Archive for the ‘Storia’ Category

Eventi della storia

luglio 15, 2020

14 Luglio 1789

Il Popolo di Parigi insorge e con le armi in pugno, attacca le carceri della Bastiglia, da quell’evento inizia in tutta la francia una rivoluzione che per dieci anni sconvolgerà l’intero Paese e metterà fine al regime feudale della monarchia Borbonica per instaurare una Repubblica governata da un assemblea di deputati eletti dal popolo.

 

La Rivoluzione francese scoppia nel 1789 e termina nel 1799.

Vigilia della rivoluzione
Nel 1789 in Francia la popolazione era divisa in: 

 
  • nobiltà,che aveva il monopolio delle cariche pubbliche e numerosi privilegi economici e fiscali
  • il clero 
  • il terzo stato composto da borghesi, commercianti ed artigiani, proletariato urbano e contadini, che era lo strato più numeroso e vario della popolazione. 
  • Cause della rivoluzione francese
    Dopo il 1781 l’antico regime entra in crisi a causa di difficoltà finanziarie (dovute alle forti spese per la partecipazione alla guerra di indipendenza americana).
    Viene proposta una riforma economica che però intaccava i privilegi dei nobili e del clero. Questi, per contrastare tali riforme, costringono il re Luigi XVI a convocare gli Stati Generali.
    Gli Stati Generali erano un’assemblea in cui ogni ordine sociale (nobiltà, clero e terzo stato) doveva avere un numero eguale di deputati, ma il terzo stato chiede ed ottiene di avere un numero doppio di rappresentanti per riuscire contrastare le votazioni di nobiltà e clero che spesso andavano a coincidere (mantenendo così i propri privilegi a discapito dei ceti meno abbienti)
  • Il giuramento della Pallacorda
    Il Re, appoggiato dai nobili, non prendeva una decisione sulla questione del voto, così i deputati del terzo stato si riunirono nella sala della Pallacorda dove giurarono di dare una Costituzione alla Francia.
    Il Clero e 47 membri della nobiltà si unirono a loro formando l’Assemblea Nazionale Costituente. Luigi XVI sconfitto sul piano politico, decise di ricorrere alla forza, ma la borghesia reagì e, con l’aiuto delle classi popolari, il 14 luglio assale e conquista la Bastiglia simbolo del dispotismo del regime assoluto.

La rivoluzione 

Dopo la presa della Bastiglia si succedono eventi a catena: una rivoluzione in città (guidata dalla borghesia) che portò all’abolizione delle municipalità dell’antico regime ed alla formazione della guardia municipale e una rivolta nelle campagne che portò alla distruzione della feudalità.
Il 26 agosto 1789 venne promulgata la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del cittadino che era la premessa della Costituzione del 3 settembre 1791. Il re però non approva i decreti della Assemblea Costituente ed il popolo si mobilita di nuovo marciando su Versailles e costringendo il re a trasferirsi a Parigi.
 
La fuga e la condanna del Re
Intanto il re aveva tentato di fuggire e Austria, Prussia e Russia si erano alleate contro la Francia (temevano lo scoppio di analoghe rivolte nei loro paesi!) che reagì alla sfida dichiarando la guerra (1792).
Nel 1792 i sanculotti s’impadronirono del Palazzo Reale, mentre l’Assemblea ordinava di imprigionare il re con l’accusa di tradimento della patria. Dopo la vittoria francese di Valmy contro l’esercito prussiano, fu proclamata la Repubblica. Il re, processato per alto tradimento e condannato a morte, fu decapitato il 21 genn. 1793; in ottobre la stessa sorte toccò alla regina.
Le note sono liberamente tratte da siti web riassunto della rivoluzione e con scritte proprie
Giancarlo Garro 

Condividere una Riflessione ….. dalle letture sui siti dei giornali !

giugno 7, 2020

La polemica senza senso sulla app Immuni e la tutela della privacy – da AGI di Mario Ponari

Come mai la preoccupazione per la propria privacy viene fuori solamente quanto si chiede, su base volontaria di scaricare una applicazione che ha ottenuto il parere positivo del Garante Privacy, per una finalità generale quale la tutela della salute pubblica?

In questi giorni di fase 3 si parla sempre di più della applicazione Immuni, il cui utilizzo avrebbe dovuto costituire uno degli strumenti principali per contrastare la diffusione dell’epidemia da Corononavirus.

Se ne parla, appunto. Perché l’app che qualcuno avrebbe dovuto testare, produrre, e rendere disponibile mentre noi eravamo tutti diligentemente in casa, è stata rilasciata solo da pochi giorni ed è ancora in fase di test.

Io l’ho scaricata, per coscienza sociale, non comprendendo le preoccupazioni di coloro i quali – anche esponenti politici – hanno visto nella app un pericoloso attentato alla libertà personale ed alla propria privacy, portando avanti lo slogan “la libertà non è in vendita”.

Al di la degli slogan (privi di senso logico e giuridico) si è verificato un fenomeno curioso.

Da un lato si è risvegliata negli utenti la consapevolezza del valore la propria riservatezza e del patrimonio informativo che li riguarda, dall’altro gli stessi utenti attraverso i social ci informano sui loro spostamenti, su cosa gradiscono, cosa comprano, con chi sono sposati o che macchina hanno.

Da un lato si teme che la app Immuni non garantisca sufficientemente la privacy, dall’altro sui treni si sentono le conversazioni telefoniche di manager che discutono dei dettagli di una delicata trattativa o avvocati che fanno il resoconto di una udienza che discutono delle clausole contrattuali con un collega.

La domanda è: come mai la preoccupazione per la propria privacy viene fuori solamente quanto si chiede, su base volontaria di scaricare una applicazione che ha ottenuto il parere positivo del Garante Privacy, per una finalità generale quale la tutela della salute pubblica?

Dal momento che molte delle affermazioni di questi giorni (purtroppo anche da parte di soggetti dai quali per ruolo ricoperto e relativa responsabilità, ci si sarebbe aspettati di più) si basano sulla mancata conoscenza (ignoranza) del meccanismo di funzionamento della app, proviamo a fare chiarezza.

L’applicazione Immuni, a differenza dei social usati da milioni di utenti ogni giorno, è stata infatti progettata per garantire la privacy degli utenti in ogni passaggio

In primo luogo, dopo averla scaricata, la app associa al telefono (non alla persona) un codice casuale che cambia più volte nel corso del giorno.

I codici generati da ciascun apparecchio, vengono incrociati – attraverso il bluetooth – con altri codici generati da altri apparecchi, tenendo traccia di questo contatto.

È bene precisare che in queste operazioni di scambio non vengono memorizzate informazioni relative all’utilizzatore dell’applicazione né alla geolocalizzazione. Viene archiviata semplicemente l’informazione che due “codici” sono stati a distanza ravvicinata in un dato giorno.

Qualora un soggetto dovesse risultare positivo al Coronavirus, questo ha la “libertà” (che non è dunque in vendita) di condividere questa informazione o meno.

Nel caso in cui decidesse di condividere lo status di soggetto positivo, l’informazione che verrà immessa a sistema sarà: “Il codice XXY è risultato positivo al coronavirus” ancora una volta, senza associazione del dato alla persona fisica.

Il sistema in questo caso, avendo tenuto traccia dei contatti, sarà in grado di estrarre i codici che nel periodo di incubazione del virus, sono stati a portata di bluetoooth del codice risultato infetto, inviando un messaggio di possibile esposizione al virus. Finito.

Ai più attenti potrà essere utile sapere che i dati sono cifrati sia sullo smartphone che in trasmissione, che il soggetto che li raccoglie è il Ministero della Salute, per finalità di contenimento dell’epidemia del Covid-19 o per la ricerca scientifica e che qualunque dato sarà comunque cancellato al massimo entro la data del 31 dicembre 2020.

In conclusione, a mio parere, è più pericoloso avere un avvocato o un consulente maleducato che parla a voce alta sul treno che utilizzare la app Immuni e contribuire ad arginare il contagio da coronavirus.

Inserito da Fabio Fabiani

Eventi della Storia

giugno 5, 2020

4-5 Giugno 1944

Le truppe Alleate entrano a Roma

La liberazione di Roma avviene dopo che le truppe alleate riescono a sfondare le difese Tedesche nella battaglia di Monte Cassino, dove i tedeschi avevano predisposto un fronte che andava dal Mar Tirreno all’Adriatico la linea Gustav.

La liberazione di Roma fu uno degli episodi principali della Campagna d’Italia della Seconda guerra mondiale.

Il 4 e il 5 giugno 1944 le truppe americane del generale Mark Wayne Clark riuscirono a superare le ultime linee difensive dell’esercito tedesco ed entrarono nella città senza incontrare resistenza, ricevendo l’entusiastica accoglienza della popolazione romana. Il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante della Wehrmacht in Italia, preferì ripiegare verso nord senza impegnare un combattimento all’interno dell’area urbana di Roma.

L’armistizio dell’8 settembre 1943 e la conseguente rapida e brutale reazione dell’esercito tedesco in Italia avevano provocato una catastrofe della struttura politica, amministrativa, civile e militare italiana; in pochissimi giorni la Wehrmacht aveva occupato gran parte della penisola e aveva disarmato e catturato centinaia di migliaia di soldati dell’esercito italiano.[2]

La sera dell’8 settembre la Wehrmacht attaccò Roma.

l re Vittorio Emanuele III e il capo del governo, maresciallo Pietro Badoglio, avevano abbandonato in tutta fretta Roma e avevano cercato riparo a Brindisi. I dirigenti italiani contavano soprattutto sull’aiuto degli Alleati del generale Dwight Eisenhower, che fin dal 3 settembre 1943 erano passati in Calabria e il 9 settembre sbarcarono in forze a Salerno. Il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante delle forze tedesche nell’Italia centro-meridionale, era riuscito con grande abilità a controllare la situazione; gli anglo-americani sbarcati a Salerno vennero bloccati e subirono forti perdite e i tedeschi effettuarono una ritirata metodica a nord di Napoli. L’11 settembre 1943, dopo tre giorni di feroci combattimenti, Roma capitolò.

In un’atmosfera cupa di miseria, repressione e violenza, la popolazione romana dovette subire il duro regime di occupazione; il 16 ottobre 1943 avvenne la grande operazione di rastrellamento e deportazione degli ebrei romani senza che il papa Pio XII e le autorità vaticane, ancora concentrate su una politica di equidistanza e di ricerca di un accordo tra anglo-americani e tedeschi in funzione anticomunista, potessero intervenire con qualche risultato concreto. Le prime attività della Resistenza romana e di numerosi agenti segreti intralciarono il controllo nazifascista della capitale, ma le speranze di una rapida liberazione con l’arrivo degli Alleati svanirono nel mese di novembre 1943.

Arrivo delle truppe americane del generale Clark

 
Folla assiepata in Piazza San Pietro per ascoltare Pio XII dopo l’arrivo degli Alleati, 5 giugno 1944

Dopo lo sfondamento nel settore di Cassino e nel settore della testa di sbarco di Anzio e Nettuno, il comandante tedesco, feldmaresciallo Albert Kesselring, mise in atto un ripiegamento delle sue forze sulla Linea gotica, abbandonando così Roma, che l’Italia aveva proclamato da tempo città aperta, ma che i tedeschi avevano continuato ad usare come sede di comandi e di truppe nonché come nodo di comunicazioni e trasporti.

La città fu infine liberata il 4 giugno 1944 dalla 5ª Armata statunitense, proveniente dal settore tirrenico.

Le note sono liberamente tratte da Wikipedia

Giancarlo Garro

 

Processo a Salvini

maggio 31, 2020

Dal blog di Staino

 

Adesso mi tocca leggere pure “Il Foglio” ….

maggio 19, 2020

Aiuto! Francia e Germania contro i paradisi fiscali, e i sovranisti non sanno che abito mettersi

covisalvinicalenda

 Merkel e Macron propongono una tassazione minima comune. E’ l’apertura all’unione fiscale tanto invocata. Ma Meloni e Salvini (e anche Calenda) ora contestano ciò che hanno sempre chiesto a gran voce — di Valerio Valentini          19 Maggio 2020 alle 12:51

Avvertite i sovranisti, quelli autentici e quelli tarocchi: Francia e Germania, le perfide Francia e Germania, vogliono finanziare il Recovery Fund anche con la lotta ai cosiddetti paradisi fiscali. I governi di Parigi e Berlino lo scrivono, nero su bianco, nella loro proposta formalizzata ieri, durante il vertice in videoconferenza tra Emmanuel Macron e Angela Merkel conclusosi con l’annuncio del fondo europeo da 500 miliardi di sussidi. Ebbene, tra le varie novità avanzate dal presidente e la cancelliera c’è appunto quella di finanziare il Recovery Fund anche attraverso una tassazione comune. In particolare, Francia e Germania chiedono “l’implementazione prioritaria di un quadro di equa tassazione nell’Unione europea, attraverso l’introduzione di una tassazione minima effettiva e una equa tassazione dell’economia digitale all’interno dell’Ue, basata idealmente su un completamento definitivo del lavoro dell’Ocse e introducendo una Common corporate tax base“. In sintesi, la lotta al dumping fiscale: un’armonizzazione, cioè, dei sistemi fiscali che impedisca la competizione al ribasso al di sotto di una soglia minima di tassazione. Francia e Germania citano, significativamente, la Common corporate tax base: una proposta, cioè, di uniformazione del regime fiscale attraverso l’introduzione di un’unica base imponibile per le aziende e un’aliquota minima garantita. Se ne parla da anni, ormai, ed è di fatto ciò a cui ci si riferisce quando si invoca una “unione fiscale”. Bene: ora Francia e Germania decidono di muoversi in quella direzione anche per dotare il bilancio europeo, quello che dovrà alimentare in buon parte il Recovery Fund, di risorse proprie.

E che fanno, allora, i sovranisti nostrani? Quelli che hanno sempre sbraitato contro la concorrenza sleale dei paradisi fiscali, che dicono oggi? Esultano? Macché. Giorgia Meloni, che un mese fa invocava “subito sanzioni contro i paradisi fiscali interni all’Ue, a cominciare dall’Olanda”, si lamenta perché a decidere sono sempre e solo Merkel e Macron. Il dieci aprile scorso scriveva: “Basta con i parassiti che si nutrono della nostra ricchezza e del nostro lavoro”, riferendosi al governo olandese. Oggi protesta perché “in Europa comanda l’asse franco tedesco”. Matteo Salvini, altro ferreo oppositore dell’Olanda e del suo dumping fiscale, pure lui pensa bene di insistere solo sulla lamentela per cui “in Europa decidono tutto Merkel e Macron”. Non una parola sul merito delle riforme fiscali proposte.

E perfino Carlo Calenda, nel ruolo di barricadero lib-dem, si trova a fare i conti con le sue contraddizioni. La sua battaglia contro le diseguaglianze fiscali interne all’Unione è di lunga durata. E ancora il 28 marzo scorso tuonava: “Dico da sempre che l’Ue si costruirà veramente solo quando sbatteremo fuori i paesi dell’EST e prenderemo per i cosiddetti Olanda, Irlanda e c.”, cioè appunto i cosiddetti paradisi fiscali. “Per farlo – proseguiva il leader di Azione – serve che la Germania decida di fare il grande paese. Fino ad oggi non è stato cosi”. Ecco. Ieri la Germania lo ha fatto, o c’ha provato, insieme alla Francia: indicare una direzione all’Europa e – sia pure senza “prendere per i cosiddetti” Olanda e Irlanda – proporre una riforma che vada verso un’unione fiscale equa. Ma Calenda come ha commentato, stamane? “Da Europeista convinto trovo inaccettabile che Francia e Germania, bypassando la Commissione UE, definiscano un ammontare (basso) per il Recovery Fund e le sue modalità di funzionamento. Così non va”. Vabbè.

 

E’ Oggi

aprile 20, 2020

Mio malgrado…
Assunto mio malgrado nella fabbrica delle idee
mi sono rifiutato di timbrare il cartellino
Mobilitato altresì nell’esercito delle idee
ho disertato
Non ho mai capito granché
Non c’è mai granché
né piccolo che
C’è altro.
Altro
vuol dire che amo chi mi piace
e ciò che faccio.

Jacques Prévert 

Eventi della Storia

marzo 17, 2020

17 Marzo 1861

Proclamazione del Regno D’Italia

La proclamazione del Regno d’Italia fu l’atto formale che sancì la nascita del Regno d’Italia. Avvenne con un atto normativo del Regno di Sardegna – la legge 17 marzo 1861, n. 4671 – con la quale Vittorio Emanuele II assunse per sé e per i suoi successori il titolo di Re d’Italia. Il 17 marzo è ricordato annualmente dall'”Anniversario dell’Unità d’Italia“, festa nazionale istituita nel 1911 in occasione del cinquantenario della ricorrenza.

In seguito alla Seconda guerra di indipendenza e alla spedizione dei Mille, guidata da Giuseppe Garibaldi, nel biennio 185960, l’obiettivo dell’unità d’Italia era stato in gran parte raggiunto, con le sole eccezioni del Triveneto e del Lazio. L’annessione al Regno di Sardegna delle varie provincie[3] era stata sancita da una serie di plebisciti. Tuttavia, il nuovo Stato portava ancora il nome di Regno di Sardegna.

Il 18 febbraio 1861, si riunì a Torino, presso Palazzo Carignano, già sede del Parlamento Subalpino, il nuovo Parlamento che già si definiva italiano, pur numerandosi come VIII legislatura, continuando così la numerazione delle legislature del Regno di Sardegna. La Camera dei deputati comprendeva anche parlamentari eletti nelle “nuove provincie”, mentre il Senato, non eletto ma di nomina regia, era stato integrato con nomine di senatori provenienti dalle diverse zone d’Italia.

L’apertura della nuova legislatura avvenne con il discorso della Corona[5][6] pronunciato dal Re. Il Senato nella risposta votata il 26 febbraio parlava esplicitamente di nuovo regno[7]. La Camera dei deputati nel discorso di risposta a Vittorio Emanuele, redatto dall’onorevole Giuseppe Ferrari e datato 13 marzo 1861 già dichiarava che:

«i suffragi di tutto un popolo pongono sul vostro capo benedetto dalla Provvidenza la corona d’Italia»

Subito dopo l’inizio della legislatura, in data 21 febbraio, l’allora Presidente del Consiglio Camillo Benso, conte di Cavour presentò al Senato un progetto di legge, composto da un solo articolo, per ufficializzare la nuova denominazione del Re, divenuto poi norma il 17 marzo 1861, con la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia n.67. Il 17 marzo è ricordato annualmente dall'”Anniversario dell’Unità d’Italia“, festa nazionale istituita nel 1911 in occasione del cinquantenario della ricorrenza.

Le note sono tratte da Wikipedia

Giancarlo Garro

 

Eventi della storia

gennaio 24, 2020

24 gennaio 1943

Si Conclude dopo dieci giorni la Conferenza di Casablanca in Marocco, durante la quale De Gaulle, Roosevelt e Churchill mettono a punto il piano di sbarco in Sicilia per liberazione dell’Italia meridionale. In questo modo dichiarò Churchill, colpiremo l’anello debole dell’Asse Italo Tedesco.

In effetti La campagna d’italia si dimostrò più difficile del previsto, soprattutto per la forte resistenza tedesca e per le caratteristiche del territorio Italiano in prevalenza montuoso, comunque la risalita degli alleati nella penisola causò la crisi del regime fascista e il 25 Luglio dello stesso anno, in una riunione del Gran Consiglio del fascismo con l’ordine del giorno Grandi, Mussolini fu costretto alle dimissioni e richiamato dal Re successivamente arrestato e messo in sicurezza in un albergo del Gran Sasso.

La conferenza di Casablanca (nome in codice “SYMBOL”) fu tenuta all’Hotel Anfa a CasablancaMarocco, dal 14 al 24 gennaio 1943, per pianificare la strategia europea degli Alleati durante la seconda guerra mondiale. Furono presenti Franklin D. RooseveltWinston Churchill e i generali francesi Henri Giraud e Charles de Gaulle. Essi furono successivamente raggiunti dal generale inglese Harold Alexander e da quello statunitense Dwight Eisenhower. Anche il generale De Gaulle, inizialmente restio a partecipare a questa conferenza, giunse a Casablanca, ma solo il 22 gennaio.

La conferenza, durante la quale sorsero forti contrasti tra i generali statunitensi e britannici riguardo alle priorità strategiche della guerra contro l’Asse, fu caratterizzata soprattutto dalla dichiarazione di Roosevelt sulla “Resa incondizionata” che sarebbe stata imposta alle potenze nemiche e dalle decisioni operative prese riguardo alla guerra nel Mediterraneo e al programma di Bombardamenti strategici

Il rapporto finale, approvato dalla conferenza, prevedeva:

  • la lotta fino alla totale eliminazione del nemico, degli U-Boat tedeschi
  • gli sforzi dell’Unione Sovietica dovevano essere sostenuti inviando a quest’ultima la maggior quantità di rifornimenti possibile secondo le condizioni dei mezzi di trasporto
  • nel teatro europeo di guerra, la Germania doveva essere sconfitta entro il 1943. L’azione offensiva doveva essere così basata:
    nel Mediterraneo

    • Occupazione della Sicilia, facendo di questo mare una via sicura di comunicazione per le forze alleate; ridurre la pressione delle forze tedesche sul fronte orientale; intensificare la pressione bellica alleata sull’Italia
    • Creare le condizioni per convincere la Turchia ad entrare in guerra a fianco degli alleati
nel Regno unito
    • Lo sforzo maggiore possibile negli attacchi aerei contro il territorio tedesco
    • Attacchi limitati con le forze anfibie disponibili
    • Raccogliere la forza più ampia disponibile per il momento in cui il Terzo Reich risulterà sufficientemente indebolito militarmente

Fu deciso inoltre che al nemico sconfitto sarebbe stata richiesta la resa senza condizioni (sembra, a questo proposito, che Churchill si fosse speso per escludere da tale richiesta l’Italia e che lo avesse ottenuto, contro il parere di Roosevelt, ma che di tale esclusione non sia rimasta traccia nel documento finale a causa, secondo lo statista britannico, di un malinteso).

Le note sono liberamente tratte da siti web e Wikipedia

Giancarlo Garro

 

Eventi della Storia

dicembre 22, 2019

22 Dicembre 1947

Nel Palazzo Romano di Montecitorio, sede del parlamento Italiano di un’ italia ritornata alla Democrazia, si svolgono le votazioni per l’approvazione della nuova costituzione della Repubblica Italiana. A scrutinio segreto votano a favore 453 costituenti i contrari sono 62.

Al termine del periodo rivoluzionario il solo stato italiano in cui la Costituzione rimase in vita fu il Piemonte dove Carlo Alberto nel 1848 aveva concesso lo Statuto Albertino. Nel 1861 lo “Statuto” fu esteso a tutta l’Italia come un dono offerto dal monarca ai propri sudditi. Lo Statuto Albertino era flessibile e di tipo monarchico: il re comandava l’esercito; era a capo del governo; nominava i ministri; creava con il parlamento le leggi; i giudici amministravano la giustizia a suo nome.

Durante il fascismo Mussolini cambiò alcune leggi dello statuto e instaurò in Italia la dittatura che mantenne fino allo scoppio della seconda guerra mondiale.
Quando nel 1945 con la liberazione dell’Italia, i partiti antifascisti formarono un governo provvisorio presieduto dal democristiano Alcide De Gasperi. Il 2 giugno 1946 tutti i cittadini italiani furono chiamati ad eleggere con suffragio universale (votano tutti i maggiorenni e anche le donne per la prima volta) l’Assemblea Costituente composta da esperti in grado di redigere una nuova Costituzione e indire un referendum per scegliere tra Monarchia e Repubblica. L’Assemblea Costituente elesse Enrico De Nicola capo provvisorio della Repubblica Italiana appena nata. La nuova Costituzione scritta in due anni entrò in vigore il primo gennaio 1948.
Fu stilata e approvata dopo un lungo lavoro di elaborazione condotto dall’Assemblea Costituente e dopo un dibattito culturale e politico che coinvolse l’intero Paese. L’Italia era reduce da una dittatura, quella fascista, durata un ventennio e da una guerra terribile che aveva ridotto la nazione allo stremo. Dopo il referendum del 1946, che aveva sancito la fine della monarchia, occorreva risollevare il Paese dalle macerie e costruire la nascente Repubblica su basi nuove e solide. Andavano soprattutto ricostruite, in un paese preda di forti divisioni ideologiche e sociali, le regole della convivenza civile su cui edificare il nuovo Stato.

Le note sono liberamente tratte da siti web

Giancarlo Garro

Sondaggi infausti

dicembre 21, 2019

Dal blog di staino

G.G.