 i tedeschi furono respinti dalla zona

Tratto dal blog di Monica Cadoria

Giancarlo Garro